Queens of the Stone Age Tag Archive

Rockambula vi racconta il Primavera Sound in diretta. Noi ci saremo!

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Da giovedì 29 a sabato 31 maggio torna l’appuntamento ormai consueto al Parc del Forum con quello che è uno dei festival più importanti d’Europa, il Primavera Sound Festival di Barcellona. Dalla prima edizione del 2001 al PobleEspanyol di una sola giornata e una line-up che contava una decina di artisti si è passati negli anni alla formula della tre giorni, che propone in totale oltre 200 live show, e ad una seconda edizione in Portogallo, nella cornice della città di Porto. Il Primavera Sound si è contraddistinto negli anni per una proposta musicale eclettica che lascia spazio agli amanti di ogni genere, con un occhio di riguardo per le novità degne di attenzione, che in ogni edizione hanno affiancato grandi nomi quali Patti Smith, Wilco, Nick Cave, Neil Young, My Bloody Valentine, PJ Harvey, Pet Shop Boys, solo per citarne alcuni.

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Quest’anno, per quanto riguarda i soli headliner, si esibiranno Arcade Fire, Pixies, Nine Inch Nails, Mogwai, Queens of The Stone Age, The National, Slowdive, Caetano Veloso, Kendrik Lamar. Anche per quanto riguarda gli eventi musicali Barcellona si conferma un contesto mediterraneo atipico, per la capacità di gestire un evento paragonabile a Glastonbury o a festival d’oltreoceano del calibro di Lollapalooza e Coachella, ma soprattutto per la volontà di investire in eventi culturali come questo, imprescindibili per poter comprendere l’evoluzione del panorama musicale mondiale. Quest’anno Rockambula presenzierà all’evento, a partire da mercoledì 28, giornata in cui il palco ATP sarà già attivo e tra gli altri si esibiranno i Temples, una bella rivelazione del 2014. Gli eventi collaterali al festival inizieranno infatti da oggi e dureranno fino a mercoledì 4 giugno, nei club della città catalana e al Forum stesso. Nei giorni del festival cercheremo di districarci tra gli undici spazi in cui si susseguiranno le performances, nel tentativo di raccontarvi il più possibile di ciò che l’edizione 2014 del Primavera Sound offrirà. In attesa di un intenso live report, seguiteci sulla pagina facebook di Rockambula per aggiornamenti in tempo reale e testimonianze fotografiche dei live show!

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Moro & The Silent Revolution – Home Pastorals

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In uscita il prossimo 6 Maggio per la Gamma Pop, Home Pastorals rappresenta il terzo album del cantautore Massimiliano Morini, il quale completa con esso il discorso intrapreso con il precedente EP Homegrown, un lavoro che ha riscosso un notevole successo come testimoniato dal fatto che il brano “City Pastoral” sia stato scelto come sigla per il programma enogastronomico Orto e Mezzo, in onda sull’emittente LaEffe. Ed è proprio il pezzo sopracitato ad aprire le danze con le sue melodie Folk che ricordano da vicino i nuovi esponenti del genere come Fleet Foxes e Dry The River (a proposito, pare sia confermata la loro partecipazione al Siren Festival di Vasto che si terrà quest’estate). Stavolta per un lavoro che potrebbe segnare la svolta, Moro ha deciso di farsi affiancare dalla fidata crew di musicisti The Silent Revolution, formata da Lorenzo Gasperoni (chitarra), Franco beat Naddei (tastiera, ma anche artefice del mixing e del mastering), Denis Valentini (batteria), Elisa Piraccini e Paola Venturi (backingvocals). Una scelta che risulterà determinante per tutta la durata del disco e che raggiunge l’apice in alcuni episodi come “YouDeserve”, canzone che sembra camminare in bilico tra i Pearl Jam e i Queens Of The Stone Age, entrambi colti nelle loro versioni più soft.

Man mano che si va avanti, tra armoniche a bocca e percussioni tribali, vengono alla luce tutti gli spettri musicali che hanno influenzato il song-writing: dai mewithoutYou (“Down”) fino ai The Shins (“Home Away”). Menzionerei in modo particolare l’oscura “The Years”, dove la voce, a più riprese, rompe, trionfalmente, la monotonia del ritmo cadenzato dell’esecuzione. Home Pastorals è un disco intimista, mai sopra le righe, ma non per questo banale. Non ci sono cadute nell’ovvio, l’artista è ben conscio delle sue potenzialità, le sfrutta tutte e ci confeziona una perla rara nell’opaco oceano in cui, purtroppo, naviga al giorno d’oggi la musica nostrana. Dopo i riminesi Girless And The Orphan, un’altra promessa mantenuta dalla scena Indie-Folk del bel Paese.

