Marta Sui Tubi Tag Archive

Aeguana Way

Written by Interviste

Per i lettori di Rockambula l’Alternative-Rock band lucana, Aeguana Way, che oltre a vantare collaborazioni con Marta Sui Tubi, Management Del Dolore Post-Operatorio e altri artisti di rilievo italiani, è inoltre salita su palchi prestigiosi come quello del Concertone del Primo maggio a Roma. Elogi a parte, li abbiamo voluti nelle nostre pagine web per farci raccontare qualcosa sulla loro terza fatica discografica Cattivi Maestri, titolo anche del loro primo singolo estratto di cui sta girando il video su You Tube da qualche giorno.

Ciao ragazzi, benvenuti su Rockambula. Iniziamo a parlare di questo vostro ultimo lavoro, Cattivi Maestri, perchè i nostri lettori (e non solo!) dovrebbero acquistarlo?
Ciao a voi. Ovviamente quasi nessuno compra a scatola chiusa ed è per questo motivo che abbiamo deciso di caricare tutto l’album su YouTube. Una volta ascoltati i brani in rete magari deciderete di acquistare l’album ad un costo ridottissimo sui principali digital stores. A quel punto, oltre ad aver comprato un prodotto “WOW!”, starete contribuendo al progetto in maniera concreta… non è fantastico

Cosa è che vi ha reso così turbolenti verso questo mondo e la società in genere, quanto è stato incisivo questo stato d’animo in fase di scrittura del disco?
Durante il processo creativo ci ha accompagnati un forte senso di inquietudine misto a tanta voglia di capirne le cause per poi, in seguito, reagire. La maggior parte del disagio scaturiva proprio da quello che leggevamo quotidianamente sui social network generando curiosità e insofferenza al contempo. Questa turbolenza è stata determinante in fase di scrittura, in realtà succede sempre così, ogni volta che inizio a scrivere questo fattore risulta fondamentale.

Visto che il vostro Cattivi Maestri parla di consigli e per passare ad argomenti più frivoli, consigliate ai nostri lettori un pezzo da proporre alla propria metà e uno per far baldoria con gli amici?
Ok, direi per la propria metà “Call Me A Dog” dei The Temple Of The Dog mentre per fare un pò di baldoria “Easy Money” di Johnny Marr.

E’ appena uscito il vostro videoclip della title track “Cattivi Maestri”, raccontate un aneddoto particolare avvenuto durante le riprese?
Il video è stato girato in piano-sequenza, ossia senza tagli per il montaggio, quindi il tutto doveva essere fluido e perfetto dall’inizio alla fine del brano. La cosa divertente era che, ogni volta che si rifaceva una take completa, la band era costretta a correre per ritrovarsi nel posto giusto tra una scena e l’altra totalizzando chilometri lungo i corridoi del grande palazzo. Alla fine eravamo tutti sfiniti, ma ne è valsa davvero la pena.

In Italia la musica mainstream è dettata sempre più da artisti confezionati dai reality show che monopolizzano radio, tv e media in generale. Mentre chi si discosta dal solito sound trova difficoltà anche solo nel portare un po’ di pubblico ai propri concerti. Il problema secondo voi dove sta?
Il problema risiede nella mentalità di pubblico e addetti ai lavori di tutto lo stivale. E’ il solito cane che si morde la coda. La massa, compresi i grandi media, segue e “spinge” i fenomeni da reality; i gestori o i promoter dei locali e dei festival, che quelli dei reality non possono nemmeno sognare di averli a prendere un drink al proprio evento, pretendono dagli emergenti sold out e numeri da rockstar però con cachet da operaio cinese part-time in nero; gli emergenti, a loro volta, si lamentano di questa situazione e se qualche collega ce la fa diventano pure invidiosi e “distruttivisti”.

A proposito di live, vista la vostra esperienza con band importanti e su palchi importanti. Quale concerto ricordate con più piacere e perché?
In assoluto il concerto del Primo Maggio ’13 a Roma, il perchè è abbastanza scontato, quel palco è davvero magico, l’adrenalina di quel giorno non la dimenticheremo mai.

