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Live Footage – Doyers

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Un album imponente. Questo è più di ogni altra cosa il secondo lavoro del duo di Brooklyn Topu Lyo (cello, sampler) e Mike Thies (drums, keyboards). A distanza di tre anni dal buonissimo esordio di Willow Be, tirano fuori un’opera costruita su ben diciassette tracce, rigorosamente strumentali, per la durata limite di quasi settanta minuti. Un disco che vi permetterà di godere pienamente del loro estro e vi giustificherà le parole di una certa critica che li pone tra i migliori compositori di colonne sonore surreali in circolazione. Corde ed elettronica, batteria e tastiere, realtà e sogno si mescolano alla perfezione per creare una suggestione sonica indimenticabile, resa ancor più umana dall’aspetto dell’improvvisazione esecutiva.

“L’assenza di limitazioni è nemica dell’arte”. Parte da quest’aforisma di Orson Welles il duo statunitense per mettersi a realizzare Doyers. Sono queste parole del genio della regia (ma non esclusivamente) che fanno da mantra al lavoro dei Live Footage, durante le registrazioni e la creazione delle diciassette (numero che in terra di Obama non genera gli stessi gesti scaramantici) gemme in questione.
Le limitazioni amiche dell’arte, in questo caso, possono essere tante e riferite a una miriade di diverse questioni tecniche, creative e non solo, ma quelle che saltano più all’orecchio, sono quelle dirette delle note, che sembrano spaziare e volteggiare nell’infinità del cosmo ma in realtà, alla fine dell’ascolto, vi renderete conto essere parte di una precisa galassia, uniforme e delimitata, pur se enorme. Tutto ha limite, anche se nella sua apparente illimitatezza e sta solo nel punto di vista dell’osservatore che tali limiti si rendono in parte visibili.

La musica dei Live Footage passa con disinvoltura da eteree e riverberate atmosfere lisergiche e Psych Rock (“Broklyn Bridge”, “Asian Crane”, “Lucien”) a un sognante Dream Pop più stile Beach House che Sigur Ròs utilizzando spesso le stesse forme del Post Rock mogwaiano, fatto di crescendo continui e muri di chitarre, o dello Slowcore Glitch (“Purgatory (The Storm Has Passed)”, “Broklyn Bridge”). L’ossessione ritmica dell’inizio di “Foresight” anticipa altri punti di vista, tendenti al Jazz e non mancano divagazioni addirittura nei territori della Dub Music (“Mortality”), della Drum’n Bass (“Going Somewhere”, “New Breed”), della musica sudamericana (“Caipirinha”), dell’elettronica di chiara matrice Kraftwerk (“Korean Tea Shoppe”, “Computer is Free”) o anche il Rock alternativo contaminato da ritmiche Funky, ovviamente sempre in combutta con un liquefatto e caldo Ambient (“Secret Cricket Meeting”) o il più fumoso e oscuro Trip Hop (“Ant Colony”). Eccezionali i passaggi più spiccatamente Film Score/Soundtrack (“Just Moving Parts”, “Airport Farewell”) nei quali si rende ancor più palese e chiaro il concetto di surreale applicato all’opera dei Live Footage.
Ovviamente, se ancora non avete ascoltato Doyers, vi starete chiedendo come possa io parlare di limiti ma poi tirare in ballo una quantità di generi musicali sconfinata. Come già vi ho detto, dovete ascoltare per capire. Ogni influenza sembra schizzare qua e là, apparentemente senza controllo ma in realtà, se provate ad allontanare per un secondo l’anima dalle note, noterete che la musica dei Live Footage, si ammorbidisce, quando deve suonare più forte e s’indurisce quando invece mira alla leggiadria. In questo modo, si crea una linea imprecisa che, come il volo d’un uccello, apparirà più armonica, con l’allontanarsi dello sguardo.

Per chiudere, non posso che rinnovarvi le mie promesse. Ascoltate e poi ditemi, basta leggere le mie parole, o impazzire dietro ad esse. Citando Welles, le promesse sono molto più divertenti delle spiegazioni. Quindi, buon divertimento.

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Low – The Invisible Way

Written by Recensioni

Per i Signori Sparhawk, detentori da dieci dischi del logos Low, con queste ambientazioni fatte girare tra le pareti sonore del nuovo The Invisible Way molto probabilmente –  ma lo è di sicuro – è arrivato l’attimo, il tempo giusto per abbandonarsi a setacciare tutti i risvolti dell’anima fino alle più fitte intercapedini che vi ci si possano annidare; un pò di stacco vitale per ripulirsi dentro fa sempre bene, rischiarare il buio con la luce della tranquillità è l’input di un canzoniere, di un manifesto sonoro che si affina e addolcisce come un avvicinamento alla forma canzone in punta di piedi e nervi riposati.

Acustiche, liricamenti Folk, ispirazioni field e poesia nuda si fanno spazio tra ballate e Slowcore che attraversano la tracklist come aria dopo un violento temporale, una sensibilità introspettiva che diventa materia e aliante vitalità per un ascolto cameristico da dieci e lode, e quando poi la positività si riprende i tempi andati dei loro chiaroscuri, i Low cominciano a brillare talmente forte che diventano immediatamente fruibili per sognare dal profondo; il trio di Duluth (Minnesota) rinasce – se la vogliamo dire tutta  – in un cambiamento lineare che disegna trame e scansioni melodiche eccezionali, undici tracce che hanno il taglio appunto del profumo Folk, quella dose di malinconia tra ricordi e presenti che non diminuisce mai, una costante che tocca i momenti più cool – e ce ne sono tanti – dell’intera list. Vogliamo magari parlare di un disco elegiaco? Ebbene si, i Low sono raffinati a tal punto che crescono con l’intonsa espansione di un’alba d’autunno, si allargano tra acide ispirazioni e ieratiche atmosfere che è inutile provare a  trovarci un neo che sia un neo, sarebbe come cercare pelo in un covone.

Il pianoforte liquido che trema “Amethyst”, la spennata indolente sulle orme di Young “Holy Ghost “, “Clarence White”, l’epos peculiare che abita “Just Make it Stop” o la forte ispirazione che sta dietro le reiterazioni di “To Our Knees” saranno certamente le rivelazioni d’ascolto che più vi prenderanno, niente di pre-condizionato intendiamoci, col tocco dell’intensità toccante.

 

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Low – Nuovo album in uscita e tour (e uno splendido regalo)

Written by Senza categoria

I Re dello Slowcore (insieme a Red House Painters), in occasione del loro ventennale, annunciano l’uscita, il prossimo 18 Marzo per Sub Pop, di The Invisible Way (ecco il trailer http://www.youtube.com/watch?v=2swv0SQI_C4&feature=youtu.be), realizzato in collaborazione con Jeff Tweedy (leader storico dei Wilco), che riveste anche il ruolo di produttore. Se questo non dovesse bastare a migliorare la vostra giornata, la band di Duluth vi regala un live set di sei pezzi dal titolo Plays Nice Places (lo travate al link http://app.topspin.net/store/artist/3205?highlightColor=0xFFFFFF&playMedia=true&wId=176507&w=620&h=345&theme=black&awesm=t.opsp.in_l0S3E&src=tw) realizzato in occasione dello scorso tour con Death Cab For Cutie. Infine, preparate i soldoni e prendetevi le ferie per il prossimo 11 Maggio. I Low saranno a Bologna al Teatro Antoniano di Bologna per una data da non perdere.

Intanto, per scaldarci le orecchie, un pezzo del loro capolavoro datato 1994:

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