99 Posse Tag Archive

99 Posse, ecco il nuovo singolo “Combat Reggae”

Written by Novità

A 2 anni dall’uscita di Curre Curre Guagliò 2.0, torna una delle band seminali della scena indipendente italiana, i 99 Posse, con un nuovo album, Il Tempo. Le Parole. Il Suono. che sarà pubblicato venerdì 22 aprile da A1 Entertainment.

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I Modena City Ramblers e i 99 Posse insieme per un tour europeo

Written by Senza categoria

Da una parte il reggae, l’Hip Hop e il dub dei 99 Posse, e dall’altra il Punk e il Folk dei Modena City Ramblers. Curiosi di vederli sullo stesso palco? Non perdetevi il mini tour europeo che li vedrà suonare insieme a Parigi, Londra, Bruxelles e Amsterdam. Un doppio live con uno speciale set che vedrà alternarsi sulle assi dei migliori club europei i Modena City Ramblers e i 99 Posse. Un concerto inedito che coinvolgerà il pubblico e che vedrà interagire le due band che si troveranno a duettare su alcuni brani, mischiando così, per una manciata di canzoni, i propri repertori. Modena City Ramblers e 99 Posse: due gruppi che provengono dallo stesso periodo storico ma molto diversi tra loro, per pubblico e contesto. Due realtà che fanno parte della stessa storia di rinnovamento musicale italiano della canzone politica, due identità diverse che hanno un punto di contatto nell’urgenza espressiva e nel voler parlare di quello che ci circonda. Due band che hanno fatto la storia della musica di lotta e che hanno come comune denominatore la parola RESISTENZA.

Resistenza Globale Tour
02-11-2015 PARIGI (F) – La Bellevilloise
03-11-2015 LONDRA (UK) – Heaven
04-11-2015 BRUXELLES (B) – Vk
05-11-2015 AMSTERDAM (NL) – Sugar Factory

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Valerio Jovine

Written by Live Report

E’ un artista affermato e seguito in Campania, ha grinta e talento e il pubblico presente al suo show è un ulteriore conferma. E’ Valerio Jovine che si esibisce ancora una volta a Bacoli, questa volta al Vibes grazie all’associazione Vakllà che di tanto in tanto delizia qualche giovane partenopeo (in verità sono davvero tanti). Cominciamo a dire che la zona Flegrea deve molto a questa associazione perchè è una delle poche che riesce veramente a soddisfare quella fetta di ragazzi amante del Reggae, del Folklore e delle serate costruite all’insegna della buona musica. In qualche modo mi sento in dovere di omaggiare i ragazzi di Vakllà perché riescono a proporre una serata di ottima qualità in una zona dove puoi solo sognartela la buona musica. Ebbene, come anticipavamo questa volta ad esibirsi c’è Valerio Jovine. E’ Venerdì 24 Luglio e il Vibes di Bacoli è abbastanza pieno. Nessun artista di supporto, Valerio  si esibisce da solo e fa divertire il pubblico con le sue canzoni che, a Napoli, oramai conoscono quasi tutti. La sua musica è adrenalina: riesce a farti ballare, divertire e pensare. Si è trattato di uno show che ha visto solo apici: con “Vivo in un Reality Show” e “Me So Scetat e Tre” si è compresa la bravura dell’ artista; con “Superficiale” si viene trasportati da soavi melodie che, accompagnate dalle parole, pare quasi di esser in un altro universo. Con “Napulitan” il pubblico va in delirio, la cantano e la ballano tutti, la canzone è quasi un inno e da l’ impressione di far mostrare anche un senso di appartenenza ai presenti. In questa data Valerio Jovine presenta anche il suo nuovo singolo: “Fulmini”. Come tutti gli artisti anche lui omaggia i suoi beniamini e lo fa con: “Roots, Rock, Reggae” di Bob Marley, “Like a Virgin” di Madonna (questa la canzone che lui presentò al programma The Voice su Rai2 nel 2014) e “Curre Curre Guagliò” dei 99Posse. E’ stato uno show stupendo e senza dubbio degno di nota. Qualche anno fa Valerio Jovine al programma The Voice disse: “L’ importante per me è far conoscere la mia musica e le mie parole, portarla in tutta Italia è la mia ambizione”, di questo passo il suo obbiettivo sarà sicuramente raggiunto.

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Mom Blaster

Written by Interviste

Nascono nel 2010 e iniziano sin da subito a scrivere propri brani e proporli live abbinati ad alcune cover, affascinati dal reggae ma con il dna di rocker, miscelano il sound jamaicano con il rock pop europeo, generando uno stile che loro amano definire rock in levare. Diamo un ben venuto nelle pagine di Rockambula ai Mom Blaster.

Ciao ragazzi, raccontate chi sono i Mom Blaster ai lettori di Rockambula.
Siamo quattro ragazzi di Lanciano (Chieti), abbiamo messo su la band nel 2010, ci piaceva l’idea di suonare un rock bello ritmato con tanto reggae e dub, per definirlo in due parole l’abbiamo chiamato “rock in levare”. Nel 2013 abbiamo firmato per l’etichetta Ridens Records e abbiamo pubblicato il nostro primo disco We Can Do It!, nove tracce cantate in inglese molto contaminate, forse troppo per alcuni, ma noi siamo fatti così, ogni membro della band proviene da esperienze musicali diverse, non poteva uscire un lavoro “monostilistico” musicalmente parlando. Abbiamo suonato il disco in giro per l’Italia e pare che sia piaciuto e questo ci ha dato la forza di andare avanti e di provare però ad evolverci (secondo il nostro punto di vista), passando al cantato in italiano e ad un sound con più elettronica.

