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Kerouak – I Wanna Know

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Nati a Siracusa nel 2006, l’EP I Wanna Know è il terzo lavoro dei Kerouak, dopo Trinacria Alcolica del 2007 e Mazingabbirra del 2011. Questo nuovo album si fa riconoscere dai precedenti per l’efficace integrazione del trombone del cantante Corrado Cannata, usato in maniera più consona rispetto al precedente disco, il che fa talvolta svoltare lo stile verso uno Ska Core ruvido e compassato. Ne è testimonianza la canzone iniziale, che poi è anche colei che dà il titolo all’EP: senza indugio il trombone scende subito in campo, dando groove al sound, impreziosendo e rendendo più interessante il mondo caotico abitato dai Kerouak. La vera particolarità è la voce scanzonata composta da slange gorgoglii che scopiazza (involontariamente) il modo di cantare di Stu Arkoff degli Zombie Ghost Train, seppur ci sia un abisso tra i due generi. Divertente “Last Bad News” dove si scimmiotta il Rockabilly e in particolare l’ugola magica di Elvis Presley. Il Rock Garage striato di Punk dozzinale suonato da questo quartetto ci pone il dilemma su quale lato sia necessario perfezionare per primo: la scarsa originalità o la durata risicata, anche se è doveroso riconoscere che le song Rock‘N’Roll sono spesso e volentieri concentrate in un breve lasso di tempo, raramente si superano i tre minuti a esecuzione. E così in circa venti minuti si esaurisce l’ascolto. Un viaggio corto, ma intenso. E’ comunque impossibile non notare l’alchimia che lega i quattro musicisti, un affiatamento che si percepisce in ogni brano (“Judas” ne è l’egregia sintesi). Se cercate un po’ di faciloneria per rilassare la mente e schiarirvi le idee, i Kerouak potrebbero fare al caso vostro. Se al contrario sentite il bisogno di una buona dose di tecnicismi arzigogolati, vi faranno al massimo sorridere. Beh, è che ci sarebbe di male? Un 6 di stima e di incoraggiamento ci sta tutto.

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Sonic Daze – First Coming

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Massimiliano Demata, Vittoriano Ameruoso, Serena Curatelli e Giuseppe Santorsola sono i Sonic Daze che esordiscono a fine 2013 con il loro Ep First Coming. Pugliesi e passionali i Sonic Daze ci presentano un lavoro prima di tutto con una copertina niente male disegnata da Shawn Dickinson e soprattutto formato da sei tracce che spaziano senza alcun dubbio tra un Rock’n’Roll molto esplicito e un Punk veloce, e a volte divertente che fa immaginare gavettoni e guerre di cuscini. Tutto questo si scorge fin dalle prime note di “Hear Me Calling” quel tanto orecchiabile da rimanere impressa senza però risultare banale. “When the Sun” incarna perfettamente quello che dicevo prima, l’aria d’estate che tarda ad arrivare ma quando arriva lo fa in modo violento e goliardico tra viaggi on the road, finestrini abbassati e musica a tutto volume magari proprio quella di First Coming. “Amorality” invece ha sonorità più dure rispetto per esempio a “So Many Colours” che con il primo arpeggio ci catapulta sulle spiagge assolate degli anni 60-70 e quel sapore molto British che in questo caso non guasta proprio. “Get out of the Way” chiude questo Ep in maniera consona anche se non è proprio la parola più appropriata.

Insomma, First Coming può risultare una sorpresa per gli amanti del genere e non solo per le sonorità molto naturali di un genere che alcune volte stona ma che questa volta nuota nelle atmosfere del Rock prendendone gli aspetti più ritmici. Tutto suonato con una tecnica molto buona e una precisione ritmica assolutamente da notare. Da sottolineare la registrazione in maniera assolutamente analogica senza l’uso del computer che rende il suono meno piatto e più presente. Insomma le influenze del gruppo sono anche molto chiare Beach Boys, Beatles, Sex Pistols, Ramones. Influenze chiare e non copiate. Infatti i Sonic Daze ci mettono del loro con audacia e senza paura dimostrando perché no professionalità e soprattutto profonda conoscenza del genere e della propria passione. Un esordio da ascoltare assolutamente, magari a tutto volume, e da portare in valigia!

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Coconuts Killer Band – Party ‘n’ Fun

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La Coconuts Killer Band nasce nel 2010 dalle menti di Mick e “Little Demon Sim”, fratelli e rispettivamente chitarrista e batterista di quella che ben presto diventerà una tipica Rock’n’Roll band. Ma come fare una Rock’n’Roll band senza prima una particolare voce con un carisma non indifferente? Ed ecco che alla formazione si aggiunge il cantante John Ron Carpenter, il bassista Ste Doc, il tastierista El Gringo e le killer babies Jade & Gretha. Il gruppo al completo quindi comincia a girare sulla loro instancabile Lemmy Van per diversi locali e festival, partecipando come gruppo spalla a concerti de Il Pan del Diavolo, Moltheni, Zamboni &Baraldi ecc, e vincendo concorsi come “Sotterranea Rock Contest” di San Benedetto del Tronto e il “B-live alternative” di Cosenza che li porterà a suonare in Germania, Belgio, Olanda, Svizzera e Austria nel 2014.

