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?Alos

Written by Interviste

Per Rockambula è il disco del mese di Aprile, ed è decisamente carico di dolore, Matrice. Di quel dolore che si prova appena prima di sentire una nuova vita scorrere nelle vene. Abbiamo fatto qualche domanda ad ?Alos (Stefania Pedretti) in merito al suo ultimo lavoro. Buona lettura.

Ciao Stefania come stai?

Benissimo, sono appena tornata dal mio tour europeo che è stato bellissimo

Matrice è il tuo ultimo progetto da solista. Parlaci degli aspetti di questo disco per te fondamentali.

In Matrice ho voluto convogliare una serie di ricerche, sia sonore che filosofiche, che da alcuni anni sto curando. Diciamo che musicalmente ho voluto addentrarmi maggiormente nel lato oscuro e sanguigno della mia musica, aiutandomi in questo disco con suoni ancora più ricercati e distorti per la chitarra, introducendo l’elettronica e ampliando la gamma dei miei timbri vocali. Per il lato filosofico, Matrice ruota attorno al tema del doppio, del Chaos e di come in realtà tutto è connesso e fluido.

Il titolo dell’album evoca una nuova genesi. Va inteso dunque come un disco di rinascita?

Di rinascita non direi, il disco precedente di chiamava Era questo Matrice direi che è una pietra aggiuntiva in un percorso già intrapreso, che vuole andare avanti.

Un brano porta il titolo Luce/Tenebre. Cosa è per te la luce e cosa sono le tenebre?

Per me sono la stessa cosa, si crede che siano degli opposti e spesso in contrapposizione, ma per me sono interconnesse. Non vedo in una il bene e nell’altra il male; bene e male come anche buono e cattivo sono termini che trovo assurdi perché troppo soggettivi.

In Matrice collabori con Mai Mai Mai, Necro Deathmort e Giovanni Todisco. Quali altre collaborazioni ti piacerebbe affrontare in futuro?

Mi sto già guardando intorno per scoprire nuovi stimoli e trovare nuove collaborazioni, ma attualmente non saprei dirti dei nomi.

Spesso affronti sonorità “estreme”. Nel corso della tua carriera hai dovuto affrontare delle forme di pregiudizio nei confronti della tua musica?

Grazie per questa domanda, che non mi è mai stata posta. Purtroppo si, mi è capitato e continua a capitarmi, pregiudizi o incomprensioni di varie forme ed origini sia per quanto riguarda i miei dischi che i live. Riesco fortunatamente a non farmi intaccare da questa superficialità, trasformandola in uno stimolo per continuare a fare quel che faccio ed abbattere ogni pregiudizio.

Leggo dalla tua biografia che hai vissuto per un periodo a Berlino. Dal punto di vista musicale, quali sono le cose che Berlino ti ha dato, e che in Italia non avresti trovato mai?

Vivere in quella stupenda città è stata un esperienza di vita e di crescita personale e professionale. Ho potuto approfondire collaborazioni come ad esempio quella con i Nadja, di origini canadesi ma che vivono a Berlino, e registrare il mio disco Yomi nello studio degli Einstürzende Neubauten con il loro fonico. D’altra parte Berlino non mi ha dato qualcosa che non avrei trovato in Italia, non sono andata a Berlino alla ricerca di qualcosa che mi mancava, l’Italia mi ha dato e continua a darmi molto di più di Berlino.

Stessa domanda di sopra, al contrario. Musicalmente parlando, c’è qualcosa che un Paese straniero non potrebbe darti mai?

Non so risponderti a questa domanda, non sono incline ai confronti e contrapposizioni e Matrice ne è la prova. Io trovo il meglio da entrambe le parti, le mischio insieme e mi godo il risultato. Ora vivo in Italia, ho vissuto in varie parti d’Italia, ho vissuto all’estero, viaggio tantissimo e tutto questo mi arricchisce e mi aiuta nella creazione e realizzazione della mia musica e della mia vita.

Grazie mille Stefania, vorresti dire ancora qualcosa ai lettori di Rockambula? Spazio di libera espressione.

Non abbiate paura dell’oscuro, del Chaos, dell’inconscio e di tutte quelle realtà o forze che ci insegnano a vedere come qualcosa di malefico, sono anche esse parte del tutto e fanno parte di noi.

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