”Ciò che è Giusto” è il primo singolo estratto dal vostro nuovo album la cui uscita è prevista in autunno. Come è nato questo pezzo e qual’è il messaggio che volete mandare a chi vi ascolta?
Per noi questo brano è un manifesto politico, contro ogni tipo di prepotenza e sopruso di cui siamo in quest’epoca spettatori ogni giorno. Pensiamo al sistema economico che continua a mietere vittime, al sistema malsano della nostra politica, agli estremismi religiosi, ai politicanti razzisti e così via. Ciò che giusto per noi sarebbe fermarsi e riflettere, chiedersi dove stiamo andando e se è questo il mondo che vogliamo. Il videoclip su Youtube aiuta ancora meglio a capire il messaggio che vogliamo dare con questo singolo.

Questo vostro lavoro rappresenta, come da voi detto, un cambio di direzione rispetto al precedente album We Can Do It. Perchè?
Dopo due anni di attività intensa, ci sentiamo più maturi e abbiamo anche le idee più chiare su ciò che vogliamo dire e cosa vogliamo suonare. Con l’ingresso di Marco Cotellessa nella band, abbiamo dato un taglio con molta più elettronica dato che a lui piace molto farla, anche se è un chitarrista, è appassionato di Deadmau5 e Skrillex, ed essendo rockettari da sempre, ci siamo spostati verso il rock, dando meno peso al reggae, anche se dei richiami nei brani ci sono, soprattutto dub. Importante è anche il passaggio ai testi in italiano, questo perché abbiamo visto suonando in giro che i messaggi in inglese fanno fatica ad arrivare, su We Can Do It! ci sono testi bellissimi ma purtroppo durante i live vedevamo la gente più presa a ballare che ad ascoltare, con questo disco vorremmo che le cose si invertissero.

Quali sono gli artisti da cui vi fate maggiormente ispirare?
Sono tantissimi, diciamo che chi ascolta questo singolo sente molto tra Subsonica, 99 Posse, Almamegretta, Casino Royale e Africa Unite. Ce ne sarebbero altri, ma questi grandi nomi bastano per far capire la direzione.

Ci volete dare qualche anticipazione riguardo il prossimo album e cosa non mancherà sicuramente nella musica dei Mom Blaster?
Sicuramente sarà un disco che piacerà ad una fetta larga di ascoltatori, questo perché ci sarà un mix tra la bellissima voce di Monica che in italiano è ancora più calda e profonda, e la musica che spazierà dalla ballata indie pop al drum&bass, il tutto unito da un filo conduttore tipico mom blaster: il rock in levare. I testi racconteranno storie, anche abbastanza dure, fatti di vita di quest’epoca buia. Ci auguriamo che piaccia e che sia una proposta interessante “e diversa” nel panorama della musica indipendente italiana.

La vostra collaborazione con la Ridens Records continua già dall’uscita del precedente lavoro, cosa porta una band a voler avere un contratto discografico?
L’etichetta ci aiuta ad essere più stabili e a rimanere concentrati sul lavoro da farsi, che è veramente tanto. E’ un supporto che ogni gruppo dovrebbe avere anche come mezzo di confronto con persone che non sono dentro la band e che ti danno differenti punti di vista su ciò che può essere la produzione ma anche la promozione e la comunicazione del disco, non è roba da poco.

Vi lasciamo le ultime righe, libere, per qualsiasi messaggio vogliate mandare…
Più che un messaggio un consiglio: ogni tanto spegnete il cellulare, recatevi in un posto tranquillo, isolato e ricco di natura, mettevi le cuffie, chiudete gli occhi e fate partire la musica che più preferite, pensate a voi e chi amate, alle cose belle che vi sono capitate e che vi potranno capitare, dimenticate lo schifo che ogni giorno vi circonda, sarà un’ottima terapia. Provare per credere, parola di Mom Blaster!

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La band della settimana: JOVINE

Written by Novità

Il nuovo disco di Valerio JOVINE, il nono della sua carriera che questa volta torna a presentare come solista, si intitola Parla più forte come fosse un invito a tirar fuori il carattere piuttosto che il coraggio per andar contro l’omologazione dell’apparire. Parola di JOVINE reduce comunque da un’esperienza di Talent Show nella quale però ha dato prova di come si possa mostrare altro oltre ai contenuti conformisti secondo i dettami e le regole delle grandi distribuzioni. Il suo Raggae Style è molto piaciuto e da sempre apprezzato. Innumerevoli collaborazioni e vita vissuta di strade e concerto. In questo disco troviamo Zulù dei 99 Posse ma anche Clementino e un certa dosa di polemica ironica e genuina contro il conformismo italiano.
Il video che lanciamo è riferito all’ultimo singolo estratto, parla proprio di questo a partire dal titolo: “Vivo in un reality show”. A luci spente, spettacolo finito, la vita dell’artista deve continuare, come a voler parafrasare l’invito a costruire sempre e comunque verso una via di sani principi che deve quindi poter vivere di vita propria e non di luce riflessa.
Un bel lavoro di grande musica italiana, giovanissima e a tratti adolescenziale, ma sicuramente pregiata di un suono che sa come conquistare pubblico e critica. D’altronde JOVINE ci aveva abituato a grandi riscontri, a Napoli prima dov’è considerato forse una delle punte di diamante della nuovissima scena musicale partenopea, e nel resto di Italia poi dando libero sfogo alla sua altrettanto genuina voglia di mostrarsi senza troppi compromessi.

