Bleu Smith – Bleu Monday

Written by Recensioni

Un Bleu Monday intimo ed essenziale: il primo EP di Bleu Smith.

[ 09.12.2019 | autoprodotto | synth pop, neosoul, cantautorato ]

(di Chiara Grauso)

Mentre ascolto l’EP di Bleu Smith cerco il suo nome sul web. Trovo il suo profilo Instagram: pochi post, essenziali. Leggo che questo non è il suo primo lavoro: ci sono diverse collaborazioni, tra cui la produzione di Laguna, Vacanze italiane pt. 1 di Halbanos. Nel 2017 esce un album, in collaborazione con YDN: My room. Condivide il palco del Fabrique con Vegasjones lo scorso febbraio, e a giugno si esibisce al Core Festival di Treviso.

Bleu Monday è il suo primo EP, autoprodotto. Il gioco di parole è tra il nome d’arte (Bleu) e il famoso “Blue Monday” di gennaio, famoso per essere il giorno più triste dell’anno. L’EP contiene 6 tracce, tra cui due featuring (su Ci starei e Per bere): un totale di 16 minuti.

Di nuovo è la traccia che lo apre, un’introduzione di poco più di un minuto, fedele al Blue monday per le note malinconiche: “E ti ho cercato ore e non ci sei / e me ne fotto delle regole / spero di non perdermi di nuovo / di nuovo per te.”
Ma con Ci starei si cambia totalmente registro. Il brano, realizzato in featuring con Halba e Frankie G, richiama sonorità hip hop su un testo vagamente trap. La musica cambia ancora con la terza traccia, forse la più forte delle sei, Il mio fastidio estivo, con un testo introspettivo scritto su sonorità soul e R’n’B: “I giorni di merda ci sono ed aspettano l’attimo esatto in cui abbassi la guardia / poggio la mano sul manico della chitarra / in piedi su un palco che non aspettavo / l’ansia che sale e mi blocca il respiro / mi trema la mano / giovane tormentato.”

L’EP nel complesso è molto variegato e riesce a toccare più generi, pur con le poche tracce che lo compongono. È un lavoro molto intimo e riflessivo: denota un modo di lavorare dell’autore attento ed equilibrato. La sperimentazione, di cui sono simbolo la diversità dei brani e i diversi richiami musicali, non è l’effetto di un lavoro fuori fuoco; piuttosto il simbolo della voglia del giovane autore di dare ascolto alle diverse strade che l’ispirazione gli suggerisce. Questi sei brani testimoniano, probabilmente, il lavoro introspettivo compiuto da un artista che sta imparando a conoscere lentamente il suo stile.

È di difficile classificazione, perché accanto a brani che richiamano più da vicino una vena rap-hip hop, nella fattispecie quella italiana attraversata da nomi come Ghemon e Mecna, ne troviamo altri che si allontanano da questo mood, per rifarsi ad uno stile molto più intimo e cantautoriale, con una vena sicuramente nostalgica, come in Quel cane, brano che chiude lìEP con un cerchio, ricongiungendosi con Di nuovo dell’intro.

Se l’EP richiama nel titolo e nei brani il lunedì (“non sopporto il lunedì, spegni la luce e afferra le mie mani”), per la riflessività e l’intimità che lo contraddistinguono, ascoltandolo l’ho associato invece a quella malinconia che mi prende la domenica sera e che precede il lunedì.

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Last modified: 19 Dicembre 2019

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