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Vintage Violence – Senza Paura delle Rovine

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I Vintage Violence hanno il dono delle frasi ad effetto. Il loro ultimo disco, Senza Paura delle Rovine, ne è pieno: Anche gli ergastolani hanno paura di morire, chiosano in “Neopaganesimo”; e Fare musica in Italia è come abbronzarsi il culo / Se ne accorgono solo in pochi se non lo dai via nella traccia seguente, per l’appunto “Abbronzarsi il Culo”, giusto per fare due esempi. Sono incazzati neri, i Vintage Violence: si sente soprattutto nei testi, nelle ritmiche incessanti e nelle chitarre taglienti, anche se tutto poi vira verso un Punk Rock giocherellone, ironico, dove la voce vola alta e pulita in rime baciate e cadenze alla Zen Circus. Ma sono incazzati veramente, e ce l’hanno con tutti: con la musica italiana (“Abbronzarsi il Culo”), con la SIAE (“S.I.A.E.”), con le magagne del nostro presente, in questo caso specificamente lombardo (“Metereopatia”, “Vivere in un Bilocale”). Finiremo tutti in ospedale / Vince chi ci va con una storia originale. L’importante è dire tutto, raccontare storie, sputarle in faccia, Suonando canzoni per chi muore / Come una bomba fatta esplodere nel sole, senza aver paura, anzi, con l’intento palese di scandalizzare, di smuovere, di colpire forte, satireggiando ghignanti, senza far mancare, in sottofondo, una lucidità critica invidiabile. E forse non è un caso che tra i pilastri del disco si scovino le fondamenta della satira: politica, sesso, religione e morte, come diceva qualcuno…

Un’audacia encomiabile che però rimane a mezz’aria, legata all’aspetto di canzonette che qua e là hanno i brani del disco: sebbene suonati e prodotti con ogni crisma, mi hanno lasciato, alla fine, con la sensazione di aver bisogno, nel reparto musicale, di più graffi, più rabbia. Questione di gusti, comunque: nel frattempo mi riascolto “Capiscimi” senza smettere di sorridere a denti molto, molto, stretti. Stanotte ti voglio scopare / Davanti allo specchio con le luci accese / Anche i gatti confusi che guardano / Compariranno nelle riprese […] / Ma appena prima che il fuoco si estingua apri la bocca al mio segnale / Devo scriverti sotto la lingua un titolo adatto per il finale…

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Il Video della Settimana: Vintage Violence – Metereopatia

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Artisticamente sbocciati nell’ormai remoto 2001, i lecchesi Vintage Violence hanno da poco pubblicato il loro nuovo album, Senza Paura delle Rovine composto di tredici tracce inedite e con la partecipazione di Enrico Gabrielli (Afterhours, Calibro 35), Karim Qqru (Zen Circus, La Notte dei Lunghi Coltelli) e con testi interamente in italiano. “Metereopatia” (Videoclip a 360° realizzato con 6 GoPro©) è l’ultimo videoclip estratto e vede la regia del duo Marco Mazzoni, Riccardo Rossi. Potete guardarlo di seguito ed in homepage per tutta la settimana.

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GramLines – Coyote

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Non è di certo una novità che il Veneto sia culla di sana musica. Abbiamo spesso sentito parlare di One Dimensional Man, progetto idea del geniale Pierpaolo Capovilla, dei Non Voglio che Clara, determinati e scuri, degli Artemoltobuffa, simpatici, indipendenti e dal carattere naif. E quanti locali hanno passato “Warp 1.9” del progetto The Bloody Beetroots o il metallo degli Arthemis. E la Patty Pravo che riecheggia per le strade. La lista è sufficientemente lunga e la conosciamo bene, ma oggi siamo interessati ad un nome soltanto: GramLines. Sono in cinque e sono di Padova. Tutta roba italiana, recitata in inglese, che ben si addice allo stile aggressive Alternative che hanno deciso di abbracciare. Nel 2012 esce il primo EP della band, sotto il titolo di Burning Lights EP e due primavere dopo, in maggio sboccia un nuovo lavoro: Coyote EP, suonato su palchi condivisi con nomi del calibro di Linea 77 e Zen Circus. Non male.