Grazie mille, lasciamo a voi le ultime righe per concludere quest’intervista.
Grazie a voi! Speriamo di vedervi presto ai prossimi concerti…
Intanto vi invitiamo ad ascoltare il nuovo album (sui principali digital stores )
guardare il nuovo video e venirci a trovare sulla nostra pagina FB: www.facebook.com/aeguanaway

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“Tristi Tropici” è il nuovo singolo/video dei SUS

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“Tristi Tropici” è il primo singolo dall’omonimo nuovo album dei SUS, prodotto dal leggendario Fabio ‘Magister’ Magistrali (già all’opera con Afterhours, Bugo, Marta sui Tubi, Perturbazione e molti altri) e licenziato da Technicolor Dischi. Un viaggio di undici brani nelle periferie del pensiero, un rito di iniziazione all’incertezza scandito da un sound popolare e psichedelico. Il video di ‘Tristi Tropici’ , ispirato dalle atmosfere del film indipendente “Noi Albinoi ” di Dagur Kari, è stato realizzato dalla giovane regista Miriam Tinto.

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Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo

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Nudo e pesante: le prime parole che affollano la mia mente ascoltando questo nuovo lavoro di Pierpaolo Capovilla. Il ben noto frontman de Il Teatro degli Orrori e dei One Dimensional Man tenta la strada solista attraverso undici episodi di pura maledizione: Obtorto Collo. È senza ombra di dubbio un disco viscerale, con il quale il Capovilla si mette a nudo, mostrando quanto di più profondo, libero dagli schemi del Rock, dalla ritmica e da ogni altra forma di indirizzamento. S’incammina in una nuova strada, tortuosa e buia, sperimentando a tratti uno scurissimo reading sulle note di Paki Zennaro. Già in passato la sua musica ha suscitato non poche critiche, risultando complessa ed affascinante allo stesso tempo e generando un’ambigua scissione fra odio e amore. Un po’ come accade per i Marta sui Tubi, il cui pubblico è scisso: o 10 o 0, nessun brano escluso. Capovilla è uno a cui non piacciono mezzi termini nè scale di grigi. È tutto o niente. L’ultimo lavoro ne è la prova.

Obtorto Collo è un lavoro di estrema ambizione, fin troppo sperimentale: è Icaro, incontentabile e presuntuoso. Capovilla demolisce poco a poco ogni forma di armonia, cedendo il passo alla mera poesia. Riesce ad andare oltre. Un poeta maledetto. Racconta di storie tragiche, di storie vere, di intellettuali rom di periferia, di violenza e di maltrattamenti ospedalieri. Racconta dolore su note buie, attraversando capitoli di tremenda agonia come “Ottantadue Ore”, capitoli di sfogo politico e capitoli di più lieve impatto e maggiore armonia, quali “La Luce delle Stelle”. La title track è l’assoluta maledizione del poeta. Fra strumentale e parlato è in grado di generare la più profonda angoscia nell’ascoltatore. È il teatro dell’oscuro e, personalmente, lo trovo un estremo azzardo. Troppo estremo.

Sono molti i punti in cui la critica ha riscontrato un avvicinamento ai Massimo Volume, ma francamente lo trovo un paragone forzato ed assolutamente fuori luogo. Le differenze sono enormi! Tematiche, generi e musicalità sono lontani anni luce. Il sol fatto di adottare un reading style non comporta la possibilità di raffronti. Sfatato questo mito, posso affermare che, personalmente, trovo il disco eccessivamente complesso, molto più del necessario. Un artista come Capovilla può certamente darsi arie e permettersi  di osare, ma per lanciare un messaggio è necessario adottare il linguaggio del popolo. Troppa distanza, troppo buio, troppa sperimentazione, troppa intimità. “Invitami”, primo episodio, è un sunto perfetto al riguardo. Il mio giudizio si basa sull’aver troppo osato, sull’essere andati troppo oltre. Restano i complimenti per l’incredibile personalità mostrata ancora una volta. Pierpaolo Capovilla conferma la sua intellettualissima vena artistica, dando prova di potere praticamente tutto. Ma troppo oltre trovi il nulla e dal nulla non si emerge. Cinque e non di più. Anche Icaro volò in alto, ma così in alto che il Sole sciolse la cera che gli teneva le ali. E cadde giù.

