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Esce per la Black Vagina Records SUPERFREAK! di Belly Hole Freak

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Con la magniloquenza e l’eleganza che da sempre contraddistingue la totalità del suo staff, la Black Vagina records rende noto l’ingresso nella grande famiglia capitanata dal presidente Spike – il primo cane meticcio a capo di un’etichetta discografica – di Belly Hole Freak, bluesman influenzato dal delta blues, dal primo swing dixieland con un’attitudine rock’n’roll ispirato da artisti come Howlin Wolf, Captain Beefheart, Robert Johnson, Tom Waits, in occasione dell’uscita su vinile e cd di SUPERFREAK!, prevista proprio per il 20 marzo, con formato digitale e preorder già disponibile su Bandcamp. Accusato in passato di aver ricoperto un ruolo fondante in una trattativa internazionale nell’ambito del contrabbando di orzo e malto per la liberalizzazione del whiskey in quei paesi ancora afflitti dalla terribile piaga del proibizionismo, Belly Hole Freak ha visitato negli ultimi anni numerose taverne che lo hanno ospitato durante le tappe del suo lungo viaggio a scopi umanitari e che sono diventate scenario di imperdibili concerti, durante i tre tour europei tra Italia, Svizzera, Austria, Francia, Belgio, Germania. In questo 2015, il bluesman tornerà on the road con nuove date nei territori sopra citati, partendo da Perugia e Foligno, rispettivamente il 19 e il 20 marzo. L’intento del progetto è quello di usare un linguaggio teatrale mescolato alla musica comunicando attraverso parole “nonsense” spingendo l’ascoltatore a creare il proprio testo o il proprio tema, guidato dall’interpretazione dell’artista e dalla sensazione che prova al momento . “Immagina un mimo che inizia a parlare senza però conoscere alcuna parola, dagli una chitarra, uno stomp, un microfono, pensa ad un vecchio circo degli anni 30 e la sua atmosfera surreale… Potresti aver incontrato Belly Hole Freak che urla e ride tra la folla.”

19/03/2015 – Perugia (ita) – T-Trane
20/03/2015 – Foligno (ita) – Zut – “Superfreak “Release Party !
21/03/2015 – Piacenza (ita) – Sound Bonico
24/03/2015 – Zero branco (ita) – Altroquando
27/03/2015 – Rovereto (ita) – Toma Bar
28/03/2015 – Innsbruck (Austria) – Flat Party !
29/03/2015 – San Gallen (CH) – Rumpeltum
30/03/2015 – winterthur (CH) – Monomontac @ Portier
01/04/2015 – Zurich (CH) – Bar 3000
02/04/2015 – Ins (CH) – Schuxenhaus
03/04/2015 – Lusanne (CH) Porno Diesel
04/04/2015 – Luzern (CH) Bruch Brothers
07/04/2015 – Nancy @ le bon temps
08/04/2015 – Metz (FRA) @ 7(7) Café
09/04/2015 – Reims (FRA) L’excalibur
11/04/2015 – Amiens @ Le mosquito
13/04/2015 – Paris (FRA) bar de sports
14/04/2015 – Maubeuge (FRA) @ La Monkey Factory
15/04/2015 – Caen (FRA) @ café sauvage
17/04/2015 – La luvière (Belgium) – La Taverne du Théâtre
18/04/2015 – Bruxelles (Belgium) – Eno Atelier
22/04/2015 – Leeuwarden (Holland) @ Mukkes
23/04/2015 – Schoonhoven (Holland) @ De Bastille
24/04/2015 – Berlin (Germany) @ Salon Remise
25/04/2015 – Erfurt (Germany)@ Tikolor
27/04/2015 – Vienna (Austria) @ Fluc
29/04/2015 – Basel (CH) @ Roxy Bar
30/04/2015 – Biel (CH) – Café du Commerce
01/05/2015 – Vernier (CH) – Kultur centrum
02/05/2015 – Vevey (CH) @ le bout du monde
03/05/2015 – Basel (CH) @ Grenzwert

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Gian Luca Mondo: il 21 ottobre esce Petali

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Cantautorato Alt-Blues. Sangue e polvere. Salvezza e sacrificio. Il terzo disco di Gian Luca Mondo è un rumoroso, ironico, visionario Golgota d’amore. Con dentro tutta l’assoluta debolezza e la deragliante bellezza dei petali. Sarà disponibile dal 21 ottobre Petali, il nuovo lavoro del cantautore piemontese ma genovese d’adozione Gian Luca Mondo. Il disco viene anticipato dal singolo “Il Dilemma del Porcospino” da oggi su YouTube e conclude la “trilogia fantasma” iniziata con Piume nel 2010 e fino ad oggi mai veramente portata a termine in quanto il secondo lavoro, Perle, è stato abbandonato da Gian Luca in fase di realizzazione. Petali esce per l’etichetta Controrecords di Davide Tosches e raduna dodici canzoni scritte in brevissimo tempo e tutte radicalmente devote al Blues, da Bob Dylan andando a ritroso sino a Blind Willie Johnson, Skip James, Robert Johnson e Hank Williams.