Il disco si presenta caratterizzato da tonalità molto impetuose, perfettamente realizzate nella stesura di “The Bone”, capitolo #2. L’orecchio viene inevitabilmente spiazzato da un basso incredibilmente in linea con quanto proposto dai The Strokes ed il paragone è inevitabile, seppur mancante la vena Indie, sostituita da un perfetto stile Alternative. Il risultato è di gran lunga più orecchiabile, caratterizzato da venature a tratti metalliche e a tratti Blues Rock, nulla togliendo ai mitologici newyorkesi. Nell’episodio successivo si fa spazio a tastiere ed arpeggi maggiormente melodici, accompagnati da lievissimi chorus, ma lo stile si afferma e continua a risaltare quella tendenza Blues di cui poc’anzi. Le estroverse chitarre di Stefano Bejor e la camaleontica voce di Francesco Campaioli ben sanno raccontarsi attraverso gli oltre 6’ di “The Road”. Ma Coyote EP sa farsi ben apprezzare e non ha di certo paura di sfoggiare strutture alternative attraverso l’intro Rock’n’Roll di “The Thrill of a Breakdown”, che cede presto spazio al bit bass di Alberto Pavinato. Strutture non di certo banali accompagnano l’intero brano per tutta la sua durata, donando alla traccia un carattere molto più internazionale. L’ultimo episodio dell’EP continua a manifestare lo spirito animalesco dei cari GramLines ed è soltanto a questo punto che si riesce ad apprezzare pienamente il timbro di Francesco e le doti artistiche di tutti i musicisti protagonisti del progetto. Una splendida credit track per uno splendido lavoro.

Nulla da aggiungere, a questo punto, attraverso Coyote EP la vita diviene una strada. È questo il tempo delle bestie? Amano raccontarsi così. Noi intanto raccontiamo le aspettative attraverso un giudizio dal carattere interessante, in attesa di un vero album studio.

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La Band della Settimana: Laika Vendetta

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Il progetto Laika Vendetta nasce ad Alba Adriatica (TE) nel Luglio 2011 e inizia a farsi strada nel panorama emergente italiano. Con Laika, Silvia, Jeanne e…le Altre, album autoprodotto, raccolgono un buon consenso di critica e pubblico, passaggi radio su emittenti come Radio Delta 1, Radio Onda D’Urto, Virgin Web Radio e molte altre ancora. Date e collaborazioni con artisti come Paolo Benvegnù, Iosonouncane, Aucan, Sick Tamburo, Giorgio Canali, Niccolò Fabi, Rezophonic, Management del Dolore Post-Operatorio, Niccolò Carnesi e altri ancora. Premiati in diversi Festival come MW Festival 2011, Gulliverock 2012, Free Tribe 2012, Sotterranea 2013, i Laika Vendetta sono una band dove la tensione “si crea tra la poesia decadente dei testi da una parte, e il vitalismo e l’ aggressività della musica dall’altra” (cit. Suono). A febbraio 2013 entrano in studio con Manuele “Max Stirner” Fusaroli (produttore di Tre Allegri Ragazzi Morti, Teatro degli Orrori, Zen Circus, Management, Nobraino, Criminal Jokers, etc). Registrano Elefanti in Fuga, pubblicato a Febbraio 2014 per il collettivo artistico LA NOIA, un disco che si pone da una parte come una critica ai valori professati dalla società dei consumatori, dove la felicità è stata sostituita dal possesso, dall’altra come una spinta vitale a ricercare un Sé più profondo.

Freschi vincitori della seconda edizione di Streetambula Music Contest, sono loro la nostra nuova band della settimana

Sito Ufficiale

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Riverock Festival: tre giorni di musica, arte e cultura

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Dal 28 al 30 Agosto 2014 si rinnova l’appuntamento sempre gratuito con il Riverock Festival, tre giorni di musica, arte e cultura nella splendida cornice di una piccola località umbra Castelnuovo Di Assisi. Il Riverock è un festival tutto italiano pronto a distinguersi per una proposta di qualità che darà spazio a  molti artisti e avrà l’onore di ospitare una realtà affermata nel panorama musicale italiano come gli Zen Circus e Paolo Benvegnù con l’anteprima estiva assoluta del suo nuovo album in uscita il prossimo Ottobre, Heart Hotel.

