Roy Paci Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #12.01.2018

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Roy Paci @ Circolo Magnolia, Milano | 23.11.2017

Written by Live Report

Giovedì scorso il “Valelapena Tour” di Roy Paci ha fatto tappa al Circolo Magnolia. A scaldare ci hanno pensano i Cacao Mental ed Emenèl, progetto solista di Moreno Turi.

(foto di Francesco Oddo)

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Fast Listening | Luglio 2016

Written by Recensioni

Le Larve – Non sono d’accordo (Cantautorato, Rap) 6,5/10
Ispirato, audace e incazzato: Non sono d’accordo de Le Larve, al secolo Jacopo Castagna, è proprio così. Il suo cantautorato in-opposition sa di rabbia verso la società e la falsità di certi rapporti umani. Un fiume in piena colmo di spunti interessanti ma che avrebbe bisogno di essere arginato quel tanto che basta per esprimere al meglio tutto il proprio potenziale.  Da non perdere “Fantasmi” e “Quello che sono”, con il prezioso feat. di Chiara dello Iacovo.

[ ascolta “Fantasmi” ]

The Great Saunites – Nero (Heavy Psych) 6/10
Più meditato dei suoi predecessori, Nero, suite di 35 minuti divisa in tre parti, conferma l’ossessione dei lodigiani per il tribalismo e per la circolarità del suono, andando però a perdere un po’ troppo in fisicità, soprattutto lungo i 19 minuti dell’iniziale title-track. Funzionano meglio i due successivi movimenti (“Lusitania” e “Il Quarto Occhio”) ma ci si trova in definitiva di fronte ad un lavoro che ad ascolto concluso non ci lascia dentro grandi tracce di sé, risultando meno scuro e misterioso di quanto probabilmente si sarebbe voluto. Insomma, un piccolo passo indietro per due musicisti che comunque non si discutono.

[ ascolta “Lusitania” ]

The Star Pillow – Above (Ambient, Drone) 7/10
Registrato al Btomic (storico locale spezzino chiuso ad inizio anno) davanti al solo Jacopo Benassi (tra i proprietari del locale),  questa nuova fatica del toscano Paolo Monti è una cosmica escursione chitarristica Ambient-Drone. Un intimo viaggio nel buio siderale dalla durata di 48 minuti suddivisi in 5 coinvolgenti tracce, morbide, sognanti, crepuscolari, abissali e cinematiche che rappresenta indubbiamente uno dei migliori dischi nel genere firmati da un artista italiano in questo 2016. Ad impreziosire il già pregevole lavoro, prodotto da Time Released Sound, troveremo nell’edizione limitata il CD inserito nel box di una pellicola Kodak del 1969 (anno dello sbarco sulla Luna di Neil Armstrong) ed all’interno della confezione foto originali della NASA scattate in quello stesso anno.

[ ascolta “Sleeping Dust” ]

Le Scimmie – Colostrum (Doom Metal) 6,5/10
Formazione nuova (ingresso di Simone D’Annunzio all’effettistica oltre che un cambio dietro le pelli dove ora siede Gianni Manariti) e nuova forza espressiva per la band di Vasto. Lontano dal poter dirsi originale, Colostrum è comunque un disco che libera una grande potenza e che, anche grazie ai nuovi componenti della band, riesce a fissare e descrivere meglio le atmosfere del trio guadagnando in densità e tensione, risultando indubbiamente superiore al precedente Dromomania. Un buon passo avanti ed un convincente lavoro per la band capitanata dal chitarrista Angelo Mirolli.

[ ascolta “Crotalus Horridus” ]

Mesarthim – Isolate (Atmospheric Black Metal, Doom, Elettronica) 6,5/10
I growl lontani e riverberati non sporcano più di tanto questo disco di Black Metal travestito da Post-Rock atmosferico (o è il contrario?). Sono ambienti distesi e armonie avvolgenti quelli attraversati dai Mesarthim con le loro chitarre ultra-distorte, i loro assoli retrò e le loro batterie col doppio pedale continuo, in un mistone di rilassatezza e tensione che pende forse più verso la prima che verso la seconda. Qua e là spuntano persino curiosi arpeggiatori, synth frizzanti e pianoforti lievi, in un crossover Metal-Ambient che ricorda qualcosa dei Junius e che incuriosisce più del previsto.

