Lo Stato Sociale Tag Archive

Magellano: nuovo video e tour con Lo Stato Sociale

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Dopo aver calcato i palchi di tutta Italia, i Magellano sono pronti a ripartire con il nuovo tour che li vede impegnati in undici date con i compagni di etichetta Lo Stato Sociale e con il lancio del nuovo video, “Il Terzo Pezzo”, che vanta il feat. dei torinesi The Sweet Life Society (Warner), e che è stato presentato in anteprima da Panorama. Ecco il video:

TOUR:
22/10 Torino – Partycillina – 20 anni di Emergency
31/10 Rimini – Velvet Club w/ Lo Stato Sociale
1/11 Bologna – Arteria
5/11 Padova – Geox Live Club, Gran Teatro Geox w/ Lo Stato Sociale
6/11 Milano – Alcatraz w/ Lo Stato Sociale
08/11 Perugia – Urban Live Music Club w/ Lo Stato Sociale
14/11 Bologna – Locomotiv Club w/ Lo Stato Sociale SOLD OUT
15/11 Bologna – Locomotiv Club w/ Lo Stato Sociale SOLD OUT
22/11 Torino – Hiroshima Mon Amour w/ Lo Stato Sociale
28/11 Roma – Ausgang Produzioni c/o Atlantico Live Club w/ Lo Stato Sociale
29/11 Brindisi – Dopolavoro w/ Lo Stato Sociale
6/12 Firenze – Auditorium Flog w/ Lo Stato Sociale
12/12 Catania – Barbara Disco Lab w/ Lo Stato Sociale

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Codeina

Written by Interviste

Ciao ragazzi. Complimenti per la vostra ultima fatica Allghoi Khorhoi. Partiamo da una domanda banale ma necessaria. Che c’entra il nome di una creatura leggendaria, un enorme verme che vive nel deserto del Gobi con i Codeina e la vostra musica?

Ci piaceva l’idea di un verme, per consuetudine creatura infima, non considerata, disprezzata, che in questa occasione assume una posizione di forza. L’Allghoi Khorhoi è un mostro mitologico che si nasconde in lunghi cunicoli scavati sotto il deserto e attacca l’uomo con scariche elettriche o secernendo acido. Quest’essere è talmente radicato nel folklore di quelle zone che ancora oggi la sua figura è vissuta con grande rispetto mantenendo allo stesso tempo il potere di incutere timore. L’abbiamo interpretato come un simbolo di rivalsa, di ribellione dal basso. Una rivoluzione nascosta e silenziosa, che striscia nelle profondità del terreno ed è pronta a esplodere all’improvviso.

Passiamo a voi. Come nasce una band come la vostra e un album come Allghoi Khorhoi?

I Codeina nascono nel 1998 in uno scantinato di periferia. Da qui passano gli anni accompagnati da tanti cambi di formazione alla ricerca degli elementi più “psico-sociopatici”. I Codeina che vedete oggi suonano insieme da tre anni e, fortunatamente, non si registrano danni a persone o cose. Allghoi Khorhoi non è nient’altro che la naturale evoluzione di Quore. Hidalgo Picaresco, il nostro primo album. Un’“evoluzione” del processo creativo, con un approccio più libero e maturo alla proposta e all’elaborazione del pezzo. Allghoi Khorhoi è la prosecuzione di un’esigenza comune di tradurre in musica disagi e insoddisfazioni quotidiane, da una sfera personale e intima a un’altra più ampia e strutturata, sociale e culturale, che riguarda l’intero nostro paese.

La codeina è un derivato della morfina ma Codeine è anche il nome di un mitico gruppo Slowcore statunitense. A quale di questi due paragoni siete più legati? Conoscevate la band di Stephen Immerwahr al momento di scegliere il nome e c’è qualcosa che vi lega, musicalmente parlando?

Dovendo scegliere a cosa siamo più legati, sicuramente sarebbe il derivato della morfina. Ai tempi non conoscevamo i Codeine e non esiste un legame musicale nonostante sia un gruppo che oggi apprezziamo.

Ascoltando i brani di Allghoi Khorhoi sembrano ritrovarsi diverse chiavi di lettura. C’è qualcosa in particolare che unisce le dodici tracce, sotto l’aspetto delle tematiche trattate più che, ovviamente, sotto quello puramente musicale?

Senza alcun dubbio il nervosismo quotidiano. Ogni singola traccia nasce come un esercizio atto a reprimere, veicolare ed espellere il nervosismo che viviamo quotidianamente in qualcosa che sia legale, lecito e magari anche terapeutico.