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Bandit – Crash Test

Written by Recensioni

In quel di Milano il settore artistico non conosce domeniche e propone di recente un nuovo interessante lavoro: Crash Test. Un disco scritto ed interpretato da Paolo “Bandit” Bandirali ed arrangiato da Luca “Bitti” Cirio, firmato Bandit. Il lavoro si sviluppa in una tracklist lunga nove click di Folk Rock, caratterizzato da testi impegnati (che a tratti rimanda al Rock n Roll di Bennato). Nella prima parte del disco, in particolare, si caratterizza per un alternarsi di musica ed intermezzi parlati (che richiama lo stile live degli Zen Circus), che fanno da introduzione alla traccia a seguire. Di certo una trovata molto originale (ed un’ottima opportunità per dar spazio ad un po’ di sano sarcasmo), che tuttavia spezza un po’ troppo l’armonia stessa del disco, portando l’ascoltatore allo skip degli intermezzi già a partire dal secondo ascolto del disco. Ciononostante, siamo innanzi ad un lavoro piuttosto maturo e che si fa ben ascoltare dall’inizio alla fine. L’album di debutto sembra avere seri intenti comunicativi. I temi, di elevato impatto con l’attualità, ruotano costantemente intorno al tema della vita, spaziando da intellettualismi del saper vivere, a romanticismi della necessità di amare (riprendendo al riguardo un amore a lunga conservazione già cantato dai Marta sui Tubi in “La Spesa” ben sei anni fa), a malinconiche, statiche prese di coscienza dell’io. Si esce fuori tema in traccia sette (“Quando C’Era Lui”), che, mio malgrado, suona un po’ come una nota stonata in un disco di così elevato contenuto morale. Non tanto per lo strumentale, il quale mantiene la sua vena accattivante, quanto per il testo, che la rende il vero neo del disco. Politica e musica sono due arti differenti: cantare la politica è un po’ come cantare un dipinto.

Il lavoro esordisce in prima battuta con “La Crisalide”, che senza dubbio merita qualche riga. Lo strumentale, impegnato in ritmiche Country e Folk che si fanno ben apprezzare, viene poetizzato attraverso un testo ricercato e di certo non banale. Il perno è il crivello del vivere la vita, del se è giusto o sbagliato viverla secondo lo standard collettivo. Ed all’interrogazione a scuola, nasce bene la risposta mi scusi prof ma io non ho tempo da perdere, meglio essere crisalide che ha tempo ventiquattr’ore per vivere al meglio. La scelta di aprire il disco con un pezzo così ben lavorato è (volutamente o meno) strategica e conduce inevitabilmente all’approfondimento dell’intero lavoro. La strategia si mantiene sofisticata, approdando alla terza traccia e realizzandosi stavolta attraverso uno stile cantato pressante che fa subito pensare al timbro martellante del Cristicchi (ancora una volta un forte riferimento). Il tema della vita accompagna una buona parte del disco, ritornando anche nella traccia numero cinque (che dà il titolo al disco). Stavolta si toccano le corde della malinconia, garantendo un inevitabile rifugio a chi l’ascolta. D’altra parte, la vena malinconica accomuna un po’ tutti ai giorni nostri. Ciò non toglie che siamo innanzi ad un buon lavoro, che merita molto più di un ascolto. Ottima sintesi del disco.