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Il Video della Settimana: Jovine – “Vivo In Un Reality Show”

Written by Senza categoria

Il nuovo disco di Valerio JOVINE, il nono della sua carriera che questa volta torna a presentare come solista, si intitola Parla più forte come fosse un invito a tirar fuori il carattere piuttosto che il coraggio per andar contro l’omologazione dell’apparire. Parola di JOVINE reduce comunque da un’esperienza di Talent Show nella quale però ha dato prova di come si possa mostrare altro oltre ai contenuti conformisti secondo i dettami e le regole delle grandi distribuzioni. Il suo Raggae Style è molto piaciuto e da sempre apprezzato. Innumerevoli collaborazioni e vita vissuta di strade e concerto. In questo disco troviamo Zulù dei 99 Posse ma anche Clementino e un certa dosa di polemica ironica e genuina contro il conformismo italiano.
Il video che lanciamo è riferito all’ultimo singolo estratto, parla proprio di questo a partire dal titolo: “Vivo in un reality show”. A luci spente, spettacolo finito, la vita dell’artista deve continuare, come a voler parafrasare l’invito a costruire sempre e comunque verso una via di sani principi che deve quindi poter vivere di vita propria e non di luce riflessa.
Un bel lavoro di grande musica italiana, giovanissima e a tratti adolescenziale, ma sicuramente pregiata di un suono che sa come conquistare pubblico e critica. D’altronde JOVINE ci aveva abituato a grandi riscontri, a Napoli prima dov’è considerato forse una delle punte di diamante della nuovissima scena musicale partenopea, e nel resto di Italia poi dando libero sfogo alla sua altrettanto genuina voglia di mostrarsi senza troppi compromessi.

 

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Rockambula mette in palio due biglietti per 17 Festival di Monteprandone!

Written by Senza categoria

Rockambula mette in palio due biglietti per il 17 Festival di Monteprandone! Come? Molto semplice, basta mettere “mi piace” sulla pagina Facebook di Rockambula Web Zine è sperare di essere sorteggiati!
Torna anche quest’anno il 17 Festival di Monteprandone, giunto alla Terza Edizione. Il 17 Festival nasce dalla volontà di sensibilizzare alla solidarietà utilizzando come mezzo l’arte in tutte le sue forme: musica, fotografia, disegno, scultura e pittura. Il ricavato delle serate sarà devoluto interamente all’AIL di Ascoli Piceno, sezione Alessandro Troiani.
La Terza Edizione del Festival sarà un contenitore di numerosi eventi che ruoteranno intorno ai concerti del 19 e del 20 dicembre. Sul palco vedremo gli eterni “guaglioni” 99 Posse, freschi del successo di “Curre Curre Guagliò 2.0 – Non un passo indietro” uscito il 25 marzo 2014. In apertura il trio Indie-Folk veneto Nu Bohemien, che promette di essere una delle rivelazioni live del prossimo anno. Inoltre, in questa serata si esibirà il vincitore del #17_contest, uno spazio dato alle band emergenti locali e novità dell’edizione 2014.
Il 20 dicembre toccherà ai toscani The Zen Circus in una tappa del loro “Busking Tour”, un live dai toni acustici che metterà insieme brani del passato e non, sempre in pieno stile Circo Zen. L’apertura è affidata ai Fast Animals and Slow Kids, il quartetto umbro ha da poco pubblicato il loro quarto album “Alaska”, già in vetta alle classifiche. A completare la serata anche Frank Buffoluto & i Pali delle Cozze, la “falange musicale” del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, parte integrante dell’organizzazione del “1maggio” di Taranto. Saranno sul palco per parlare dell’Ilva e per esprimere il legame che c’è tra i due Festival.
Chiuderanno le serate i DJ Daft Peng +T-dj per il venerdì e dj Aliquid+Mac Geyser e dj Daft Peng il sabato.
Non solo musica
Il 17 Festival non è solo musica: Il 18 dicembre si terrà la serata di apertura in cui verranno proiettati i cortometraggi del Festival Frammenti di Appignano del Tronto, mentre per tutte e tre le serate sarà possibile visitare una mostra di Fotografia e una mostra di disegno. Quest’ultima è organizzata in collaborazione con l’ISC di Monteprandone, i ragazzi della scuola ogni anno prestano la loro fantasia per la realizzazione della locandina del 17Festival che viene scelta al termine delle serate e sarà poi l’immagine della prossima edizione. Il venerdì mattina gli stessi ragazzi saranno ospitati all’interno del padiglione, per assistere all’ esibizione dell’ artista EKA, che realizzerà animazioni con la sabbia, uno spettacolo di meravigliosa poesia e suggestione. La terza edizione del 17 Festival si arricchisce inoltre di una Mostra d’Arte Contemporanea dello “Spazio oHoc” dell’artista Nazareno Luciani. Interverranno dal vivo artisti territoriali che vivono l’arte in Pittura, Fotografia e Istallazioni con la partecipazione dell’ Istituto “O. Licini” di Ascoli Piceno. Una delle serate del festival ospiterà il noto poeta locale Augusto Amabili, nato nel 1976 a San Benedetto del Tronto (AP). Vive e lavora a Spinetoli (AP), dove suona in alcune formazioni rock-noise locali. Il Festival ospiterà, inoltre, una mostra dello scultore Giuseppe Straccia, conosciuto per “LA GROTTA” di cunicoli scavati nel duro tufo, disseminata sui muri e sulla volta, di bassorilievi, scaturiti dalla fantasia, che a tratti ricorda i familiari, misti a figure mitologiche, come Medusa e Perseo o il Guerriero crociato.