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Marta Sui Tubi – Salva Gente

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I Marta Sui Tubi hanno indubbiamente tratto vantaggio dalla partecipazione al Festival di Sanremo 2013, ma chi, come me, li ascolta e li conosce da sempre sa benissimo che il loro stile è rimasto sempre fedele ed immutato nel tempo. Probabilmente lo aveva già capito anche quel grande genio che era Lucio Dalla, scomparso nel 2012 poco dopo una sua esibizione a Montreaux, qui presente nell’atto conclusivo di questo cd, “Cromatica”. Salva Gente è una raccolta celebrativa della carriera di questo gruppo fatta da oltre un decennio di concerti in giro per tutta l’Italia, di cinque album (ed un ep) in studio e uno dal vivo. Non male come curriculum quindi. Tra le diciannove qui presenti ci sono anche due inediti, la title track (che vede alla voce anche un certo Franco Battiato) e “A Modo Mio”, entrambi descritti dal gruppo come potenti, freschi e vitali. Una definizione che si potrebbe prestare benissimo anche al gruppo stesso, se vogliamo, soprattutto quando sentirete “Di Vino” e “L’unica Cosa”. Anche se scritte anni prima tutte le canzoni conservano il loro fascino originario e resistono alle intemperie senza grandi problemi, segno di una grande capacità di esecuzione e di maestria negli arrangiamenti (gli unici rifacimenti qui presenti sono quelli di “Cristiana” e “L’Abbandono”). Da segnalare anche la presenza della Bandakadabra ne “Il Giorno del Mio Compleanno” e di Malika Ayane in “La Ladra”. Se proprio fosse necessario fare un appunto a questo lavoro, direi che magari un altro inedito ci sarebbe stato proprio bene, ma se ciò avrebbe significato l’estromissione dalla scaletta di qualche traccia allora è tutto perfetto anche così. Nulla da recriminare quindi ed ora non ci resta che aspettare il prossimo disco di questo gruppo che ha sempre dato lustro alla nostra musica. Lunga vita a Giovanni Gulino, a Carmelo Pipitone, a Ivan Paolini, a Paolo Pischedda e a Mattia Boschi! Lunga vita ai Marta sui Tubi!

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15 Minutes of Shame – Scrambled Eggs

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Giunti all’onore delle cronache per aver aperto (o come piace dire a loro, rovinato) le date di diversi gruppi italiani come Fast Animals and Slow Kids, Marta sui Tubi e Lo Stato Sociale, i 15 Minutes of Shame cercano di splendere di luce propria con il disco Scrambled Eggs, seconda prova da studio dopo l’omonimo album, sempre autoprodotto. Che sia un gruppo autoironico e satirico lo si può capire dal nome stesso, fortuito (o convinto) omaggio al dodicesimo episodio della seconda stagione della serie animata Family Guy (proprio loro, i veneratissimi Griffin). Dopo l’avvio spento di “Nature Reawakens in Springs”, scarica e quasi del tutto priva di mordente, subito,con la successiva “Crazy Fight of Corianders”,si cambia marcia, rilasciando libera nell’aria l’incisività dei Therapy?, mantenendo, volontariamente, un riuscitissimo sound vintage. Chitarre in levare e arcobaleni, disegnati in cielo dal charleston variopinto di Antonello Spalvieri, colorano l’allegra “Fifteen Minutes of Shame” e la quasi Reggae “Michael”. Il Rock dei Therapy? però non ci sta a farsi da parte e riemerge prepotente nella title track, a cui si accosta la melodia graffiante degli Hüsker Dü. “In Memory of” è un ideale punto di raccordo tra il Punk anni 80 e quello degli anni 90, eccezionale manifesto dei gruppi da me chiamati in causa precedentemente. Chiude un lavoro con poche sbavature la cavalcante “Gaugamela”, dove, come non mai, la batteria si fregia superba del ruolo di co-protagonista del cantante Lorenzo Spinato. Restando in tema cinematografico, se fosse una pellicola Scrambled Eggs non sarebbe destinato a vincere riconoscenze per le prestazioni dei singoli attori. Sarebbe, com’è giusto che sia, premiato come miglior film, sbaragliando a mani basse la concorrenza.