Insomma tre anni davvero pieni per la band abruzzese che nel 2013 esce con la loro prima Demo. Quattro tracce che in toto rappresentano il loro stile predominante che è quello Rock’n’Roll con una spruzzata di altri generi, soprattutto Garage e Punk, tanto per colorire e rendere più gustosa la modernità. Appena parte la prima traccia “No! No!” non è difficile immaginare l’atmosfera fatta di ciuffi alla pompadour, maniche a giro, coriste in rosso che ciampettano una semplice coreografia e lui, microfono simile a un MS-55 Elvis stile anni sessanta che primeggia davanti a tutti. “Party’n’Fun” si muove invece in quel Rockabilly tipico degli anni Cinquanta-Sessanta, periodo che si respira anche nel quarto brano della demo “Last Day” che riconferma prima di tutto la loro conoscenza del genere e del periodo in questione, certamente come “Running Wild” posto come finale eclettico e ritmato.

Insomma i Coconuts Killer Band con questo lavoro dimostrano qualcosa. La passione per gli anni Cinquanta-Sessanta, la padronanza delle loro intenzioni, la tecnica musicale, la voglia di girare e farsi conoscere; infatti il gruppo nell’arco della sua breve vita artistica ha collezionato più di trecento live che non si fermeranno certamente ora. A tutto questo si aggiunge la peculiarità di genere utile soprattutto in realtà festaiole e goliardiche per ballare, sballarsi e non pensare troppo. Tutto può sembrare positivo, elettrizzante e centrato nel punto. Ed ecco che il punto è proprio questo: troppo centrati in una sola epoca, troppo simili ad uno stampino di Elvis, tutto già sentito, già suonato e già vissuto. Quindi perché non usare questa tecnica e bravura musicale per creare qualcos’altro? Magari è l’inglese a rendere un po’ tutto scontato al contrario dell’italiano che sarebbe probabilmente più interessante. Insomma tutti gli elementi ci sono, manca solo quel quid in più.

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The Neigers – S/t EP

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Un salto indietro nel tempo, quando la musica era divertente, facile e rumorosa: grazie al loro omonimo EP, The Neigers trascinano indietro le lancette dell’orologio e riattaccano le pagine al calendario, per farci muovere la testa, i piedi, le mani a tempo, proprio come una volta (bei tempi quelli!).
Il trio mantovano registra in presa diretta, ed è una scelta ottima, che fa passare tutta l’immediatezza di questi cinque brani sospesi tra Rock’n’roll, Proto-Punk, Garage dei tempi che furono e un pizzico di Surf qua e là. Tra le influenze che citano sulla loro pagina Facebook ciò che risalta ai miei occhi sono i Kinks, che mi pare infestino questo disco in modo sottile ma ammiccante, più che altro nell’attitudine che si respira: ironica, leggera, luminosa, ghignante.

Intendiamoci, niente di nuovo sotto il sole, come spesso accade: ma almeno questa volta abbiamo la soddisfazione di cinque brani suonati bene, energici, sorridenti, da testare ad alto volume con la capote abbassata e una bionda con tanto di foulard agitato dal vento a fianco. “Stoned by Your Love” è una canzone da high school prom, ed è quella che più mi ha convinto (quelle più Rock’n’roll in senso stretto mi garbano di meno – “I Want it All”, ad esempio, è troppo deja vu, mentre “Mary”, che mi suona molto Arctic Monkeys, già va meglio). “Monday Morning” è forse la più old school, tra i Kingsmen di “Louie Louie” e qualcosa dei Rolling Stones dei tempi d’oro (e potrei infilarcene mille altri, ma tant’è…). “Burn Like A Bomb” è un degno finale, quasi da spot (scarpe o zaini o diari divertenti, non saprei).

The Neigers EP potrebbe piacere ad un sacco di persone: agli appassionati di California e viaggi on the road, ai quelli che si scatenano sui dancefloor appena odono del sano vecchio Rock’n’roll, ai fanatici della semplicità e dell’immediatezza senza tanti fronzoli, ai nostalgici dei tempi d’oro della musica, dove bastava un “pa papapau papapau papapau papapau pa” per svoltare la serata, tutto il ballo di fine anno e, forse, anche un bel pezzo di vita. Siete tra questi? Prestate orecchio alle chitarre infuocate e retrodatate de The Neigers and see for yourselves.

