Federico Fiumani Tag Archive

AA.VV. – LB/R La Bellezza Riunita

Written by Recensioni

Toy + Federico Fiumani @ Rome Psych Fest – Monk Club, Roma | 24.02.2017

Written by Live Report

Secondo appuntamento per il Rome Psych Fest in quel del Monk Club.

(foto di Beatrice Ciuca)

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #07.10.2016

Written by Playlist

FermoImmagine, guarda il video di “Pugile”

Written by Senza categoria

Un impiegato come tanti immerso nelle frustrazioni quotidiana. Un capo ufficio scorretto e opprimente. E la boxe, sport che in diversi decenni, con le sue metafore di lotta, resistenza e sconfitta, ha alimentato l’immaginario di tanti songwriters (da Bob Dylan a Federico Fiumani). Sono queste le componenti principali del videoclip di “Pugile”, primo estratto dal nuovo lavoro dei FermoImmagine  disponibile su YouTube.
Il video è stato realizzato dal videomaker Nicolas Galeotti e anticipa l’uscita in totale autoproduzione del disco Frammenti prevista per il prossimo 20 novembre.

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Television

Written by Live Report

Anno 1977: Club Cbgb’s, New York dove sono cresciuti artisti quali Ramones, Patti Smith e Talking Heads.

Anno 2014: Alcatraz, Milano dove si esibiscono tutti i più grandi nomi del Rock nazionale ed internazionale.

Cosa c’è in comune vi chiederete voi ora? Ovviamente i Television, band attualmente composta da Tom Verlaine (chitarra e voce), Fred Smith (basso e voce), Billy Ficca (batteria) e Jimmy Rip (chitarra e voce), che hanno scelto quest’ultima location per tornare in Italia dopo ben quattordici anni, come ha anche ribadito il loro leader durante il concerto di martedì 3 giugno. Tra il pubblico gente di tutte le età e, si vocifera, persino Federico Fiumani dei Diaframma. Ad aprire la serata è stata Sarah Stride, meravigliosa cantautrice Rock milanese, che ha eseguito alcuni brani tratti dai suoi dischi insieme al fido Alberto Turra durante un set durato circa trenta minuti. Lei si presenta deliziosamente vestita in bianco e nero, lui alla sua destra invece con una semplice t-shirt. Il pubblico li osserva, scrutandoli ed ascoltandoli attentamente, apprezzando alla fine anche la scelta del cantato multilingue.

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L’attesa però per i Television non manca di farsi sentire, e quando mi giro a guardare indietro noto che le persone presenti non sono più appena un centinaio, ma che s’è addirittura riempito il locale (in capienza ridotta però!) e mi sento orgoglioso di esser uno dei tanti fortunati che avrebbe da lì a poco visto delle vere e proprie leggende del Rock mondiale. Nonostante il nome sia abbastanza noto anche fra gli addetti del settore, sul palco rimarranno solo qualche amplificatore, la batteria di Billy Ficca e tre microfoni per i rimanenti membri del gruppo. Scelta voluta? In fondo il Rock ‘N Roll non è esibirsi con tanto di ballerini e di scenografia esagerata alle spalle di chi suona, ma quanto appena da me scritto.

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Alle 21:10 circa dopo aver accordato gli strumenti inizia il concerto che tutti attendevano con “See no Evil” e “Prove it”. Tom Verlaine sta ancora scaldando la voce, ma nel complesso rimane ancora il maestro assoluto degli assoli di chitarra. Suo partner in questo ruolo però non è più Richard Lloyd come accadde anche quattordici anni fa ad Alberobello, ma uno scatenato Jimmy Rip, che in tutta la serata non si risparmia mai nell’esibirsi in affascinanti virtuosismi che ben si legano a quelli del suo collega Tom Verlaine. Alla fine della serata, tirando le somme, i Television proporranno solo undici canzoni, di cui ben otto estrapolate dal loro capolavoro assoluto Marquee Moon (del resto lo stesso biglietto dello spettacolo annunciava “performing Marquee Moon). C’è spazio anche per il loro primo singolo in assoluto, “Little Johnny Jewel”, per una lunghissima suite sonora inedita, ribattezzata “Persia” e per “1880 or so” estrapolata per l’omonimo album del gruppo del 1992 (primo tentativo di rimettere su la band). Rimane però anche un po’ di amaro in quanto l’album “Adventure”” del 1978 è stato totalmente omesso dalla scaletta lasciando tutti un po’ interdetti. A proposito. Ma perché al posto di concludere con “Marquee Moon” come tutti ci aspettavamo hanno scelto di fare il bis proponendo “1880 or so”? A volte la volontà degli artisti è ineccepibile, ma di certo tale preferenza ha lasciato tutti con un po’ di amaro in bocca. A fine concerto un discreto gruppo di persone (me compreso) aspetterà i quattro paladini che firmeranno autografi e faranno foto con tutti, nonostante l’ora tarda. Rimango conscio che questo è stata sicuramente una delle serate più belle della mia vita e la concretizzazione di un sogno per cui ho dovuto aspettare quasi venticinque anni (ma, credetemi, ne è valsa la pena!). Lunga vita al Rock ‘n Roll!

