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Torna dal 12 al 15 agosto il Rock Your Head festival

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Riconquistare gli spazi e restituire loro nuova linfa e nuova vita. Creare punti di contatto tra le energie creative presenti sul territorio e sinergie con le forze artistiche che provengono da indefiniti altrove. Nato nel 2008 a Montebello di Bertona (PE) dalla forza di volontà e dalla passione di un gruppo di ragazzi sempre più consapevoli delle criticità e delle potenzialità del territorio, torna con tali intenti il Rock Your Head festival pronto a scuotere gli animi dal 12 al 15 agosto 2015. In attesa di svelare il programma completo, l’organizzazione rende note le attività e la line up delle prime due giornate e ne annuncia una gustosa anteprima prevista per sabato 4 luglio presso la libreria TIBO: a partire dalle 18 aperitivo in collaborazione con “Cignale – agriturismo & società agricola” che proporrà un menu con prodotti locali  e che sarà accompagnato da djset. Alle 22.00, il live della band Surf Garage romana John Canoe, formatasi nell’autunno del 2009 dall’unione di Jesse Gemano’ (voce e chitarra), Stefano Padoan (voce e batteria), da subito riconoscibili per le loro melodie disinvolte ma d’effetto che mischiano Surf al Garage Rock più Punk e alternativo.

Il 12 agosto il festival si prepara ad accogliere i partecipanti sin dal primo pomeriggio con l’apertura del Belomonte Social Bar, offrendo la possibilità di sistemarsi nell’area camping in piena tranquillità. Durante la serata la scelta delle due band che si esibitanno sul Camping Stage va a privilegiare la scena emergente. I Voina Hen sono infatti una band proveniente dall’amena Lanciano che ha da poco pubblicato il primo EP Finta di Niente, interamente autoprodotto e diretto artisticamente da menti malate di Manuele Fusaroli (Luci della Centrale Elettrica, Zen Circus, Nada, Nobraino, Management del Dolore Post-Operatorio ecc.) e Marco Di Nardo (Management Dolore Post-Operatorio). Nella primavera del 2014 iniziano le registrazioni del loro primo disco ufficiale, sempre al seguito della folle accoppiata Di Nardo-Fusaroli. Saranno inoltre protagonisti della serata i Bee Bee Sea, mantovani dall’attitudine Garage che puntano dritti al cuore, senza lasciare scampo, attaccando ritornelli che teletrasportano nel Big Sur californiano per poi, inconsciamente, scaraventarti a Manchester o Nashville. Se i Black Lips fossero nati in terra d’Albione forse suonerebbero così. Il loro omonimo disco d’esordio esplosivo e straordinariamente maturo per questi tre ragazzi cresciuti laddove la provincia mantovana si incunea nel bresciano, frutto di una lunga collaborazione con il T.U.P. Studio di Brescia dove, sotto la direzione di Bruno Barcella e Alessio Lonati, hanno cesellato e arrangiato il disco, nella romantica convinzione che ogni brano dovesse risultare un singolo.

Il 13 agosto invece inizieranno le diverse attività permanenti parallele ai concerti: sin dalla mattina infatti sarà aperta l’area ozio letterario in collaborazione con la libreria Tibo che gestirà una libreria ambulante a cielo aperto durante tutte le giornate del festival, con presentazioni di libri e reading, e con un nuovo spazio dedicato alle streetarts,  ci saranno giochi ed intrattenimenti per il pubblico più giovane e si realizzerà la programmazione Rock Your Earth con produttori locali e workshop sulle pratiche del villaggio sostenibile. Dal primo pomeriggio aprirà anche l’area ludica adiacente al Social Bar con giochi ed intrattenimenti disparati. I concerti avranno inizio alle 17:30 con l’esibizione di The Blues Against the Youth, progetto solista di Gianni TBAY, che si esibisce da solo suonando simultaneamente chitarra, voce,  grancassa, hi-hat, kazoo e l'”invisibile rullante di ferro”. Nel 2008, dopo vari anni di esperienza nella scena Hardcore Metal internazionale con il suo gruppo The Orange Man Theory, il musicista romano fonda questa one man band per tributare alcuni ascolti di un tempo che non ha mai abbandonato. Inizialmente ispirato dai suoi eroi Country Hank Williams, Merle Haggard e David Allan Coe, The Blues Against Youth sincretizza varie influenze, passando dal riff rock ’70 dei Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd e Grand Funk  Railroad, attraverso il Blues primitivo dei padri del delta, andando verso qualcosa di fangoso e travolgente.  L’esibizione sarà seguita da un djset che preparerà il pubblico alla programmazione serale ed all’apertura del mainstage con tre band dall’approccio sperimentale e dalle profonde influenze Shoegaze, Darkwave e Psichedeliche: l’apertura sarà di Felpa, progetto solista nato dall’esigenza espressiva di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax, che trae ispirazione tanto dall’Italia musicale di fine anni ’90 quanto dall’Inghilterra musicale di inizi anni ’90, ma volendo guarda ancora più indietro nel tempo. Infine sarà la volta degli headliner The KVB, duo inglese formato da Nicholas Wood & Kat Day: come un sogno ricordato in maniera confusa, si mescolano nella loro musica i riverberi tipicamente Shoegaze con una produzione elettronica minimale. Un progetto avviato con una serie di Ep in vinile e cassetta prima di giungere al primo full-length, Always Then del 2012. Altri due album arrivano l’anno successivo (Immaterial Visions e Minus One), il secondo dei quali rivisita materiale già edito in cassette ad edizione limitatissima. Nel 2014 il duo registra a Berlino le tracce del proprio Ep Out of body, collaborando per la prima volta con il batterista Hoe Silworth, meglio conosciuto per il suo lavoro con gli Stereolab. In chiusura i ritmi tribali, cerebrali ed ipnotici dei Warias, progetto che vede dietro la produzione artistica Matteo Salviato bassista di The Soft Moon, band capitanata dallo statunitense Vasquez.