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Ronny Taylor – Dateci i Soldi

Written by Recensioni

Da quando il chitarrista solista della mia band, nonché compagno di liceo, mi passò ormai molti anni fa una cassetta con sopra scritto Joe Satriani pronunciandomelo come un Dio sceso in terra, il mio rapporto con il Rock strumentale ha subito avuto un rapporto difficoltoso. Virtuosismi a parte, il fastidio di non ritrovare parole e melodie vocali in un brano di 5 minuti scatenava in me noia e una leggera incazzatura nel riconoscere grandi riff sprecati in assoli che, benchè orecchiabili, risultavano di esagerata lunghezza. Facile dire che gli strumenti parlano il loro linguaggio. Io sono onesto con me stesso e mi tengo le mie tare mentali. E con questi pregiudizi attacco la recensione dei miei concittadini Ronny Taylor. La band nasce nel 2010 a Torino in mezzo ad altre realtà della zona (i ragazzi hanno militato in Oh No Its Pok, Into My Plastic Bones) che portano a mischiare sonorità e un bordello sempre sapientemente ammaestrato. Sprazzi di Funky, riff Heavy Metal vecchio stampo, synth e tastiere che aprono universi paralleli. Indubbiamente anche un cervello limitato come il mio non può che riconoscere già da subito una potenza inaudita in questo quartetto.

Copiano la copertina di Songs For the Deaf dei Queens of the Stone Age e jammano come dei dannati in questa mezz’ora di musica pura e cruda che è il loro primo vero lavoro in studio: Dateci i Soldi. L’intro dal sapore demenziale introduce al Rock duro di “Power Rangers”. Il basso simula uno spietato senso di vertigine mentre la chitarra macina licks e assolazzi (anche questi molto orecchiabili) senza mai scadere nella trappola del tecnicismo. Il perfetto incastro degli strumenti si ripete in “1945”. Le atmosfere si dilatano in un perfetto viaggio che nulla ha da invidiare agli anni d’oro del Progressive. Stortissima è invece “Clouds” con in mezzo anche un piccolo pseudo-rap che fitta benissimo con le ritmiche serrate dell’instancabile Mario Rossi. Non mancano ironia, fantasia e (senza farne abuso) tecnica. Sopra tutto però sta una nutrita dose di follia che porta a scrivere un brano come “My Chemical Orecchioni”. La follia non si ferma al bizzarro titolo ma fa sfociare un giro di basso funkeggiante in un assolo di tastiere che ricorda il compianto John Lord e le sue magie tra Classica e Blues. Per chiuedere il pezzo in bellezza, la chitarra di Giuseppe Franco si infila con un epico assolo. No, la mia tara rimane sconfitta. Siamo al sesto brano e la noia qui non riesco proprio a percepirla. Forse perché questa è una vera band e sa suonare live, anche su disco. Senza scadere in artefatti o in produzioni esagerate, solo quattro ragazzi bravissimi col loro strumento che suonano ore e ore in sala prove e escono con pezzi che li fanno divertire e che divertono (stranamente) pure l’ascoltatore in questione. Sinceramente, date le mie tragiche premesse, non potevo proprio aspettarmi di meglio.

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Lo Sziget prende forma

Written by Senza categoria

Svelati tre nuovi nomi per il cartellone della 22esima edizione del Sziget Festival: Outkast, Manic Street Preachers e The 1975 si affiancano agli artisti già annunciati, tra cui si segnalano Queens of the Stone Age, The Prodigy, Macklemore & Ryan Lewis, Bastille, Skrillex, Placebo, The Kooks ed Imagine Dragons.

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Rockambula propone i Festival dell’estate e intervista Costello’s per il Pending Lips Festival

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Quest’estate fatti un giro rock, invece della solita vacanza al mare; leggi Rockambula e scegli il Festival che fa al caso tuo. In quest’articolo la nostra redazione propone i migliori festival in giro per la penisola e non solo. In più un esclusiva intervista a Simone Castello della Costello’s booking agency. Buona lettura e buone vacanze!!!

La musica e la cultura stanno attraversando un periodo poco felice e, spesso sotto il gioco di continui tagli e difficoltà, faticano a crescere se non addirittura a sopravvivere. I piccoli scompaiono e i grandi annaspano. Il quadro che si delinea farebbe scoraggiare anche i più impavidi, ma per fortuna ci sono realtà  che giornalmente resistono a questa “guerra silenziosa” . L’obiettivo di queste righe è di raccontare brevemente una di queste esperienze, e in particolare una che tocca da vicino il mondo dei festival. Il tema è molto ampio e in questa sede non pretendiamo di realizzare un’analisi esaustiva del fenomeno, ma dare visibilità a un piccolo spaccato di capitani coraggiosi. Risponderà alle domande Simone Castello della Costello’s Booking e Management, un’agenzia di servizi che opera nel mondo della musica e degli eventi, da qualche anno punto di riferimento per le realtà musicali del territorio milanese, con un focus specifico rivolto alle band emergenti. La Costello’s si occupa dal 2011 della direzione artistica del Pending Lips Festival,  rassegna per band emergenti che si tiene a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Innanzitutto ringraziamo Simone e la Costello’s per la disponibilità concessaci e iniziamo con le domande.