Locandina17Festival014

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Krikka Reggae – In Viaggio

Written by Recensioni

Sono stato combattuto fino alla fine se dare una sufficienza oppure no ai Krikka Reggae, arrivati alla loro quarta prova discografica, perché per arrivarci sarebbe bastato davvero poco. Purtroppo però siamo di fronte a un prodotto che non entusiasma neanche dopo decine di ascolti a causa anche delle liriche che sin dall’inizio sono troppo elementari tipo: “Io vivo in Lucania, vengo dalla Lucania, per chi non la conosce o non l’ha ancora visitata… Al centro tra la Puglia, la Calabria e la Campania c’è la Basilicata, bellezza inesplorata…”, parole che quindi sembrano quasi uscire da una lezione di geografia di prima media o persino delle elementari. Personalmente penso che i Krikka Reggae abbiano anche buone qualità di musicisti, ben evidenti in canzoni quali “Memoria Storica” e “Quello Che mi Passa”, in classica struttura Reggae alla Peter Tosh e che non è quindi tutto da gettare via il contenuto di questo prodotto. Rimango tuttavia ancora un po’ perplesso di fronte a pezzi quali “S Addumm u Fuok”, “Na Cosa Importand”e “Life Ova Money” cantate rigorosamente in dialetto. Forse i Krikka speravano di ricalcare le orme dei 99 Posse, dimenticando però che Luca Persico detto O’ Zulù (che è tra l’altro ospite in “Crisi”) e compagni sono sulla breccia da oltre un ventennio e possono contare su un esercito di fan che non perdono un solo concerto del gruppo e comprano in massa i loro i dischi, tanto da finire ancora in classifica. Attaccamento alla propria terra quindi forse un po’ eccessivo, tanto da aprire il disco con un titolo fin troppo esplicito, “Lucania”, denominazione ufficiale dal 1932 al 1947 della Basilicata da cui dovrebbe partire quel viaggio che dovrebbe portare fino in Jamaica. Purtroppo si rimane sempre fermi in Italia, non tenendo conto delle vere radici del Reggae, se non in un paio di episodi veramente validi già menzionati precedentemente. Un disco insomma che spaccherà a metà i fan del gruppo, soprattutto quelli che hanno supportato l’operazione finanziando in anticipo il tutto tramite il noto sito Musicraiser. Da segnalare, per concludere, alcuni ospiti di rilievo: l’artista giamaicano Fyah Georgein “Unite as One”, Patto Mc in “Quello che mi passa”, Fido Guido in “Na cosa importante”, Perfect Giddimani in “Life OvaMoney”, Terron Fabio dei Sud Sound System in “S Addumm u Fuok” e Roy Paci, che ha collaborato scrivendo la musica di “Lukania”. Collaborazioni prestigiose che però non riescono a dare quel valore sufficiente ad un lavoro che lascia un po’ d’amaro in bocca a chi, come me, li segue da diverso tempo.

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Sognando Londra

Written by Senza categoria

L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione di due realtà italiane che si sono sviluppate nella capitale, TiJ Events, agenzia che si occupa dell’organizzazione di concerti di artisti italiani in Europa, e Sognando Londra, un portale dedicato agli italiani a Londra che offre una serie di servizi molto utili per i nostri connazionali migranti ed è diventato negli anni il portale su Londra in lingua italiana più cliccato del web. Per saperne di più visitate il sito web. La vera sorèresa però è data dalla possibilità efferta dal portale di vincere ben sei biglietti omaggio. Qui trovate il piccolo modulo da compilare per partecipare all’estrazione dei biglietti per i 99 Posse, che ci sarà il 1 settembre. Saranno estratte tre persone e ognuna di queste riceverà due biglietti omaggio, per portare alla serata un amico a scelta. In bocca al lupo.

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L’Altro Primo Maggio 01/05/2014

Written by Live Report

2 maggio 2014, tutto è pronto per riportare su foglio un  Primo Maggio del tutto alternativo. Fermi tutti! C’è un errore! Il mio pc segna la data sbagliata o sono io che son nuovamente desto? Urca! Questo Primo Maggio è durato un po’ troppo mi sa! “Questa vita mi distrugge”…

Sono le ore 12 in punto. La macchina è carica. Pieno di benzina. Pieno di birra. Pieno di adrenalina. Manca nulla? Destinazione Taranto! Ad accoglierci all’ingresso del parco un ospite del tutto eccezionale, degno del migliore dei Jovanotti: si chiama fango…questo però è reale. Avanzo lentamente alla ricerca di un posto dove adagiare il mio telo, al solo scopo di capire chi sono e perché sono lì. Poi il miraggio. La laguna mi saluta e dona spazio ad una distesa erbosa. Verde. Il mio posto è qui! Ma intanto Caparezza è salito sul palco, io sono distratto e le mie scarpe sono luride. Beh, siamo qui per questo. Il buon vecchio capellone si esibisce a pochi passi dalla sua dimora molfettese e la cosa non passa affatto inosservata. Vuoi che io possa sorvolare e fingere di non aver notato l’infinita platea accorsa a Taranto per l’occasione, vuoi che io possa sorvolare il fatto che siano appena le 15, ma proprio non riesco a sorvolare e far finta di nulla quando mi accorgo che un’elevatissima percentuale degli accorsi sta intonando i testi del ricciolone fuori moda. È inutile a dirsi, qui il Caparezza gioca in casa. E lo fa con immenso stile, donando un’esibizione degna del nome che porta. Un ottimo inizio, azzarderei. La giornata si prospetta interessante.

2 rezophonic

Vorrei tornare alla mia erbetta e, in effetti, sono lì lì per farcela quando il mio sguardo si posa nuovamente sul palco. Vedo volti noti: sulla sinistra un uomo familiare se la gode, sulla destra una donna dai capelli blu. Sono Fabrizio Pollio e Ketty Passa e si stanno per esibire i Rezophonic. È la prima volta che vi assisto, vediamo come se la cavano i ragazzi. Tutto fila giusto, l’audio è un po’ compromesso e male afferro le parole, ma i ragazzi sanno muoversi e coinvolgere il pubblico (e forse anche loro stessi) con estrema semplicità. Il Pollio (frontman degli Io?Drama) scatta con il suo iPhone foto al pubblico ed agli artisti e chissà perché mi tornano alla mente quei bravi ragazzi degli Offlaga Disco Pax, alla vecchia macchina a rullino di Max, alle foto che ha scattato. Le conserva o le getta via? L’esibizione è già terminata. Poco spazio per così tanti artisti (oltre i 30, mi dicono dalla regia).

