Cinque canzoni che fanno stare in pace col mondo gli Inutili

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Qualche tempo fa, abbiamo intervistato (qui) Danilo “Inutile”, chitarrista e voce di una delle band più interessanti del panorama underground e sperimentale italiano. Si chiamano molto semplicemente ed ironicamente Inutili e vengono da Teramo. La loro musica, apparentemente una miscela di Noise, Garage, Heavy Psych e altra robaccia, sfugge ad ogni catalogazione e loro stessi tendono a produrne senza seguire alcuna strada precisa, sperimentando continuamente e senza paura di lasciare i percorsi intrapresi per imboccarne nuovi. Dall’ascolto del disco e dalle sue risposte è emersa l’anima di una band decisamente tormentata e rabbiosa, desiderosa di superare i canoni imposti ed apparentemente impossibilitata a vivere con serenità la modernità. Abbiamo provato allora a chiedere proprio agli Inutili se almeno la musica riesca a farli stare in pace col mondo. La risposta sono queste cinque canzoni, memorabili e straordinarie.

Gastr del Sol – “Work from Smoke”

La band statunitense, pur non essendo tra le più note del panorama yankee anni 90, ne ha incarnato profondamente lo stile, sia sotto l’aspetto estetico, sia sul piano delle atmosfere evocate. Definire la loro musica è compito arduo e “Work from Smoke” è un esempio lampante di questa malcelata difficoltà. La loro arte soprattutto strumentale, passa dai tecnicismi Avantgarde del Jazz Rock meno inquadrato all’Art Rock, dal Math al Folk e se tra le loro fila c’è un certo Jim O’ Rourke, produttore, tra gli altri, di Sonic Youth, Stereolab, Faust, The Red Krayola, e US Maple tutto diventa più chiaro.

Keith Jarrett – “Vienna, Part II”

Il compositore statunitense, nonché pianista, è certamente tra i più importanti rappresentanti in attività dell’Avantgarde Jazz e della Modern Classical oltre che uno dei più prolifici del genere, con una carriera iniziata al fianco di Miles Davis. Tra le sue principali caratteristiche, la capacità di improvvisare ne hanno fatto anche un artista che, in chiave live, riesce a dare il meglio di sé. Provate ad ascoltare per intero il concerto di Vienna registrato nel 1991. Che la pace sia con voi.

Miles Davis – “All Blues”

Da Jarrett a Miles Davis, il passaggio è obbligatorio. Il trombettista e compositore non è semplicemente uno dei più influenti musicisti apparsi sul pianeta terra ma anche uno dei pochi che possano fregiarsi dell’appellativo di “genio”. Il suo capolavoro resta Kind of Blue, del 1959 e non per caso, la traccia scelta da Danilo è la quarta del succitato album.

Stereolab – “Spark Plug”

Riallacciandoci a Jim O’ Rourke dei Gastr del Sol, ecco, immancabili, gli Stereolab, una delle più eclettiche formazioni britanniche di anni 90, capaci di unire il Pop meno lineare al Rock sperimentale e rumoroso, mischiando il tutto, talvolta, con elementi elettronici e tanto altro. La traccia scelta per noi dagli Inutili è la quinta dell’album Emperor Tomato Ketchup, non il primo capolavoro della band ma sicuramente tra i più interessanti della prima fase, una miscela ammaliante, allucinogena e onirica di Art/Kraut Rock, Pop ed Elettronica.

Dirty Three – “Authentic Celestial Music”

Tra le band e I brani citati dal nostro Danilo, questo dei Dirty Three è quello cui probabilmente sono più legato. Gli australiani, anch’essi figli degli anni 90, sono solitamente inseriti nel calderone del Post Rock ma il loro stile è certamente più vicino al Folk, alla Chamber Music e soprattutto allo Slowcore. Il brano, vera perla capace di evocare scostanti, gelide e nostalgiche atmosfere strumentali, è la traccia numero quattro di Ocean Songs, l’album che ha portato i Dirty Three ad un reale successo di pubblico e critica.

Last modified: 20 Febbraio 2019

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