Dreamtime – Tidal Mind

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Chi l’ha detto che gli abissi debbano far sempre paura?

[ 03.05.2019 | Cardinal Fuzz | psych rock, space rock ]

La profondità. Un concetto talmente immenso ed astratto che a parlarne ci si ritrova quasi in soggezione, come se l’intelletto umano non fosse abbastanza senziente da addentrarsi in simili argomenti.

La profondità della mente umana è ciò a cui anelano i Dreamtime servendosi di un altro tipo di profondità, altrettanto misteriosa e ineffabile: quella degli abissi. Già, perché il quarto lavoro del gruppo australiano sembra aver visto la luce nei fondali della Moreton Bay di fronte alla nativa Brisbane, piuttosto che in un canonico studio di registrazione. E in parte è davvero così, visto che, come spiega la band stessa, il disco è frutto di un attento studio delle interazioni tra liquidi, piante e creature dell’oceano, con l’intento di restituire una vera e propria sinfonia marina.

Suoni liquidi per menti fluttuanti: appaiono così le sei tracce che compongono questo curioso e imperdibile viaggio sonoro e sensoriale. Le chitarre che nella title track si prendono la scena in un’immaginifica suite heavy psych suonano davvero come onde che terminano la propria corsa sulla spiaggia, ritirandosi solo dopo aver lasciato tangibili tracce del proprio passaggio. Of Nautilus Descent è un’inafferrabile ondata sonora in cui chitarre, synth e un curioso banjo indiano sembrano preparare la scena all’arrivo di Poseidone in persona. Sentirsi come un personaggio di “Ventimila leghe sotto i mari” è una cosa che non ci si aspetterebbe di provare ascoltando un disco psych rock.

Si fa una gran fatica a non lasciarsi ipnotizzare dall’andamento circolare di Emerald Sea, che dapprima ti avvolge nelle sue placide acque per poi destarti immergendoti in un vorticoso finale, proprio quando ci si stava per addentrare in chissà quali liquidi anfratti della propria mente. La chiusura affidata a Liquid Light Phase pone fine a questa sensazionale avventura con una coda che van pian piano esaurendosi, finendo come risucchiata in abissi ora tornati imperscrutabili.

Un primordiale vortice continuo di psichedelia, kraut, space che ha come fine ultimo quello di scandagliare la mente proprio come fa un sonar con i fondali oceanici. Se non fosse ancora del tutto chiaro, Tidal Mind è molto più che un album di canzoni, è un’esperienza sensoriale totalizzante.
Gli abissi, per una volta, non fanno poi così paura.

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Last modified: 22 Maggio 2019