La vostra musica rimanda soprattutto al più canonico Alternative Rock in lingua italiana. Gli scomodi paragoni si rifanno a Verdena, Afterhours e Teatro degli Orrori. Quanto c’è di vero in queste similitudini? Quanto sono cercate e quanto sono naturale evoluzione dovuta alla vostra formazione personale?

Afterhours direi forse per i primi dischi, per gli altri due paragoni le fonti “estere” da cui hanno e abbiamo attinto sono prettamente le stesse. Noi non facciamo che suonare ciò che maggiormente ci piace ascoltare.

La scena alternativa (passatemi il termine) italiana si sta spaccando pericolosamente in due tronconi. Da una parte il cosiddetto Indie Pop Cantautorale stile Dente, Luci e Brunori, Lo Stato Sociale e dall’altra chi prova a suonare più Rock, violento, nudo e crudo. Per ora il pubblico sembra apprezzare più i primi ma è veramente una questione di scelte o piuttosto un sapersi “vendere” con più efficacia?

Pensiamo si tratti di scelta della massa: semplicemente il cosiddetto pop cantautorale è parte della storia musicale italiana che tutti conoscono (Battisti, De André, Dalla, De Gregori, Guccini ecc ecc.) mentre non ci vengono in mente gruppi per così dire “violenti nudi e crudi ” che abbiano un seguito di simili proporzioni… Basta chiedersi quale sia ancora oggi il festival musicale più importante in Italia…e la risposta si delinea ancora di più. Poco cambia in ambito “alternativo” perché siamo da terzo mondo in materia di cultura musicale e non solo…

Tornando a questa questione, sembra sempre più raro vedere andare a braccetto la qualità e, conseguentemente, il riconoscimento della critica, con i numeri dati dalle vendite di Cd e merchandising, oltre che di ingressi ai live e chiamate per i concerti. Qual è allora il problema, se esiste un problema?

Pubblicità, interessi, soldi. Una proposta musicale sui mass media è incentrata esclusivamente su questi valori. Incapacità o svogliatezza di giudizio critico dal lato del ricevente.

Dall’ascolto di Allghoi Khorhoi, emerge un lavoro intenso, carico di rabbia eppure non troppo originale nello stile. Quanto conta oggi suonare diversi dagli altri e quanto è utile e importante, in termini di riconoscimento di pubblico e critica, essere diversi in superficie e quindi formalmente o piuttosto nella sostanza?

Credo sia un po’ arduo in questo preciso momento storico avere l’obiettivo, la capacità e la superbia per poter anche solo pensare di fare musica “diversa e originale”. Ci concentriamo più su un lavoro di sostanza.

Recentemente, in occasione del M.E.I., mi è capitato di leggere diverse discussioni circa il ruolo attuale delle etichette. Da una parte chi sosteneva che siano le band a dover fare gran parte del lavoro di “formazione” di una base di fan per rendersi appetibili alle label e dall’altra chi ritiene più opportuno che siano le stesse etichette a fare il lavoro che far crescere le band, in ogni senso. Voi da che parte state? Che rapporto avete con la vostra etichetta?

Noi non abbiamo alcuna etichetta. C’è un po’ di verità in entrambe le affermazioni ma credo che la situazione generale a livello di etichette e fondi sia abbastanza grigia e al limite della sopravvivenza. Per cui fanculo e DIY!

Torniamo al disco, Allghoi Khorhoi. Provate ad essere sinceri. Quali brani sono quelli che più sentite vostri, rappresentativi del vostro stile e del vostro carattere? C’è almeno un pezzo che proprio non vi piace?

Sono tutti lati dello stesso carattere, nessuno escluso. Va bene autodefinirsi “psico-sociopatici” ma non siamo ancora del tutto pazzi da inserire nel disco materiale che non ci piace. Oltretutto non abbiamo imposizioni, pressioni o obblighi contrattuali cui sottostare.

Che rapporto avete con la critica musicale? Su Rockambula avete avuto una sufficienza e parole buone ma tiepide. Ha ancora un valore che vada oltre la mera propaganda, il lavoro del critico/opinionista musicale?

Per il primo album abbiamo contattato direttamente webzine e riviste, ottenendo stranamente un buon riscontro sia in termini di numeri sia oserei dire di critica… per Allghoi Khorhoi siamo solo all’inizio.Tante volte ci può essere mera propaganda dietro al critico. C’è chi si improvvisa critico o chi si trova a recensire qualcosa che detesta o di cui non ha un background conoscitivo. In ogni caso dietro una recensione, positiva o negativa che sia, si capisce subito se chi sta analizzando un disco ha gli strumenti giusti per poterlo fare o meno.

