The New Eves: una insolita miscela di post-punk e Medioevo

Written by Recensioni

L’esordio del quartetto di Brighton è stato il disco giusto al momento giusto.
[01.08.2025 | Transgressive | art rock, avant-folk, folk punk]

Succede sempre più raramente, ma ogni tanto riesco ancora ad incappare in un disco che tocca le corde giuste al momento giusto, ed è sempre una piccola gioia. Sarà probabilmente colpa (o merito) di un bellissimo libro sul folk inglese che sto leggendo (per la cronaca, Electric Eden di Rob Young), ma questo The New Eve Is Rising ha da subito stuzzicato una curiosità da un po’ di tempo sopita verso le nuove uscite.

Già l’artwork colpisce per cromia e rappresentazione: le quattro ragazze di Brighton compaiono in paramenti a metà fra un saio francescano e dei templari male in arnese, quasi a fare il verso ai Monty Python e alla loro demenziale ricerca del Sacro Graal. E proprio su questo stretto crinale fra Sacro e Profano che The New Eves hanno deciso di piantare le tende, come fossero ad un personale festival stile Green Man, che però, da un momento all’altro, può passare dall’estasi bucolico psichedelica stile raduno a Stonehenge a ieratiche invocazioni pagane al limite del minaccioso, fra Midsommar e The Wicker Man.

The New Eves © Katie Silvester
Strumenti che cozzano.

In verità niente di nuovo, verrebbe da dire, in UK è da un decennio che scorre un fiume carsico di band che si rifanno, in maniera più o meno evidente, a quel periodo fra fine ’60 e primi ’70 in cui si riscoprirono le radici musicali britanniche, grazie agli studi di Cecil Sharp prima e Albert Lloyd, in modalità molto simili a quanto Alan Lomax fece negli USA con blues e pre war folk.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: se state pensando a band tipo Lankum o simili, siete fuori strada: le New Eves non hanno né il portato emotivo, né l’incredibile capacità di rimodellare/ammodernare la tradizione come la band di Dublino, e probabilmente non gliene frega molto.

Alle quattro ragazze invece piace palesemente far cozzare strumenti come violino, violoncello e flauto, con chitarre sferraglianti, basso legnoso e ritmica marziale, aggiungendo al tutto un cantato che cortocircuita Lydia Lunch e Jacqui Mc Shee (la cantante dei Pentangle, scomodare Sandy Denny mi sembrava eccessivo) e in alcuni frangenti addirittura Björk (sentire per credere Mid Air Glass). In pratica una cosa a metà fra post punk e Medioevo. Sulla carta, uno scempio, ma che incredibilmente funziona (quasi sempre: il lamento un po’ troppo medievalista di Astrolabe era evitabile).

Coscienze che si smuovono.

In alcuni frangenti le ragazze riescono al contempo a far muovere i “lombi” e stimolare le coscienze (l’invettiva medieval folk punk di Circles e l’ipnotica Rivers Run Red), fino alla catarsi finale di Volcano, melange quasi perfetto delle sopracitate influenze.

E, per concludere, tornate alla prima traccia, in cui le quattro si lanciano in una invettiva/manifesto femminista dalle tinte bibliche che non può che trovarmi in totale accordo:
«The New Eve spits out the seeds
from the fruit of the forbidden tree
And then she plants them, carefully
Nurturing an orchard of apple trees
»

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Last modified: 29 Agosto 2025