La Costello’s è una piccola realtà che riesce a essere cuore pulsante per alcuni eventi e rassegne sul territorio di Sesto San Giovanni e di Milano; vorresti raccontarci brevemente cos’è il Pending Lips festival, la sua storie e come è nata l’esigenza di realizzare una rassegna musicale?
Pending Lips Festival è nato a fine 2011 grazie a noi di Costello’s, ad Arci La Quercia, a Il Maglio e all’Assessorato alle Politiche Giovanili di Sesto S.G. supportato dall’Informagiovani. L’esigenza da parte nostra era di dare vita a un progetto che rispondesse a esigenze concrete e contemporanee di chi suona in un gruppo emergente indipendente. L’esperienza maturata negli anni ci ha aiutato nell’analizzare in che modo potesse avvenire tutto ciò. Pending Lips è venuto alla luce dopo aver pensato nei minimi particolari (dalla composizione della giuria, alla modalità di svolgimento, ecc..) a come creare un contesto innovativo, fertile e piacevole. La formula creata si è dimostrata decisamente vincente e le prime due edizioni ci hanno regalato grandi soddisfazioni. Alcuni dei gruppi che hanno suonato al Pending Lips hanno firmato poco dopo la loro apparizione con importanti etichette e operatori di settore (ad esempio l’anno scorso i MasCara dopo aver partecipato hanno firmato un contratto discografico con Eclectic Circus/Universal, i We, the Modern Age quest’anno con Ghost Records e, sempre quest’anno, Il Rumore Della Tregua ha cominciato a collaborare con Ja.La Media Activities).

Siamo consapevoli del contesto attuale e delle difficoltà che si incontrano, che anche i grandi festival patiscono. In base alla tua esperienza, quali sono le difficoltà maggiori in cui ci si imbatte nell’organizzazione di un evento di questo genere? Milano rappresenta ancora una piazza privilegiata per numeri e possibilità rispetto al resto dello stivale?
Penso che la difficoltà più grande sia legata al fatto che oggi la musica live non ha più l’appeal che poteva avere fino a qualche anno fa. Certo poi ci sono le “banalità” legate ai costi, alla burocrazia, ecc ecc… ma per quanto mi riguarda passano in secondo piano. Nel momento in cui si riesce a coinvolgere il pubblico, il resto in qualche modo si sistema. Pending Lips si svolge interamente a Sesto S.G., che è alle porte di Milano, e ottimamente collegata. In questo senso non so quanto Milano però possa essere considerata una piazza privilegiata rispetto al resto d’Italia. Gli eventi con musica live emergente che funzionano a Milano sono quasi sempre più legati ad aspetti “modaioli” che alla musica in sé (che se è la modalità per far sì che i locali che fanno musica dal vivo continuino a fare il loro, ben venga. Ieri gli hippies, oggi gli hipster?…)

Un festival è qualcosa di prettamente fisico, reale, che si sente e si vede. Che valore ha una rassegna come il Pending Lips in un contesto come quello attuale, nel quale stiamo assistendo a una smaterializzazione dei supporti a favore di uno scenario dominato da dischi virtuali e social network?
Penso che proprio la contemporaneità, insieme alla gratuità e alla direzione artistica, sia stato il valore aggiunto che Pending Lips ha portato con sé in queste due edizioni. Si è creata una rete di collaborazioni che ha garantito al festival (e di conseguenza alle band che vi hanno partecipato) sempre maggiore visibilità e che, come detto, ha dato buonissimi frutti. Come già detto, il nostro intento era quello di creare un contesto molto fertile e il più possibile al passo con i tempi e con la situazione della musica al giorno d’oggi.

Un festival è fatto in primo luogo da musicisti. Vorresti raccontarci qualcosa sul rapporto che si instaura con le band e soprattutto come è strutturata la fase di contatto e reclutamento delle stesse?Per la prima edizione il reclutamento è avvenuto principalmente contattando in prima persona band che conoscevamo già. La seconda edizione invece, grazie anche all’apporto dei quasi 20 media-partners che abbiamo costruito, ha ricevuto più di 300 moduli d’iscrizione. I gruppi sono stati ascoltati uno per uno da 5 persone della direzione artistica di Costello’s. Non è stato facile; sono numeri davvero importanti che dimostrano quanto sia stata significativa la crescita del Pending Lips in un solo anno e quanto sia stato importante compiere sforzi per realizzare anche questa edizione. Il rapporto con i gruppi che hanno partecipato alle due edizioni è sempre stato di collaborazione e di stima reciproca. La cosa più bella che ho notato è proprio la partecipazione che si è creata durante le serate. Band che suonavano in una serata si presentavano ad assistere alla successiva. Forse, almeno tra chi suona, rimane ancora viva la curiosità, la voglia di appartenere a un movimento che possa essere stimolante e appagante, la musica insomma.

Un festival per essere un buon prodotto dovrebbe avere alcune caratteristiche imprescindibili, secondo te quali sono le cinque che una rassegna  deve assolutamente avere per essere considerata di altro livello? E soprattutto dicci un buon motivo per venire a vedere il Pending Lip festival…
Le scrivo di pancia, magari rileggendo tra qualche giorno mi verrà in mente altro:

1) Una buona idea

2) Competenza

3) Passione

4) Una buona location

5) Uno staff preparato

Penso (spero che chi c’è stato sia d’accordo) che il Pending Lips abbia tutte e 5 queste caratteristiche. Spot: “Hey amici, da oggi ci sono almeno 5 buoni motivi per venire il 4 Giugno al Carroponte ad assistere alla serata con i Diaframma con le aperture affidate ai due gruppi che hanno vinto grazie alla giuria popolare il contest: Vulvatron e JJ LaMorve. Parola di Costello’s”. Dopo questa perderemo tutto il potenziale pubblico che sarebbe venuto.