Perché un ipotetico lettore di Rockambula, che si trova davanti a centinaia di consigli e suggerimenti ogni mese, dovrebbe dedicare a voi un’ora della sua vita?

Perché il disco dura 44 minuti e noi gli regaliamo i restanti 16 minuti per fare ciò che più gli piace.

Quando e dove potremo vedervi suonare dal vivo? E che tipo di spettacolo dobbiamo aspettarci?

“Il più grande spettacolo dopo il big bang”. A breve ritorneremo a calcare le scene partendo dalla Brianza e Milano.

Ciao e speriamo di vederci presto.

Grazie, a presto!

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Le date del tour de L’Officina della Camomilla

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Il 4 novembre è prevista l’uscita di Senontipiacefalostesso Due, il nuovo album de L’Officina della Camomilla, uno dei nomi più promettenti della nuova musica italiana; oggi annunciamo che la band della scuderia Garrincha Dischi (già label de Lo Stato Sociale) sarà in tour in Italia tra novembre e dicembre, con una data zero prevista per il 24 ottobre in provincia di Pesaro Urbino.

Qui l’elenco delle date:
data zero: 24/10 Lunano (Pu), Enoteca
06/11 | Bologna, Locomotiv Club
07/11 | Sant’Egidio alla Vibrata (TE), Dejavù
08/11 | Andria (BT), Officina San Domenico
15/11 | Foligno (PG), Supersonic Music Club
21/11 | Torino, Spazio 211
28/11 | Firenze, Auditorium Flog
05/12 | Napoli, Cabaret Portalba
07/12 | Roma, Esc Atelier
12/12 | Brescia, Lio Bar
13/12 | Segrate (MI), Circolo Arci Magnolia
19/12 | Rosà (VI), Vinile Club

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“Io, te e Carlo Marx”, nuovo video per Lo Stato Sociale.

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 Online su youtube il nuovo video de Lo Stato Sociale del singolo “Io, Te e Carlo Marx”, terzo estratto dall’album L’Italia Peggiore (Garrincha Dischi). La band ce lo racconta così: “Uolli, il regista, è un matto. L’avevamo capito dopo aver visto il suo clip ‘Vamos a la Islanda’ e così gli abbiamo lasciato carta bianca. Volevamo una cosa dal sapore homemade, con un set che coinvolgesse tanta gente, ci piaceva l’idea di andare a girare il video in Friuli, a Udine, dove Lodo ha studiato per tre anni e dove si mangia il frico, dove il bianco lo bevi al posto dell’acqua e i ruscelli attraversano la città. Magari ne facciamo altri, magari in Islanda“. (Lo Stato Sociale)

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Nuovo disco per L’Officina della Camomilla.

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L’Officina della Camomilla il 4 novembre pubblicherà per Garrincha Dischi (già etichetta de Lo Stato Sociale e L’Orso) il secondo album ufficiale: Senontipiacefalostesso Due (seguito del volume Senontipiacefalostesso Uno, uscito a febbraio 2013). Il quintetto milanese, capitanato da Francesco De Leo, sforna un disco in controtendenza, lungo e variegato, formato da 15 mini-racconti onirici e Punk insieme che sanno cantare del nostro tempo come nessun altro riesce a fare. Attraverso personaggi-simbolo e animali-totem, infatti, L’Officina della Camomilla ci racconta la solitudine metropolitana, il bisogno di fuga e la disillusione amorosa tipici del nostro tempo, miscelando allucinazioni a scorci di normalità e sfornando versi destinati a lasciare il segno. Senontipiacefalostesso Due è un album intenso, nato dalla totale libertà creativa e visionaria della band, solo apparentemente nonsense. Fortemente attaccato alla realtà metropolitana milanese, ancora una volta sfondo di più di una traccia (con i riferimenti ai Navigli, a piazza Duomo e agli immancabili “palazzi scheletri”), ma che musicalmente trova le sue coordinate tra Londra e New York, tra Chiavari – città natale di Francesco – e le infinite vie della complicata psiche dei cinque. Un disco scritto a occhi chiusi, un disco che sfugge alle canoniche definizioni di genere, un disco importante.