Il disco si chiude quindi con un mix fra il sound di Samuele Bersani e la versione Folk di Brunori Sas, addobbato ancora una volta con un testo che lascia ben poco spazio alla polemica. Il tema della vita che ha aperto il lavoro si ritrova così a ricamarne i titoli di coda con un richiamo lungo 4’02’’. Un gioco di parole lungo una canzone intera, lavorato al dettaglio fra assonanze e rime prepotenti che in modo instancabile chiamano all’appello la vita. Titolo: “La Vita”. Ed è così che il prologo si confonde con l’epilogo attraverso un piccolo dettaglio, che genera una ciclicità all’opera che si fa molto apprezzare. Dettaglio che, in questa sede, non trovo onesto svelare, ma che a parer mio, è una trovata prossima al geniale. Fossi al bar a parlar con amici, direi che è un ottimo disco, consigliandone l’acquisto (consiglio che, scoprendo gli altarini, dispenso anche a me stesso). Ma qui siamo alla correzione dei compiti di inizio anno e la severità non può essere opzionale. Il paroliere Paolo “Bandit” Bandirali meriterebbe senza dubbio un voto alla portata dei suoi ricercatissimi testi, ma il consiglio ha deciso di provocare la sua vena artistica, portandolo appena oltre la sufficienza. In rosso sul compito ho dovuto segnare le troppe ispirazioni mal celate. La musica è un tema, non un testo di reportistica.

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MOOSTROO – MOOSTROO

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I MOOSTROO sono senz’altro una scoperta interessante. Non certo al primo ascolto, questo no: non colpiscono immediatamente, ma fatti passare da un labirinto d’assimilazione, un intestino d’attenzione, per così dire, ecco allora che vengono digeriti e la luce che li colpisce forma l’ombra che andremo a leggere. I MOOSTROO sono in tre, sono di Bergamo e suonano strani, dagli strumenti (“silent-guitar classica distorta, alternanza con basso a due corde”…) al timbro della voce, che già nel suono è sussurro provinciale, discorso ironico da bar con avventori più accorti di quanto possa sembrare. Il disco scorre tra ballate di una canzone d’autore (“Valzerino di Provincia”) che non ha paura di sporcarsi, di rotolarsi nel fango (In sterco veritas! è il loro motto), fino ad arrivare a piacevoli commistioni di Rock e Folk (“LPS”, con quel bellissimo riff, quel sapore alla CSI…), o a costruzioni ritmiche che strizzano l’occhio a panorami più contemporanei (“Silvano Pistola”).

Sono sporchi, questi mostri; brutti, sporchi e cattivi; ma sono il nostro specchio, che ci fa le smorfie e ride della sua ironia e della nostra incomprensione. I MOOSTROO si nascondono, si coprono di fango e feci per dissimulare il loro acume pungente, il loro ghigno beffardo. Sono irriverenti, ma sensibili, di una durezza smussata, di una semplicità che è camuffamento. Sono come dovrebbero essere gli Zen Circus. Certo, possono non piacere, soprattutto ad un certo pubblico che dal cantautorato vorrebbe l’elevazione e poco sopporta il rivoltarsi tra le frattaglie (ahimè, io stesso storco il naso su un brano come “Il Prezzo del Maiale”). C’è da capire che però ogni tentativo “altro” è meglio che la ripetizione di schemi già abusati. Quindi ben vengano i MOOSTROO e la loro finta sporcizia, che possano perlomeno insegnarci che i punti d’incontro tra la ruvidezza del Rock e l’eloquenza della canzone d’autore sono, davvero, infiniti.

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Zen Circus + Dr. Quentin 21/03/2014

Written by Live Report

Il 21 marzo 2014 Streetambula (la costola di Rockambula che si occupa di eventi live per artisti emergenti) sbarca in territorio pescarese affiancando un proprio artista, Dr. Quentin, agli Zen Circus, terzetto pisano attivo dai primissimi anni 90 nell’affollato panorama indipendente italiano, presso una venue di tutto rispetto come il Tipografia di via Raiale. Sbrigate le formalità burocratiche al botteghino, giungo finalmente in prossimità del main stage; il tempo di gustare (si fa per dire) la classica birra annacquata e scambiare quattro chiacchiere con il numeroso pubblico accorso ed ecco salire in scena il nostro beneamato Dr. Quentin, per l’occasione in versione unplugged (chitarra acustica e voce).