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DUB FX e PANDA DUB sono gli headliner del BEAT FULL FESTIVAL

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Due artisti internazionali, DUB FX (Australia) e PANDA DUB (Francia), sono gli headliner che si esibiranno il primo giorno sul palco dell’Oasi stage (dopo le 23:00) del BEAT FULL FESTIVAL 2014 (che si terrà dal 31 luglio al 3 agosto all’Oasi Lago di Piana degli Albanesi – Palermo). In apertura, sempre all’Oasi Stage (ore 21:00), Smegma Bovary, Altre di B e Ipercussonici. Nel pomeriggio, al Lake stage (ore 16:30), sarà la volta delle band emergenti Lucio, Ciao beatrice e Utveggi. In prima serata (ore20:00) é previsto uno spettacolo teatrale sul palco dello Stone stage. Il BEAT FULL FESTIVAL 2014 nasce dal successo fortemente voluto ma inaspettato della prima edizione (dove si sono esibiti band come Marta Sui Tubi, Africa Unite, Atari Teenage Riot, Waines, Appaloosa, Gente De Borgata, Zion Train ed altri). Gli organizzatori hanno deciso di confermare la location unica, inserire un giorno in più e potenziare le attività e le iniziative collaterali che rendono il BEAT FULL un momento di aggregazione e divertimento fatto di musica, campeggio, spettacoli teatrali, laboratori artistici, dj set, dibattiti e sport.

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Bandit – Crash Test

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In quel di Milano il settore artistico non conosce domeniche e propone di recente un nuovo interessante lavoro: Crash Test. Un disco scritto ed interpretato da Paolo “Bandit” Bandirali ed arrangiato da Luca “Bitti” Cirio, firmato Bandit. Il lavoro si sviluppa in una tracklist lunga nove click di Folk Rock, caratterizzato da testi impegnati (che a tratti rimanda al Rock n Roll di Bennato). Nella prima parte del disco, in particolare, si caratterizza per un alternarsi di musica ed intermezzi parlati (che richiama lo stile live degli Zen Circus), che fanno da introduzione alla traccia a seguire. Di certo una trovata molto originale (ed un’ottima opportunità per dar spazio ad un po’ di sano sarcasmo), che tuttavia spezza un po’ troppo l’armonia stessa del disco, portando l’ascoltatore allo skip degli intermezzi già a partire dal secondo ascolto del disco. Ciononostante, siamo innanzi ad un lavoro piuttosto maturo e che si fa ben ascoltare dall’inizio alla fine. L’album di debutto sembra avere seri intenti comunicativi. I temi, di elevato impatto con l’attualità, ruotano costantemente intorno al tema della vita, spaziando da intellettualismi del saper vivere, a romanticismi della necessità di amare (riprendendo al riguardo un amore a lunga conservazione già cantato dai Marta sui Tubi in “La Spesa” ben sei anni fa), a malinconiche, statiche prese di coscienza dell’io. Si esce fuori tema in traccia sette (“Quando C’Era Lui”), che, mio malgrado, suona un po’ come una nota stonata in un disco di così elevato contenuto morale. Non tanto per lo strumentale, il quale mantiene la sua vena accattivante, quanto per il testo, che la rende il vero neo del disco. Politica e musica sono due arti differenti: cantare la politica è un po’ come cantare un dipinto.

Il lavoro esordisce in prima battuta con “La Crisalide”, che senza dubbio merita qualche riga. Lo strumentale, impegnato in ritmiche Country e Folk che si fanno ben apprezzare, viene poetizzato attraverso un testo ricercato e di certo non banale. Il perno è il crivello del vivere la vita, del se è giusto o sbagliato viverla secondo lo standard collettivo. Ed all’interrogazione a scuola, nasce bene la risposta mi scusi prof ma io non ho tempo da perdere, meglio essere crisalide che ha tempo ventiquattr’ore per vivere al meglio. La scelta di aprire il disco con un pezzo così ben lavorato è (volutamente o meno) strategica e conduce inevitabilmente all’approfondimento dell’intero lavoro. La strategia si mantiene sofisticata, approdando alla terza traccia e realizzandosi stavolta attraverso uno stile cantato pressante che fa subito pensare al timbro martellante del Cristicchi (ancora una volta un forte riferimento). Il tema della vita accompagna una buona parte del disco, ritornando anche nella traccia numero cinque (che dà il titolo al disco). Stavolta si toccano le corde della malinconia, garantendo un inevitabile rifugio a chi l’ascolta. D’altra parte, la vena malinconica accomuna un po’ tutti ai giorni nostri. Ciò non toglie che siamo innanzi ad un buon lavoro, che merita molto più di un ascolto. Ottima sintesi del disco.

