Giorgio Poi – Smog

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Un ritorno a lungo atteso che non ha deluso le aspettative.

[ 08.03.2019 | Bomba Dischi / Island Records | cantautorato, indie pop ]

(di Enrica Barbieri)

Un mese e mezzo fa è stato pubblicato il secondo disco di Giorgio Poi, a ricordarci che esiste lo smog, una nebbia densa e scura che spesso non riusciamo a vedere, ma che ci sentiamo addosso e che a volte ci rende difficile respirare. Questa forma di inquinamento potrebbe essere una metafora di tutte quelle cose che ti entrano nella pelle, si depositano nel profondo e quando meno te l’aspetti si fanno vive e si fanno sentire. Questa sensazione l’ho provata mentre facevo scorrere, una dopo l’altra, le nove tracce, che mi sono entrate in testa, mi hanno fatto riflettere su tutte le situazioni quotidiane, drammi e gioie comuni.

Questo nuovo lavoro, uscito a due anni di distanza dall’acclamato esordio con Fa Niente, è stato scritto a Bologna, città dove Giorgio è tornato a vivere dopo aver trascorso diversi anni lontano dall’Italia, disperso tra Londra e Berlino, per via del conservatorio e dei precedenti progetti musicali quali Cairobi e Vadoinmessico.

Smog, il brano che dà il titolo al disco, è un’intro strumentale d’impatto, che ci accompagna nelle melodie dei brani, ci fa chiudere gli occhi e sognare nell’arco di meno di due minuti. Le atmosfere ricercate in queste canzoni, danno spazio all’immaginazione e permettono agli ascoltatori di viaggiare fuori dall’Italia, nello spazio e nel mondo interiore dell’artista e un po’ in quello di ognuno di noi.

Nel singolo Stella, infatti, il protagonista è un ragazzo che si illude di aver visto qualcosa brillare nel cielo, anche se si scopre essere solo un aereo. “Stella, più che una canzone, è un catalogo di equivoci”: questa è la descrizione che lo stesso cantautore fa di questo pezzo ricco di significati profondi. Nel brano sono presenti, infatti, le circostanze comuni con cui dobbiamo confrontarci quotidianamente. Fraintendere, interpretare in maniera errata, è un’azione che accade ogni giorno ed è spesso motivo di discussione. Ma forse chi lo sa / se visto da lontano / magari è tutto diverso / magari ti sembra meglio.

Chissà se Calcutta e Giorgio abbiano mai pensato, mentre vivevano fuori dall’Italia, che sarebbero poi tornati proprio qui, entrambi nel capoluogo romagnolo, a comporre canzoni. La musica italiana descrive al meglio la nostalgia che gli italiani possono provare quando vivono fuori dalla penisola: è la storia di una ragazza che dagli Stati Uniti guarda da lontano l’Italia, sente la mancanza del cibo e della musica italiana, perché da lontano, magari, tutto sembra sempre più bello.

“Scusa, non mi piace viaggiare.” Quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone mi sono domandata come mai uno come Giorgio possa aver scritto un pezzo intitolato Non mi piace viaggiare. Sembra strano ma è proprio così. Al cantautore romano non piace l’idea di mettersi in viaggio per visitare posti sempre nuovi, nonostante si sia trasferito in due grandi metropoli europee. Questa prima traccia è il manifesto di questo nuovo percorso intrapreso da Giorgio Poi. Non c’è alcun mezzo di trasporto che serva al fine di viaggiare: il treno fa impazzire, l’aereo non è come volare, la moto fa troppo rumore, in bicicletta è freddo d’inverno, al pullman si preferisce l’inferno. La risposta è tutta nelle ultime parole del brano, in quel “rimango qui”, qui dove sono, dove sono tornato e sto bene, facendo emergere la sua preferenza nei confronti di una situazione di immobilità. Il brano detta anche quella che sarà la linea sonora del disco: un indie pop meno sostenuto, ma con delle atmosfere distese rispetto al più accelerato e psichedelico album d’esordio.

“Però di te mi ricordo/ una ruga fantasma / spuntare dal nulla / vicino alla guancia”: Ruga Fantasma è un ritratto ricco di dettagli della rassegnazione davanti all’inesorabile scorrere del tempo, dei solchi sul viso di chi si intristisce con la fine della primavera. “E tu sempre di più/ mi convinci che/ questo nodo nella gola si scioglierà/ quando passerà l’inverno/ e tutte le paure certo spariranno in un momento”: una ballata romantica, terribilmente nostalgica e perfettamente italiana. In questa traccia, una persona sta provando a tirarsi su, forse Solo Per Gioco, grazie al respiro di qualcuno di diverso che fa disperdere la polvere, creata dalla nostalgia nei confronti del passato. L’immaginario di parole create sembrano una continuazione di Doppio Nodo, brano del disco precedente, in cui due innamorati provano a non perdersi più, disegnandosi sulle braccia delle mappe.

“C’è chi la vita la prende a morsi / e chi la lascia squagliare / chi se la beve a piccoli sorsi / e chi non può aspettare”. Napoleone è il capitano che non voleva perdere mai e stare sempre al gioco. Giorgio utilizza questo personaggio per descrivere due modi opposti di affrontare la vita: chi afferra la vita e cerca di godersi ogni attimo, e chi, invece, lascia che tutto gli scorra davanti agli occhi. “Abbiamo il cuore strano / di cera e di Vinavil / che ti si scioglie in mano”: Vinavil parla “di una persona con il cuore fatto di colla che quando fa caldo si scioglie”. È uno di quei brani che ti colpiscono nel profondo e ti fanno commuovere: Giorgio non poteva scegliere un modo migliore per ritornare in scena.

“Mollare tutto e ricominciare/ Quante volte lo puoi fare? / E quanto fegato ci vuole/ Ma per adesso è così”. Una delle canzoni che chiude il disco è Maionese: siamo di fronte al testo più visionario e paradossale del disco, che descrive gli sbagli che si fanno e che via via di disperdono, un po’ come i sogni nella notte.

Il ritorno di “Re Giorgio”, come scherzosamente lo si chiama nel panorama indipendente, era atteso da tempo e non ha deluso le aspettative. La sua musica, le sue parole e lui non sono cambiati poi così tanto anno dopo anno, e continuano ad accompagnarci sempre nelle nostre giornate, mentre proviamo a risolvere tutti i nostri piccoli problemi quotidiani.

ILLUSTRAZIONE DI EMMA FURLAN
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Last modified: 13 Maggio 2019

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