3 nobraino

Mi allontano e torno al mio posto mentre la voce di Luca Barbarossa (che veste i panni del presentatore) fa un discorso rosso ed invita il pubblico a visionare il prossimo video. Il primo di una lunga serie. Molto lunga. Troppo lunga. Ho tutto il tempo per stravaccarmi sull’erbetta umida e sorseggiare un po’ di sano luppolo, mangiare un che di salutare e navigare in giro per il parco di stand in stand. Che roba! Qui fanno persino lo zucchero filato! Con il palloncino bianco, morbido e appiccicoso torno alla tana e stavolta la voce annuncia la prossima esibizione: si tratta degli SLT Family (acronimo di “Sotto Le Torri”), ragazzotti locali che rappano, strappano, straziano, rompono e si giocano l’unica chance di far sentire cos’hanno da raccontare ad un pubblico ben più vasto del loro uso comune. Cito ancora una volta una frase che mi è rimasta: “Il Rap è come il porno: ci si nasce!” [J-Ax].

4 rubbish factory

Gli Après la Classe (pugliesi anche loro) ristabiliscono l’ordine, riportando la musica sul palco. Poi cedono il microfono ad un gruppo di sofisticato intelletto: i Nobraino. Kruger si presenta vestito al solito modo: alla cazzo. Hanno poco tempo a disposizione per mostrare la loro follia e lo sfruttano al massimo spaziando da tracce proprie (come “Bigamionista” o “Record del Mondo”) a tributi ad artisti di elevato spessore, quali Manu Chao (“Desaparesido”) o Cotugno (“L’Italiano Vero”). La scaletta prosegue, il caro Lorenzo si spoglia della giacca (che stavolta non è quella di Ernesto), si fa spazio e scende dal palco. Lascia che i seguaci assetati gli carezzino mani, corpo e viso. È l’unico a cercare un simile contatto in tutto il festival. Elevatissima umiltà o banale appariscenza?

5 tre allegri ragazzi morti

Le band sono tante, il sole è stanco di sorgere ogni giorno e stenta ad uscire. D’altronde è la festa dei lavoratori anche per lui. Le nubi minacciano pioggia e il fango se la gode. Poi un colpo di corda scaccia via ogni cattivo pensiero ed attrae il mio sguardo sul palco. Direttamente da Roma, i Rubbish Factory se la menano sfoggiando un Metal nuovo di zecca. Risale a novembre del 2013, infatti, il loro album d’esordio The Sun ed in appena cinque mesi ‘sti due romanacci sono riusciti a condividere il palco con nomi quali Afterhours, Caparezza, Capossela, Mannoia e altri a seguire, che tanto la sorpresa è già bella che rovinata. Inutile a dirsi, mi colpirono allora e mi colpiscono adesso. Esibizione degna di nota, nonostante la giovane età del duo.

6 afterhours

Fra un Diodato che a Sanremo sta da dio (ma che qui proprio non l’ho capito), un po’ di Municipale Balcanica che fa ballare tre quarti di piazza (ma che alla terza traccia fa ballare ben altra cosa), una Mannoia più rossa della festa dei lavoratori ed una Paola Turci che cantare “Fuck You” senza gli Articolo 31 è stato un azzardo fallimentare (e di questo non mi riesce di perdonarla), la lista si accorcia e si avvicina uno dei momenti pià attesi ti tutta la giornata. Vinicio Capossela si mette comodo sul palco e si gode per un attimo le urla in suo favore. D’altronde sa perfettamente di essere chi è e lo sa a giusta causa. Spazia a lungo attraverso ballate popolari ben acclamate, facendo tappa su una “L’Uomo Vivo” cantanta ad occhio e croce da tutta la platea. Un’esibizione interessante quella del Capossela, come al solito, d’altra parte.

1 caparezza

Mancano pochi nomi e quelli di scarso interesse son già passati tutti. È sera ormai e tutti i video che ci hanno proposto (o propinato) hanno stancato ancor più del ballare e delle birre. Rivoglio il fango! Torno al mio posto? Non è il caso, ormai siamo agli sgoccioli e non voglio perdermi un finale tanto atteso. Ed intanto che mi concedo qualche riflessione, Mama Marjas ci riporta per un attimo nell’Africa felice attraverso un Raggamuffin che in realtà sa più di Reggaeton. Il pubblico balla ed i volti sono sorridenti. Non apprezzo il genere, ma riconosco il talento nella sua voce e la sua capacità di scena. D’altra parte la giovane Maria Germinario ha un punto a suo favore: si esibisce in madreterra. Cerco di abbandonarmi al ballo collettivo stile centro sociale che ormai dilaga fra il pubblico e mi accorgo che siamo giunti alla a tale fase della serata. La Mama abbandona il palco e, con grandissima angoscia, i Sud Sound System salgono su accompagnati da una fittissima nube di fumo che oscura il lato est della piazza. L’odore è quello tipico: ‘sti tali hanno confuso la Germinario con la Giovanna! I ragazzotti salentini aprono con una prevedibilissima “Le Radici ‘ca Tieni”, cui non posso negar l’efficacia. Mi abbandono e la canto. Son bravi. In fondo piacciono persino a me. Avanzano con una “Sciamu a Ballare” standard, il che mi porta a pensare che i talentuosi ragazzi marcino oramai da anni sulla scia dei loro successi. Ma non mi va di disprezzare, in fondo l’esibizione è degna di nota ed il pubblico canta. Come se non bastasse sono ospite in casa loro e non mi va di fare il maleducato. È indiscutibile: i Sud Sound System sono una band che funziona, nei centri sociali si, ma funziona (e a quanto pare funziona anche a Taranto al Primo Maggio, com’è lecito attendersi). Dopo l’esibizione, torna la Mama Marjas sul palco, al suo fianco due napoletani belli grossi grossi e mi sento di nuovo a casa. I 99 Posse non se la lasciano cantare dai salentini e rispondono a tono con i loro successi. In Puglia “Curre Curre Guagliò” la conoscono proprio tutti e la giovane barese si esibisce al loro fianco intonando i successi napoletani degli sfegatati comunisti. Da “Antimafia” a “Rafaniello”, passando per “Vulesse”, i 99 Posse prendono l’uscita di scena acclamati e cantati dalla Puglia intera. Complimenti anche a loro, lo ammetto.

