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SIGUR ROS IN ITALIA ANCHE PER DUE DATE A FEBBRAIO (biglietti ancora disponibili).

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IMMENSI, INTIMI, EMOZIONANTI SONO RIUSCITI A CONQUISTARE IL GRANDE PUBBLICO ED I MEDIA GRAZIE ALLA LORO MUSICA

LA BAND ISLANDESE CHE PIU’ DI TUTTE SA EMOZIONARE ED ARRIVARE AL CUORE TORNA IN ITALIA: DUE NUOVE DATEESTIVE (CHE SI AGGIUNGONO ALLE DUE DATE DI FEBBRAIO DI MILANO E JESOLO) UN NUOVO PALCO E NUOVI BRANI LIVE PER UN CONCERTO MAGICO ED AFFASCINANTE

 

DOPO LA STRAORDINARIA ESIBIZIONE IN OCCASIONE DELLA PRIMA EDIZIONE DI A PERFECT DAYFESTIVAL, IN UN AFFOLLATISSIMO CASTELLO SCALIGERO A VILLAFRANCA DI VERONA, SIGUR ROS IN ITALIA ANCHE PER DUE DATE A FEBBRAIO (BIGLIETTI ANCORA DISPONIBILI: 18 FEBBRAIO, JESOLO – 19 FEBBRAIO, MILANO)  

HANNO SCRITTOLE PAGINE PIU’ POETICHE E BIZZARRE DELL’ARTE DELLA MUSICA, CONQUISTANDO NEGLI ANNI I FAVORI E GLI APPREZZAMENTI DI STAR DEL CINEMA, DELL’ARTE, DELLA MUSICA E DELLA TV, DIVENTANDO IN POCO PIU’ DI 15 ANNI DI CARRIERA LA MASSIMA ESPRESSIONE DI QUEL ROCK CHE DIVENTA PURA ARTE A 360 GRADI!

Venerdì 26 Luglio 2013

FERRARA – PIAZZA CASTELLO
FERRARA SOTTO LE STELLE

Piazza Castello
Apertura porte Ore: 19.00 – Inizio Concerti Ore: 21.00
prezzo del biglietto: 32 euro + diritti di prevendita

 

Biglietti in vendita su www.ticketone.itwww.vivaticket.itwww.geticket.itwww.bookingshow.itwww.arciferrara.org

 

 

Domenica 28 Luglio 2013

ROMA – IPPODROMO DELLE CAPANNELLE

ROCK IN ROMA

Via Appia Nuova, 1245

Apertura porte Ore: 18.30 – Inizio Concerti Ore: 21.45
prezzo del biglietto: 32 euro + diritti di prevendita

 

Biglietti in vendita su www.ticketone.itwww.greenticket.itwww.listicket.itwww.vivaticket.itwww.bookingshow.itwww.go2.it

 

Biglietti in vendita su www.ticketone.it a partire dalle ore 10.00 di sabato 2 febbraio, nei punti vendita autorizzati e nei circuiti autorizzati a partire dalle ore 10.00 di martedì 5 febbraio per la data di Roma e a partire dalle ore 10.00 di sabato 9 febbraio per la data di Ferrara

Informazioni su come acquistare i biglietti:

Ticketone  www.ticketone.it  892.101

Vivaticket  www.vivaticket.it  899.666.805

Unicredit  www.geticket.it  848.002008

Bookingshow www.bookingshow.it  800.58.70.55

Ferrara Sotto Le Stelle www.ferrarasottolestelle.it 0532.241419

Greenticket www.greenticket.it 899.5000.55

Listicket www.listicket.it 892.982

Go2 www.go2.it

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti dibiglietteria autorizzati  non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

www.vivoconcerti.com  

La storia dei Sigur Rós inizia nel 1994, il giorno stesso della nascita della nipote di Birgisson, chiamata per l’appunto Sigurros. Inizialmente nato come terzetto, la band si fa subito notare dalla connazionale Bjork, ma ci vorranno ancora tre anni affinchè i meriti artistici valichino i confini islandesi ed è con l’album Von che la band inizia a farsi conoscere.

