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Seymour Hoffman, storia di una stella ai margini (e un saluto a “Freak” che ci ha lasciato troppo in fretta).

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Prendo spunto dal recente lutto nel mondo del cinema, la morte di Seymour Hoffman, premio oscar come miglior attore in A Sangue Freddo, trovato cadavere nel suo appartamento per un sovradosaggio di eroina tagliata male. La malattia della tossicodipendenza non fa distinzioni e porta via un grande del cinema, un padre, un immenso uomo. Nonostante l’eroina sia stata sdoganata negli anni 60 dalle più grandi rockstar, e qui un ricordo va al grande Mr. Lou Reed deceduto poco tempo fa, la roba continua a fare vittime e non solo tra gli emarginati. La storia del Rock è piena di junkies, non è un mistero; a molti rocker piace sballarsi. A volte anche a costo della vita, nonostante essa sia superficialmente grandiosa, abbagliante e luminosa. A dispetto di tutta la fama e i dischi venduti, di tutti gli affetti e le passioni c’è un sussurro nel cervello di un tossico, stella o stalla che tu sia, quel sussurro che ti vuole sepolto. La lista è lunghissima e qualcuno che ci ha lasciato le penne merita di essere ricordato; siano questi buoni o cattivi hanno lasciato un segno nella storia della Rock. Un pensiero a Kurt Cobain, Janis Joplin, Layne Staley, Sid Vicious, Tim Buckley, Jhon Baker Saunders, Dee Dee Ramone, tutti morti strafatti, mentre alcuni hanno dichiarato di utilizzarla o palesemente la utilizzano come Iggy Pop, Lou Reed, Dave Navarro, in pratica tutti i Red Hot Chili Peppers e anche John Lennon. Un’infinità di personalità dello spettacolo.

Forse uno dei motivi è che i rocker anni 60 ammiravano i musicisti Blues & Jazz venuti prima di loro e che usavano eroina. Le generazioni successive ammiravano quelle precedenti che a loro volta… Alla fine si è creato una sorta di gatto che si morde la coda, chi lo può dire. Oppure è solo tutto lo stress dovuto ai tour, agli spostamenti, le radio e televisioni sempre puntati addosso e per un rocker non c’è nulla di meglio che apparire come un cattivo ragazzo. Alcuni sostengono anche che aiuti la creatività e da questo la leggenda vuole che nacquero i Doors: “Se le porte della percezione venissero sgombrate / tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.” W. Blake. Qualunque sia il motivo, la dipendenza è una malattia intorno alla quale si fa molta confusione, aggravata dalle leggi che criminalizzano chi fa uso di sostanze. Io personalmente non penso che tutti questi attori e musicisti siano dei criminali e sto parlando solo di loro perché sono quelli che hanno un’ampia vita pubblica che a volte e ben volentieri sfocia nel privato. Criminalizzando non facciamo altro che allontanarci da loro. Siamo in un momento in cui i paesi più civilizzati si stanno rendendo conto che i divieti non funzionano e forse, in un certo senso, amplificano il fenomeno, perché producono criminalità organizzata, scarsa igiene, emarginazione, facendo piombare queste persone nelle peggiori condizioni immaginabili per cercare di opporre rimedio. Non c’è divieto che tenga a un tossico che si gratta la schiena.

La morte di Hoffman ci ricorda ancora una volta che la tossicodipendenza è una lama trasversale che indistintamente colpisce chi è stato emarginato a causa di una malattia, di un culto insano, di un vizio inutile. È stato trovato da solo nel suo appartamento, non un criminale ma uno dei migliori attori in circolazione, con la siringa nel braccio e la sua dose tagliata da un pusher senza scrupoli. La storia del Rock è piena di decessi causati da eccessi, dalla sensazione di solitudine prodotta dalla fama, dalla voglia di oltrepassare i limiti, dalla necessità di fuggire dalla realtà. Molti dei più grandi artisti, e non solo, del secolo scorso se ne sono andati per questi motivi lasciandoci la loro grande musica e parte dell’opinione pubblica li ha trattati da criminali, da fuorilegge. Nonostante non tutti avessero la forza di denunciare la propria degenerazione e chiedere aiuto. Il mondo, oggi, è a un punto di svolta contro la proibizione e ora tocca perdonarli tutti perché in fondo quello che abbiamo fatto è emarginare un problema che andava risolto.

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Seta – Interferenze

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Leggendo il comunicato stampa del primo album dei Seta, Interferenze, prodotto dall’etichetta veronese Atomic Stuff Records, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un progetto interessante, non tanto per la fusione tra Elettronica e Rock, quanto per la filosofia portante del gruppo che parte da questo concetto fondamentale: “Sid Vicious Is Dead”. Senza rimpianti verso le grandi rockstar del passato, di cui oggi è rimasta solo l’ombra, i Seta si proiettano idealmente verso un futuro musicale fatto di testi “taglienti”e melodie immediate.

No, niente di tutto ciò.

L’omaggio al fuhrer dei Sex Pistols suona oltraggioso ben oltre i limiti oltrepassati in vita dal giovane Punk: il testo di “Sid” ne esalta i lati più eccentrici e trasgressivi ma non come esempio da seguire e questo è di certo un messaggio maturo e responsabile visto che migliaia di adolescenti frustrati ancora oggi prendono esempio da queste icone maledette. Però sono estremamente convinto, che se il buon Simon Ritchie fosse tra noi, ascoltando quest’album, ci avrebbe spruzzato del “vomito amaro”. Ma lasciamo da parte Sid ed entriamo nel vivo di un album che di testi taglienti non lascia alcuna traccia. “Lame Di Luce” ci catapulta verso le sonorità classiche del Rock made in Italy, ed è quasi un biglietto da visita per l’ormai andato Festivalbar. L’elettronica eterea, reminiscenza dei Subsonica e stacchetti di puro Hard Rock (con la buona prova del chitarrista Lorenzo Meuti), non salva il loro sterile e superficiale tentativo di analizzare un tema complesso come “La Follia”.