[ ascolta “Declaration” ]

Dubioza Kolektiv – Happy Machine (Balkan, Ska-Punk, Dub, Hip-hop) 7/10
Gruppone bosniaco ribelle che mescola stralci di musica tradizionale e generi alternativi per cantare dai bordi d’europa la voglia di un mondo diverso, con pochissimo cinismo e tanta fame di cambiamento e festa. Il disco è divertente, ballabile e intenso: pur senza inventare granché, riesce a rimanere interessante mescolando suoni e culture in un marasma che, nel caos, coinvolge facilmente. Con partecipazioni di, tra gli altri, Manu Chao e Roy Paci.

[ ascolta “No Escape” ]

Fiumi – The Fat Sea Time (Indie Rock) 6/10
Dopo due EP e una  decennale esperienza sui palchi i Fiumi ci presentano il loro primo disco. E lo fanno molto bene, offrendo dieci tracce variegate e godibili. La matrice di partenza è un sound ispirato agli anni 90, ma che sa essere moderno, giocando sapientemente a volte con la psichedelia, a volte con sporcature di elettronica o lievi distorsioni.  Un disco che riesce trasmette con leggerezza un senso malinconico, che ti avvolge con piacevolezza ed equilibrio, mai eccessivo e mai carente nell’ispirazione.

[ ascolta “In The Noise” ]

Monaci del Surf – Vol. 3 (Surf Rock) 5/10
I Monaci del Surf sono degli ottimi musicisti e degli ottimi performer che fanno scatenare il pubblico a botte di surfer riff. Il loro terzo capitolo non si discosta dai precedenti lavori ed composto completamente da cover riadattate in chiave surfer. Ce n’è per tutti i gusti, dai Nirvana ai Depeche Mode, agli Offspring, senza dimenticare la madrepatria con Donatella Rettore e Nicola di Bari. Come tradizione vuole per i Monaci del Surf è vietato prendersi troppo sul serio quindi, tra la cover della sigla di Game Of Thrones a “Sognando la California”, mettete le cuffie e let’s surf.
[ ascolta “California dreamin’ “ ]

Alessandro Sipolo – Eresie (Cantautorato, Folk) 6,5/10
Sipolo è un cantastorie d’altri tempi, dalla voce suadente e dalla penna fine, e il suo Eresie un concentrato di atmosfere: Folk, soprattutto, ma anche Manouche, Blues, Rock e latine, impregnate sempre di una forza lirica e una coerenza ideale degne di ammirazione. Raffinato e multiforme, capace dell’intensità dolorosa di “Tra Respirare e Vivere” e dello sberleffo ironico di “Comunhão Liberação” con la stessa credibilità, soffre un po’ il cliché del Folk impegnato (Modena City Ramblers, Bandabardò) ma riesce spesso ad arginare il déjà vu grazie a uno sguardo che dimostra di possedere, qui e là, una sensibilità non comune.
[ ascolta “Comunhão Liberação” ]