 

Il primo passo al di fuori dell’Islanda arriva con Ágætis Byrjun (1999), rampa di lancio della band a livello mondiale, in cui alle atmosfere psichedeliche del primo disco si aggiungono chitarre spiccatamente rock, tra garage e shoegaze. Scelti da Radiohead e Goodspeed You! Black Emperor in apertura ai loro concerti, il periodo 2000-2001 è ricco di collaborazioni per la band ed è nel 2005 che i Sigur Rós pubblicano Takk, il terzo album ricco di una nuova forza espressiva di Birgisson e compagni.

Due anni dopo la band si ripresenta con un doppio cd, Hvarf/Heim, nel quale, accanto a pezzi inediti, trovano ampio spazio rivisitazioni di brani della loro discografia. In contemporanea esce anche il film-documentario Heima,testimonianza di una serie di concerti tenuti dalla band in suggestive location. Il quinto album di studio, Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust, esce nel 2008 e vede la collaborazione delproduttore Flood (Nine Inch Nails). Caratterizzato da nuove strade sonore ed originali spunti artistici, la magia dei Sigur Ros è il frutto dell’incontro tra tante e diverse suggestioni artistiche, dalla psichedelia al dream pop, dallo shoegaze al post-rock. Il risultato è un suono unico ed istintivo, una musica emozionante che si fonde alla magia ispirante della terra d’Islanda.

Nel corso degli anni è stata proprio la straordinaria capacità di creare musica emozionante a rappresentare il tratto caratteristico dei Sigur Rós, complice anche il fatto di cantare testi in islandese o, in alternativa, in un particolare linguaggio completamente inventato da Jonsi Birgisson, tra islandese ed inglese (hopelandic), accompagnati da un’incredibile forza espressiva e coinvolgente di Jónsi. A maggio 2012  è l’ultimo album, Valtari, un ritorno alle origini per le sonorità della band. Uscirà il 25 febbraio in UK (in Italia il giorno successivo) The Valtari Mistery FilmExperiment, la raccolta di 14 video realizzati da video maker che, commissionati dalla band, si sono lasciati trasportare ed ispirare dall’ascolto dei brani assegnati, nella massima libertà creativa. Ad essi si aggiungonoanche i due video che hanno vinto la competition pubblica indetta dalla band, che ha coinvolto i proprio fan nell’esperimento, oltre ad una serie di contenuti speciali

Dopo la straordinaria esibizione lo scorso 2 Settembre in occasione della prima edizione di A Perfect Day Festival, in un affollatissimo Castello Scaligero di Villafranca di Verona, i Sigur Ros tornano in Italia per  due date a febbraio e per due nuove imperdibili date estive.

 

Sigur Ros Italian Tour 2013

Lunedì 18 Febbraio

Jesolo (VE), Pala Arrex

Martedì 19 Febbraio

Assago (MI), Mediolanum Forum

Venerdì 26 Luglio

Ferrara, Piazza Castello

Domenica 28 Luglio

Roma, Ippodromo delle Capannelle

Sito web: www.sigur-ros.co.uk

 

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Santo Barbaro – Navi

Written by Recensioni

Il terzo lavoro dei Santo Barbaro. I testi di Pieralberto  Valli sulla musica composta a quattro mani insieme a Franco Naddei.
Questa volta però vengono messe da parte le chitarre.
L’impronta del disco è fortemente sperimentale. Un misto di elettronica,  new-wave, trip-hop e ambient su cui si adagia perfettamente il cantato di  Valli. Arrangiamenti minimali e lunghi tappeti sonori. Le parole sembrano  codici, le frasi spesso lasciate a metà come un flusso di pensieri  intermittente.
Tutti questi ingredienti sono trasportati in un viaggio  sospeso.
Senza una partenza, senza un arrivo. Non è una fuga. Non è un ritorno  a casa. Lunghe stasi spezzate da momenti di totale smarrimento. Un naufragio  che da sollievo in un’immensità che impaurisce ma affascina ed attira.
Navi viaggia lontano da ogni logica commerciale ma ha  sonorità assolutamente internazionali. Ha un po’ di Sigur Ros (Transit),  degli ultimi Radiohead (Io non ricordo) ma non mancano brani nelle corde  dei precedenti lavori come Prendi me.
Un disco che ha la capacità di catapultare in un mondo  sublime dove l’ascoltatore può solo rimanere immobile cercando di intuire cosa  si celi tra le spume delle onde.
Lasciamo perdere i bei giri di parole. Navi è un disco che va ascoltato non spiegato. Non ha bisogno di  rigirare la frittata per farsi spazio. Sa difendersi benissimo da solo. Santo Barbaro è un progetto estremamente  lucido e riesce ad imprimere in un disco tanto enigmatico le idee originali del  duo. Non si comunica con un giro d’accordi e nemmeno con le parole. Lo si fa  attraverso le sensazioni, le esperienze, le fotografie riversate dalle menti di Valli e Naddei direttamente in questo disco.

