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“Diamanti Vintage” Frank Zappa – Hot Rats

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Disco che fece saltare i già esplosivi fine Sessanta, la miccia accesa vicinissima alle polveri eccitate della controcultura americana, non ancora al massimo dei suoi fuochi d’artificio. Dopo la sbornia con le Mothers of Invention, Frank Zappa, il joker supremo di Baltimora, riforma la line-up della formazione, chiama a sé i violinisti Don “Sugar” Cane e Jean Luc Ponty, il mito Captain Beefheart, Underwood e una jungla di ritmiche e da vita agli Hot Rats e al primo album omonimo con questa nuova band pirica il boom non si fece certo aspettare, l’America perbenista non si sentì più al sicuro.

Distanziato di pochissimo dal precedente Uncle Meat, il disco è una geometria stralunata e ricca di etiche al contrario, un forgiato immaginario rock oltraggioso, contro a tutto, controcultura della controcultura, scene off e Living Theatre che riesumano vizi immacolati dell’underground appiccicandogli addosso particolarità oltre limite; un disco che -se rapportato con le produzioni antecedenti- porta le sue direttrici verso il mondo Jazz Progressive, mondo in cui Zappa sembra votato e in cui innesca un groviglio di sperimentazioni succulente che rimarranno nella storia, come il gioco di sax free che psichedelizza la speciale “The Gumbo Varations”, inno e bardo insuperato della prosopopea del cosmique zappiano.

Hot Rats è un progetto sostanzialmente sperimentale, con poche linee guida e molte infiltrazioni Bop, definizioni e termini sonori che si scavalcano a vicenda per dare fondo a un amalgama generale squisita e molto incentrata nel piacere di suonare un multistrumentale energetico che non ha precedenti, libero nelle partiture, anarchico nel cammino: fuori dei canoni e delle teste benpensanti il ghigno drogato di Beefheart in “Willie The Pimp”, la rilettura ammorbidita e molto freak di “Sons Of Mr. Green Genes” – già contenuta nel disco Uncle Meat – il viaggio alterato dei confini oppiati di Hammond e piano “Little Umbrella” o le ipotenuse scombussolate che “It Must Be A Camel” lascia a fine giro, come un arrivederci in una forma pura di allucinazione.

Zappa e gli Hot Rats in quel lontano 1969 saranno destinati a raccogliere i frutti di una meticolosa semina che tutt’ora è linfa, ispirazione e suoni di cui ogni band a venire non potrà mai farne a meno, come i dieci comandamenti, come l’ossigeno per vivere di musica e non solo.

 

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