Sono esausto. L’odore di marjuana mi distrugge e voglio bere. L’acqua è finita, ma il concerto no. Ora tocca ai Tre Allegri Ragazzi Morti. Conquisto un posto in prima fila e me li godo. “Mio Fratellino ha Scoperto il Rock’n’Roll” mi gasa abbastanza e su “Occhi Bassi” mi fiondo nel pogo. Il colpo basso tirato da “Il Mondo Prima” mi strema ed i jeans si infangano quanto basta. Poi il classico “vaffanculo” chiamato dal palco e gli allegri ragazzi (erano un tempo) si dileguano, lasciando spazio agli operatori di scena. L’esibizione è stata ottima, come al loro solito. Scaletta incredibilmente breve, quanto sapiente. Ma loro sono oramai professionisti e ad inciampare non sono più capaci. Magari con un po’ di impegno potrebbero riuscire anche nel fallimento. Ma per ora ce li conserviamo abili e artistici, nonostante la critica negativa. Una snervante attesa precede il miracolo: Manuel Agnelli appare sorridente sotto gli occhi increduli di tutti. Fa casino, gioca con il cavo del microfono, se la gode. Forse la nebbia di poc’anzi mi ha appassito i neuroni. Poi attacca con una “La Verità che Ricordavo” del tutto inaspettata direttamente da uno dei dischi di maggior spessore, quale Non è per Sempre (annata 1999). La scaletta prosegue e l’Agnelli ancora se la gode. Tocca buona parte dei lavori degli Afterhours, navigando attraverso una “Male di Miele” (in diretta dal 1997), una “1.9.9.6” (alla quale il nostro milanesotto provinciale è particolarmente affezionato) e “Non è per Sempre”. Poi un fonico gli dice qualcosa, Manuel scazza e torna ad essere l’asociale di sempre. Smette di essere allegro, intonandosi perfettamente con “Ballata per la mia Piccola Iena” che segue. Al pubblico, tuttavia, questa nuova (solita) versione del frontman piace uguale. Nonostante la formazione fin troppo dinamica negli anni, i ragazzi sembrano sapere il fatto loro ancora una volta, mostrando capacità di collaborazione ed un’organicità interna degna dei più grandi nomi della storia (ci sarà un motivo eh?) e gasano il pubblico con un’antica, quanto funzionale, “Lasciami Leccare l’Adrenalina”. Di traccia in traccia l’evento scorre rapido e mi accorgo che non è un breve intervento, ma un vero e proprio concerto. Ospiti d’onore, non si lasciano sfuggire una “Padania” recente quanto sottilmente satirica ed una “Bye Bye Bombay” con la quale salutano un pubblico infervorito dal pogo e dal delirio. Inutile a dirsi, la critica stavolta ha ragione: “una delle band italiane di maggior spessore degli ultimi 20 anni” (e a parer mio di sempre).

Sono soddisfatto! L’evento è stato grandioso e, “aggratis”, ho visto ancora una volta gli Afterhours su un palco che sembrava allestito apposta per loro. Di tutto l’evento ho trovato due sole pecche, a parer mio, eccessivamente gravi. La prima è un commento di Luca Barbarossa, secondo il quale a Roma festeggiano il Secondo Maggio, perché il Primo Maggio è qui. Bravo, Luca. Buttar fango sull’evento parallelo è molto molto professionale. Complimenti al “genio” della musica italiana. La seconda va sotto il nome di protesta: troppe chiacchiere, troppi video e troppe persone sul palco a raccontarci storie che abbiamo già sentito e in cui non credono più neppur loro stesse. Siamo al Primo Maggio e qui la gente (forse ignorante?) viene per la musica, non per i convegni. Le otto ore lavorative sono passate di moda, inutile appendersi a lampioni fulminati. Oggi i problemi sono ben altri!

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Sherwood Festival: concerti a 1 euro

Written by Senza categoria

Inizia a comporsi il cartellone di Sherwood Festival 2014: dopo l’annuncio dei Die Antwoord come primi headliner, oggi annunciamo tutta una serie di live – di primissimo livello – alla cifra simbolica di 1 euro.
Ormai formula consolidata e distintiva della rassegna culturale e musicale padovana, quella del “1 euro può bastare”.
L’apertura, l’11 giugno, è affidata alla travolgente formazione di patchanka italo-argentina Espana Circo Este, insieme ai F.A.S.K. (ovvero il progetto rock perugino Fast Animals and Slow Kids) che presenteranno il nuovo disco Hybris.
Il 13 giugno il trio pisano Zen Circus presenterà al pubblico di Sherwood il nuovo disco Canzoni Contro la Natura, che ha debuttato subito in top 10 nella classifica ufficiale dei dischi più venduti in Italia. Il 15 giugno, Sherwood – in collaborazione con Radar festival – presenta il live del quartetto newyorkese Pains of Being Pure at Heart che presenteranno a Padova – per una delle quattro date italiane – il loro nuovo disco in uscita a maggio. Il 18 giugno, il palco sarà tutto per i 99 Posse, tornati di recente alla ribalta per Curre Curre Guagliò 2.0, versione arricchita di alcuni inediti dello storico album degli anni ’90, punto di riferimento per la scena alternativa e militante italiana.