Siamo alla conclusione di questa piccolo viaggio all’interno della tua esperienza, vorresti Raccontaci il tuo “ momento migliore” durante il percorso del Pending LIps?In realtà sono state tutte serate davvero splendide… Vedere così tanta gente presente a serate con gruppi emergenti, sentire la partecipazione e la voglia di esserci, è sempre magico.Se devo trovare un momento in particolare penso che sia stato il giorno antecedente la prima serata dell’ultima edizione. Tanta emozione, tanta vicinanza e supporto, tanta voglia di ripartire. Un piccolo “miracolo” di questi tempi.

Il quadro che emerge da questa testimonianza delinea un stato dell’arte complesso, fatto di alti e bassi, che richiede passione impegno e dedizione. Fare musica e occuparsene obbliga a continui sforzi e a una costante ricerca di mezzi, di idee, di buone strategie, di conoscenze. Le band emergenti in Italia, come in altri paesi, non mancano, e le manifestazioni che si tengono in tutta Europa ne sono un esempio, ma spesso non si riesce a creare un corrispondente alone culturale e di crescita che accompagna questi eventi. L’ascoltatore dovrebbe poter essere più consapevole di quello che sta fruendo, del lavoro sotterraneo di molti e del valore che anche un piccolo festival può avere per band e artisti. I gruppi, da canto loro, devono offrire il meglio in termini di qualità, di energia, di emozione. Insomma: un implicito contratto, fatto soprattutto di reciprocità. Tra alti bassi, festival che vanno e festival che vengono, cerchiamo ora di passare in rassegna cosa succede da noi e all’estero.

 

A Perfect Day Festival
LOCATION:Villafranca di Verona (VR)
DATE:Dal 30 Agosto al 01 Settembre
LineUp: Primal Scream, Bastille, Wmerch Andise, Bloody Beetroots, Salmd, Tre Allegri ragazzi Morti, The XX, Editors
VOTO: 4

Arezzo Wave Love Festival
LOCATION:Civitella in Val di Chiana
DATE:Dal 12 al 14 Luglio
LineUp:UNHEIMLICH!, Avast, Subwayundersea, Emmecosta, Matteo Toni, Catch a Fyah, Boxerin Club, Ansomia, le Cpare a Sonagli, Swordfish Project, Blues Ash of Manaìhattan, Invers, Plof, B:Due, la Rappresentante di Lista, Etruschi From Lakota, in Medias Res, Soul Sailor & the Fuckers, Beautiful Bunker
VOTO: 3,5

Asti Musica
LOCATION:Asti
DATE:Dal 09 al 24 Luglio
LineUp:Ginevra di Marco, Area, la Fame di Camilla, Emma, Zen Circus, Goran Bregovic, Banco del Mutuo Soccorso
VOTO: 2

Bilbao BKK Live
LOCATION:Bilbao
DATE:Dal 11 al 13 Luglio
LineUp:Depeche Mode, Editors, Kings of Leon, Mark Lanegan Band, Green Day, Vampire Weekend, Fat Boy Slim
VOTO: 3,5

Carroponte
LOCATION:Sesto San Giovanni
DATE:Dal 29 Maggio al 12 Agosto
LineUp:il Teatro Degli Orrori, Diaframma, Neffa e molti altri
VOTO: 5

City sound
LOCATION:Milano
DATE:Dal 10 Giugno al 28 Luglio
LineUp:Killers, Mario Biondi, Toto, Korn, Motorhead, National, Iggy and the Stooges, Wu Tang Clan, Skunk Anansie, Atoms for Peace, Deep Purple, Santana, Blur
VOTO: 5

Collisioni Festival
LOCATION:Barolo (CN)
DATE:Dal 05 al 09 Luglio
LineUp:Jamiroquai, Gianna Nannini, Elio e le Storie Tese, Tre Allegri Ragazzi Morti, Marta sui Tubi, Fabri Fibra, Elton John
VOTO: 5

Festival di Villa Arconati
LOCATION:Bollate (MI)
DATE:Luglio
LineUp:Sinead O’Connor, Goran Bregovic, Daniele Silvestri, Francesco de Gregori, Mark Lanegan Band, Orquesta Buena Vista Social Club
VOTO: 3

Festival Strade Blu
LOCATION:Faenza
DATE:Dal 25 Aprile al 21 Giugno
LineUp:Lee Ranaldo and the Dust, Lambchop
VOTO: 3,5

FIB
LOCATION:Benicassim (Spa)
DATE:Dal 18 al 21 Luglio
LineUp:Queens of the Stone Age, Beach House, Beady Eye, Primal Scream, Artic Monkeys, Kaiser Chiefs, Miles kane, Killers, Jake Bugg, Black Rebel Motorcycle Club
VOTO: 4