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Rockin’ Cura Festival 2014

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Giunge quest’anno alla quarta edizione il Festival Rockin’ Cura, appuntamento musicale nel settembre della Tuscia. Le precedenti edizioni del Festival hanno visto sul palco artisti emergenti a livello locale e nomi noti nel panorama della musica indipendente italiana, quali i Fast Animals and Slow Kids e Il Pan del Diavolo, Luminal, Management del Dolore Post-Operatorio, Venus in Furs, Gazebo Penguins. Rockin’ Cura vuole inoltre dare spazio a varie espressioni artistiche e per farlo affianca alla musica spazi espositivi di pittura e fotografia, mercatini vintage, artisti di strada, proiezioni e iniziative di solidarietà.

L’edizione 2014 del Festival era fortemente a rischio per un buco nella cassa dell’associazione ImaginAction Eventi, ideatrice e promotrice dell’evento, causato dalle promesse non mantenute del comune di Viterbo. Per il concerto de Lo Stato Sociale, evento collaterale a Rockin’Cura 2013, organizzato a Viterbo nell’agosto 2013 il Comune di Viterbo si era impegnato a restituire la cifra di 2.500 euro anticipata da ImaginAction: a quasi un anno di distanza sono rientrati nelle casse dell’associazione appena 493 euro.

Queste le condizioni in cui ci si apprestava a organizzare Rockin’Cura 2014.  Nonostante queste difficoltà e grazie all’aiuto realtà vicine al festival – quali Backstage Academy, Mvm Concerti e il Glitter Café – che hanno permesso l’organizzazione di un concerto di raccolta fondi  e a quello di un pubblico ormai affezionato alla manifestazione si è comunque riusciti a far partire l’edizione 2014 del festival. Il 5 e il 6 settembre 2014 sul palco di Rockin’Cura si esibiranno Il Movimento, Majakovich, The Cyborgs, Progetto Panico, Bamboo e The Zen Circus. Nonostante tutto.

L’associazione ImaginAction Eventi nasce con l’obiettivo di promuovere eventi e festival, soprattutto a livello musicale, che diano impulso a un movimento culturale che si ponga come una valida alternativa per i giovani della provincia. L’associazione è inoltre Circolo Arci e si inserisce all’interno delle manifestazioni EstasiArci-Frammenti. L’attività di ImaginAction si sviluppa anche in collaborazione con associazioni culturali affini e varie realtà giovanili nell’ottica di creare un ambiente culturale e musicale diverso e vitale. E forse, lo si dice senza falsa modestia i risultati che si raggiungeranno quest’anno daranno una briciola di soddisfazione in più.

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I Rolling Stones e il pisello di un settantenne.

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15 Minutes of Shame – Scrambled Eggs

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Giunti all’onore delle cronache per aver aperto (o come piace dire a loro, rovinato) le date di diversi gruppi italiani come Fast Animals and Slow Kids, Marta sui Tubi e Lo Stato Sociale, i 15 Minutes of Shame cercano di splendere di luce propria con il disco Scrambled Eggs, seconda prova da studio dopo l’omonimo album, sempre autoprodotto. Che sia un gruppo autoironico e satirico lo si può capire dal nome stesso, fortuito (o convinto) omaggio al dodicesimo episodio della seconda stagione della serie animata Family Guy (proprio loro, i veneratissimi Griffin). Dopo l’avvio spento di “Nature Reawakens in Springs”, scarica e quasi del tutto priva di mordente, subito,con la successiva “Crazy Fight of Corianders”,si cambia marcia, rilasciando libera nell’aria l’incisività dei Therapy?, mantenendo, volontariamente, un riuscitissimo sound vintage. Chitarre in levare e arcobaleni, disegnati in cielo dal charleston variopinto di Antonello Spalvieri, colorano l’allegra “Fifteen Minutes of Shame” e la quasi Reggae “Michael”. Il Rock dei Therapy? però non ci sta a farsi da parte e riemerge prepotente nella title track, a cui si accosta la melodia graffiante degli Hüsker Dü. “In Memory of” è un ideale punto di raccordo tra il Punk anni 80 e quello degli anni 90, eccezionale manifesto dei gruppi da me chiamati in causa precedentemente. Chiude un lavoro con poche sbavature la cavalcante “Gaugamela”, dove, come non mai, la batteria si fregia superba del ruolo di co-protagonista del cantante Lorenzo Spinato. Restando in tema cinematografico, se fosse una pellicola Scrambled Eggs non sarebbe destinato a vincere riconoscenze per le prestazioni dei singoli attori. Sarebbe, com’è giusto che sia, premiato come miglior film, sbaragliando a mani basse la concorrenza.