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3 Fingers Guitar

Written by Interviste

3 Fingers Guitar è un cantautore Post Punk, un animale elettrico, una “quasi” one man band. Chi è Simone Perna, quanto c’è di lui in 3FG, e come è arrivato a fare questo disco, Rinuncia all’Eredità?
Fare questo disco è stata una necessità. Più che in altre occasioni. Ho dovuto farlo per liberarmi da cose rimaste in cassetti chiusi per molto tempo ma che continuavano a riproporsi comunque davanti ai miei occhi.  Quindi sì. In 3 Fingers Guitar c’è molto di me.

La scelta di suonare quasi tutto da solo è nata da una necessità o è una precisa scelta artistica? Doversi bastare è più facile o più difficile rispetto alla vita (sul palco e in studio) con una band?
Direi una necessità pratica che è diventata una scelta artistica di conseguenza. Una situazione del genere ti dà sicuramente autonomia e questo è un vantaggio. Per fortuna non vedo grandi svantaggi, è una condizione che ho scelto abbastanza conscio di tutto quello che comporta. Alla fine si riduce tutto alla motivazione che ti muove a fare le cose.

È difficile inquadrare la musica che fai. In Rinuncia all’Eredità” c’è del cantautorato, come dicevamo, insieme ad un’urgenza che sta a metà tra Punk e Blues. Ci sono attimi intensi, graffianti, ma anche panorami quasi sospesi, ossessivi. La pasta sonora dei tuoi pezzi, l’ambiente in cui li immergi, i vestiti che cuci loro addosso, sono frutto di un calcolo o di un lanciarsi a capofitto nell’improvvisazione più pungente?
Quasi tutti i pezzi sono nati da scampoli, piccole idee, riffs minimali di chitarra o loops ritmici ripetitivi. Quindi di lì l’improvvisazione certo, lo sviluppo di strati sonori istintivi, nati sul momento, a servizio di strutture a volte nate spontaneamente e altre volte invece meditate a lungo. Diciamo che entrambe le cose a cui ti riferisci coesistono.

Parliamo del disco. Qual è il brano “centrale”, quello a cui faresti riassumere la narrazione dell’intero album? E invece quello più ai margini?
Il brano centrale è sicuramente la title-track. Lo snodo narrativo del concept è lì. Un padre sul letto di morte, un figlio che lo ritrova lì, dopo anni di assenze reciproche e rancori. Un confronto cruciale di esistenze riflesse.  Non so individuare quello più ai margini, hanno tutti, chi più o chi meno, a che fare con lo stesso tema e sono legati tra di loro.

La scelta di farlo in italiano, dopo i primi lavori scritti in inglese, da cosa è dipesa?
Dal fatto che in primis l’inglese non è la mia lingua madre. Per un po’ il gioco ha retto ma quando il problema si è posto in termini di autenticità espressiva ho rivisto le mie posizioni nei confronti dell’italiano. Perché apparentemente l’inglese è una lingua  più musicale, più semplice da trattare in termini di rime e assonanze all’interno di un testo musicato. Quando però mi sono ritrovato a cantare su un palco un pezzo in inglese rendendomi conto di non essere convinto appieno del senso sia grammaticale che strettamente comunicativo di ciò che stavo dicendo, mi sono reso conto che era il momento di cambiare. Quello che volevo far arrivare al pubblico in quel momento non ero in grado di farlo uscire appieno.

