Maria Antonietta Tag Archive

culiduri – Ci Hanno Rubato il Disagio

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Una band dal nome altamente discutibile. Nasce a Padova il trio culiduri, dall’incontro fra Il Signorino, Il Disagio e Il Conte (così si fanno chiamare). Una formazione inconsueta: basso, voce e batteria. Una musica di cui dirò nelle prossime righe. Ci Hanno Rubato il Disagio è un EP che in circa dieci minuti riesce ad esibire una tracklist di ben cinque capitoli, il che conduce, attraverso un banale calcolo, a stimare una durata media dei brani pari a due minuti. Tuttavia, abbiamo un outlier: “Il Germe si Lamenta del Mondo”, traccia numero quattro, che vanta ben 2’34’’ di impegno. Ma noi, attenti e crudeli recensori, non badiamo a queste cose ed in presenza di scarsa quantità puntiamo dritti alla qualità dell’opera. Premessa: la musica Post Punk mi garba; la musica Post Hardcore mi garba ancor più. Ma veniamo a noi… L’extended play realizzato dai ragazzi padovani propone un titolo altamente interessante ed una copertina hardcore al punto giusto. Tutto sembra iniziare per il meglio e mi fiondo sulla traccia numero uno: “Tonietta”. Non mi è ben chiaro se si tratti di una blasfemia celata o di una sofisticata critica alla di certo più nota Maria Antonietta, ma in entrambi i casi i tre ragazzi padovani hanno scelto un’apertura che lascia alquanto spiazzati. Non che io mi scandalizzi innanzi a tali situazioni (no di certo!), ma il ripetere instancabilmente la stessa frase funziona solo se la frase stessa funziona. Mi spiego meglio: sai che c’è? Ti dico una bugia! Se fai la spia sei figlio di Maria (Tonietta) è un esempio lampante di frase che non funziona. Vero, la storia della ripetitività è classica del genere (e di questo i ragazzi abusano un po’ in tutto l’EP), ma vorrei che in testa mi entrasse un messaggio e non una frase da cui estrarre qualcosa di utile proprio non mi riesce. Ma noi non siamo mica così superficiali! Andiamo avanti e ci concentriamo sul resto del testo e dello strumentale, che riporta i nostri ricordi ai tempi in cui, nel garage di Peppe, io mi mettevo alla batteria, lui alla chitarra ed improvvisavamo pezzi stonati fino all’arrivo delle luci blu. Se è vero che non ci è concessa una seconda possibilità di fare una straordinaria prima impressione, è pur vero che non ho pregiudizi e passo al brano numero due: “Super Perfetto”. Questo sembra un brano seriamente funzionante! Autocritica alternata fra canto e parlato che ci dona una gran bella carica e ci gasa al punto giusto per dire “Ok! Mi ero sbagliato! ‘sti culiduri sanno quel che fanno!”. Nei limiti artistici imposti dal genere, la suddetta traccia è senza dubbio uno sfogo interessante e degno di pogo. Un capitolo messo lì per far saltare la gente e divertire…e ci riesce bene! Anche il testo sa il fatto suo: critico, interessante, si fa ben seguire. Bella, la prossima me la sento buona. Tuttavia, “Finestre” è un pezzo che definirei ambiguo. Sono a quota cinque ascolti e non riesco ancora a capire se è un buon pezzo o se segue la scia di “Tonietta”. Ma non voglio credere che la precedente traccia sia un caso isolato, così mi concentro e scopro un giro di basso di notevole spessore. Isolo la voce e ritorno per un attimo indietro negli anni, alla ricerca di una band che mi ricordi tale sound, ma il ritornello incalza, mi distrae e mi spiazza. Il basso si adagia su una distorsione eccessiva, la cassa fa vento e crolla il mio castello di carte. Per un attimo avevo pensato ai Tre Allegri Ragazzi Morti. Peccato. Chiudiamo un occhio e dedichiamoci al precedentemente definito outlier. Ora definibile delusione. L’apertura incuriosisce e, una volta accettata l’idea che i testi siano messi lì tanto per riempire spazio, si riesce a percepire uno strumentale ben pensato crescere lentamente e donare ottime aspettative all’ascoltatore. Il basso, incredibilmente lavorato, si articola in un giro perfettamente orecchiabile, accompagnato da una batteria tutt’altro che prepotente. Ops, è saltato il disco e adesso graffia di brutto. Ah no, è solo il ritornello. Ultima chance per i ragazzotti in questione. Bruciata. La quinta ed ultima traccia spegne ogni possibile speranza, riproponendo un testo noioso e ripetitivo ed un sound che in nessun frame cattura la mia attenzione.