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Strade Musicali 2014

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STRADE MUSICALI 2014: dal 10 al 14 giugno al Campus Universitario di Chieti torna il Festival curato dalle Associazioni 360 Gradi e Differenze.

Un cartellone ricchissimo per la nona edizione della manifestazione che mira alla condivisione della cultura fra i giovani in ogni suo aspetto e che si svolgerà dal 10 al 14 giugno presso il Campus Universitario dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Via dei Vestini, il Festival Strade Musicali 2014. La manifestazione, giunta quest’anno alla sua nona edizione, è curata dalle associazioni 360 Gradi e Differenze, patrocinata dal Comune di Chieti  ed inserita nell’ambito delle attività culturali e sociali finanziate dall’Università “G. d’Annunzio”.

Questo il programma completo degli eventi:

 MARTEDI 10:

 – Ore 21.00 Auditorium del Rettorato  dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti “L’ONDA”, spettacolo teatrale di fine laboratorio con gli studenti dell’Università “G. d’Annunzio” a cura di Vincenzo giordano.

GIOVEDI 12:

 – Ore 11.00 Presentazione della web serie “AVVOCATO DI STRADA”, finalista al concorso “Are You Series” del Milano Film Festival. Sarà presente il cast della serie.

– Ore 20.30 Premiazione dei vincitori del concorso fotografico “STRADE”

– Ore 21.00 INIZIO CONCERTI LIVE:

                    Le Strade del Mediterraneo

                    Dogs Love Company

                    PERTURBAZIONE

 VENERDI 13:

 – Ore 11.00 LEZIONE APERTA –  “INCROCI”: cinema, giornalismo, teatro, letteratura

– Ore 21.00 Inizio CONCERTI LIVE:

                    Voina Hen

                    Santo Niente

                    MOTEL CONNECTION          

 SABATO 14:

 – Ore 21.00 Inizio CONCERTI LIVE:

                    I Giorni dell’Assenzio

                    Management Del Dolore Post – Operatorio

                    LO STATO SOCIALE

                    Stefano D’Elia Dj set

Mostra itineranteDI-SEGNI BINARI” – Polo didattico di Lettere – 4/18 giugno – h. 10-19 – con la partecipazione DEI BAMBINI di quinta elementare dell’Istituto Comprensivo IV di Chieti e dell’Istituto Comprensivo VI di Pescara. Espongono: Giuseppe Contestabile, Marco De Angelis, Gianmarco D’Addario, Andrea Fuselli, Simone Camerlengo, Lucia de Novellis a cura di: Anastasio Karonis, Chiara Scarlato, Francesca Racano, Angelo Bucciacchio.

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Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore

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Tornano quei fenomeni, nel bene e nel male, de Lo Stato Sociale, e lo fanno con L’Italia Peggiore, secondo disco che prosegue il discorso del precedente Turisti Della Democrazia. Verbosi, danzerecci, di un’allegria folle che ricorda il discorso di Vasco Brondi sulle “feste senza senso” in cui “ballare sotto le bombe”: tutto è in macerie, tanto vale pompare il volume e cantare con una voce sola, sentirsi finalmente insieme ad alzare le mani e batterle, forte. Mentirei se dicessi che le canzoni de L’Italia Peggiore sono brutte canzoni (a parte qualche faux pas in cui si toccano le profondità di una piscina per bimbi, tipo elenchi alla Jovanotti – “C’Eravamo Tanto Sbagliati” – oppure quando si cerca la simpatia a tutti i costi in situazioni di cui ormai abbiamo la nausea“Instant Classic”). I testi sono ironici e brillanti, e quando non eccedono in paraculaggine si fanno ascoltare con un mezzo sorriso complice. Certo, c’è sempre quella sensazione sotterranea e strisciante di fregatura, ma ci torniamo dopo.