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Detox – Landing

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Esce per l’etichetta bolognese Relief Records EU (la stessa che portò al successo il rapper Inoki) questo primo grande percorso personale del beatmaker e producer Detox. Un artista che non ha bisogno di presentazioni avendo alle spalle oltre quindici anni di carriera con collaborazioni importanti quali quelle con Dj Gruff, Clementino, Angela Baraldi, Roy Paci e Videomind e una militanza nei Blatters (campioni italiani Dmc 2010, Dmc 2011 e Ida 2011). Una collana di pubblicazioni, quella della Relief, che cerca di sviluppare discorsi musicali paralleli e alternativi per voce di artisti con cui collabora o ha collaborato. Questo Landing è un breve Ep, digitale come il suo dna, in cui Diego Faggiani (in arte Detox) si mette a nudo in cinque composizioni a spasso tra Dubstep, modi Afro e ossature elettroniche metropolitane. Interamente realizzato presso il Menounolab vede alcune collaborazioni di spicco che cercano anche di deviare il flusso di tutto come per esempio la bellissima voce di carattere Soul di Alo per il brano “Mr. Hugee” o come un inaspettato suono di violoncello (anche se elettrico) grazie alla partecipazione di Bruno Briscik. Ed inoltre Alex Trebo, i producer Fuso, Q3000, Maxime e Navak (tutti protagonisti della prima traccia “Just Feel”). Un disco visionario, dalla pelle istrionica che spesso cambia faccia ma che di sottofondo mantiene sempre una stessa identità pur dividendosi fra suoni analogici, campionamenti e groove. Come a dire che se nella prima traccia “Just Feel” siamo in una periferia newyorkese, in chiusura con “Road” siamo finiti a trasformare un Reggae giamaicano in una suite Lounge con trombe quasi fosse una Fusion digitale, il tutto passando attraverso drumming africani come nella splendida “Go On” e facendo un salto in notti fumose di luce di led nel futurismo sociale di una famosa città europea.

Il carattere di Detox va ascoltato e lasciato concimare perché quello a cui siamo di fronte non è un disco immediato, non sono suite strumentali banali e superficialmente campionate. Questo Landing è un’opera elettronica che trasuda spontaneità: alcune cose sembrano rubate al caso di un’ispirazione, altre studiate a tavolino. Altre invece raccolte da anni di collaborazioni e di live. Di sicuro non va relegato ad un primo quanto superficiale approccio, come a tener vivo un sottofondo per i nostri aperitivi. In arrivo anche il video ufficiale; per ora ci godiamo questo live-set che è anche trailer di tutta la produzione di Landing.

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Krikka Reggae – In Viaggio

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Sono stato combattuto fino alla fine se dare una sufficienza oppure no ai Krikka Reggae, arrivati alla loro quarta prova discografica, perché per arrivarci sarebbe bastato davvero poco. Purtroppo però siamo di fronte a un prodotto che non entusiasma neanche dopo decine di ascolti a causa anche delle liriche che sin dall’inizio sono troppo elementari tipo: “Io vivo in Lucania, vengo dalla Lucania, per chi non la conosce o non l’ha ancora visitata… Al centro tra la Puglia, la Calabria e la Campania c’è la Basilicata, bellezza inesplorata…”, parole che quindi sembrano quasi uscire da una lezione di geografia di prima media o persino delle elementari. Personalmente penso che i Krikka Reggae abbiano anche buone qualità di musicisti, ben evidenti in canzoni quali “Memoria Storica” e “Quello Che mi Passa”, in classica struttura Reggae alla Peter Tosh e che non è quindi tutto da gettare via il contenuto di questo prodotto. Rimango tuttavia ancora un po’ perplesso di fronte a pezzi quali “S Addumm u Fuok”, “Na Cosa Importand”e “Life Ova Money” cantate rigorosamente in dialetto. Forse i Krikka speravano di ricalcare le orme dei 99 Posse, dimenticando però che Luca Persico detto O’ Zulù (che è tra l’altro ospite in “Crisi”) e compagni sono sulla breccia da oltre un ventennio e possono contare su un esercito di fan che non perdono un solo concerto del gruppo e comprano in massa i loro i dischi, tanto da finire ancora in classifica. Attaccamento alla propria terra quindi forse un po’ eccessivo, tanto da aprire il disco con un titolo fin troppo esplicito, “Lucania”, denominazione ufficiale dal 1932 al 1947 della Basilicata da cui dovrebbe partire quel viaggio che dovrebbe portare fino in Jamaica. Purtroppo si rimane sempre fermi in Italia, non tenendo conto delle vere radici del Reggae, se non in un paio di episodi veramente validi già menzionati precedentemente. Un disco insomma che spaccherà a metà i fan del gruppo, soprattutto quelli che hanno supportato l’operazione finanziando in anticipo il tutto tramite il noto sito Musicraiser. Da segnalare, per concludere, alcuni ospiti di rilievo: l’artista giamaicano Fyah Georgein “Unite as One”, Patto Mc in “Quello che mi passa”, Fido Guido in “Na cosa importante”, Perfect Giddimani in “Life OvaMoney”, Terron Fabio dei Sud Sound System in “S Addumm u Fuok” e Roy Paci, che ha collaborato scrivendo la musica di “Lukania”. Collaborazioni prestigiose che però non riescono a dare quel valore sufficiente ad un lavoro che lascia un po’ d’amaro in bocca a chi, come me, li segue da diverso tempo.

