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Cadaveria

Written by Interviste

L’oscura signora torna su Rockambula. E’ lei, Cadaveria, una vera e propria icona del Metal estremo tricolore. Con grande onore abbiamo il piacere di ospitarla ancora una volta sulle nostre pagine. Dovete solo gustarvi questa interessantissima intervista che nasconde delle chicche non indifferenti.

Ciao Cadaveria e bentornata su Rockambula. Direi di cominciare l’intervista parlando del sound di Silence, che pare non sia più eccessivamente aggressivo come gli inizi ma abbia trovato un certo equilibrio tra diversi elementi, quali riff, assoli ed atmosfere. Ma precisamente quale era la tua prima idea di comporre il disco e sei riuscita nell’ intento a parer tuo?
Non c’era un’idea precisa, o meglio non ce n’era solo una. Testi e musica sono stati concepiti separatamente. Fin da subito il mio intento è stato quello di rendere al meglio le atmosfere e i significato dei testi, così come l’idea di Dick Laurent, autore dei riff, era quella di tradurre in musica i suoi istinti e i suoi incubi. La volontà unanime era di migliorarci, di creare delle canzoni e non solo un susseguirsi di riff, di osare, senza tradire la nostra natura. L’equilibrio di cui parli è probabilmente il risultato di un lavoro accurato svolto sia in fase creativa che di produzione. Abbiamo cercato di miscelare al meglio testi e musica e abbiamo dedicato molta attenzione alla costruzione della struttura dei brani, creando in alcuni casi qualcosa di più ordinato ed orecchiabile con dei veri e propri ritornelli. La pre-produzione ci ha permesso di valutare fin da subito l’economia dei pezzi, che abbiamo man mano migliorato con tagli, aggiunte, cambi di tonalità, arrangiamenti, volti a dare forma ad un prodotto armonioso. In fase di registrazione abbiamo scelto un sound un po’ vintage, che fa suonare l’album fresco e schietto, e abbiamo curato moltissimo il mixaggio. In effetti siamo molto soddisfatti perché ogni strumento o sovra incisione è perfettamente percepibile e altrettanto ben amalgamata.

Quali sono le tematiche che tocchi nel disco e c’è qualche argomento a cui tieni particolarmente?
Per Silence ho pescato molto dalla mia memoria, dal presente e dal passato remoto. Protagonisti sono i miei sentimenti, i miei pensieri, riflessioni su temi quali l’esistenza, la morte, il destino beffardo, l’uso che facciamo del tempo in questa vita. Sono particolarmente legata al brano “Death Again”, che ho scritto in ricordo di un mio amico, morto improvvisamente due anni fa.

Paragonando The Shadow’s Madame con Silence: quali sono le principali differenze?
Ci sono tante differenze dovute principalmente al fatto che sono passati dodici anni tra il primo e il quinto album, e in questi anni siamo cresciuti come musicisti e come persone. Non mi guardo mai indietro, quindi per me è difficile fare un paragone dettagliato. Quello che ero allora non sono più, ma allo stesso tempo sono la stessa persona perché ho conservato i valori che avevo, che anzi sono diventati più forti. Allo stesso modo Silence è un’altra cosa da The Shadows’ Madame, però l’anima è la stessa. E’ come se con Far Away From Conformity, In Your Blood e Horror Metal avessimo sfogato in musica le varie declinazioni della creatura CADAVERIA. Con Silence abbiamo chiuso il cerchio, raggiunto un punto fermo che però è anche il punto di inizio per il futuro.

Ho trovato molto interessante anche l’artwork e la scelta dei colori. Perchè quel giullare? E di chi è la creazione?
Ho sempre vissuto la dimensione del circo e dei luna park con una certa apprensione, tristezza, nostalgia. Questi sapori si respirano nella grafica di Silence. Il giullare è colui che sa ma non rivela e invita al silenzio, alla meditazione e all’ascolto, è il destino che si prende gioco di noi cambiandoci le carte in tavola continuamente durante la vita. Ho sviluppato l’idea iniziale del giullare e del circo/luna park e ho chiesto a Christian Melfa, artista genovese che ho conosciuto attraverso internet e subito apprezzato, di realizzarla. Nonostante l’artwork sembri un disegno, in verità siamo partiti da una foto reale, comprando il costume, realizzando la maschera etc. E’ tutto molto inquietante e ci piace!

