Funk Rock Tag Archive

Typo Clan – Standard Cream

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Vertical – Black Palm

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Esiste una forma intelligente di suonare musica portandosi dalla propria parte tutte le ragioni del mondo, la musica strumentale non finisce mai di stupire (e inventare), i Vertical girano nell’ambiente da un decennio, il disco “nuovo” dei Vertical si chiama Black Palm. Gli anni settanta per i Vertical non sono mai passati, gli Area cuciti a vivo nel cuore e il pensiero rivolto costantemente al 2005 quando nel fiore dell’attività aprivano le date nord italiane del maestro James Brown. Funk Rock senza troppi giri di parole, i pezzi saltellano in svariate direzioni ma il principio di base rimane sempre quello del Funk (arricchito dal Rock). Detto così potrebbe sembrare una cosa poco attraente sentita e risentita fino al collasso ma devo prontamente ammettere che le cose non stanno in questo (scontato) modo. Rifacendomi a quello che dicevo all’inizio i Vertical in Black Palm non si accontentano mai e sperimentano in continuazione lasciando sorrisi dolci e amari sulle labbra dell’ascoltatore. Non sono certo prevedibili e il disco respira ad ogni modo con i propri polmoni, una band capace di spaccare il mondo quando diventa possibile farlo, sorprendenti è il giusto termine per definirli. Black Palm apre le proprie porte con “Divo”, un esagerazione di basso e riff acidi che esplodono la propria energia in un ritornello sostenuto dall’hammond e voci Soul campionate, non ci sono prove a sostenerlo ma ho pensato subito ai Pink Floyd più intimisti. “New World” tutto sembra tranne che un nuovo mondo, la mia impressione è stata quella di un campionamento per karaoke con atmosfere da crociera, scusate se non sono riuscito a cogliere l’innovazione. Forse non sono molto perspicace. Colgo invece la realistica terapia d’urto mentale portata da “Tispari (ho voglia di piangere con te)”. Poi si continua a cavalcare l’onda del Funk aromatizzato al Jazz e le condizioni sono decisamente carine, un disco interamente strumentale è difficilissimo da tirare per oltre quarantacinque minuti mantenendo sempre la stessa intensità, questa è bravura. Sfiderei chiunque a farlo lasciando da parte Demetrio Stratos o gli attualissimi Calibro 35 a cui i Vertical dimostrano di essere molto affezionati. E non parliamo di Post Rock alla Mogwai. Poi esiste anche un brano nel disco “Watcha Gonna Do” cantato da Ken Bailey e definito dalla band Acid-Jazz con tutto il diritto di farlo, roba nuova per non lasciare mai la puzza della scontatezza. Assolutamente da segnalare il pezzo che dà il titolo all’album che nella sua semplicità non porta comunque scompensi. I Vertical sarebbero una perfetta band da colonna sonora da impiegare in molteplici forme di arte. Presente anche (ovviamente in chiusura) una ghost track “900” e la voglia di ascoltare nuovamente Black Palm invade tutta la mia attenzione. Un album concepito in maniera decisamente professionale da musicisti altrettanto validi, Black Palm inganna il tempo, non si esce vivi dagli anni settanta.

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Inert Project – Heartburn

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Non c’è storia, Heartburn di Inert Project è un lungo e appassionato amplesso con il cinema poliziesco degli anni 70.

È questo che ho pensato subito dopo aver ascoltato l’intero album. Poi, leggendo la nota biografica, è arrivata la conferma; dietro al progetto INERT si nascondono Raffaele Cileo (electronics) e Alessio Lottero (guitars) uniti dalla passione sfrenata per le colonne sonore di film noir e polizieschi; a dividerli, invece, sono i settemila chilometri che corrono tra New York, metropoli in cui vive e lavora Alessio e Pontassieve, la città toscana di Raffaele. Ma Heartburn, loro primo lavoro, dimostra che la distanza non rappresenta un ostacolo, le vie del web sono infinite. Ecco che un album di forte stampo cinematografico prende forma grazie alle fitte corrispondenze virtuali fra i due collaboratori. Fondamentale per lo sviluppo del disco è l’incontro con Beppe Massara, anima della Tarock Record che decide di produrre l’album affidando però le originarie sezioni ritmiche elettroniche a quattro musicisti pugliesi: Paolo Ormas, Marco Nicolini, Costantino Massaro e Francesco “Frums” Dettole.

In questo lavoro non c’è soluzione di continuità, niente è scontato e prevedibile, niente è netto o definitivo; tutto è in divenire. Questi due artisti sembrano aver incamerato nel corso del tempo diversi generi musicali per poi risputarli fuori sotto forma di Heartburn, disco che trae nutrimento da un immaginario musicale frastagliato tenuto comunque in equilibrio da una netta linea Funk Rock tendente al Jazz. Ma non basta. Questi alchimisti del suono c’infilano anche Lounge, Fusion, Industrial, Blues e sonorità afro. La sovrapposizione di suoni è evidente in tutti i loro pezzi che sembrano patchwork stilistici non sempre riusciti. “Police Radio” potente brano d’apertura richiama la base Funk tipica di The Pop Group e col suo suono pieno e pulsante sembra una folle rincorsa verso non so che. “Smokey” parte come la più Jazz del disco ma poi un’offuscata chitarra s’introduce per cambiare le carte in tavola trascinando tutto su un versante più Rock. “Land of Liars, Thieves And Bitches” è la traccia più oscura dell’album che, fredda e minimale crea un’inquietante e cupa atmosfera enfatizzata da metallici suoni Industrial. “Call The Coronal”, un Dub-Funk alla 23 Skidoo è un pezzo energico e veloce che ha urgenza di esprimersi a tutti i costi. L’intro Prog dell’ultima traccia “White Coffin Blues Pt2” fa pensare ai più pacati Tool ma poi tutto si dissolve quando ci si avvia verso il pallido leggerissimo finale. Un disco, Heartburn, non proprio dei più accessibili per la sua complessa struttura di fondo, un lavoro che per discontinuità di suoni rischia di confondere e disorientare l’ascoltatore. Personalmente avrei preferito una chitarra di stampo meno accademico, più libera da tendenze classico-didattiche sì, perché lei arriva come una maestra bacchettona a riportare ordine dove si cercava di sperimentare (“The Henchman”, “Bad String”). La chitarra che avrei voluto è quella sporca e ruvida che arriva al minuto 1.36 di “White Coffin Blues Pt2”, ma questo è qualcosa di personale.

E intanto, mentre ascolto, non posso far a meno di immaginare impostori, ladri e puttane inseguiti dalla polizia. Ma la polizia non ce la fa.

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