Via le cuffie, è ora di tirare le somme. Disse J-Ax che il rap è come il porno: ci nasci. Io non voglio essere così drastico e dico che il genere oggetto di analisi sia un genere arrivabile; pertanto scartiamo la possibilità che il problema dei culiduri sia il genere. L’assenza di chitarra è certamente una trovata interessante, che non di certo condanna, anzi, genera un buon numero di apprezzamenti. La voce calza perfettamente su un sound così crudo come quello generato da un basso portante. Il problema allora dove sta? Beh, il problema sta nel fatto che a me ‘sti tre ragazzi hanno trasmesso voglia di far casino e non voglia di far musica. E se è vero che il Punk è anche far casino, è pur vero che la musica è anche il trasmettere un messaggio. Isolare i testi infantili alla ricerca di note positive è stato quasi snervante. Le note ricercate le ho trovate, ma sulla bilancia pesano poco più della copertina e del titolo dell’EP. Si consigliano maggiore impegno nel realizzare omogeneità all’interno delle singole canzoni e più attenzione per i testi; si consiglia, inoltre, di lavorare sulla totalità della traccia e non di limitarsi ad un’intro funzionante. E se in giro si vanta la rapidità con cui è stata tirata fuori “Tonietta” (soli due giorni, dicono), io questa rapidità la percepisco nella sua accezione negativa. Han citofonato! Lascio un biglietto sul tavolo e vado via: “Ritenta, sarai più fortunato”.

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HOME FESTIVAL: ecco tutti i protagonisti

Written by Senza categoria

Questi i primissimi nomi annunciati per la quinta edizione del Festival che avrà luogo a Treviso in Zona Dogana dal 4 al 7 settembre 2014: THE BLOODY BEETROOTS, THE BLUE BEATERS, LA PEGATINA, EXTREMA, MARIA ANTONIETTA, PETER PUNK, SICK TAMBURO, ANANSI, THE BASTARD SONS OF DIONISO, TRAIN TO ROOTS, TALCO, M + A, PINK HOLY DAYS, REDRUM ALONE, HIS ELECTRO BLUE VOICE. Il Terzo Paradiso di MICHELANGELO PISTOLETTO, una grande kermesse per celebrare i 40 anni dei RAMONES con una mostra allestita dal RAMONES MUSEUM di Berlino, gli spettacolari ELVIS DAYS, un grande concorso in collaborazione con il Sziget Festival fra le altre attività annunciate.