A luglio, sul palco (e sempre a 1 Euro): il cantautore Brunori Sas (2 luglio) che presenterà il nuovo e acclamato disco Il Cammino di Santiago in Taxi; i Perturbazione, applauditi performers arrivati sesti al Festival di Sanremo, in tour per presentare il nuovo album – il settimo disco della band attiva da vent’anni – Musica X (5 luglio). Infine, dopo 11 anni, il ritorno live degli Estra, il gruppo di Giulio Casale che da Treviso ha conquistato la scena nazionale e ora torna con un tour e materiale inedito per i fan (18 luglio).

SHERWOOD FESTIVAL 2014 / :: line up in via di definizione ::
www.sherwood.it
11 Giugno – 19 Luglio c/o Parcheggio Nord Stadio Euganeo – Padova
11/06 | Espana Circo Este + F.A.S.K. (apertura festival)
13/06 | The Zen Circus
15/06 | Sherwood in collaborazione con Radar: The Pains Of Being Pure At Heart
18/06 | 99 Posse
22/06 | Die Antwoord
25/06 | Dub Fx
27/06 | Caparezza – presentazione nuovo album
02/07 | Brunori Sas
05/07 | Perturbazione
06/07 | New York Ska Jazz Ensemble
11/07 | Afterhours
16/07 | Radar Festival Day One con SLOWDIVE live – prima data italiana reunion tour
18/07 | Estra

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Beppe Malizia e I Ritagli Acustici

Written by Interviste

Il Rap italiano non è quello che vedete su Mtv; su strade più o meno battute camminano artisti capaci, dopo tanti anni dalla genesi del genere, di riscoprirne alcuni dei valori fondamentali, musicisti in grado di ridare al Rap la dignità che merita, scavando nella sua essenza. Signore e signori, Beppe Malizia e I Ritagli Acustici.

Ciao ragazzi, come state?
Ics!

Mi permetto di iniziare con una domanda banalissima ma non posso non farvela. Beppe Malizia posso capirlo, ma I Ritagli Acustici che diavolo di nome è?
I ritagli acustici sono la prerogativa di questo progetto, perché in tutti i brani ci sono collaborazioni con musicisti differenti che hanno partecipato alla stesura musicale cantando o suonando strumenti diversi sui campioni assemblati da Beppe e prestando il loro operato, a loro volta come veri e propri “campioni”, al libero arrangiamento della produzione; ognuno di loro é stato uno dei ritagli acustici del progetto. In poche parole “ritagli acustici” é stata un’ esigenza di produzione e vuole diventare l’attitudine del gruppo. Poi suonava bene!

Da dove viene questo progetto (possiamo chiamarlo cosi?), quale è la sua storia, la sua genesi e dove pensa di poter arrivare?
Questo progetto (fai bene a chiamarlo così) è figlio di una collaborazione nata nel 2010 fra Beppe Malizia e il produttore Andrea Narratore, nello studio di quest’ultimo, il Bunker Café, studio dove fino a poco tempo prima Beppe ha registrato tutta la sua produzione musicale, antecedente quella dei Ritagli Acustici, fin dal 2002, sotto lo pseudonimo di Matiz Mc e, per il momento, la meta è sempre il disco a divenire.

Musicalmente siete molto vicini agli artisti che avete affiancato sui palchi italiani, da Frankie Hi Nrg a 99 Posse, da Mondo Marcio a Brusco. Eppure suonate comunque tanto diversi. Quanto Rap c’è nella vostra musica e cosa vi distingue dagli altri?
Il Rap é il comun denominatore di tutti i brani, per quanto riguarda questo progetto, e si distingue dagli “altri” per le caratteristiche capacità di adattamento ai diversi arrangiamenti musicali, un po’ come hanno fatto i Movits! in Danimarca.

Nello specifico, come descrivereste la vostra musica, quale ne è il suo processo creativo?
Ricollegandoci alla domanda precedente il rap nella nostra musica è proprio un processo creativo e, nonostante l’uso di musicisti, il workflow produttivo si discosta molto da quello di una band.

Oltre a I Ritagli Acustici, Beppe Malizia si fonde con The Acousticutz. Chi sono costoro?
The Acousticutz è stata una band nata circa tre anni fa, dall’esigenza di poter suonare live questo disco, anche all’infuori dei soliti spazi dedicati al Rap, di cui sopra. Questa formazione, cambiata ed evolutasi nel tempo, è ora la base dei Ritagli Acustici.

Quale ruolo avete occupato nel panorama indipendente italiano? Riuscite a vivere solo di musica?
Non viviamo di ruoli e non moriamo di musica. Lavoriamo per mantenerci e manteniamo la nostra musica. Stiamo investendo su noi stessi e non è detto che smetteremo mai di farlo.

Oggi sembra che le band emergenti possano imporsi solo attraverso le esibizioni dal vivo eppure, in alcune realtà, suonare live è diventato quasi impossibile. Locali minuscoli e non strutturati per la musica, impongono spesso situazioni fuori dalla consuetudine della band (come unplugged) a cachet ridottissimi, magari pretendendo anche che sia la band a fare promozione. Come uscire da questo tunnel?
Se parliamo di soldi, parliamo di commercio e quindi non più di musica fine a se stessa. Dunque a domanda segue risposta e di conseguenza molti gruppi dovrebbero suonare in spazi creati più per fare musica che per vendere aperitivi. Se non si porta un servizio non è giusto essere pagati. Quindi, per quanto riguarda gli spazi culturali, dovrebbero essere di più e meglio sostenuti, e chi vi suona essere ripagato anche dalla possibilità d’esprimersi in determinati contesti mentre, per quanto riguarda gli spazi commerciali, questi seguono la domanda ragion per cui il musicista che vuole camparci deve fare in modo di essere l’offerta, promozione compresa.