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/847436652007734/
Sito http://www.rockyourheadfestival.com/
Pagina Facebook https://www.facebook.com/rockyourheadfestival?fref=ts

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“Diamanti Vintage” Grand Funk Railroad – Closer to home

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Durissimo, in quello spicchio di tempo, contendere una benchè minima visibilità o un quadrato di stage all’ombra di uno strano “dirigibile” di nome Led Zeppelin che si apprestava ad imbambolare l’America. Fortuitamente però nel 1969 si esibirono al festival pop di Atlanta davanti a 200.000 persone e finalmente il loro combustibile –  fatto di volumi al massimo sporchi di hard-rock, soul e blues – s’incendiò di meritato interesse. Il trio del Michigan dei Grand Funk Railroad (Mark Farner chitarra, Don Brewer batteria e Terry Knight al basso, che poco dopo lasciò la formazione per diventarne manager, favorendo l’entrata a Mel Schacher), sulla scia dell’inaspettato successo incide il primo album “On Time” dove una “Heartbreaker” diventerà vangelo per moltitudini di bassisti. Ma è nello stesso anno – con il secondo “Closer to home” – che la scuola GFR si conferma come punto di riferimento basilare dell’hard-rock mondiale. Monster Magnet docet. L’Lp è un’indisciplinata regolazione di riff, assoli, deflagrazioni e ballad ricercatissimi, un rullo compressore che schiaccia e carezza simultaneamente gli impianti stereo comperati a rate; il calibro vocale di Farner “colloquia” in ottave roche e rabbiose con la sezione ritmica a maglio di Brewer e con il pump delle quattro corde di Schacher, creando un ritmo irrefrenabile, impattando Southernità e tendenze soul-blues importantissime nell’innesto e fusione di stilemi “nuovo corso” che la band imbastisce in ricami sorprendenti. “Sin’s a good man’s brother, Aimless lady e Nothing is the same” introducono alla potenza caratteriale del registrato, mostrando i muscoli corporali e d’intento protesi a svegliare l’ascolto dalle “eventuali distrazioni” che in quel periodo portavano ancora nei bagnasciuga della San Francisco Flower. La ballata sentimentale arriva con “Mean mistreater”, mentre con “Get it together e I don’t have to sing the blues” prende il sopravvento il rock-soul funkeggiante, spumoso e hook che fa “worm up” per le tracce finali di questo stupendo incunabolo discografico. Non particolarmente amati dalla maggior parte dei puristi musicologi di allora, i Grand Funk Railroad conquistano le nuove generazioni che vedono in questa orgia di sonorità calde-elettriche un power-trio di riscatto, di orgoglio “nazionale”, una guida “ruvida e ribelle” a stelle e strisce, e che in “Hooked on love e I’am you captain” trovano il loro inno da gridare. Seguiranno altre produzioni di successo: “Live album, Survival, il premiatissimo E Pluribus Funk” ma poi la vena pian piano si asciuga a favore di una commercialità vuota e da classifica, fino a diventare da cult band  che era a mera “dollars machine” contesa tra Wal-Mart e la gadgettistica da Starbucks. Alla fine l’oblio e il declino totale. Closer To Home è uno spregiudicato vinile che ha stigmatizzato – come si dice nella filosofia attuale – l’ingranaggio dell’era dei distorsori del rock duro, hard.

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