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Maria Antonietta – Sassi

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L’ironia della sorte vuole che il mio primo ascolto di Sassi avvenga mentre cedo ancora una volta alla tentazione di tingermi i capelli. Mi guardo allo specchio e faccio la smorfia di Maria Antonietta in copertina. Non più rosso fuoco, ma una chioma scompigliata color rame. Mai anonima, ma di certo più serena. Al secolo Letizia Cesarini, questa donnina dagli esordi Shoegaze negli Young Wrists si guadagna l’appellativo di pasionaria con l’album omonimo Maria Antonietta del 2012 e le sue storie di santi e peccatori vestiti di Rock Garage, prima avventura da solista e in lingua italiana. Ora come allora non si tratta poi tanto di religione quanto di una spiritualità curiosa e schietta, che con il divino dialoga con la stessa sfacciataggine con cui Tori Amos chiedeva God sometimes you just don’t come through | Do you need a woman to look after you? Maria Antonietta deve molto alle conturbanti presenze femminili della scena Punk anni 90. È una riot girl tardiva che non disdegna la lezione delle grandi voci femminili italiane del secolo scorso e da questa miscela sapiente costruisce un suo personalissimo stile. I sassi che danno il nome al suo nuovo album sono quelli biblici dell’Ecclesiaste, da cui trae un intero verso e ne fa il ritornello della seconda traccia, “Abbracci”: c’è un tempo per lanciare i sassi e un tempo per raccoglierli. Per descrivere il proprio percorso, quello artistico e, necessariamente per una cantautrice tanto autobiografica, anche quello personale, Letizia non avrebbe potuto fare una scelta migliore. Che l’amore faccia un gran bene alle donne è un dato di fatto. Dopo un disco che scalpita tra sacro e (molto) profano, Sassi ha ora l’equilibrio e il sapore delle cose fatte in due. Il legame con Giovanni Imparato (Chewingum), presente anche in veste di produttore, smussa le sonorità spigolose e scioglie quel fascio di nervi e ormoni. Promette suadente sulle note rarefatte di una ballad come “Decido per Sempre”: se io potessi essere migliore, io sarei migliore solo per te. La stessa Maria Antonietta che un paio di anni fa raccontava di motel e di uomini che le telefonavano per scopare. Felice e monogama, si affida ora ad un sound più ruvido, ma lei è composta e raffinata, ed ha anche imparato a non dire parolacce.

“Animali” anticipa l’album di molti mesi, in un 45 giri che include una cover di “Non ho l’Età”. Il singolo nasce prima del lavoro di arrangiamento di Marco Imparato, co-produttore insieme al fratello Giovanni, e vive infatti di suoni diversi, folk e sognante tra archi di stampo orchestrale e il timbro sornione di Letizia che ti sussurra all’orecchio che sei l’uomo con cui vuole svegliarsi ogni mattina. Nonostante le sonorità si arricchiscano di elementi nuovi come il pianoforte, l’apparato strumentale è minimale. La voce, ostentatamente innaturale ed elegante, la fa da padrona nella maggior parte del disco, sia che ruggisca come la sua indole comanda, sia che si faccia eterea rievocando a tratti un timbro caro al rock italiano degli anni 90 come quello di Sara Mazo degli Scisma. Le distorsioni un tempo consuete diventano casi isolati, come in “Ossa”, il singolo che esce a ridosso dell’album, accompagnato da uno psichedelico videoclip Lo Fi, declinazione in chiave ironica della sua vena Post Punk, a sottolineare che, felicità a parte, Maria Antonietta si colloca ancora a metà tra PJ Harvey e Cristina Donà, meno oscura della prima e indiscutibilmente più graffiante della seconda. Nonostante tutto, il risultato finale è ancora inquieto e sperimentale (in “Giardino Comunale” si lascia persino andare ad incursioni Rap), un album che concede un assaggio di tutto ma senza forzare troppo la mano su alcuna delle possibilità. Restiamo volentieri a guardare dove la porterà nei prossimi anni il suo cuoricino. Nel frattempo noi donne abbiamo imparato che smettendo i panni della femme fatale per indossare solo la nostra espressione più ingenua possiamo riscoprirci inaspettatamente affascinanti.

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I Tre Allegri Ragazzi Morti chiudono la stagione concerti 2013

Written by Senza categoria

Sarà il Blackout di Roma la location dell’ultimo concerto del 2013 per i Tre Allegri Ragazzi Morti. Reduci da un fitto tour estivo in giro per l’Europa, i nostri si esibiranno a Roma il prossimo 30 novembre. Per l’occasione hanno scelto Maria Antonietta come spalla della loro performance. Il costo del biglietto è di 10 € più diritti di prevendita.

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Nuovissimo Canzoniere Italiano

Written by Live Report

01 Settembre 2013 @Magnolia, Milano

Arrivo al Magnolia di Milano che la serata è già iniziata da almeno un’ora. Mentre cammino sulla via dell’entrata penso che questo Nuovissimo Canzoniere Italiano, serata dedicata alle “nuove” (?) leve del cantautorato italiano, potrebbe, alternativamente, essere un evento-bomba o una fiera della noia.