Il disco si chiude quindi con un mix fra il sound di Samuele Bersani e la versione Folk di Brunori Sas, addobbato ancora una volta con un testo che lascia ben poco spazio alla polemica. Il tema della vita che ha aperto il lavoro si ritrova così a ricamarne i titoli di coda con un richiamo lungo 4’02’’. Un gioco di parole lungo una canzone intera, lavorato al dettaglio fra assonanze e rime prepotenti che in modo instancabile chiamano all’appello la vita. Titolo: “La Vita”. Ed è così che il prologo si confonde con l’epilogo attraverso un piccolo dettaglio, che genera una ciclicità all’opera che si fa molto apprezzare. Dettaglio che, in questa sede, non trovo onesto svelare, ma che a parer mio, è una trovata prossima al geniale. Fossi al bar a parlar con amici, direi che è un ottimo disco, consigliandone l’acquisto (consiglio che, scoprendo gli altarini, dispenso anche a me stesso). Ma qui siamo alla correzione dei compiti di inizio anno e la severità non può essere opzionale. Il paroliere Paolo “Bandit” Bandirali meriterebbe senza dubbio un voto alla portata dei suoi ricercatissimi testi, ma il consiglio ha deciso di provocare la sua vena artistica, portandolo appena oltre la sufficienza. In rosso sul compito ho dovuto segnare le troppe ispirazioni mal celate. La musica è un tema, non un testo di reportistica.

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La Band della Settimana: Alanjemaal

Written by Novità

“Gli Alanjemaal hanno sulle loro spalle quasi vent’anni di attività. Formatisi a Monza nel 1993 con il nome di Rude Pravda, di questo periodo ci rimangono solo una manciata di canzoni pubblicate in due tape. Alla fine del 1999, l’arrivo dell’attuale bassista e la ridefinizione del progetto musicale verso sonorità Noise, Psichedeliche, Post Rock, portano in dote il cambio di denominazione sociale in Alanjemaal.
Il nuovo corso, caratterizzato da una prevalenza di brani strumentali, suscita l’interesse di Fabio Magistrali (produttore di Afterhours, Bugo, Marta sui Tubi) concretizzatosi nella produzione nel 2001 di una decina di brani, alle cui registrazioni hanno partecipato come ospiti Elena Diana e Gigi Giancursi dei Perturbazione, che proprio in quel periodo stavano registrando con lo stesso Magistrali il loro capolavoro In Circolo. Brani che però rimangono nel cassetto per dieci anni, durante i quali l’attività della band, per una serie di ripensamenti artistici e di problemi personali, procede a intermittenza, e che vedranno la luce solo nel 2012 nel cd di debutto Dalla Ruggine, titolo intenzionalmente metaforico, quasi a indicare da quale punto far ripartire il discorso musicale lasciato in sospeso.

Oltre alla partecipazione nel 2011 alla compilation Franti, uno solo poteva ridere, tributo alla più importante band underground degli anni 80, dal 2009 al 2012 a fianco di una buona attività live gli Alanjemaal si sono dedicati alla registrazione di nuovo materiale, sempre con l’aiuto di Fabio Magistrali.

(Non ho) Niente da Sognare, uscito 1 Marzo 2014, è il risultato di questo lavoro.”

Sono loro la nostra scelta di questa settimana.

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“Voglio Una Pelle Splendida” feat. Samuel Romano anticipa l’edizione speciale di HAI PAURA DEL BUIO?