Tuttavia credo che sia anche giusto che la band si renda capace di crearsi un seguito; perché un locale dovrebbe spendere mille euro per un artista se poi non viene nessuno a vederlo? Come riuscite voi a crearvi un pubblico?
Da questo tunnel non se ne esce se non evitando d’entrarci. La band che non porta trecento persone non deve prendere mille euro, indipendentemente dalle capacità tecniche. Noi solitamente ne portiamo molte meno e infatti veniamo pagati molto meno. Quando non ne portiamo suoniamo anche gratis e, per suonare in un bel posto pieno di gente che non abbiamo portato noi, siamo disposti anche a pagare. Basta mettersi d’accordo prima del tunnel.

Molti collegano questo problema alla crescente presenza sulla scena di pseudo Dj e Tribute Band, capaci di riempire i locali senza troppi sforzi. Quanta colpa hanno loro? Veramente alla gente non frega nulla della Musica (con la M)?
Dj e cover band han solo la colpa di vendere il prodotto giusto e, credo, non con pochi sforzi e pochi investimenti. Chi invece dedica studio e creatività alla composizione della Musica (con la M maiuscola), non dovrebbe farlo per soldi.

Altra questione da affrontare è quella dei Talent Show. Non voglio mettere in dubbio il loro valore nella creazione di spettacolo e monetizzazione (le case discografiche hanno trovato la loro gallina dalle uova d’oro) ma piuttosto mi chiedo. Come fare per evitare che lo show venga confuso con la Musica? Come far capire ad un diciottenne pieno di talento che per arrivare in alto, la strada migliore non è quella di X Factor, che anzi può rovinarti per sempre?
Sia nel caso dei Talent Show che in quello della musica tradizionale o indipendente, la ricerca del successo comporta gli stessi rischi o le stesse scorciatoie; ciò che cambia è solo la rapidità con cui il processo si svolge. Un diciottenne PIENO di Talento non ha di questi problemi. Più talenti ai Talents.

Tornando a voi e parlando di talento. Cosa significa questa parola? Pensate che abbiate più talento o più cose da dire o i due concetti sono legati tra loro?
Il talento é una particolare predisposizione a fare una determinata cosa quindi, finché avremo qualcosa da dire ci toccherà farlo.

Perché in Italia sappiamo fare cosi bene Musica Leggera ma siamo quasi incapaci a fare Pop?
Ormai non crediamo più che sia così.

Che strada avete scelto per promuovere la vostra musica, trovare date, vendere cd, ecc…?
Dal digitale al territorio passando per Facebook, Twitter, Myspace, Souncloud, iTunes, Youtube, website, web radio, radio, riviste, webzine, associazioni, circoli, comuni, festival e rassegne. Ci manca solo l’agenzia ma stiamo valutando.

Di cosa parlano le vostre canzoni? E pensate che nel Rap come nella musica cantautorale i testi abbiano o debbano avere un ruolo più pesante che in altri generi, ovviamente non strumentali? La musica non dovrebbe parlare prima attraverso le note che le parole?
Le nostre canzoni parlano di bianco e di nero, di vita e di morte, di schiavi e di padroni, di odio e di amore. L’equilibrio della bilancia fra parole e musica per noi non ha regole. Balla di qua è di la.

Cosa vi distingue dalla nuova ondata di rapper per ragazzine, Emis Killa e tutti gli altri?
Ci distingue da questa ondata il fatto di non farne parte, per età innanzitutto e poi per tutto ciò che per età ne consegue.

Chi vive per la musica deve veramente inseguire il successo?
La nostra esigenza è quella di costruire la cosa migliore per le nostre capacità e rispetto ai nostri canoni e gusti, se sarà di successo tanto meglio, forse.

Nella scena Rap Underground di nomi ce ne sono tanti, alcuni validissimi come gli Uochi Toki, altri meno. Fate qualche nome, escluso quello di Beppe Malizia.
Non facciamo parte della scena Rap underground, ci escludiamo a priori, escluderei tanto più i Uochi Toki da qualsiasi etichettatura. Potremmo suggerire Kaos e Colle der Fomento, se si possono ancora considerare underground.

Fatevi un po’ di promozione. Un nuovo album dopo Bianco e Dal Cilindro, tanti  video e che altro in programma?
Un altro nuovo album, altri nuovi video e un nuovo sound, il tutto anticipato da un singolo rimasto nel cassetto con tanto di video ad illustrazioni.

A proposito, so che i tanti video non sono frutto del caso. C’è un filo conduttore che li lega. Spiegateci di che si tratta. E poi, come siete riusciti a far patrocinare i video di un rapper dal comune di Acqui Terme?
Abbiamo la fortuna di poter girare i video noi stessi avendo a disposizione il team bunker@work in casa. Il filo che li lega poi non è così spesso. In realtà sono legati gli uni agli altri da tante piccole scelte prese a priori: colore bianco e nero, location, personaggi del territorio, oggetti di scena e comparse dovevano ricorrere in più video. In più, invece che girare e montare ogni singolo video come al solito, prima li abbiamo girati tutti (ci son voluti 6 mesi) dopo di che siamo passati al montaggio.
Riguardo al patrocinio, beh, è bastato mostrare il nostro progetto e chiedere…

Ditemi quello che avrei dovuto chiedervi e non vi ho chiesto. Poi, se volete rispondetemi.
Vi ritenete più musicisti, cantautori, rapper o altro?
Risposta: ALTRO!

Ringraziamo Silvio Pizzica e tutta la redazione di Rockambula.

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