Non vi racconterò la serata dall’inizio alla fine: mi è, innanzitutto, impossibile, dato il mio arrivo in ritardo e la mia dipartita in anticipo (all’incirca dopo l’esibizione di Dario Brunori). Vorrei però darvi un’idea di come si è sviluppata, per quanto ho potuto esperire, questa maratona (30 artisti, 3 canzoni ad artista, partendo dalle ore 19), nata da un’idea di Marco Iacampo, appoggiata da Dente e dal Magnolia, che l’ha ospitata. Di cosa si trattava, in soldoni? Di piazzare su un palco qualche decina di cantautori che potessero ricreare quell’attenzione verso la canzone nella sua anima più pura, quell’approccio voce e strumento (voce e chitarra nel 90% dei casi) che è allo stesso popolare e intellettuale, passatempo delle masse e empireo del racconto lirico, dove le parole regnano e narrano tutto il prisma delle emozioni umane in finestre di tre, quattro minuti per volta.

Ma non solo: si trattava anche di dimostrare, empiricamente, che una “scena” della musica italiana d’autore “indipendente” esiste e, anche se il fine dell’evento non era assolutamente quello di “creare un manifesto”, si leggeva tra le righe il tentativo di fare una summa delle esperienze cantautorali più in vista del momento (con qualche assente eccellente, per esempio un Vasco Brondi). Ha funzionato, la cosa? Nello specifico, è stata una “festa della canzone”? Ma soprattutto, i cantautori di oggi fanno parte di una specie comune? E che qualità media si intravede nei loro dieci/quindici minuti di esibizione a ruota libera? Insomma, il Nuovissimo Canzoniere Italiano rappresenta la musica d’autore italiana indipendente (o una parte di)? E questa (o questa parte di) è in buona salute?

Andiamo con ordine. Iniziamo col dire che la prima cosa che ha assalito le mie orecchie camminando sul prato del Magnolia durante l’esibizione di Alessandro Fiori (che non ha nessuna colpa tranne quella di essere stato lo sfondo della mia entrata in loco) è stata la noia. Non la mia, nello specifico: quella di un pubblico sì numeroso, ma certo non concentrato sulle canzoni (o almeno, non in quel momento). Cinquanta persone fisse sotto il palco, le altre a farsi i cazzi propri in giro per il prato. Non riesco neanche a dar loro torto, per la verità, e la scusante sta tutta nel problema principe della serata: la varietà (inesistente). 30 artisti con 3 canzoni a testa dovrebbero garantire un buon grado di varietà, si pensa; e invece no: canzoni lente, spente, senza verve, per la maggior parte tristi, ed è davvero un cliché della musica d’autore che prende vita, questo… si salvano i pochi allegri o ironici (Dente, Brunori) e quelli agguerriti (Maria Antonietta, Bianco). Colpa anche della modalità scelta, forse: 30 artisti in fila, tutti con chitarrina al seguito, non possono in ogni caso sfuggire ad un effetto appiattente, per quanto estrosi e ispirati possano essere. Ma anche all’interno di ogni singola mini-esibizione non brillava la fiamma del divertimento: tutti cantautori di più o meno successo, alcuni con diversi anni di esperienza alle spalle, e pochissimi che abbiano scelto 3 canzoni agli antipodi, per darci un assaggio delle loro capacità compositive o interpretative. La varietà questa sconosciuta, dunque; ma non solo quest’ombra ha offuscato la (lunga) serata acustica. C’era in generale (o almeno questo si percepiva) poca voglia di sorprendere, di incantare il pubblico: pochi ci sono riusciti (il già citato Brunori, o lo splendido, nella sua naiveté eccentrica e contagiosa, Davide Toffolo). E poco importa che le canzoni fossero belle (o meno): passavano sulle teste del pubblico come la pioggia che iniziava lentamente a cadere, e solo i grandi nomi riuscivano a magnetizzare la folla e a farla tornare sottopalco (o qualche tormentone del momento, come l’ironica “Alfonso” della peraltro bravissima Levante).

