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RIGOTTO “Fuori di me” il nuovo singolo e video dall’album “Uomo Bianco”.

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RIGOTTO – “Fuori di me”
Il nuovo singolo e video dall’album “Uomo Bianco” disponibile in cd ed in tutti gli store digitali da Controrecords / New Model Label

Prossimi appuntamenti live:
9 Dicembre 2012 @ Arci Sud – Torino
19 Dicembre  2012 @ Bar Pastis (C/Santa Mónica 4 – Metro Drassanes) – Barcelona
21 Dicembre 2012 @ “El Milingo” (C/Llull 70 – Metro Bogatell) – Barcelona

“Uomo Bianco” – L’album
Uomo Bianco è l’uomo della civiltà occidentale, in senso molto allargato. È l’arrogante amministratore del pianeta, o almeno uno dei più esosi. Sono bianco, quindi con imbarazzo riconosco di essere io stesso l’Uomo Bianco”. Non usa mezzi termini Paolo Rigotto per presentare il leitmotiv del suo nuovo disco: Uomo Bianco è infatti un atto d’accusa – demenziale più che vibrante, pungente più che solenne – nei confronti della cività occidentale, dei suoi nuovi simboli, dei suoi disvalori e del suo bianco protagonista. 12 canzoni che usano il sarcasmo e la provocazione come chiave di lettura di un mondo in disgregazione: come sostiene l’autore sono “piccoli esorcismi, un mio personale requiem a lieto fine per una civiltà apparentemente agli sgoccioli”.
Paolo Rigotto è una personalità estremamente interessante, che ha fatto dell’eclettismo la sua personale direzione musicale. Batterista della Banda Elastica Pellizza, dei Syndone e di altre formazioni e artisti ai quali presta la sua professionalità di drummer, Rigotto torna a un anno di distanza dal suo felice debutto “Corpi celesti”, ed inaugura anche la sua attività come produttore, con il suo Freakone Royale (studio) ed a breve sarà in uscita la sua prima produzione, l’album degli Attitude, hard rock band dalla provincia torinese.

Link: www.rigotto.it
www.controrecords.com
www.newmodellabel.com

Ecco il video:

 

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Iceberg – Caro Tornado

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La tendenza a suonare (registrare) dischi in presa diretta sembra destinata ad aumentare considerevolmente, economicamente è più conveniente e artisticamente ha il suo ricercato perché, la potenza entra nelle ossa lasciando in secondo piano qualche piccola incertezza d’esecuzione. Gli Iceberg lasciano la lingua inglese per debuttare con un disco tutto in italiano registrato in presa diretta e intitolato “Caro Tornado”. L’idea è quella di trasmettere l’irruento impatto delle live performance, il risultato sonoro potrebbe avere molti punti sui quali discutere ma noi cerchiamo di cogliere l’animo punk del disco pensando alle cose belle della vita, se ancora ce ne fossero da apprezzare. Gli Iceberg suonano un rock sporco simile al Verdena style, molto cinici e spietati nella scelta dei riff, manca sempre la dolcezza, abbuffate di energia, la presa diretta questa volta non rende  praticamente mai grazia ai brani. Le chitarre suonano troppo chiuse, la batteria non picchia affatto come dovrebbe e la voce rischia di affogare in un mare di imperfezioni. Ovviamente problematiche di registrazione e non di tecnica.

Si voleva un disco sporco? Ecco un disco sporco. “Caro Tornado” è un lavoro comunque sia giovanile, adatto indubbiamente a un pubblico sbarbatello e sognatore, troverà facilmente i consensi di cui ha bisogno in pochissimo tempo, certo non entrerà nella storia ma troverà il proprio cammino. Da segnalare a voce grossa la bellissima confezione in digipack davvero interessante e ben fatta. Gli Iceberg nutrono grande passione per la musica e questo rimane subito chiaro ma torno ancora sulla registrazione che non convince e questo rimane un punto penalizzante per la riuscita del disco, non trovo mai quell’esplosione sonora di cui loro parlano tanto, non riesco a seguire con attenzione le linee melodiche e il nervosismo aumenta.. A volte sono costretto a prendermi una pausa. Una migliore attenzione nei suoni e forse ora staremo a parlare di un altro disco, voglio credere e dare fiducia a questi ragazzi, essere alternativi non è così semplice come potrebbe sembrare. Dai! Dai! Dai! Non tutto è perduto.