Chi è il padre, e cosa ha lasciato in eredità? E perché, soprattutto, ci si sottrae a questo lascito?
Il padre e un’allegoria. Rappresenta il passato. Un passato fatto di traumi che non riusciamo a risolvere e che condizionano il nostro presente. Mi spiego meglio: in generale nella nostra vita e nei nostri rapporti umani inseriti nella società in cui viviamo  ci può capitare di avere a che fare con cose non particolarmente piacevoli. Cose che ci segnano, che ci fanno star male e che ci portiamo dentro. La cosa terribile che ho constatato a volte  in me e negli altri è questo sentirsi inconsciamente autorizzati a far star male altre persone sulla base di ciò che abbiamo subito noi in precedenza. Un modo per liberarsi dei propri traumi che in realtà non fa altro che generare altro dolore e alimentare sensi di colpa. Una cosa tremendamente autocompiaciuta e che a volte  serve a giustificare la parte peggiore di noi.

Perché il codice morse nel booklet? Un divertissement casuale o una precisa aggiunta a posteriori?
Il codice morse è stata un’idea di Cinzia La Fauci di Snowdonia Dischi che ha curato con estrema attenzione la parte grafica. Una scelta estetica minimale che mi ha convinto subito. Ma è soprattutto un modo per comunicare  alcuni sottotesti dell’album. Sta alla pazienza e alla voglia di chi si appassiona all’ascolto del disco decifrarli.

Sono affascinato da questo modo di saper intendere il cantautorato in modo anche molto diverso da quello che anni di De André, De Gregori, Guccini ci hanno fatto sedimentare nelle orecchie: anche oggi i loro epigoni imperano, col risultato, spesso, di rallentare le possibili evoluzioni della cosiddetta “canzone d’autore”. So che tu, invece, ti ispiri ad altre realtà: Claudio Rocchi, Fausto Rossi… cosa pensi di aver inserito nelle tue canzoni che si ispira a questi “grandi outsider”?
E’difficile parlare di ispirazione per me. Nei confronti di ciò che ascolto e che mi appassiona mi vedo come una specie di spugna che assorbe cose anche diversissime tra loro. Nel caso dei cantautori italiani a cui ti riferisci, nelle Border Nerves Sessions (4 video-cover rispettivamente di Juri Camisasca, Fausto Rossi, Federico Fiumani e Claudio Rocchi) ho voluto rendere omaggio ad autori che amo e che hanno un approccio alla canzone in cui mi ritrovo. Viscerali, istintivi, a volte grezzi nella forma ma sempre molto personali. Attenzione però. Si può essere epigoni di chiunque. Il punto per me è assorbire il più possibile dalle cose che mi coinvolgono e mi colpiscono (quindi certamente  anche De Andrè, De Gregori..) e cercare poi di dare una forma che mi convinca a quello che faccio.

Un altro cantautore sui generis che è uscito da poco col disco nuovo è Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica). È evidente che per tanti motivi i vostri dischi siano distanti anni luce, ma io ho trovato anche qualcosa che forse li lega: il tentativo di sposare l’idea di “cantautore” con questa urgenza Post Punk (nel tuo disco è ovunque, in quello di Vasco affiora qua e là, nei suoni, nelle strutture dei brani) che, in qualche modo, tenta uno sradicamento dei cliché che la canzone italiana si porta dietro anche nei suoi lati più “indipendenti”. Questa Rinuncia all’Eredità la possiamo intendere anche in un senso “meta”? Ignorare, o meglio ancora, spezzare i topoi che ci precedono e creare qualcosa di veramente nostro, anche assumendoci la responsabilità degli errori e delle difficoltà di comunicazione che, inevitabilmente, ci troveremo ad affrontare? In altre parole: c’è nella tua musica il tentativo cosciente di renderla “nuova” e quindi, in qualche misura, “difficile”?
Se da ascoltatore  hai individuato nel mio disco una proposta  nuova e personale la cosa non può far altro che farmi un grande piacere e ti ringrazio davvero tanto. Da parte mia però, non riuscirei mai a  partire da delle  premesse programmatiche nella mia musica. Mettersi lì e dire: “Oh! adesso diamo una bella  scrollata a questo cantautorato italiano e facciamo un bel disco innovativo e difficile!” non è proprio da me; la vedo come una cosa un po’ rischiosa che potrebbe  condizionare  la creatività in fase di realizzazione dei pezzi.

Torniamo a domande più leggere. Come porterai in giro il disco dal vivo? Sarai da solo o ti farai accompagnare da qualcuno?
Sia in duo, con in più la batteria di Simone Brunzu (che suona sull’album)  sia da solo. Cerco di adattarmi a seconda delle situazioni.

Dopo Rinuncia all’Eredità cosa farai? Hai altri progetti in corso? Novità di cui ci vuoi parlare?
Ho già qualche pezzo pronto e parecchie idee a cui dare una forma più definita. Ma per il momento mi sto concentrando sul disco appena uscito e a portarlo in giro coi live.

