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Recensioni #08.2017 – Benjamin Clementine / Iron & Wine / Metz / Kaufman / Torres

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Mike Spine – Forage&Glean

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L’artista di Seattle fa le cose in grande e pubblica per la Global Seepej Records questo doppio best of che raccoglie le sue migliori canzoni divise in due diverse anime, quella più Folk del volume uno e quella più Punk del volume due. Dopo dieci album all’attivo, Mike Spine, nato nella terra del Grunge ma che divide la sua vita con l’Europa, pubblica per la prima volta un lavoro nel vecchio continente ed anche per questo motivo il suo nome non è ancora materia per le masse, nonostante abbia suonato in ogni dove dividendo il palco con Los Lobos, Creedence Clearwater Revisited, Damien Jurado e tanti altri. Pur non essendo eccessivamente legati stilisticamente, se si esclude la materia prima Folk, la figura di Spine e le sue liriche quasi seguono il solco di quel Billy Bragg che fu strenuo avversario del thatcherismo in Inghilterra. Mike Spine, come il britannico, usa la sua musica, le sue parole e la sua voce per raccontare le vicende e le esperienze dei lavoratori delle diverse città in cui ha soggiornato, osteggiando le ingiustizie sociali, finanziarie e ambientali tanto nei fatti quanto artisticamente. Proprio Billy Bragg affermava: “Io non sono un cantautore politico. Sono un cantautore onesto e cerco di scrivere onestamente su ciò che vedo intorno a me in questo momento”. Questa frase trova altresì applicazione in Spine e quest’onestà la ritroveremo in tutte le trentadue canzoni che compongono Forage&Glean, registrate, per la cronaca, negli studi Haywire Recording di Portland da Rob Bartleson (Wilco, Pink Martini) e masterizzato da Ed Brooks (Pearl Jam, R.E.M.) a Seattle. Prima di giungere a questa raccolta, il musicista ha militato nella band At the Spine pubblicando cinque album che miscelavano il Punk ricercato di The Clash, alla potenza del Post Hardcore, l’intensità di Neil Young al Grunge dei Nirvana; nel 2010 la prima svolta con la band The Beautiful Sunsets, con cui pubblica Coalminers & Moonshiners e, finalmente, nel 2015, il primo album solista; nel mezzo, una serie incredibile di concerti e un tour europeo con la polistrumentista Barbara Luna. Forage&Glean non è dunque semplicemente un’ammucchiata di vecchie canzoni ma un viaggio a ritroso nella vita di Spine, che ripercorre le sue esperienze artistiche e di vita dall’oggi agli esordi, dall’Europa agli States, impreziosendosi delle tante anime con cui è entrato in contatto.

Stilisticamente, oltre ad una voce accattivante che, nella timbrica, molto ricorda quella del cantautore di Huddersfield, Merz, tutte le influenze già citate si ritrovano con una certa facilità, e se nella prima parte è il folk e la melodia a farla da padrone, con pezzi che lasciano spaziare la mente tra reminiscenze di Dylan, Young e Van Morrison, il secondo volume è di tutt’altra fattura, con pezzi veloci, aggressivi, che si distaccano dal Folk per inseguire un alternative e Hard Rock dall’attitudine Punk totalmente inaspettato viste le premesse dei primi brani tanto che andrebbero scomodati termini di paragone quali Beck, Pixies o Sonic Youth per rendere l’idea ma anche Okkerville River pur consapevoli che tra Spine e Will Sheff c’è una bella differenza a favore di quest’ultimo.

Detto tutto questo ci si aspetterebbe un apprezzamento incondizionato a Forage&Glean ma non è così perché, se è vero che la varietà stilistica espressa può accontentare palati dalla diversa sensibilità e se apprezzabilissimo è il tema dell’impegno sociale, è anche vero che questa sorta di punto di arrivo per Spine, vuole essere anche un punto di partenza per puntare a un pubblico più ampio, il quale rischia di finire in confusione per la troppa carne messa sul fuoco. Si aggiunga a questo il fatto che la proposta vista da ogni punto di vista non ha nulla di originale e che le doti del musicista di Seattle sono ben lontane da quelle dei suoi padri putativi ecco che viene a forgiarsi un giudizio che non può andare oltre una timida valutazione.

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Owen Pallett: unica data italiana

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21 LUGLIO 2015– MARINA DI RAVENNA – HANA BI

Ingresso gratuito

Torna in Italia dopo cinque anni per una data esclusiva sulla spiaggia dell’Hana-Bi di Marina di Ravenna il talentuoso violinista e cantautore polistrumentista canadese. Owen Pallett nella sua carriera ha suonato viola e sintetizzatore negli Arcade Fire di cui è arrangiatore e compositore, e collaborato tra gli altri, con R.E.M., Grizzly Bear, Caribou, The National, Franz Ferdinand, Duran Duran, Beirut, Robbie Williams, Snow Patrol, The Last Shadow Puppets, Titus Andronicus e Mountaingoats. Nel 2014 è stato nominato agli Oscar per la colonna sonora del film di Spike Jonze “Her”, scritta proprio insieme a Will Butler degli Arcade Fire.

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BSBE: NOVE DATE AD APRILE PER TESTARE I BRANI CHE COMPORRANNO IL NUOVO ALBUM!

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THIS IS NOT A SHOW!