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Leaves & Stone – The Dancer

Written by Recensioni

Il progetto di Giacomo Manfredi denominato Leaves  & Stone (letteralmente Foglie e Pietra), nato nel 2011, parte dall’idea di fare musica essenzialmente per emozionare, in maniera languida e sentimentale, senza esasperazioni, esagerazioni o voglia di stupire. Si parte, a detta dell’autore, da influenze che vanno dai Coldplay ai Sigur Ros, passando per The Cinematic Orchestra fino a Damien Rice. A essere sinceri, delle atmosfere gelide e sognanti, dei muri di chitarra Post Rock e del cantato incantevole degli islandesi non c’è quasi traccia. Qualche similitudine con la banda Bassotti altrimenti detta Coldplay ci sarebbe anche. Solo che gli inglesi, a differenza del nostro compatriota Leaves & Stones, riescono ogni tanto a indovinare qualche melodia orecchiabile (per ora lasciamo perdere il fatto che, di solito, tali melodie, Chris Martin e soci le copiano spudoratamente da altri. Sapete la storia di “Speed Of Sound”, di “Computer Love” e del fatto che i Kraftwerk dovettero essere aggiunti  tra gli autori? Andate ad ascoltare, è da ridere). Anche il paragone con il Nu Jazz e Downtempo dei The Cinematic Orchestra non è facile da reggere mentre forse la maggiore vicinanza è proprio con l’irlandese Damien Rice, il quale però punta su elementi Folk qui totalmente assenti.
Non basta a Giacomo il circondarsi di validi elementi, come Enzo Fornione a piano e chitarra, Andrea Scano a chitarra e basso, Marco Ricotti alla batteria, Daniele Valentini a chitarra ed electronic set ed Elena Bonanata e Deborah De Pasquale alla voce. E non sappiamo quanto gli apporti di Ruggero Frasson al piano e Emanuele Fiammetti al violoncello possano bastare nelle esibizioni live. Bastare a cosa, vi chiederete.
Io parto sempre dal presupposto che, il primo elemento critico da prendere in considerazione per valutare l’opera di un artista, sia il capire quello che è l’obiettivo e individuare quanto vicino a quell’obiettivo si sia andati. Nel nostro caso, è evidente che la scelta sia quella di colpire al cuore, commuovere, appassionare, far piangere l’anima. Per farlo si punta essenzialmente su due elementi, piano e voce, lasciando al resto solo sprazzi inutili (le chitarre convincono solo in “Summer Sky”, il cui intro è l’unico momento che può far tornare alla mente la band di Jonsi). Puntare su piano e voce non è scelta facile. Ancor più quando il primo è suonato in maniera tanto semplice ed elementare. Tutto il compito finisce per appesantirsi sulla voce, sia di Giacomo Manfredi che delle due donne che lo accompagnano in “Untitled”. L’unica via d’uscita per salvarsi dalla catastrofe sarebbe il possesso di due corde vocali con le palle quadrate. Non è il nostro caso. La voce non regge il peso, non presenta capacità straordinarie, non è abbastanza profonda ne espone ampiezza buckleyana. Non ha un timbro memorabile, non ha lacuna particolarità che possa tirarla fuori dal calderone del “già sentito”. Non c’è nulla che possa  distinguere Leaves & Stone da tutto il resto. Semplicemente una voce discreta e poco altro. Non ho mai dato troppo peso a gente come Elton John o Tori Amos e questo The Dancer espone in modo preoccupante la stessa attitudine, la stessa impostazione, lo stesso stile, pur se in maniera meno pregiata. Non è il classico disco brutto, fatto male, mal registrato, con parole senza senso, stonature, melodie inascoltabili, scopiazzature senza vergogna. Non lo è. Eppure non mi piace perché non riesce ad accompagnare la mia mente e tenerla per mano attraverso la nostalgia dei miei ricordi. Sul mio volto, non c’è nessun “malinconico sorriso”. Provate voi e mandatemi una foto.

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