Delle fasi di registrazione e di missaggio cosa ci racconti? Dove, come e con chi si sono svolte?
Abbiamo suddiviso le registrazioni tra Piemonte, Liguria e Sardegna, che sono le regioni di appartenenza dei componenti della band. Questo ha permesso ad ognuno di noi di curare agevolmente le registrazioni del proprio strumento. Non abbiamo coinvolto nessun produttore esterno: da sempre ci facciamo i dischi da soli, grazie all’esperienza maturata negli anni e al fatto che abbiamo studi di nostra proprietà. Dick Laurent ed io abbiamo curato il missaggio, Killer Bob il mastering, insomma Silence è un album CADAVERIA al 100%.

Durante i tuoi tour avrai sicuramente avuto modo di conoscere qualche band emergente, c’è qualcuna che ti ha colpita in questo ultimo periodo?
Purtroppo quando suoni per ultimo ad un concerto sei in camerino a prepararti mentre gli altri suonano e non hai modo di apprezzare eventuali nuovi talenti. Anzi devo dirti che dal camerino suona sempre tutto un gran casino, quindi mi spiace non riesco a farti nessun nome.

Per la creazione di Silence sei stata anche influenzata da qualche tipo di sound o genere musicale che ultimamente hai ascoltato?
Silence e la musica dei CADAVERIA in generale abbraccia molti generi, perché diversi sono i gusti e il background musicale di noi cinque. Personalmente sono amante delle cose complicate e ben fatte (Tool per intenderci). Ultimamente mi sono avvicinata allo Stoner e da sempre amo il Doom.

Sei a lavoro per qualche video? Come vi state muovendo?
E’ in cantiere il video clip di “Strangled Idols”, ultimo brano in scaletta di Silence. Abbiamo già girato l’80% delle immagini, ma ultimamente ho avuto un ripensamento dovuto alla natura di alcune scene, che sono iconoclasticamente un po’ troppo forti e potrebbero crearci dei problemi. Vedremo di mitigarle con altro materiale ancora da girare in marzo, dopodiché passeremo al montaggio. Sta diventando una produzione un po’ lunga, ma del resto vogliamo riflettere bene sul da farsi e comunque in questi mesi tra interviste ed organizzazione di live siamo stati presi da altre cose e solo dopo il festival in Russia, che si terrà l’8 marzo, riusciremo a rimetterci mano.

Per quanto riguarda il tour cosa ci dici, dove suonerai nei prossimi giorni? Stai ricevendo anche qualche proposta per festival estivi?
Guarda i festival estivi sono blindatissimi, le line up vengono decise un anno prima e sinceramente mi sono rotta di bussare a porte che non si apriranno mai (a meno che non paghi!). Andiamo fortissimo in Messico e lì torneremo in aprile. Sempre in aprile faremo date in Italia a cominciare dal 10: toccheremo Brescia, Busto Arsizio, Genova e Torino. Altre arriveranno più avanti, spero anche in centro e sud Italia. Abbiamo stretto una partnership con la tedesca Agentum EAM per vedere di smuovere qualcosa anche nel resto d’Europa. Vediamo che succede.

Bene Cadaveria, l’ intervista si chiude qui. Concludi a tuo piacere…
Grazie Vincenzo per questo spazio dedicato ai CADAVERIA. Saluto tutti i lettori e li invito all’ascolto di Silence nonché a raggiungerci nei locali in cui suoneremo per godere un po’ di sano horror metal! Le date le trovate qui: http://www.cadaveria.com/web/tour/

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Bretus

Written by Interviste

Il Doom in Italia è quasi d’élite, in pochi lo propongono in maniera decente. I Bretus sono tra i primi della classe ed abbiamo il piacere d’intervistarli venendo a conoscenza dei loro progetti futuri. Non resta che gustarsi questa interessante chiacchierata.

Ciao ragazzi, direi di cominciare l’intervista presentando i Bretus ai nostri lettori…
GHENES: Ciao Vincenzo . I Bretus sono nati ufficialmente nel 2000 da una mia idea , ma è solo nel 2007 che abbiamo iniziato a pensare a noi come ad un gruppo vero e proprio. Da allora abbiamo rilasciato un demo, un Ep e, per ultimo, nel 2010 il full “In Onirica”. Altri pezzi sono poi comparsi in alcune compilation delle più importanti fanzine/webzine del genere, italiane e straniere. La band è composta da me, Zagarus (voices), Azog (low guitar) e Striges (percussions).