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L’emergente artista sfodera con maestria dal suo repertorio a cavallo tra Reggae, Punk e Classic/British Rock, brani piacevoli e scanzonati come “What I Got”, “Sweet Dirty Music” e l’italianissima “Senza di Te”, proponendo in chiusura il roccioso quanto sperimentato cavallo di battaglia “Carry On”, vero e proprio mid tempo in puro stile QOTSA. Ottima presenza scenica, un’esecuzione tecnicamente impeccabile, tanto coinvolgimento ed ironica determinazione. Per quanto mi riguarda, é un si. Promosso a pieni voti. Dopo un cambio palco piuttosto snervante (prolungatosi per oltre mezz’ora), finalmente i tanto attesi Zen Circus, capitanati dal talentuoso chitarrista, cantautore e produttore discografico Andrea Appino. La compagine toscana, reduce dal recentissimo full length Canzoni Contro la Natura (La Tempesta Dischi, 21/01/2014) aggredisce immediatamente l’audience con un sound incisivo e compatto, egregiamente sostenuto da una sezione ritmica (il drummer/percussionista Karim Qqru ed il bassista Massimiliano Schiavelli) che, pur nella sua apparente linearità, viaggia indiscutibilmente a mille, il tutto condito dal poliedrico impianto chitarristico (si spazia dal Punk, al Folk cantautorale, giungendo infine all’Alternative Rock) di Appino.

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Complice la discreta acustica del luogo (l’unica nota negativa riguarda forse la presenza vocale, soffocata e pressoché indistinguibile per l’intera durata dello show, nonostante il cantato in italiano), gli Zen Circus offrono davvero un’ottima performance, ripercorrendo brani recenti (“Viva”, “Postumia”, “Canzone Contro la Natura”), e vecchi evergreen di sperimentato successo (“Nati per Subire”, “Andate Tutti Affanculo” e “Vent’anni”). Birra annacquata a parte, un piacevolissimo concerto, davvero. La prossima volta, però, mi attesto in prima fila, promesso.

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Ecco le nuove uscite più attese del 2014!!! Prendete carta e penna…

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Evitando di farci prendere da facili entusiasmi, dai nostri desideri e di farci trascinare nel vortice delle “voci di corridoio”, cerchiamo di fare il punto su quelle che saranno solo alcune delle uscite più interessanti previste per il 2014, sia album che singoli ed Ep.  Dopo due anni o poco meno tornano i Maximo Park con il nuovo album Too Much Information in uscita a febbraio, insieme ai Tinariwen con Emmaar, a The Notwist e a St. Vincent. Ci sarà da aspettare molto meno invece per Metallica e il loro film documentario Through the Never e il nuovo full length Pontiak, INNOCENCE (28 gennaio), cosi come per il grande Mike Oldfield che dopo il non entusiasmante remix del suo capolavoro torna con Man on the Rocks (27 gennaio). Tra le tante raccolte che ci accompagneranno, da non perdere Original Album Series (24 gennaio) di Kevin Ayers e The Beatles con The U.S. Albums (21 gennaio).

Ci attende una svolta stilistica non indifferente e che non vogliamo anticiparvi, nel nuovo Alcest mentre segnatevi da qualche parte la data del 21 gennaio perché in uscita c’è il nuovo Ep di Glenn Branca, Lesson No. 1. Ci sarà non troppo da aspettare anche per vedere e leggere la recensione di Rave Tapes dei Mogwai mentre gli amanti dell’Idm si preparino al nuovo singolo targato Moderat cosi come i fanatici Ambient non dovranno aspettare molto per ascoltare  bvdub, già uscito nel 2013 (in coppia con Loscil) e prontissimo con un nuovo lavoro. Poche aspettative (eppure siamo molto curiosi) per il nuovo dei folli giapponesi Polysics, Action!!! (15 gennaio) mentre molte di più sono quelle per i Sunn O))) (che usciranno, quest’anno anche con Terrestrials, insieme agli Ulver) LA Reh 012 (13 gennaio). Per i fan più accaniti, annunciamo anche l’imminente uscita di Bruce Springsteen con High Hopes (10 gennaio) mentre proprio da due giorni è disponibile uno dei lavori più attesi, da noi amanti del Neo-Gaze, Cannibal singolo dei Silversun Pickups. Quasi dimenticavo anche l’ex Pavement, Stephen Malkmus & The Jicks con l’album Wig Out at Jagbags e poi Present Tense dei Wild Beasts.

