Roberto Ventimiglia – Look at the Stars Tonite (a lockdown time diary) EP

Written by Recensioni

Un lavoro che piacerà anche a chi predilige l’inchiostro più scuro e – anche nei momenti più dance – sceglie le ombre.
[ 20.09.2020 | Gusville Dischi | alt pop, pop cantautorale ]

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Nei mesi di confinamento casalingo della scorsa primavera ci abbiamo pensato tutti, sperando che la via d’uscita prima o poi sarebbe arrivata. Evidentemente non siamo ancora pronti ad abbandonare l‘inferno pandemia, ma la citazione dantesca torna alla mente pensando a questo EP di Roberto Ventimiglia, realizzato proprio in quel periodo.

Un momento buio, ma per molti di riflessione e di produzione creativa, durante il quale il trentottenne cantautore laziale, fresco reduce dalla pubblicazione a inizio 2020 del suo secondo album Raw, ha sopperito all’improvvisa interruzione delle attività di promozione e live lavorando a questo nuovo progetto.

Una sorta di mini-concept che si compone di cinque brani, realizzato in casa con strumentazione a basso costo dal musicista che, come piccolo strappo alla sua regola di totale autoproduzione, ha coinvolto a distanza i compagni di live, il bassista Fabio Accurso e il batterista Carlo Furini. Il risultato testimonia il percorso di crescita dell’autore, anche rispetto al recentissimo album pur apprezzato dalla critica, che si apre con l’esuberanza britpop della title-track, che sarebbe piaciuta ai Pulp di Jarvis Cocker.

Ma l’euforia dura poco e il pezzo successivo è uno dei più riusciti: Tis a Pity, Indeed è una morbida ballad, esplicito omaggio al George Harrison di Isn’t it a pity presente in quel capolavoro che è All things must pass, per molti il miglior album solista di un ex Beatles. Se in questo pezzo la chitarra ‘piange’, come da copione, nel successivo Black Ink si incendia e rincorre una voce a tratti rabbiosa, con momenti riflessivi al pianoforte che fanno tornare alla mente i primi Radiohead, tra le fonti di ispirazione dell’autore.

London è un viaggio onirico e allo specchio attraverso una capitale britannica che diventa luogo dell’anima, per finire con Lockdown Time Diary Page che, nell’ottimismo dell’elettronica, lancia un messaggio di speranza e fa pensare a possibili evoluzioni nelle sonorità del musicista.

Nel complesso un lavoro apprezzabile, musicalmente composito, nel quale Roberto Ventimiglia continua a utilizzare l’inglese per rimanere più vicino alle sue influenze artistiche. Un disco che piacerà anche a chi, come chi scrive, predilige le linee malinconiche, l’inchiostro più scuro e, anche nei momenti di apertura più dance, sceglie le ombre.

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Last modified: 20 Ottobre 2020

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