Come mai la scelta di riproporre e rimasterizzare l’omonimo del 2010?
GHENES: E’ stata un’idea della Doom Cult Records. Avevamo fatto uscire l’Ep in numero limitato con la piccola etichetta Mad Die Records, ma le copie sono terminate in poco tempo. Per quanto riguarda il remaster, a noi poteva andare bene anche il suono dell’Ep così com’era venuto, ma è come se gli avessimo dato una rinfrescata, e magari sono venuti fuori dei dettagli che prima non si notavano.

Quali sono le principali differenze tra l’omonimo del 2010 e quello di oggi? Che tipo di lavoro avete svolto?
GHENES: Più o meno il lavoro fatto sui due dischi è stato il medesimo. Abbiamo messo insieme in studio le idee che avevamo. Essendo nato il gruppo come un progetto da studio, i dischi sono stati registrati senza mai provarli tutti insieme prima in sala e, a parte il fatto che In Onirica è un full, non troviamo delle differenze sostanziali tra i due album. Per noi, così come per tutti, la musica è una questione di sensazioni. Di sicuro nell’ultimo album avere una line up più o meno stabile, ci ha permesso di mettere a fuoco meglio alcune cose, ma siamo soddisfattissimi anche della spontaneità del precedente Ep.

Che idea vi siete fatti della scena Doom in Italia?
GHENES: In Italia abbiamo sempre avuto una tradizione consolidata nel Doom, e all’estero questo ce lo riconoscono. Sono tante le band italiane “meritevoli” (troppe per nominarle tutte e non lasciarne fuori qualcuna) e nella scena ci si supporta a vicenda, consapevoli che non diventeremo mai ricchi e famosi suonando un genere così particolare, e che la musica non è una gara sul chi suona meglio o per chi ha l’immagine più curata. Come dice qualcuno: questione di attitudine!

Molti di voi sono impegnati, oltre che con i Bretus, con altre band. Riuscite a dividere e ad equilibrare gli impegni?
GHENES: Non suoniamo spesso in giro. Considera che ad oggi abbiamo fatto solo tre concerti, quindi nessuno nella band deve fare i salti mortali per dividersi fra i vari impegni, e nessuno nella band è stato mai costretto a lasciare un precedente impegno per dare spazio ai Bretus. Suonare deve essere sempre e comunque un piacere.
ZAGARUS: Quando c’è passione e volontà tutto diventa “gestibile” , conta che non campiamo con la musica, quindi oltre agli impegni con le altre band ,bisogna anche mettere in conto i problemi di tutti i giorni, lavorativi e non. Come ha detto poco fa Ghenes, non siamo una band che suona spesso in giro, preferiamo la qualità alla quantità e soprattutto suonare possibilmente in contesti a tema, se si tratta di festival Doom come avvenuto a Malta o come avverrà a Vienna, meglio ancora.

Che riscontri ha ottenuto l’omonimo di oggi? E’ venduto di più tramite internet o durante le vostre date live?
GHENES: Al momento è ancora presto per dire come sta andando, ma di sicuro non suonando molti concerti i dischi li vendiamo di più tramite internet che, se usato bene, può essere uno strumento eccezionale per farti conoscere. Andiamo in giro con gli altri nostri gruppi da un po di tempo e l’esperienza non ci manca, sappiamo bene come funziona, ma notiamo con piacere che la nostra musica suscita reazioni positive anche in posti dove non ci hanno mai ascoltati dal vivo.

Come siete entrati in contatto con la Doom Cult Records?
ZAGARUS: Il tutto è nato tramite Facebook, dopo l’uscita del full per Arx Productions, iniziammo a ricevere un pò di richieste per il mcd d’esordio, a quel punto iniziammo a pensare ad una ristampa.La label che si dimostrò disponibile a stamparlo in breve tempo fu la Doom Cult Records del mio amico Etienne che a dirla tutta voleva stampare anche il primissimo demo.