Fuori Luogo Festival
LOCATION:San Damiano d’Asti
DATE:Dal 14 al 16 Giugno
LineUp:Aart Heering, Abdelkader Benali, Carlo Bordone, Kings of the Opera, James Walsh, Peter Murphy, Smoke Fairies, fabrizio Cammarata, Anna Viola, Davide de Martis, Turin Brakes and more…
VOTO: 4

Lucca Summer Festival
LOCATION:Lucca
DATE:Dal 6 al 27 Luglio
LineUp:Leonard Cohen, Nick Cave & the Bad Seeds, Killers, Mark Knopfler, Renzo Arbore, Neil Young, Litfiba, Thirty Seconds to Mars, Sigur Ros
VOTO: 3

MIAMI
LOCATION:Milano
DATE:Dal 7 al 9 Giugno
LineUp: Linea 77, Di Martino, Sadside Project, Bachi da Pietra, Gli Ebrei, Verbal, Bot, Riva Starr, Jennifer Gentle, HardCore Tamburo, Dumbo Gets Mad, New Ivory, at the Weekends, Selton, Amari, Phill Reynolds, Appino, Patty Pravo, Giardini di Miro’, Cosmo, Vanity, Wildmen e molti altri
VOTO: 4

Reading Festival
LOCATION:Reading (UK)
DATE:Dal 23 al 25 Agosto
LineUp:Green Day, System of a Down, Deftones, Bring me the orizon, Skindred, Eminem, Chase and Status, Foals, White Lies, Biffy Clyro, Nine Inch Nails, Fall Out Boy, Lumineers, Editors
VOTO: 4,5

Rock in Roma
LOCATION:Roma
DATE:Giugno/Luglio
LineUp:Green Day, Killers, Toto, Korn, Iggy and the Stooges, Max Gazzé, Rammstein, Arctic Monkeys, Bruce Springsteen, Mark Knopfler, Smashing Pumpkins, Mark Lanegan Band, Atoms for Peace, Ska-P, Deep Purple, Zucchero, Daniele Silvestri, Neil Young, Sigur Ros, Blur
VOTO: 4

Roma Incontra il Mondo
LOCATION:Roma
DATE:Giugno/Luglio
LineUp:Cocorosie, Steve Vai, Modena City Ramblers, Almamegretta con Raiz, Il Teatro Degli Orrori, Giuliano Palma, Neffa, Miss Kittin, Alborosie, Officina Zoe’, Apres la Classe, Elio e le Storie Tese, Kinks of Convenience, Sud Sound System, Intillimani, Skatalites
VOTO: 3,5

Sexto’nplugged
LOCATION:Sesto al Reghena (PN)
DATE:Luglio
LineUp:Loca Natives Villagers, Of Monsters and Men, MùM, Ane Burn, Rover
VOTO: 3,5

Sherwood
LOCATION:Padova
DATE:Dal 12 Giugno al 12 Luglio
LineUp:Marta sui Tubi, Modena City Ramblers, NOFX, Motel Connection, Ministri
VOTO: 3

SoloMacello Fest
LOCATION:Milano
DATE:26 Giugno
LineUp:Red Fang, Karma to Burn, in Zaire, Wrust, Fuzz Orchestra, Nero di Marte, Zolle, Black Moth
VOTO: 2,5

Southside Festival
LOCATION:Neuhausen ob Eck (GER)
DATE:Dal 21 al 23 Giugno
LineUp:Rammstein, Queens of the Stone Age, Arctic Monkeys, paul kalkbrenner, Sigur Ros, Portished, Smashing Pumpkins, Ska-P, National, Editors, NOFX, Hives, Kasabian, Gogol Bordello
VOTO: 4,5

Strummer Live Festival
LOCATION:Bologna
DATE:Dal 3 al 5 Luglio
LineUp:Goran Bregovic, Manu Chao, Modena City Ramblers, Alborosie, Africa Unite
VOTO: 2

Sziget
LOCATION:Budapest
DATE:Dal 5 al 12 Agosto
LineUp:Alex Clare, Azealia Banks, Blur, David Guetta, Die Arzte, Editors, Seeed, Ska-P, Skunk Anansie, Biffy Cliro, Mika, Nick Cave and The Bad Seeds, Bat For Lashes, Everything Everything, Flogging Molly, Afterhours, Bad Religion, !!!, Peter Bjorn & John, Editors e molti altri
VOTO: 4

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MARK LANEGAN: TORNA IN ITALIA CON LA SUA BAND!

Written by Senza categoria

Noto songwriter di raro talento, Mark Lanegan è in grado di elevare le proprie canzoni a vera trance folk. L’esordio solista risale al 1990 ed è negli stessi anni che Lanegan mostra il suo inestimabile talento musicale, dapprima con gli Screaming Trees, una delle band di punta del movimento grunge di Seattle, e successivamente con le numerose collaborazioni di cui si è circondato, tra un progetto solista e l’altro. Il primo album solista, The Winding Sheet, vede la collaborazione di Kurt Cobain e Krist Novoselic su una cover di Leadbelly.
Tra atmosfere dark, cantautorato americano, soul, blues e rock’n’roll, la voce baritonale di Mark Lanegan non può far altro che riflettere la vena tormentata dell’artista stesso, che non manca mai di affrontare tematiche personali. Nel 2004, con Bubblegum, a Lanegan si affianca una vera e propria band, che annovera membri di Guns N’Roses e Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. Nello stesso anno l’artista inizia una collaborazione con Isobel Campbell, ex Belle & Sebastian, che sfocia nel 2006 con la realizzazione di un album acustico dal forte timbro inconfondibile di Lanegan.