Written by Senza categoria

Esce l’11 marzo, per Universal Music, l’edizione speciale di Hai Paura del Buio?, album storico egli AFTERHOURS, pubblicato nel 1997, e definito dalla critica musicale come miglior disco della musica indipendente italiana degli ultimi vent’anni. Il brano “Voglio Una Pelle Splendida” interpretato insieme a Samuel Romano anticipa il disco nelle radio a partire dal 28 Febbraio. Il progetto vede coinvolti diversi artisti di spicco della musica italiana ed internazionale che hanno collaborato con gli Afterhours: Hai paura del buio? feat. Damo Suzuki; 1.9.9.6. feat. Edoardo Bennato; Male di miele feat. The Afghan Whigs; Rapace feat. Negramaro; Elymania feat. Luminal; Pelle feat. Mark Lanegan; Dea feat. Il Teatro degli Orrori; Senza finestra feat. Joan as Policewoman; Simbiosi feat. Der Maurer + Le Luci della Centrale Elettrica; Voglio una pelle splendida feat. Samuel Romano; Terrorswing feat. John Parish; Lasciami leccare l’adrenalina feat. Eugenio Finardi; Punto G feat. Bachi da Pietra; Veleno feat. Nic Cester; Come vorrei feat. Piers Faccini; Questo pazzo pazzo mondo di tasse feat. Fuzz Orchestra + Vincenzo Vasi; Musicista contabile feat. Marta sui Tubi; Sui giovani d’oggi ci scatarro su feat. Ministri; Mi trovo nuovo feat Rachele Bastreghi; Televisione (2014) feat. Cristina Donà + The Friendly Ghost of Robert Wyatt; special track: Male di miele feat. Piero Pelù.

Il brano in questione prima dello scempio.

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L’Inferno di Orfeo – L’Idiota

Written by Recensioni

Passano due anni dal precedente Canzoni della Voliera e tornano i piemontesi L’Inferno di Orfeo con L’Idiota, un disco decisamente irriverente e con sfumature di Rock da buttare giù a grandi sorsate, rivoluzione interiore al passo con i tempi moderni sempre più bui. L’Idiota nasce sulla base dell’istinto, i pezzi vengono buttati energicamente senza rifletterci troppo, si passa poche volte verso la parte della ragione e i componimenti risultano crudi e viscerali nonostante i riff esprimano in qualche modo una miscela di tristezza e allegria. “La Manovra” apre l’album con una classica canzone italiana dai variegati paragoni di confronto ma con una freschezza comunque personale che narra di un mozzo alle prese con le proprie considerazioni rivolte al capitano della nave incapace di condurla. “La Guerra è Qui” è un pezzo molto interiore fedele alla classica tradizione del Rock leggero cantautorale made in Italy, un modo per riflettere sui sconsiderati atteggiamenti della vita quotidiana. Ballatona dai toni tristi per capirsi meglio.

Non rimango certamente di umore buono. Chitarroni Rock in “Arrampicate” dove L’Inferno di Orfeo tira fuori le proprie radici Prog Rock che non seguono esattamente il passo di quello attuale, sound molto “vecchio” ma non del tutto arrugginito. Si cerca di fare Blues con la traccia “L’Amore ai Tempi del Barbera” e in qualche modo il risultato risulta piacevole nonostante la mia attenzione è rivolta più verso il testo e la voce simil bruciata dalle sigarette che sulla musica. “L’Arte della Manutenzione” dovrebbe essere un brano dal ritmo incalzante ma non riesco mai a lasciarmi trasportare e l’effetto divertimento in poco tempo si trasforma in noia mortale. Non sono abituato a cambi improvvisi di genere, ogni pezzo sembra appartenere ad una diversa band, faccio fatica a rimettere insieme i pezzi. “Col Senno di Voi” inizia a dare il giusto senso al mio ascolto, sarà quella spiccata somiglianza (soprattutto nell’intro) a “Color me Once” dei Violent Femmes o quell’Ambient più cupo, una buona prestazione.