Nell’estate del 2007 i R.E.M. decisero di presentare il materiale che poi sarebbe andato a comporre “Accelerate” in cinque concerti specialissimi all’Olympia Theatre di Dublino.
Quella serie di concerti sarebbe stata diversa: non c’erano luci o scenografie particolari e nemmeno le super hit. Solo il gruppo sul palco, gli strumenti e delle canzoni che la gente non aveva mai sentito prima e forse non avrebbe più ascoltato dopo.
Da quell’esperienza è stato tratto un documentario dal titolo evocativo: “This Is Not a Show”.
È dallo stesso concetto che ripartono i BSBE, dopo quasi un anno e mezzo di stop interrotto solo da un paio di sporadiche apparizioni (come il concerto di Capodanno che si è tenuto lo scorso 31 dicembre a Piazza Sempione, Roma).
Il 2013 di Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio è stato pieno di soddisfazioni sia dal punto di vista personale che musicale, ma è in sala che i due si sono espressi al meglio per cercare di dare un seguito al fortunato “Do IT” (2011). I Bud sono pronti a rimettersi in gioco, e per farlo hanno deciso di non seguire la routine, preferendo andare in tour e testare i loro nuovi brani davanti al pubblico prima ancora di fermarli definitivamente su nastro.
Un modo per condividere il processo creativo che ha guidato la composizione di queste nuove canzoni e abbattere la liturgia del concerto cercando di ricreare sul palco l’atmosfera tipica della sala prove, cambiando di volta in volta gli arrangiamenti, giocando con le strutture, aggiornando il vecchio repertorio senza tralasciare momenti di improvvisazione pura da cui potrebbe scaturire del nuovo materiale.
Nove concerti esclusivi e irripetibili, in altrettante importanti città italiane, che segneranno l’apertura del nuovo corso dei BSBE e accompagneranno il duo verso la pubblicazione del nuovo, atteso album, previsto per l’estate del 2014.
C’è poco da fare: il club è la loro casa e il palco è il luogo dove danno il meglio, in attesa di nuove sorprese.

04 aprile 2014  Milano Bloom
info: http://www.bloomnet.org/
prevendite: http://www.ticketone.it/ e “Bloomsbury – la libreria del Bloom”

05 aprile 2014  Perugia Urban
info e prevendite: http://www.urbanclub.it/

11 aprile 2014  Bologna Locomotiv Club
info: http://www.ticketone.it/
prevendite: http://www.locomotivclub.it/

12 aprile 2014  Torino Hiroshima Mon Amour
info e prevendite: http://www.hiroshimamonamour.org/

17 aprile 2014  Roma Circolo degli Artisti
info e prevendite: http://www.circoloartisti.it/

19 aprile 2014  Catania Mercati Generali
info: http://www.mercatigenerali.org/
prevendite: http://www.ctbox.it/

24 aprile 2014  Bari Demodè Rockcult
info: http://www.rockcult.com/
prevendite: http://www.bookingshow.com/

25 aprile 2014  Firenze Viper Club
info: http://www.lenozzedifigaro.it/
prevendite: http://www.ticketone.it/http://www.mailticket.it/ – http://www.boxol.it/

26 aprile 2014  Roncade (TV) New Age Club
info: http://www.newageclub.it/
prevendite: http://www.ticketone.it/http://www.ticket.it/ – http://www.charta.it/

Prezzo biglietto per tutte le date: 10 euro+d.p.

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Deerhunter – Monomania

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E’ uscito da pochi giorni il quinto album Monomania dei Deerhunter, band statunitense di Atlanta, formata dall’amato Bradford Cox, Moses Archuleta, Josh Fauver e Lockett Pundt. Il genere di questo lavoro è incasellato nel Noise Rock, ma più in generale possiamo inserirlo nella categoria Indie-Rock. La lunga attesa tra il precedente e l’attuale opera avevano fatto sperare in qualcosa di memorabile. Speranza presto sfumata per i fan.
Il titolo dell’abum Monomania ci introduce in un ascolto che a tratti diventa realmente ossessivo e maniacale con i suoni grezzi e distorti dal mood garage, mentre in altri momenti è in grado di cullarci in sound più rilassati. Le tracce di Monomania sono 12 e l’ascolto scorre fluido tra gli inizi noise/garage di “The Leather Jacket” e “Neon Junkyard”e i brani meno pesanti, più simili a ballad, come “The Missing” o “Nitebike” che intervallano l’album dandogli quella giusta alternanza di atmosfere che non annoiano l’ascoltatore.

Chiare le influenze, dichiarate anche dalla band, dei Ramones e degli Sonic Youth in primis, ma ad un ascolto più attento si scorgono anche piccole somiglianze con i R.E.M. e forse, a mio parere, anche lontanamente alle atmosfere degli Smashing Pumpkins. Un disco in cui si evince la decisione e l’immediatezza di suoni e testi, non ancora del tutto maturi e profondi, come invece ci si sarebbe attesi da una band di rilievo del settore come loro. I Deerhunter dicono bye bye alle sfumature psichedeliche che abbiamo trovato negli album precedenti e lasciano le canzoni ad uno stato grezzo e meno raffinato.

Un album tutto sommato interessante seppure sia purtroppo lontano dallo splendore e dai fasti di Halcion Dygest (2010) che probabilmente è quello che possiamo considerare il vero album icona dei Deerhunter, vista la grande trasversalità degli apprezzamenti ricevuti. Un disco, Monomania, che piacerà molto agli amanti del Noise e del Garage, ma non troverà troppi consensi in chi si aspetta il proseguo della storia del gruppo che si era così ben improntata nel 2010.

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