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Lawra – Origine

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Laura Falcinelli dopo le sue esperienze da vocalist con “importanti e noti” artisti come Negrita e Jovanotti  oltre che un esperienza a SanRemo nel 2000 decide di dare spazio alla propria vena artistica registrando il disco d’esordio (tutto suo) Origine cambiandosi il nome in Lawra per omaggiare una città del Ghana a cui evidentemente si sente molto legata, l’Africa gioca un ruolo decisivo per la realizzazione dell’intero disco. Il risultato è un calderone di generi inverosimile, un disco a cui la bella Lawra non riesce proprio a dare una linea artistica precisa, sembra un prodotto esageratamente forzato e maledettamente incoerente. Capisco le intenzioni di miscelare vari generi e capisco la formazione artistica a trecentosessanta gradi di Lawra ma vogliamo anche pensare che quel disco qualcuno dovrà poi sentirlo? Cerchiamo di essere prudenti nelle scelte artistiche, non bastano le varie collaborazioni di spessore per la riuscita di un disco, in questo troviamo Gianluca Valdarnini (Negrita e Roy Paci) e Alessandro Cristofori (Sara J.Morris) più il feat quasi totale di B.B Cico”Z (Roy Paci), fare musica dovrebbe essere una condizione interiore necessaria prima di risultare soltanto apparenza. La voce di Lawra è molto bella e decisamente professionale, non parliamo certo di una emergente inesperta, il suo tono molto caldo e sensuale recupera qualche consenso ad un disco improbabile e senza via d’uscita, il manuale perfetto di come esordire nella maniera più sbagliata possibile. Dieci pezzi che spaziano senza logica dal Reggae alla musica tribale africana passando per accenni di Rock in chiave Dub, qualcosa preso singolarmente riesce anche a salvarsi ma in quel pentolone ribollente non riesco neanche a trovare la forza di ripetere gli ascolti. Un altro caso di artista che non riesce al proprio debutto da solista a lasciare il segno come avrebbe sperato, certe volte è meglio rimanere nella propria dimensione piuttosto che avventurarsi in esperienze completamente negative, ma come diceva un vecchio detto: “Sbagliando s’impara!”.

Lawra troverà la propria dimensione e riuscirà a trasmetterci emozioni con le proprie doti canore che sono certamente sopra la media, per adesso Origine rimane un disco poco incisivo e senza personalità, non aspettiamo altro che rivedere Lawra in una veste tutta nuova e con un lavoro degno della sua fama. La prima questa volta non è andata bene, speriamo nella seconda.

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Simone Piva & i Viola Velluto – Polaroid… di una Vecchia Modernità Ep

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Polaroid… di Una Vecchia Modernità è il secondo ep ufficiale di Simone Piva & i Viola Velluto, per la giovane Gartin Records. Ma andiamo per ordine. Simone Piva è un musicista italiano, protagonista del documentario “Ai Confini Del Rock”e cantante e chitarrista in Polaroid… di Una Vecchia Modernità. I ViolaVelluto invece sono Christian De Franceschi, bassista e corista, e Omar Della Morte, batterista. Il trio si forma nel 2008 e da allora gira la penisola per live e festival, assieme ad importanti nomi come Sick Tamburo, Zen Circus e Roy Paci e Aretruska. Il 18 aprile 2011 esce il loro primo lavoro discografico dal titolo Ci Vuole Fegato Per Vivere (Redpony Records) e il 27 aprile di due anni dopo Polaroid… di una vecchia modernità, ep formato da quattro tracce registrate presso il West Link Studio di Cascina (PI).