Il pezzo che titola l’album “L’Idiota” è una cavalcata in stile Folk e anche qui trovo piccole ma piacevoli sorprese, forse per la somiglianza voluta all’Indie Folk dei Marta Sui Tubi. L’Inferno di Orfeo descrive “Il Paese che Dorme” come una favola dei giorni nostri immortalata da una polaroid ed effettivamente si sente la paura di sentirsi abbandonati, le sensazioni impazziscono e il brano merita davvero la giusta considerazione. Per la prima volta durante l’intero ascolto de L’idiota sono riuscito a sentirmi sullo stessa frequenza de L’Inferno di Orfeo, riesco a metabolizzare il contenuto e renderlo in qualche modo personale. Ancora Rock che purtroppo non digerisco in “Uguale il Mare”, giuro di essermi impegnato ma la stanchezza delle idee prende il sopravvento. Non trovo il metodo di contatto. Il disco si chiude con “Paola” e gli strumenti elettrici lasciano spazio a quelli acustici per una canzone delicata e dolce quanto un brano dei Negramaro con la voce a fare da padrone. Fermamente senza fissa dimora il mio giudizio verso L’Inferno di Orfeo, quello che non mi piace eguaglia quello che mi piace e la confusione alla fine lascia L’Idiota tra quei dischi che di certo non segneranno quest’annata musicale. Insomma, c’è tutto per fare il salto di qualità basta scegliere la strada da intraprendere.

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Terje Nordgarden – Dieci

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Terje Nordgarden viene dalla Norvegia ma vive e suona in Italia da ormai parecchi anni. Innamorato del Folk e del Blues americani, di Dylan, Springsteen, Drake, Elliott Smith, si è integrato nella fertile scena indipendente italiana e con questo suo ultimo Dieci rende omaggio alla sua famiglia adottiva reinterpretando e riarrangiando, per l’appunto, dieci brani di artisti nostrani (Cristina Donà, Paolo Benvegnù, Marta Sui Tubi, Marco Parente, Iacampo, Cesare Basile… ma anche Claudio Rocchi e Grazia di Michele).

Il risultato è un disco lunare e dolcissimo, rarefatto ma intenso allo stesso tempo. Chitarre dalle distorsioni calde, arpeggi cristallini, ritmiche lineari e soundscape vibranti e infeltriti, un maglione Folk/Blues elettrico in cui raggomitolarsi: sopra tutto questo, una voce morbida, che fa sue canzoni altrui con naturalezza. L’accento straniero di Nordgarden aggiunge anche un taglio retrò all’operazione: ci porta alla mente gli anni 60, il Beat, gli inglesi che venivano in Italia a cantare (in italiano) canzoni (italiane). I brani, cover di artisti (chi più chi meno) affermati ma quasi tutti provenienti dalla scena indipendente, sono canzoni belle ma non famosissime, e questo contribuisce a rendere questo disco di cover un prodotto molto particolare e sui generis.

Alcune canzoni sono particolarmente riuscite (“Non È la California”, “Invisibile”, “Cerchi sull’Acqua”), altre un po’ meno (“La Realtà Non Esiste”), ma Dieci rimane un disco assai godibile e Terje Nordgarden un artista da tenere d’occhio.

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Annunciato il cast torinese di Hai Paura del Buio2013

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Mentre ancora si attende la line up del Traffic Festival di Torino, è già stata annunciata una serata della rassegna itinerante con la direzione artistica di Max Casacci dedicata a Hai Paura del Buio 2013, un percorso artistico e geografico tra la musica alternativa italiana, voluto da Manuel Agnelli degli Afterhours. Ecco dunque il cast della serata piemontese:

 
AFTERHOURS (concerto elettrico)

CRISTIANO CAROTTI (installazioni)

MATTEO CASTELLANO (concerto)

GUIDO CATALANO (poesia)

VALENTINA CHIAPPINI (performance)

DARGEN D’AMICO (dj set)

ELEONORA DI VITA (danza)

FUZZ ORCHESTRA (concerto)

ENRICO GABRIELLI (orchestrina di liscio/der mauer- avanguardia)

IL TEATRO DEGLI ORRORI (concerto)

LA MORTE (concerto esibizione)

MARTA SUI TUBI (concerto)

ANTONIO REZZA E FLAVIA MASTRELLA (teatro)

MOTUS (performance teatrale)

GRUPPO DI SLAM POETRY CURATO DA MARCO PHILOPAT (contest di poesia)

DANIELE SILVESTRI (concerto)

GRAZIANO STAINO (video performance)

ISABELLA STAINO (installazione pittorica)

VINCENZO VASI (performance)

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