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Alessandro Ristori con i suoi Portofinos – Ibrido

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Non ho mai recensito per voglia, ma soprattutto per –  chiamiamola – etica professionale, dischi o altro materiale che portassero all’ascolto cover o altre mercanzie prese in prestito, ma – è non è mera debolezza – arriva il momento, o meglio, il disco che ti fa ravvedere e rivoluzionare le tue idee. Il canagliesco motivo per sottolineare queste parole lo ha dato “Ibrido” il disco dello shower romagnolo  Alessandro Ristori con i suoi Portofinos, una forza catapultata dagli anni 50/60 degli urlatori rockers, una sferzata energetico-memorabilia che ti piomba addosso come un Juke-box  della Wurlitzer o della Rock-Ola per incantarti con pezzi mito di una generazione in bianco e nero che fa tutt’ora massa con l’elettricità dei ricordi e di gioventù evergreen.

L’entertainements dell’artista Ristori è quello delle balere, dei ballroom di provincia e delle incommensurabili notti pregne di amori, estati col cuore in gola e ragazze da aspettare o lasciare in qualche angolo della propria vita giovane, ma anche un disco di scatenamento, di rock’n’roll puro, “indiavolato” da ore piccolissime ed albe addormentati su qualche moscone testimone di chissà che cose; due inediti “La donna uomo” e “Sentimento” e una valanga di successi senza età registrati in live session che ti iniettano argento vivo e stringono il cuore per quel fascino da “i migliori anni della nostra vita”, quel ping pong sonoro entusiastico tra Italia del boom economico e l’America della brillantina a chili che rimane lassù tra le stelle con qualche lacrimuccia dolciastra.

Tra ricordi di Gino Santercole, Celentano, il Clan, Don Backy e tutti quei 45 giri pirati per allora, tra le tante perle della tracklist, “Il tuo bacio è come il rock”, “Rock around the clock” di Bill Haley & His Comets”, l’intramontabile “Volare”, una versione scollata di “Ciao ciao bambina” portata al successo da Tony Dallara, una Felliniana e  trasognata “Dolce vita (in Via Veneto)/Tequila” o una appassionata Presleyana da lato B “Giorni d’estate” e moltissimo altro ancora a far leva su decadi di splendori originali al di la dell’Oceano e “felici imitazioni” tricolori, da Bobby Solo, Little Tony, Ricky Shayne, tutte materialità straordinarie che Ristori, nel rutilante mix di rock, shake e urletti di questo suo gran bel disco, ci regala come a rivivere una vita mai vissuta in fondo, “fino in fondo”

Cercate questo music-box, datelo in pasto allo stereo, impomatatevi i capelli e Good Rock N’Roll Forever!

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Formanta! – Everything Seems So Perfect From Far Away

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Dopo alcune cose fatte in passato (alla memoria anche di Rockambula) arriva il primo disco ufficiale per i Formanta! la lunghezza del titolo Everything Seems So Perfect From Far Away la dice lunga (e questo ingenuo gioco di parole nasce dal cuore) sul naturale spaziare del sound in questione, su tutte le sfaccettature artistiche toccate in maniera sobria e gentile. La musica non subisce mai imprecisioni, l’imbarazzo manca. Ebbene si, siamo contenti di non essere nati soltanto per subire.

Pensavo e ripensavo mentre ascoltavo, questa voce femminile prende sapori conosciuti al palato, poi Kate Bush mi appare come una figura celeste e per qualche momento è lei la voce mentore, poi si cambia direzione e rimango nuovamente spiazzato. Sarà colpa di quel basso deciso nell’esecuzione, di quelle chitarre che si dilungano in assoli rock sessantottini, di quell’ambiente decisamente e miticamente new wave. Non elettro new wave, solamente new wave. La new wave post punk degli Smiths dove a volte la band vuole arrivare, passando per fantasiosi paesaggi innevati dove un timido maggio fatica a portare primavera e colori. I Formanta! maturano con gli anni portandosi sulle spalle il peso dell’attuale scena musicale dove è difficile farsi spazio tra tonnellate di immondizia suonata e diffusa tramite internet, dove la bellezza della libertà mostra inesorabile il rovescio marcio della medaglia, perché tra artisti dell’ultimo momento e camerette studio è davvero difficile fare una selezione dignitosa. Preferisco parlare di loro e delle sensazioni legate a questo concept moralmente corretto e senza inganno, della reale certezza di avere nello stereo qualcosa di vero, di una batteria, un basso nudo e teso, una chitarra, della capacità di trasmettere emozioni parallele ad ogni personale stato d’animo. Sono pronto per accogliere Everything Seems So Perfect From Far Away dei Formanta!, ho capito di averne le capacità. Un inizio che promette veramente bene.

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