Il genere predominante di queste quattro tracce in italiano è quello Rock certamente Cantautorale. Tutto inizia con “Cronaca di Una Fine Annunciata” che racconta la storia (personale e si capirà alla fine) di una donna che si sposa per amore, che ha due figli, che vive tra sacrifici e felicità ma che poi un bel giorno apparentemente all’improvviso ha deciso di divorziare, riprendersi la vita e ricominciare a vivere. Il secondo brano “Ok Man”, anche video ufficiale, prosegue con risvolti più forti e Rock, sia nella musica che nel significato del testo. Non è strano che a vent’anni si pensa di cambiare il mondo e quando ci si risveglia dal sogno, a trent’anni il mondo ha cambiato noi, invece è l’inizio del penultimo brano “Fede abbi Fede” che con disarmante realtà spiega quello che capita nelle menti dei giovani da cinquant’anni a questa parte, come in “Vamos Companeros” buona per escogitare un piano per non lavorare più in fabbrica e per esprimere il lato artistico di una generazione in declino.

Insomma, quattro brani per esprimere dei pensieri molto validi e importanti soprattutto di questi tempi. Quattro fotografie istantanee che basta agitarle un po’ per guardare una vecchia modernità, un mondo nel quale è già stato detto e fatto tutto, e quattro brani nel quale Rock si può ascoltare quella puntina di Reggae come nel primo brano, Hard/Rock in “Ok Man”, Pop orecchiabile nel terzo e per finire gocce di Blues in “Vamos Companeros”. Tutti questi elementi, assieme all’onestà, alle idee, alla passione che certamente non manca, costituiscono,al di là dei gusti personali di ognuno, un lavoro ben fatto con idee precise per quanto riguarda la musica e i testi che come il cantautorato più classico fortunatamente raccontano qualcosa e fortunatamente ancora raccontano la nostra Italia. E questi potrebbero essere importanti spunti per le giovanissime band per scrivere nei loro testi qualcosa di significativo e non parole senza senso che stanno bene solo sulla musica e non tra loro stesse.Quindi bravi Simone Piva & i Viola Velluto, ma dalla prossima volta basta ep e via con il primo album.

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Rock contest 2013: esce il bando!

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E’ stato pubblicato il bando della 25a Edizione del Rock Contest, il più longevo e importante concorso nazionale per gruppi emergenti organizzato da Controradio e Comune di Firenze. Tra i tantissimi artisti e band ormai affermate che hanno calcato i palchi del Rock Contest di Controradio possiamo citare (dagli anni ‘80-’90 in poi) Roy Paci, Bandabardò, Irene Grandi, fino alle più recenti scoperte, Offlaga Disco Pax, Samuel Katarro/King Of The Opera, Denise, The Hacienda, Blue Willa. Tutto l’iter del concorso è finalizzato alla crescita professionale ed alla esposizione mediatica dei gruppi: promozione radiofonica attraverso il circuito Controradio – Popolare Network, il web, i concerti in Italia, brani sul cd Rock Contest, giorni di studio di registrazione, i contatti diretti con gli addetti ai avori (discografici, giornalisti, promoter) promozione stampa (riviste musicali e siti web nazionali), distribuzione digitale dei CD dei gruppi tramite Audioglobe/Orchard, possibilità di produzione del CD d’esordio. La partecipazione al bando è assolutamente gratuita e sono previsti rimborsi per i gruppi che provengono da fuori Toscana (l’iniziativa si svolge a Firenze). La serietà del contest è garantita dalla presenza di nomi autorevoli in giuria, presieduta quest’anno da Mauro Ermanno Giovanardi. Per ulteriori informazioni, visitare il sito. Affrettatevi: il bando scade il 20 settembre.