Per quanto riguarda i concerti futuri invece, dove potemmo ascoltarvi?
GHENES: Siamo stati confermati per il Doom over Vienna a Novembre di quest’anno. Sarà un’altra bellissima esperienza da fare dopo il Malta Doom Metal Festival dell’anno scorso, ma per il momento è l’unica data che ti posso anticipare.

Cosa bolle in pentola per i Bretus, cosa ci riserverete per il futuro?
GHENES: Stiamo preparando il nuovo album, che uscirà nel 2015 per la storica etichetta Bloodrock di Genova. Non ti posso ancora anticipare i dettagli perchè al momento non c’è niente di definitivo, ma ti assicuro che sarà una una piacevole sorpresa per tutti quelli che hanno apprezzato i precedenti album. Di sicuro non cambieremo genere solo per attirare nuovi “adepti”.
ZAGARUS: In questi giorni è uscita anche la versione LP di In Onirica sempre tramite la Blood Rock Records del nostro amico Enrico Spallarossa, in estate uscirà uno split 7″ assieme ai nostri amici Black Capricorn, il disco verrà stampato dalla The Arcane Tapes che aveva già stampato la versione tape del nostro full.

Prima di chiudere, in generale a cosa aspirate con i Bretus?
GHENES: Vogliamo solo suonare la nostra musica e, possibilmente, conoscere tanta gente appassionata come noi… d’altra parte siamo sempre e comunque dei music fans con la voglia di divertirsi. Mi pare che basti no?

Bene ragazzi, l’ intervista si chiude, concludete come meglio vi pare…
GHENES: Grazie a te per il supporto. speriamo di incontrarci presto da qualche parte con una birra in mano e la musica a tutto volume!!!
ZAGARUS: DOOM ON!

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Od Fulmine – Od Fulmine

Written by Recensioni

I sogni alcune volte riescono a realizzarsi ma le delusioni sono sempre molto più frequenti, la musica d’autore riesce a farci camminare spensierati e pulsanti sopra la bellezza della vita. Perché poi non è necessario esternare le proprie emozioni, potrebbero essere male interpretate e di colpo tutto potrebbe finire. Scrivono canzoni irresistibili come faceva Tenco gli Od Fulmine al debutto discografico con questo omonimo disco. Indie Rock d’autore tanto cercato dai Non Voglio Che Clara e sponsorizzato dai Perturbazione, la tecnica è quella giusta dei bei testi in chiave Rock, la formula perfetta per modernizzare il cantautorato italiano di tanti anni fa. Gli Od Fulmine sono di Genova e provengono da diverse ma affermate realtà musicali (Meganoidi, Numero 6, Esmen), il loro legame con la cosiddetta “scuola genovese” è strettissimo perché oltre Luigi Tenco si percepisce qualcosa di Fabrizio De Andrè e Umberto Bindi. Insomma, hanno imparato dai grandi maestri cercando di mantenere alta la qualità del cantautorato italiano. Brani come “Altrove 2” e “Ma Ha” spiegano benissimo il concetto di fusione tra cantautore e Indie Rock, soprattutto se viene considerato un sound prevalentemente estero e poco italiano. Se poi volete far increspare la pelle avete bisogno di un brano semplice ed emozionale come “Nel Disastro”, un classica struttura compositiva con un ritornello bellissimo: Ma nel disastro mi vedrai sorridere/Sotto un diluvio ritornare in me/Di notte ho visto quello che mi manca e tu mi vieni incontro anche se non lo fai più.

Non è facile trovare il giusto equilibrio nella musica, il rischio di strafare è sempre dietro l’angolo, gli Od Fulmine percepiscono soltanto le parti buone dell’arte, parlano di amore con chitarre indurite, non hanno paura di mettere a vivo i propri sentimenti. L’ascoltatore è libero di interpretare le canzoni come meglio crede, ognuno può vivere il proprio film senza dover rendere conto a niente e nessuno. L’omonimo disco degli Od Fulmine riesce a caricare di passione, giocando con intrecci sostenuti a volte dalle lacrime a volte dai sorrisi, piove ed immediatamente esce il sole, “Fine dei Desideri” come pezzo immagine dell’intero concept. Le cose che portiamo dentro non sempre riusciamo ad esternarle con la giusta precisione, questo disco parla con il cuore in mano, questo disco è veramente carico di considerevoli aspettative. E noi siamo fieri di ascoltare una band come gli Od Fulmine.

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