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Gambardellas – Sloppy Sounds

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Quando ho scoperto chi e cosa fossero i Gambardellas sono stato immediatamente colpito dalla fortissima immagine di un piatto di pasta al cioccolato. Prendete la pasta: è buona, piace a tutti, in bianco, al sugo, con la carne, con le verdure. Prendete il cioccolato: fondente o al latte, bianco o nero, anch’esso incontra il favore della maggior parte della popolazione mondiale. Ora, se siete dei puristi gastronomici, storcereste il naso solo a pensare ad un bel piatto di spaghetti con la Nutella©. Non negatelo, non fate quelli col palato fino e la mente aperta e storcete quel cazzo di naso. Storto? Bene. Poi la assaggiate e vi rendete conto che, per quanto la nostra tradizione dovrebbe escluderne l’esistenza, la pasta al cioccolato vi piace. Vi sorprendete e pensate che vostra nonna non l’avrebbe mai preparato per voi quel piatto di spaghetti con tanto di buonissima salsa marrone ‘ngoppa.
Portando questo paragone in termini musicali ecco inserirsi i Gambardellas, che per pasta hanno il loro sound bello rock e definito, e come cioccolato il loro deus ex machina, Mauro Gambardella appunto, che poi risulta essere l’epicentro di tutta la creatività dietro a questo fresco e interessantissimo progetto. Mauro non è di certo nuovo al mondo del rock indipendente (ricordiamo che ha fatto parte di band come George Merk, Thee Jones Bones, the R’s e Paletti) ma, in quanto batterista, è stato sempre confinato dietro a piatti e fusti col solo compito di trovare ritmi e portare tempi. Quando ha provato a dire qualcosa in più proponendosi come compositore, pare sia stato sempre guardato come l’alieno della situazione o, per meglio dire, come un piatto di pasta al cioccolato. Essendo io musicista (per modo di dire), in effetti, non ho quasi mai incontrato né sentito parlare, a parte qualche eccezione degna di nota, di un batterista compositore; bene, questa è sicuramente una di quelle eccezioni. Succede che, non scoraggiato dai rifiuti di chi non riusciva a capire come un batterista potesse scrivere un pezzo, Mauro si rimbocca le maniche, chiama qualche amico (fra cui Fabio “FabztheDale” Dalè dei Mamakass) e decide di cucinarselo da sé il suo piatto di spaghetti al cioccolato, e con ottimi risultati.

Nasce così questo Sloppy Sounds, disco di esordio della band, che con i suoi 9 brani 9 di garage rock ben contaminato, intelligente e diretto colpisce immediatamente e si fa riascoltare senza indugio. Pezzi anglofoni belli tirati, ritmiche ottimamente studiate e una pulizia nella registrazione non comune (il missaggio è a cura di Fabio Trentini, già produttore tra gli altri di Guano Apes e Mas Ruido) rendono la ricetta sicuramente vincente: alcune tracce sembrano hits partorite da qualche illuminato d’oltremanica pronto per la top chart (Tito, Josh), altre sono sicuramente delle perle per intenditori (Shine Again), altre ancora ti scolpiscono in mente i loro andamenti r’n’r (Needs), ma tutte lavorano bene all’interno dell’insieme e fanno di Sloppy Sounds un disco davvero completo. Non si accettano improvvisazioni e abbozzi: i brani sono, nella loro linearità, eseguiti alla perfezione (con delle sezioni ritmiche che suonano come in certi dischi dei Faith No More) e arrangiati con sapienza e meticolosità, facendo del disco un affresco dettagliato dove nulla è lasciato al caso dalla prima all’ultima battuta. L’unica pecca (se di pecca si può parlare) è forse la copertina, un po’ troppo semplice e povera forse, ma sono miei gusti personali e, come è risaputo, io non capisco una mazza. Fossero così tutti i lavori primi delle band emergenti italiane avremmo una scena da far invidia a tutti i paesi anglosassoni che macinano rock in quantità industriali. Che inglesi ed americani venissero a mangiarsi da noi un bel piatto di pasta al cioccolato: ai fornelli ci sono i Gambardellas, il successo è assicurato.

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Rebel’s Bay – Carry On

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Da Indelirium Records (che, a quanto pare, sforna tonnellate di punk’n’roll) arriva l’ep dei Rebel’s Bay, una band di Riva del Garda che gira Italia e Europa da un paio d’anni col proprio carico di tatuaggi old school, camicie a quadri e coppole d’ordinanza – senza dimenticare la musica: punk diretto, retrò, molto canonico, che non si risparmia né in energia né in cliché.
Il contesto che richiamano è affascinante: velieri, ancore, la Baia dei Ribelli… e i titoli dei brani sono azzeccatissimi: My Friend My Family, Wild Heart And Broken Bones, Billy’s Legend… il frontman Al, dalla voce sporca e strascicata, ricorda tanto Shane MacGowan quanto Eugene Hütz, ma la somiglianza con i rispettivi gruppi d’origine si ferma qui: nessun meticciato, nessuna contaminazione a inquinare l’ortodossia punk del trio trentino.
E forse è questo il limite, condiviso dai Rebel’s Bay con centinaia (se non migliaia) di band europee che a loro assomigliano: il rischio di non avere nulla di propriamente loro. Come band punk si difendono ampiamente, dimostrando, anche solo nei sei brani di questo ep, di saper gestire con gusto, energia e bravura quel linguaggio così particolare che è il punk; ma se dovessimo distinguerli da band simili (anche solo da alcune delle band che ne condividono la militanza nel roster Indelirium) faremmo tanta, troppa fatica.
Amanti del punk’n’roll fatto come Dio vuole: abbeveratevene dai Rebel’s Bay, ce n’è a sazietà. Se cercate qualcosa di più, avete sbagliato strada…

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