Lasciamo per un attimo il panorama internazionale e guardiamo che succederà in casa nostra. Dente con Almanacco del Giorno Prima è pronto per gennaio. Con lui anche i Farglow, Meteor Remotes e gli Hysterical Sublime con Colours Ep. Tornano i Linea77 e speriamo che C’Eravamo Tanto Armati ne possa risollevare almeno un po’ le sorti. Quasi certa la prossima uscita per la ristampa di Da Qui dei Massimo Volume. Tra i lavori italiani più attesi non può mancare L’Amore Finché Dura, dei Non Voglio Che Clara mentre penso che si potrà fare a meno di ascoltare Omar Pedrini e il suo ultimo Che ci Vado a Fare a Londra, anche se un minuto di attenzione non si nega a nessuno. Paolo Fresu è in uscita con Vino Dentro mentre farà parlare, sparlare e litigare Canzoni Contro la Natura degli Zen Circus cosi come Brunori Sas e il suo Vol.3, Il Cammino di Santiago in Taxi. Nel frattempo ho già iniziato l’ascolto di Uno Bianca, il concept album di Bologna Violenta, in uscita il prossimo 24 febbraio.

Mettiamo da parte le uscite certe per questi primi mesi dell’anno e diamo ora uno sguardo più lontano nel tempo. Pare che Damon Albarn, leader di Blur e Gorillaz sia pronto per un album solista ma molto più atteso, almeno per quanto mi riguarda, è il nuovo album degli Have a Nice Life. Poi sarà certamente l’anno del nuovo U2, dei Foo Fighters e di Lana del Ray. Sale l’attesa per il nuovo di Beck, la cui uscita sembra quasi certa per il finire di febbraio, mentre ancora tutto da chiarire per quanto riguarda le nuove fatiche di Tool, Pharrell, Frank Ocean, Mastodon, Burial, Giorgio Moroder, Brody Dalle, Cloud Nothings, Flying Lotus, Grimes e The Kills.

Io mi segno almeno una decina di nomi, per gli altri vedremo. Nel frattempo speriamo che il 2014 ci regali qualche sorpresa in più rispetto a queste anticipazioni perché i nomi, nel complesso, non lasciano certo sperare in un’annata da ricordare. Comunque, ci sono sempre gli esordienti, magari ancora sconosciuti, da tenere in considerazione. Saranno loro a farci sognare, non ne dubito.

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Nuovo album e nuovo tour per The Zen Circus

Written by Senza categoria

Canzoni Contro la Natura è il titolo del prossimo album degli Zen Circus in uscita per La Tempesta Dischi il 21 Gennaio 2014. Dopo 14 mesi di pausa il terzetto pisano tornerà finalmente a calcare i palchi italiani. E nel video pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook gli Zen svelano anche qualche cosa in più del disco. La voce narrante iniziale è quella di Giuseppe Ungaretti, intervistato nel 1965 da Pier Paolo Pasolini per il film-documentario “Comizi d’amore” dove il poeta ci ricorda che “…tutti gli uomini sono, in un certo senso, in contrasto con la natura…”. Imperdibile, dunque, il già annunciato live romano della band: l’11 aprile si esibiranno al Blackout di Roma. Info e prevendite su Ticketone.

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Viva è il nuovo singolo degli Zen Circus

Written by Senza categoria

Il nuovo singolo degli Zen Circus che antipa l’album Canzoni Contro la Natura (in uscita il 21 Gennaio per La Tempesta Dischi) si chiama “Viva”. Testo di protesta e attitudine Punk per una delle migliori band del panorama Indie italiano.