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Nation of Giants – Double the Dose

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I Nation of Giants nacquero dalle ceneri dei Goodwines, gruppo di cui facevano parte anche altri tre elementi assieme ai quali Max Castellani, Tia Galbiati e Denny Bucella hanno registrato e pubblicato due album in studio (Just A Little Shaboo nel 2010 e In Mojo nel 2011) e due live (Dirty Enough? nel 2011 e Live Session @ LogicStudios nel 2012). Con essi riuscirono anche ad aprire per artisti noti tra i quali Steve Angarthal (Pino Scotto), No More Speech (Alteria), The Fire, Lost Alone, Eric McFadden, The Traveller e Rustless. Dopo lo scioglimento della band i tre autoproclamati “soul-brothers” non si sono certo demoralizzati ed ora hanno dato alle stampe nell’estate 2014 un ep di soli tre brani a tratti Southern Rock, a tratti Heavy Blues, a tratti Soul&Roll. Il mix è quindi difficilmente catalogabile in un solo genere, ma di certo quella che ascolterete è solo tanta fottuta buona musica fatta da tre musicisti che danno anche l’anima mentre suonano. Che si ricordino delle leggende attorno a Robert Johnson, padre (o forse persino nonno) putativo del Blues che si dice che la vendette al diavolo? Forse però parlando di lui si va troppo indietro, perché se è vero che c’è tanto del genere appena menzionato in questi sedici minuti di tempo, bisogna ammettere che ci sono anche reminiscenze di gruppi degli anni sessanta quali Canned Heat e tutti quelli del filone Woodstock. Le prove? Basta ascoltare “Petrichor Blues”, secondo pezzo in scaletta in cui vi sembrerà di ascoltare anche i migliori Rolling Stones (eh sì, sembra uscita proprio dalla penna di Keith Richards e di Mick Jagger) o persino gli Aerosmith (quelli però un po’ più recenti e smielati). “Lucky #7” è denominata come bonus track (era necessario chiamarla così con soli due brani alle spalle?), ma di certo tutto è tranne un riempitivo. Per quanto mi riguarda supera nettamente in qualità anche la opening “Soldier of love”, che non va certo confusa con le omonime tracce di Sade, The Beatles o Pearl Jam. Queste tre canzoni mancheranno forse di originalità (forse), ma come si dice… Chi se ne frega! Quello che ne scaturisce sin dal primo ascolto è un ottimo prodotto, piacevole e rilassante da gustare a pieno mentre vi immaginate di percorrere in auto le highway americane.

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Massimiliano Larocca – Qualcuno Stanotte

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Uno strano ed intrigante mix fra i Clash di “Should I Stay or Should I Go?”, i Modena City Ramblers dell’epoca di Cisco, Ligabue e Francesco De Gregori rompe ogni schema della scena cantautoriale italiana ed apre il nuovo lavoro di Massimiliano Larocca, Qualcuno Stanotte. L’anima del rocker di Correggio, oltre che nella opening track “Angelina”, si fa nuovamente viva in “Scarpe di Lavoro”, che ha anche reminiscenze dei mitici ed indimenticati Morphine (che forse avrete anche ascoltato senza saperlo anni fa nel film Viaggi di Nozze di Carlo Verdone). Se tutto ciò non vi ha ancora incuriosito, allora dovreste sentire le tristi e malinconiche “Le Luci della Città” e “Strade Perdute” che, anche se lasciano per un po’ i confini del Rock per spingersi in quelli del Blues alla Robert Johnson, vi faranno sicuramente innamorare della voce del cantautore e musicista fiorentino. “Magnifici Perdenti” è tanto accattivante quanto minimalista nei suoi pochi accordi di chitarra, con quei suoi timidi assoli, spesso coperti dal drumming sempre preciso e perfetto.

Nelle rimanenti canzoni (soprattutto in “Sottomondo” e in “Niente Amore”) invece si percepiscono in maniera abbastanza rilevante chiari riferimenti a Bruce Springsteen, che di certo ha influenzato molto il modo di scrivere ed arrangiare canzoni di Massimiliano Larocca. Abbiamo per caso trovato il futuro erede italiano del boss? Solo il futuro potrà dirlo, ma per ora, di certo, ha raccolto bene ciò che il collega statunitense ha disseminato in decine di album e in oltre quarant’anni di onorata carriera. Originale anche l’idea di pubblicare “Fiati Intermezzo” anche se forse l’avrei messa più come spartiacque in sesta / settima posizione quasi a segnare una virtuale facciata A e B come si faceva con i vinili e le cassette negli anni ottanta. Ascoltando questo album ci sembra di stare davanti a un prodotto davvero molto valido, in cui l’artista fa tesoro di tutte le esperienze passate, di un curriculum talmente variegato da comprendere persino opere teatrali/musicali e un super gruppo, i Barnetti Bros Band, fondati assieme a Massimo Bubola (storico collaboratore di Fabrizio De Andrè e autore di classici quali “Sand Creek”, “Don Raffaè” e “Il Cielo d’Irlanda”), Andrea Parodi e Jono Manson, coi quali si conquistò persino una copertina sul prestigioso mensile Buscadero. Fossi in voi mi precipiterei al più vicino negozio di dischi per comprare Qualcuno Stanotte.

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