Al primo disco ne seguono poi altri due, e nel frattempo l’artista americano collabora con Greg Dulli nel progetto Gutter Twins. Per citare altre prolifiche collaborazioni di Lanegan basta indicare Queens Of The Stone Age, Soul Savers, UNKLE e Twilight Singers. Nel 2012 Lanegan pubblica l’ultimo album solista, a distanza di otto anni dall’ultimo Bubblegum. Blues Funeral è un disco di straordinaria bellezza, tra aggressività rock, folk blues ed infuenze anni Ottanta. Osannato dalla critica mondiale e registrato ad Hollywood da Alain Johannes presso l’11ad Studio, l’album vede la partecipazione di Greg Dulli e Josh Homme dei Queens Of The Stone Age.
15 LUGLIO 2013

VILLA ARCONATI – CASTELLAZZO DI BOLLATE (MI)
Apertura porte Ore: 20.00 – Inizio Concerti Ore: 21.30
prezzo del biglietto: posto unico: 22 euro + diritti di Prevendita

Prevendite attive su Ticketone dalle ore 10.00 di mercoledì 27 marzo e dalle ore 10.00 di mercoledì 3 aprile in tutte le prevendite autorizzate

Informazioni su come acquistare i biglietti:

Ticketone – www.ticketone.it – 892.101

Vivaticket – www.vivaticket.it – 899.666.805

Mailticket – www.mailticket.it – 199.446.271

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali
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Gambardellas

Written by Interviste

È troppo facile pensare che per fare un buon disco ci vogliano solo buoni strumenti e buona tecnica. Se non spendi il tuo tempo sulle idee e non prendi ispirazioni a destra e a manca, anche al di fuori degli ambiti prettamente suonerecci, quello che matematicamente otterrai sarà un disco di merda. Mauro Gambardella è uno che di tempo alla musica ne ha dedicato, ed i risultati si vedono, anzi si sentono, nel disco d’esordio dei suoi Gambardellas, Sloppy Sounds. Se non avete ancora idea di cosa stiamo parlando, questa breve chiacchierata esplicativa può schiarirvi le idee…

Chi è Mauro Gambardella e chi sono i Gambardellas? Quali sono le differenze fra queste due entità?
Mauro Gambardella è un batterista che ha lavorato a lungo nella e sulla musica e i Gambardellas sono la manifestazione di quello che la musica ha rappresentato per lui nel corso della sua vita. Il disco di questo progetto è il disco che ho sempre voluto realizzare, ci è voluto del tempo e molta costanza ma sono davvero soddisfatto. È un sogno che prende vita.

Come hai vissuto il fatto di essere un batterista atipico portatore sano di idee e proposte di scrittura? Ti sei mai sentito come un giocatore di hockey su ghiaccio in un campo di calcio?
È sempre stato difficile imporre le proprie idee all’interno delle band, soprattutto quando queste idee andavano a coprire gli ambiti della melodia ed armonia di un brano. La difficoltà stava anche nel riuscire a fare capire quello che nella mia mente era perfettamente chiaro ma nella pratica ero incapace di realizzare per mancanze tecniche su strumenti che non fossero la batteria. Mi sono messo dunque di impegno, ho sviluppato le mie doti su altri strumenti e ho lavorato con un produttore che fosse in sintonia con il mio pensiero.

Quali sono le principali fonti di ispirazione (anche al di fuori della musica in generale) per i Gambardellas?
Musicalmente parlando ce ne sono tantissime: da questo lavoro in particolare si possono percepre band rock americane ed inglesi in generale: dai Rolling Stones ai Foo Fighters, dai Queens of the Stone Age ai Devo. Sloppy Sounds rappresenta quello che sono staato fino ad ora. Il cinema è un’altra grande fonte di ispirazione: ogni canzone soprattutto dal punto di vista di arrangiamento e testo deve essere come un film perfetto: i giusti sali e scendi, i giusti colpi di scena ed i grandi finali. In tal senso amo profondamente Tarantino, Tim Burton e la maestosità di Nolan.

Nel vostro album d’esordio Sloppy Sounds tecnica e idee si fondono egregiamente per dar vita ad un prodotto di respiro internazionale. Questo vi colloca in po’ fuori dalla scena italiana dove si predilige il più rassicurante idioma nazionale. Scelta istintiva o ragionata?
Non mi sono mai posto il problema, istintivamente sono andato sull’inglese e ho portato avanti la cosa. Credo che il nostro genere si confaccia di più a questa lingua e l’obbiettivo estero è un nostro pallino, ci stiamo lavorando.