Ritornando alle nostre domande: se “festa della canzone” doveva essere, bè, non lo è stata; le canzoni sono passate in secondo piano rispetto alla bravura e al carisma del singolo interprete, o, se vogliamo, al grado del suo successo. Il genus del cantautore post anni zero s’è visto? Io, sinceramente, non l’ho visto; se c’era, non me ne sono accorto; e forse preferisco così. Forse illuderci che esista una scena è un modo bellissimo per credere in qualcosa, ma si tratta solo di rare somiglianze (che non fanno mai bene in un mondo che dev’essere caleidoscopico e variopinto per non morire) e usuali amicizie, contatti e collaborazioni (che sono utilissime ed essenziali, ma terminano nei rapporti personali tra gli artisti – per inciso, qual è stato il criterio per invitare, o accettare, gli artisti su quel palco?). La qualità media non è stata disastrosa, ma sfido chiunque a dire che si sia mantenuta su un livello d’eccellenza: tanti bravi artisti che mi hanno incuriosito (oltre a quelli che ho citato sono stati molto interessanti Marco Notari, Oratio, Colapesce e Dimartino – ricordo che molti, tra cui Nicolò Carnesi e Appino, non ho avuto occasione di ascoltarli), ma tanti altri sono scivolati come l’acqua dell’Idroscalo tra le piume delle papere. Come concludere? Io direi: tralasciando ogni eventuale significato socioculturale esteso, ed evitando ogni deduzione statistica – insomma, considerando la serata solo nei suoi attributi più direttamente percepibili, ossia un concerto con 30 artisti sul palco per una dozzina di minuti a cranio, si può dire che, sì, tra tanti cantautori ve ne sono parecchi interessanti, e che sì, è bello vederli affrontare la canzone nel suo lato più intimo e raccolto. Ma, e attenzione alla grandezza ciclopica di questo “ma”, la formula non è delle migliori, e il sottotesto che questa formula implica mi disturba e mi lascia alquanto amareggiato. 30 artisti sono troppi per un palco solo. Tanti sembravano lì solo in quanto conoscenti di Iacampo. E questo dividere ancora la canzone in “canzone d’autore” e “altro” è solo perdere dei pezzi; per non parlare del considerare il “cantautore” qualcosa di definibile a priori. Quanto rende di più un Dario Brunori con tutta la Brunori Sas al seguito? O un Davide Toffolo con i Tre Allegri Ragazzi Morti? Quanto è noioso (per quanto possano essere “belle” le sue canzoni, non è questo il punto) un Federico Dragogna senza i Ministri? Dove sta scritto che LA CANZONE vive nel connubio voce+chitarra? La canzone (o meglio, la canzone “bella”, o “importante”) è per forza “canzone d’autore”? Il Teatro Degli Orrori non fa canzoni d’autore? I Verdena? Davvero crediamo ci sia ancora differenza, o conflitto, tra la “canzone d’autore” e il Rock? E poi, la canzone d’autore dev’essere per forza seria, triste? I Selton non possono fare canzoni d’autore?

Forse tante di queste cose non sono nemmeno passate per la testa di nessuno, né organizzatori, né artisti, né pubblico, ma sono concetti che, per come è stato pensato e per come è stato messo in pratica questo Nuovissimo Canzoniere Italiano, rimangono sottesi, che lo si voglia o no. Forse pensiamo tutti troppo (io per primo), e la realtà è che, più che manifesti (non è questo il caso), maxi-rassegne, serate-evento, più che masturbazioni semantiche, voli pindarici e manifestazioni narcisistiche, forse più che tutto questo, servirebbero solo più concerti, con gente più brava, con canzoni più belle.