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Maleducazione Alcolica – Peccati e sogni

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Lo ska e il reggae hanno, per me, il grandissimo difetto di annoiare dopo dieci minuti di ascolto live. A meno che non sia strafatta di alcol (di altro non mi strafaccio, ma, insomma, chi frequenta festival e concerti del genere sa a cosa mi riferisco). Figuratevi la fruizione salottiera che effetto può farmi. Quindi appena ho aperto la cartella stampa di presentazione dei Maleducazione Alcolica e appreso cosa suonano, m’è preso il panico. La band è composta da nove elementi, tra fiati, chitarre e batteria e ha un sound tipico, che ricorda Ska-P, ma anche Roy Paci, Statuto e Après La Classe.  Questi ultimi, che stranamente a me piacciono tanto, sono punti di riferimento più per gli arrangiamenti strumentali che per la resa vocale.

Fortunatamente per me (e per chi la pensa come me), Peccati e sogni è un album molto vario, pur nella fedeltà stilistica a un genere per natura cadenzato, ciondolante, ipnotico e ripetitivo. E per fortuna il disco si apre con la divertente presentazione di “Intro Rude Man” e contiene brillanti esempi di puro ska, come “Salta in Aria”, ma anche “Vogliamo Bevere” e, mentre “Corrispettivi” è più un divertissement musicale e la title-track, “Peccati e Sogni”, si caratterizza per i timbri introduttivi più elettrici e futuristici, che lasciano subito spazio al calore abituale dei fiati. Ben più aggressiva e distorta, invece, è “Terra Madre” che, insieme a “Teppisti”, si pone come momento eccezionale in cui le chitarre sovrastano completamente, anche se per pochi secondi, il predominio timbrico della sezione dei fiati. Le tematiche dei testi sono piuttosto convenzionali, dalla festa, il divertimento, l’invito al ballo alla critica sociale, contro l’ipocrisia di una società che impone regole e studia leggi solo per aggirarle e contro una realtà opprimente che ci si può scrollare di dosso solo col movimento.

I Maleducazione Alcolica sono senza dubbio una band in grado di comunicare molto di più dal vivo, ma l’album è prodotto secondo tutti i crismi del caso, ha una buona qualità audio e la track-list è organizzata in modo da non risultare ripetitiva o ridondante. A loro vanno i miei complimenti per questo. A tutti voi appassionati di reggae e curiosi armati di pochi pregiudizi e tanta pazienza, consiglio vivamente di dare un ascolto al loro lavoro.

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PARTE IL TOUR DEL NUOVO PROGETTO DI ROY PACI!

Written by Senza categoria

CORLEONE
Blaccahénze’!

Torna CorLeone, una delle tante anime musicali di Roy Paci, e per molti versi la più sconosciuta al grande pubblico.

15/03 Bologna Estragon – Irlanda in Festa
22/03 Forlì Rockhouse
23/03 Milano Leoncavallo
11/04 Firenze Viper
12/04 Roncade (TV) New Age
13/04 Roma Parco della Musica
20/04 Perugia Urban
27/04 Torino Jazz Festival
30/04 Bari Premio Maggio
04/05 Verona Interzona
10/05 Reggio Emilia Fuori Orario

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Irlanda in Festa

Written by Senza categoria

Sarà lo staff dell’Estragon ad organizzare l’edizione 2013 del festival “Irlanda in Festa” che passerà per Bologna, Urbino, Padova e a Rimini.

Si partirà dalla cittadina marchigiana il prossimo 6 Marzo, per concludersi il 17. Tra i diversi e tanti ospiti della scena Folk, non mancheranno i Modena City Ramblers, Roy Paci, gli ungheresi Selfish Murphy’s, i Casa del Vento e Folkabbestia.

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