Per Flash, opening track di Sloppy Sounds, è stato realizzato un video per la regia di Davide Menchetti. Come è nata l’idea del concept (nel video ti si vede suonare contemporaneamente basso, batteria e chitarra)? La sfrutterete di nuovo in futuro per dare ancora più risalto al fatto che in realtà questo sia un progetto personale?
Il video vuole essere un’introduzione a questo progetto: mi sono fatto davvero in quattro per ottenere quello che ho ora. Tutto è iniziato da me con in mano una chitarra ed una manciata di canzoni. Poi pian piano si sono aggiunti prima Fabio Dalè che ha coprodotto e registrato con me l’album, poi Fabio Trentini che lo ha mixato ed infine la band che mi segue dal vivo: Glenda Frassi, Grethel Frassi, Alessio Lonati ed Andrea Gobbi. Mi piace considerarla una grande famiglia allargata anche se per ora il perno e l’immagine del gruppo “pesano” solo su di me. In tal senso ho sempre amato band come Queens of the Stone Age, Eagles of Death Metal o Nine Inch Nails per la loro capaciità di mantenere un piccolo nucleo fisso ed interscambiare gli altri membri della band pur mantenendo coerente il sound.

Avete in programma di realizzare altri video per Sloppy Sounds? A me piacerebbe molto vedere il video di Tito, ma se vuoi puoi rispondermi “e sti cazzi?!”
Tito è sicuramente uno dei pezzi più di impatto, ci stiamo ragionando ma credo che un secondo singolo sia d’obbligo, soprattutto di questi tempi in cui i video sono così richiesti dalla rete.

La scena contemporanea della musica italiana, così come della musica in genere, pare vivere un momento di stasi dove non è inquadrabile una vera e propria “scena musicale”. Quanto è importante per i Gambardellas poter entrare a far parte di una scena e condividere idee oltre che concerti o pubblico? Secondo te c’è bisogno di questo tipo di interazioni fra artisti per crescere e dare più respiro e visibilità alle proprie produzioni?
È da anni che porto avanti questa idea di condivisione. Solo creando una vera scena  musicale si possono creare circoli virtuosi che portino dei miglioramenti nel povero mondo musicale italiano. Un esempio pratico è la città di Brescia. tutti si chiedono come mai da lì vengano così tante band valide. Il motivo è da ricercarsi nella cooperazione tra band tanto in fase di suonato quanto nel vicendevole supporto sottopalco durante i concerti. Questo ha favorito gli stessi locali che sono trovati una clientela interessata a musica di qualità e che riempiva i loro locali, questi a loro volta si sono rivolti a veri promoter che ricercassero e fissassero date a band valide e così via. Se si facesse a livello nazionale sarebbe la svolta ma spesso ci si mettono di mezzo delle politiche strane degli addetti ai lavori e spesso la non voglia da parte della band di volersi adattare a nuove situazioni. qualcosa si sta muovendo ma c’è ancora da lavorare.

Parlaci del concorso che coinvolge i tuoi fans. Di che si tratta?
Siamo una band nuova ed il nostro obbiettivo è come prima cosa far sentire la nostra musica senza troppi vincoli. Abbiamo voluto regalare in occasione dell’uscita dell”album 5 cd a 5 fortunati ragazzi estratti tra coloro che avevano condiviso il nostro video sul proprio profilo. Penso che sia davvero la gente che decide cosa funziona o meno nella musica e volevamo dimostrare la nostra gratitudine a coloro che ci seguono e ci ascoltano.

Prossimi live?
Siamo in tour in questo momento. Abbiamo diverse date programmate in tutta italia, da Milano a Napoli. Il nostro live è molto paricolare, io dal vivo continuo a suonare la batteria e sono la voce principale, già questo è piuttosto inusuale ma penso che il colpo d’occhio ripaghi bene gli sforzi per montare il live. Potete trovare tutte le date sul nostro facebook.

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Un assaggio di “Sound City”, documentario firmato da Dave Grohl.

Written by Senza categoria

Per voi un assaggio del documentario Sound City firmato da Dave Grohl. La registrazione studio del brano “Mantra“, che vede impegnati tra lo stesso Grohl, Trent Reznor e Josh Homme dei Queens of The Stone Age. Niente male.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=WTaeHFquheI

 

 

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Space Paranoids – Under The King Of Stone