Musicalmente, Lo Stato Sociale fa esattamente ciò che si pone come obbiettivo: farti ballare e sorridere. L’uno-due con i testi (tu balla, ridi, ogni tanto ti tocco la spalla, serissimo, per ricordarti che vivi in un Paese di merda in mezzo a gente di merda, poi scoppio a ridere anch’io e tu continui a ballare senza capire se ti sto coglionando o meno) è ciò che distingue Lo Stato Sociale da altri act simili: un loop trasformista tra serietà acida e follia demenziale (esemplare “”Questo è un Grande Paese”, che è più cabaret radiofonico che canzone). Da questo punto di vista, il disco è riuscitissimo, e sono certo che sarà un successo, trascinerà torme di fan ai concerti, pronti a scatenarsi nel delirio quasi tamarro di questi cazzoni col cuore dal lato giusto. Però. Però c’è qualcosa, lì dentro, che non mi convince più di tanto. C’è qualcosa che puzza, che serpeggia tra le righe dei quattordici pezzi di questo disco variopinto. È una sensazione di incompiutezza, di pressapochismo. I sostenitori dei bolognesi la chiameranno Lo-Fi, scelta artistica, stile. A me sembra scazzo, una terribile parvenza di ruvidezza generale. Il fatto che magari sia voluta non so se migliori o peggiori la situazione. L’effetto che mi fanno le canzoni de Lo Stato Sociale è quello degli animatori nei villaggi vacanze. Ti devono caricare, energizzare, devono per forza farti sorridere, partecipare. Si attaccano ai luoghi comuni, li sfruttano, per poi farti credere che è ironia, e magari lo è davvero, ma dopo due o tre giri di giostra, come si fa a distinguere il cliché dal commento sarcastico al cliché? Si divertono a cazzeggiare senza remore, però in fondo si percepisce un orgoglio da gruppo impegnato che a quel punto un po’ stona.

Forse non si può fare tutto, o forse è la mia piccola testa limitata che, ad oscillare così ampiamente tra un estremo e l’altro, si sente nauseata e incerta sul da farsi. Senza parlare della resa sonora che, qua e là, tocca livelli pessimi (pensate a come sono prese certe voci, o considerate che, in “C’Eravamo Tanto Sbagliati”, c’è una chiarissima interferenza da cellulare, minuto 0:33 – per dire). Sono queste sensazioni, per così dire, “scomode”, a non farmi godere il divertimento e l’acutezza che certamente Lo Stato Sociale sa così efficacemente trasmettere. Ma voi non fatevi problemi: L’Italia Peggiore fotografa, forse meglio di molto altro, lo spirito (anche musicale) di questi tempi. Voi ballate e divertitevi, e cercate di perdonarmi se non faccio salti di gioia…

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Lo Stato Sociale, nuovo disco e Tour estivo!

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Una data di uscita scelta non a caso – quella del 2 Giugno, giorno in cui si celebra la Festa della Repubblica in Italia – ma proprio per il suo significato e le sue forti connotazioni patriottiche, a cui si contrappone, ironia pungente ma nient’affatto avulsa dalla realtà, il titolo del disco: L’Italia Peggiore (Garrincha Dischi) . Un titolo che è un po’ il filo conduttore dell’album, come ben si evince dal singolo “C’eravamo Tanto Sbagliati” (primo estratto che ne anticipa l’uscita), traccia carica di quell’umorismo critico e sferzante che ritroveremo nell’intero lavoro discografico. Un’Italia bacchettata beffardamente per le sue contraddizioni, le sue ipocrisie piccole e grandi. Lo Stato Sociale hanno in programma anche una serie di date estive che partiranno – con la data zero italiana – da Genova, il 24 Maggio, all’interno del Garrincha Loves Genova, un one day festival che vedrà alternarsi sul palco tutti i gruppi della label bolognese.

Ecco le prime date confermate (tante altre in arrivo):

01/05 Bologna – Piazza Maggiore
18/05 Parigi – Festival Maggio – Gibus Club
20/05 Berlino – Riviera Festival – Glashaus
24/05 Genova – Garrincha loves Genova – Teatro dell’Archivolto
07/06 Milano – MIAMI – Magnolia
10/06 Bologna – Vicolo Bolognetti
14/06 Chieti – Festival Strade Musicali
19/06 Napoli – Arenile
20/06 Padova – Garrincha loves Sherwood – Sherwood Festival
22/06 Varese – Festa CGIL
27/06 Vicenza – Festambiente
29/06 Foresto (BG) – Forest Summer Festival
06/07 Molfetta (BA) – Garrincha Loves Bari – Eremo Club
19/07 Perugia – Rock For Life
30/07 Melpignano (LE) – So What Festival

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Nuovo singolo per Lo Stato Sociale

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Lunedì 14 aprile sarà disponibile su iTunes il nuovo singolo de Lo Stato Sociale. La band bolognese presenterà il suo “C’eravamo tanto sbagliati” insieme a un b-side esclusivo per chi acquisterà il singolo da iTunes, “Il cassetto del dipendente”. Il brano sarà accompagnato, dal 17 aprile, da un videoclip, disponibile su YouTube attraverso il canale dell’etichetta Garrincha Dischi.

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