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Forest Summer Fest: la line up

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Dal 26 al 30 giugno, a Sesto Sparso (Bg) si terrà la IX edizione del Forest Summer Fest. Gli appuntamenti, tutti a ingresso gratuito, prevedono l’esibizione di Ministri, Appino, Tre Allegri Ragazzi Morti, Lo Stato Sociale, Area, Il Pan del Diavolo, Maria Antonietta, Giuradei, Mellow Mood Rezophonic, The Crazy World of Mr. Rubik, Karenina, FolKland, The Most Adorable e Bunna in veste di dj. Per la line up completa e per ulteriori informazioni, visitare la Pagina Facebook dell’evento.

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Maria Antonietta – Maria Antonietta

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Avere vent’anni e sentirsi liberi di fare tutto quello che si vuole, le cose poi senza logica cambiano inevitabilmente in peggio. Io quando avevo vent’anni ero uno stronzo. Il disco di Maria Antonietta esce proprio quando il bisogno di rivoluzione interiore inizia a bussare pesantemente alle porte di un’insoddisfazione ormai dilagante. Certo, Maria Antonietta arriva portando nelle corde vocali un timbro fresco che spezza la tradizione delle angeliche voci italiane, una ragazza ribelle della quale innamorarsi in maniera perversa, un diavolo tentatore in tutina fetish. Il diavolo è donna.

E vede bene in questo progetto Dario Brunori in veste di produttore tutto fare, strappa questa ragazza dalla scena new wave/post punk (Young Wrists), gli impone la lingua italiana creando una donna bionica dell’indie rock. E diciamo pure con risultati nettamente positivi, ne sentirete parlare fino allo sfinimento, tanto nel bene quanto nel male. Maria Antonietta debutta con un disco libero di farsi apprezzare marcando le voglie sessuali di ventenni arrapati in cerca di sfogo, chitarre acustiche e scopate al centro del mondo (perchè sono le donne a volerci portare a letto, Quanto eri bello). La voce poi ti entra dentro come una lama affilatissima, il dolore risulta piacere innescando un circolo viziosamente pericoloso. Ci siamo ormai dentro fino al collo. Una cantante capace di raccontare storie blasfeme con la naturalezza di una diva maledettamente importante (Maria Maddalena e Santa Caterina), l’esordio solista di una cantante fuori dall’ordinario. I pezzi giocano sulla semplicità d’esecuzione, strutturalmente poveri ma con la capacità di fissarsi rapidamente nella testa, l’espressione diretta del semplice, bello e subito senza troppa filosofia. Un esordio discografico significativo per Maria Antonietta, la ragazza più cattiva della musica indipendente.

 

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MARIA ANTONIETTA: le date del nuovo tour

Written by Senza categoria

E’ la più novità più chiacchierata del momento. Adesso in tour. Ecco le prime date.

10-02-2012 MARGHERA (VE) – Pop Corner Club
15-02-2012 FORLI’ – Diagonal Loft Club
16-02-2012 TORINO – Teatro Vittoria @ Premio Buscaglione
17-02-2012 OSIMO (MC) – Loop
18-02-2012 GIOVINAZZO (BA) – Arci Tresset
19-02-2012 GUAGNANO (LE) – Arci Rubik
23-02-2012 SEGRATE (MI) – Circolo Magnolia @ Milano Brucia
24-02-2012 ROMA – Locanda Atlantide
25-02-2012 RAVENNA – Bronson
02-03-2012 TRIESTE – Etnoblog
03-03-2012 BOLOGNA – Covo
09-03-2012 SAN MARTINO DI LUPARI (PD) – Garage Club
10-03-2012 CAVRIAGO (RE) – Calamita
17-03-2012 FUCECCHIO (FI) – La Limonaia
28-03-2012 COSENZA – L’ora di Italiano @ Piccolo Teatro Unical
29-03-2012 MESSINA – Retronouveau
01-04-2012 RUFFANO (LE) – Note di Vino
13-04-2012 FIRENZE – Viper (con Cristina Donà)
15-04-2012 CARPI (MO) – Mattatoio
27-04-2012 PRATO – Nuovo Camarillo
30-04-2012 CONEGLIANO VENETO (TV) – Apartamento Hoffman
04-05-2012 BRESCIA – Lio Bar
16-06-2012 CASTIGLIONE DEL LAGO (PG) – La Darsena

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