Written by Recensioni

Nati nel cuneese nel 2006, l’attuale compagine degli Space Paranoids prende forma solo lo scorso anno, dall’incontro tra Simone Rossi (voce e percussioni), Cristiano Rossi (basso), Luca Bruno (batteria) e Andrea giostra (chitarra e voce). Da quel momento in poi, lo spirito dei quattro li porterà verso la ricerca di un possibile futuro per certe sonorità in fondo forse anche troppo datate per le orecchie di noi divoratori di dischi. Partendo dall’universo Stoner che fu terra di grandi quali Kyuss, Queens of the Stone Age e Clutch e dal mondo psichedelico e spaziale di Monster Magnet, Colour Haze ed Earthless il loro obiettivo sembra essere quello di trovare la strada per unire il passato con i luoghi del loro presente fatto di scabri territori di montagna, pinnacoli imbiancati, macchie inviolabili, specchi d’acqua tersi e culture morenti, con l’unico scopo di cercare la catarsi attraverso la decantazione spirituale. Una sorta di viaggio allucinogeno nei deserti della California trasportato nei territori del nord dell’Italia. Il tutto registrato in presa diretta per dare maggiore convinzione alla durezza del suono.
I sette brani che compongono Under The King Of Stone sono un tripudio alle contaminazioni, ai rimandi, alle citazioni (spudorata quella in “Called Goblins Haze”. Avete indovinato?) eppure il loro non è per niente un lavoro spiacevole. Trasuda la consapevolezza di un background culturale musicale di un certo spessore e l’esecuzione dei quattro è impeccabile (senza dimenticare la partecipazione di Tommaso Fia e la sua Hammond nei brani “Under The King Of Stone” e “Blind Cyrus”) oltre che energica e potente, come si conviene per il genere, pur senza l’apporto della seconda chitarra (se non in casi rari). I quattro riescono a produrre esplosioni sonore imponenti che non sfociano mai in distorsioni eccessive e l’ampio spazio lasciato alla strumentazione di contorno, basso e batteria su tutti, non fa altro che intensificarne la furia.  Veramente interessante il lavoro alle quattro corde di Cristiano che riesce a reggere le ritmiche anche nei momenti di pausa necessari alla fluidità della narrazione sonora.
Non si può non applaudire inoltre la voce di Simone Rossi che per quanto manipolata, detto tra virgolette, riesce pienamente a rendere l’idea di quello che è l’obiettivo della musica degli Space Paranoids e soprattutto riesce a evocare paesaggi torridi e gelidi nello stesso tempo e a saltare dalle diverse variazioni sul tema con estrema convinzione senza mai diventare prevaricatrice nei confronti del resto.
Tra i sette passaggi del viaggio, parecchio avvincente è “Black Salamander”, in cui la chitarra di Andrea Giostra si presenta acidissima e pesante nello stesso tempo, quasi sfiorando giri funky.
Il mio brano preferito (di questi primi ascolti) è invece “Blind Cyrus”, il meno Hard e più Blues del disco, soprattutto per il suo ritmo soffocante e ossessivo in contrapposizione con la voce carnale, calda, spirituale e profonda di Simone. Interessanti anche i passaggi di chitarra e Hammond, che danno al brano un senso di esplorazione psichica molto sixties.
Chiarito che non ritengo un problema, la scarsa originalità quando il lavoro è ben fatto, ci sono alcuni punti però che non convincono. Per prima cosa, credo che sarebbe stato opportuno dare un’impronta ancora più acida e lisergica al sound dell’album. I passaggi psichedelici di vecchio stampo sono molto pochi e non riescono a dare quel necessario senso di completezza. Molto più marcata, è la natura Hard Rock che, in combutta con le ritmiche e il cantato Stoner, finisce per tagliare fuori quegli aspetti psico-space, oltretutto richiamati evidentemente già dal nome stesso della formazione, che avrebbero certamente dato maggiore corpo a Under The King Of Stone. Penso ad esempio alla title track, che per quanto eseguita con una certa intensità, finisce per durare fin troppo (oltre sei minuti annoiano senza opportuni cambi di ritmo) in relazione all’idea di base del pezzo.
Molto più interessante invece, sotto quest’aspetto, “Electric Rotor Crossroad”, che col suo intro strumentale e il muro di chitarre che segue, finisce per ricordare anche un tipo di Post Rock stile Mogwai, anche se presto reindirizzato verso i lidi bollenti dello Stoner.
Un altro problema che ho trovato troppo seccante e vitale per essere ignorato è quello della registrazione. Preciso che registrazione e mixaggio sono opera di Massimiliano “Mano” Moccia al Blue Records di Mondovì e la masterizzazione di Niklas “Mr. Dango” Kallgren al Bombshelter Studio di Orebro. La cosa è evidenziata soprattutto dal brano “Deadmouth Monk” che oltretutto presenta un ritmo di chitarra tanto semplice quanto straordinario. Rispetto ai primi brani, il suono sembra farsi ancora più fumoso e i toni della registrazione sembrano perdere colore, tanto che, se ascoltati attentamente, alcuni pezzi non sembrano poter far parte dello stesso album. L’effetto non è, evidentemente, voluto.
Ultimo necessario riferimento al brano che chiude l’album, “Ordesa Sky Hunters”, il momento più soffice, intimo, rilassante, narcotico, anche se l’impeto torna prepotente già dalla fine del secondo minuto.
Under The King Of Stones è l’album perfetto per chi ha amato quei gruppi cui ho fatto riferimento nella prima parte, perfetto per chi non guarda di buon occhio chi esagera ed esaspera le innovazioni, per chi ama la musica ben fatta, possente, impetuosa e vigorosa, per chi ama il South statunitense, i suoi deserti e la sua magia.
Gli Space Paranoids, decidono di puntare sulle loro origini per arrivare a voi. Origini territoriali, montagne, freddo e alberi e origini musicali, soprattutto anni novanta. E poi, pura e semplice espressione artistica. Sono questi gli ingredienti di Under The King Of Stones. Origini ed espressione artistica. Solo da qui è possibile raggiungere se stessi.

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