Quinta traccia (“Per un giorno in più”), primi secondi, sembra Post Punk di matrice inglese, mi rendo conto che sono dei musicisti con esperienza, ma allora perché confezionano un lavoro così banale quando le intenzioni dichiarano altro? Il video su YouTube svela l’arcano: anche i Seta sono intrappolati nell’odiosa estetica hipster: apparentemente insofferenti, annoiati e disinteressati alla materialità della vita, nascondono la loro vera natura attenta alle esigenze commerciali e finiscono per sembrare la caricatura di ciò che avrebbero voluto essere. Inevitabilmente la mia tolleranza arriva al limite ma ho imparato a gestire le emozioni e dopo un bel respiro mi distacco dai miei sentimenti e con tanta buona volontà continuo il mio ascolto professionale. “Romanza” preferisco evitarla, “Istante” ed “Indifferente” si muovono tra un Rock alla Negrita e trascurabili sferzate di synth. “Clock” quasi mi stupisce musicalmente: ritmica potente, tastiere New Wave e la chitarra che fa da padrona rendono l’ascolto piacevole; “Alibi” è condita da un timbro vocale che richiama un Renga più ricercato; l’ultimo pezzo è quasi totalmente sintetico, (non a caso “Syntesi”) composto di House, tribalismi, cori angelici spezzati da un intermezzo silenzioso, è il brano più movimentato e “alternativo” dell’album ma che appare già datato. Insomma, in Interferenze non c’è ricerca, non c’è sperimentazione, non c’è spessore né profondità, tutto è stereotipato dalle solite sonorità nostrane, alle tematiche affrontate nei testi più vicine a Maria de Filippi che al vero Rock.

Allora ai Seta io rispondo: Sid Vicious Was Innocent”.

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Totale Apatia – Sempre Al Top Ep

Written by Recensioni

Che cosa ha il Punk Rock che L’Indie non ha? Non avete bisogno di andare a rispolverare i grandi nomi del passato o di svegliare il vostro fratellone trentacinquenne per chiedere a lui che magari qualcosa lo ricorda degli anni d’oro di Ramones, Clash e Sex Pistols e della scia di collera, anarchia e ribellione arrivata in Italia. Basta ascoltare un Ep come questo Sempre Al Top dei bresciani Totale Apatia per capirlo. Stavolta non parliamo di cinque ventenni brufolosi che non sapendo suonare meglio di Sid Vicious hanno scelto il Punk per sfogare la propria rabbia adolescenziale. Si tratta invece di una band matura, che ha fatto il suo esordio addirittura nel 1997. Iniziano con qualche live e una demo, Ve L’ho Fatta Sotto Il Naso!?!. Quindi un cambio di batterista e il primo vero album, Cavie. Cominciano a conquistare un certo seguito e partecipano a diverse compilation di settore fino a comparire nella trasmissione Database di Rock Tv. Ciò che li contraddistingue è che, seppur fortemente legati alla scuola Punk a stelle e strisce, le loro sonorità non disdegnano l’influenza di generi apparentemente molto lontani, dal Grunge al Pop. I testi rispecchiano perfettamente quella che è la cultura di strada tipica del genere ma la loro realizzazione non è affidata a estemporanee osservazioni poco ragionate ma piuttosto ad acute riflessioni (spesso vere poesie) esposte nella maniera diretta e chiara, tipica del Punk. Dopo l’album del 2004 Il Sentiero Da Trovare, inizia una nuova fase di mutamento nel quale la line up è nuovamente stravolta. Nel 2009 esce Ritorno Al Futuro e la band, finalmente stabilizzata la sua formazione, entra in tour e realizza questo Ep, Sempre Al Top, di sei pezzi che anticiperà l’album vero e proprio. Tutti i brani sono un sunto di quello che i Totale Apatia sono stati e di quello che saranno. Si passa dalla melodia irresistibile di “I Wanna Live In London”, ai riff taglienti della title track, fino al Punk che sfiora il Combat Folk nella parte cantata di “X” (potete ascoltare il brano anche nella compilation Sounds Of  The Streets For Gaza) e alla potenza Hardcore di “Mille All’Ora” e i suoi immancabili cori, vero biglietto da visita del Punk Rock.  Solo un Ep ma di quelli che fanno ben sperare per il futuro di una band che di passato ne ha da vendere e che consiglio vivamente ai giovanissimi che vogliono cimentarsi con questa musica brutta, sporca e cattiva ma piena di anima e cuore. Per il loro quindicesimo anno di vita i Totale Apatia ci regalano ancora una volta tutta la loro energia, Sempre Al Top e un tour da non perdere. Per ora, unica data confermata  è il 02 Marzo al Csa Paci Paciana di Bergamo con i Berri Txarrak, gruppo basco prodotto da Ross Robinson ma le altre saranno presto presenti sulla loro pagina Facebook. Non avete nessuna scusa per continuare ad ascoltare merda. Dico a voi, lasciate stare Green Day e Blink 182, c’è di meglio anche in terra italiana.

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