Ecco il testo di “Viva”:
Da questa finestra rotta con i vetri impolverati non si vedono che muri vecchi umidi e incrostati / non ricordo dove è il mare e nemmeno come è fatto quattrocento euro al mese per un letto a soppalco / un mutuo è molto peggio me lo ha detto anche un mio amico io mi fido ciecamente di quel che dice la gente / e gli altri siamo noi e gli altri siamo tutti e proprio questo mi spaventa siamo diventati brutti / amici siamo simili ma certo non uguali io lo so che sono in crisi senza leggere i giornali / sono in crisi da una vita forse è la mia natura anzi penso vivamente che sia proprio una fortuna / quella polvere nel naso non fa certo eccezione con la voglia di esser sempre al centro dell’attenzione / certo son stato cattivo chiedo scusa ho sbagliato la mancanza di rispetto dovrebbe essere un reato / come anche l’idiozia e questa malinconia che mi sale dentro al cuore quando entro a casa mia / non generalizzare e nemmeno devi urlare che non è comunicare ed è pure antisociale / guccini lo sa bene non ho voglia di far niente e anche se mai mi venisse a fermarmi c’è la gente / il mio voto vale quanto quello di questo imbecille allora cosa me ne frega delle vostre cinque stelle e di tutte le parole che vi sento blaterare sopra il bene comune l’amore universale / non provo vergogna se mi date del pezzente certo io non ho il cash ma di essere attraente e circondato da idioti non me ne frega niente / di cosa ridete e di cosa urlate / perché festeggiate ancora l’estate / di cosa ballate di cosa vi fate / tutti viva qualcosa sempre viva qualcosa / evviva l’italia / viva la fica / viva il duce / evviva la vita / viva il re / viva gli sposi / viva la mamma / evviva i tifosi / viva la pappa col pomodoro / viva la pace / evviva il lavoro / viva la patria / la costituzione / viva la guerra / tanto vivi si muore

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Sakee Sed – Ceci N’Est Pas un Ep

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I Sakee Sed sono un duo bergamasco formatosi nel 2010. Il cantante e chitarrista Marco Ghezzi e il batterista Gianluca Perucchini determinano il centro di una formazione che a seconda dei concerti si allarga con Marco Carrara alle tastiere, synth e cori, Jonathan Locatelli al basso e Guido Leidi alla chitarra. Il loro viaggio, come stavamo dicendo, inizia nel 2010 e dopo i primi LP Alle Basi della Roncola, Bacco EP e A Piedi Nubi lo scenario cambia e si allarga verso l’apertura dei concerti dei Verdena, Bud Spencer Blues Explosion, Zen Circus, Giorgio Canali e la creazione della loro etichetta discografica Appropolipo Records.

Anche il 2013 comunque si arricchisce con l’uscita di Ceci N’Est Pas un Ep, lavoro formato da una copertina molto vintage e sei brani. Primo tra tutti “Boccaleone”, orecchiabile, incalzante, che apre l’immaginario sonoro a una vocalità piena di effetti e che mira, attraverso il video ufficiale, a sottolineare il loro essere sempre in tour e le loro influenze visive, come la leggendaria passeggiata dei Beatles sulle strisce pedonali, riproposta da tutti e in mille salse diverse. Si prosegue con “Il Mio Altereggae” che centra l’intenzione di riproporre il genere Reggae qui in versione molto Blues, con un marcatissimo levare e synth sempre presenti che arricchiscono il tutto.E si cambia scenario con “Metal Zoo” molto anni settanta dai toni forti e dalle chitarre aggressive, e con “Olderifa Express” dall’inizio destabilizzante che poi si concretizza in una delicata ballata Rock, nella quale però la voce appare poco chiara. “Jimmy è Perso Nel Delirio” invece è un breve cavalcata Rock’n’Roll/Country, al contrario dell’ultimo brano “Strappi Bianchi” che racchiude in se un po’ tutto l’Ep, dal sapore Blues e con cori sempre molto centrati.

Insomma i Sakee Sed sono un gruppo volenteroso, come direbbero le maestre di una volta, per l’indubbia voglia di fare, di studiare e riproporre in chiave più contemporanea il Rock anni settanta con delle contaminazioni stilistiche interessanti e molto centrate.Un gruppo ironico che sa prendersi in giro e sempre pronto a registrare, mixare e masterizzare i loro lavori, soprattutto Ceci N’Est Pas un Ep che verrà stampato anche in vinile e in edizione limitata.

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