Grazie per la chiacchierata, alla prossima!
Grazie a te per le domande Lorenzo, a presto!

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Diaframma 06/12/2013

Written by Live Report

Sempre pieno di grinta Federico Fiumani con i suoi Diaframma è tornato il 6 Dicembre a calcare un palco in terre abruzzesi, più precisamente quello del Tipografia di Pescara. Ad aprire la serata sono stati gli Edith Aufn, gruppo influenzato da Sigur Ròs, Kyuss, Nick Cave, Radiohead, Mark Lanegan (e chi più ne ha più ne metta) che ha già un discreto curriculum di esperienze alle spalle ma che non ancora riesce a sfondare nell’Olimpo del Rock italiano. La loro esibizione passa comunque veloce perché tutti erano lì per vedere il grande gruppo fiorentino che gira in lungo e in largo l’Italia da trentacinque anni attraversando stili che vanno dal Dark al Post New Wave, dal Punk al Rock.

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Tuttavia l’anima cantautorale di Fiumani si fa spesso viva in maniera onirica ed acida, con la sua timbrica inconfondibile, aiutato da una sezione ritmica (Luca Cantasano e Lorenzo Moretto rispettivamente al basso e alla batteria) e da una seconda chitarra, Edoardo Daidone, che non gli ruba mai lo spazio da leader assoluto e che anzi riesce a ritagliarsi anch’essa un ruolo di rilievo. La formazione a quattro è ormai una solida realtà, brevettata già in precedenti concerti, ma per il sottoscritto è stata la prima occasione per ammirarla live. Il locale è pieno di fan che lo seguono da sempre, che ripetono a squarciagola le liriche delle canzoni, che però rimangono fermi ed impassibili quasi in adorazione del proprio idolo musicale. Quando vai a un concerto dei Diaframma sei già sicuro di ciò che trovi, ma l’occasione di ascoltare le canzoni del nuovo album Preso nel Vortice  alternate alle grandi hit quali “L’Odore delle Rose” e “Blu Petrolio” che rispettivamente aprono e chiudono il concerto è davvero ghiotta. Trova spazio anche una graditissima sorpresa, “Venus” dei Television di Tom Verlaine, Fred Smith, Billy Ficca e Richard LLoyd, da sempre uno dei gruppi più apprezzati e stimati da Fiumani. Rimane quindi da chiedersi se ci sarà mai qualcuno in grado di raccogliere l’eredità musicale che la band fiorentina sta lasciando nel corso degli anni…

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Tuttavia i Diaframma sono ancora lì a deliziarci con i loro capolavori sonori e di fermarsi non ci pensano proprio! Anzi…

Di recente hanno persino pubblicato una versione in vinile con allegato cd del loro grande classico Siberia che nel lontano 1984 aprì le porte ad un’intera generazione di musicisti che da anni cercavano invano di imporre l’Indie Rock al grande pubblico. L’edizione è stata stampata in sole 999 copie e perciò negli anni diventerà sicuramente un prezioso oggetto da collezionismo da non farsi quindi sfuggire! A fine concerto da segnalare che Federico Fiumani si è prestato volentieri anche a firmare autografi (solo al sottoscritto almeno una ventina!) e a fare foto e a scambiare due chiacchiere con tutti coloro che lo hanno atteso. Grande conclusione di una serata perfetta passata in compagnia del nostro direttore Riccardo, della sua fidanzata, di due loro amici e del mio fido compagno di avventure (e disavventure) concertistiche Carlo. Ma questi sono solo fatti miei, per cui ora prendete il cd di Preso nel Vortice e lasciatevi deliziare dalle sue note!

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Diaframma – Preso nel Vortice

Written by Recensioni

Il tempo passa inesorabile per tutti, è inutile cercare di ingannarlo. I Diaframma dell’ormai super testato Federico Fiumani sembrano portare sulle spalle il fardello fastidioso della  primissima (e bellissima) New Wave italiana non senza qualche cedimento. A proposito, Siberia (disco che non ha bisogno di ulteriori presentazioni) quest’anno compie trent’anni ed esce con una edizione delux da veri intenditori nostalgici. Si era annunciata e poi subito smentita una reunion live con Miro Sassolini saltata (o forse mai accordata) a colpi di interviste e post su facebook che non possono fare altro che far sorridere noi sfegatati “fen”. Ma sorridere a volte non basta. Questo duemilatredici dalle condizioni climatiche impazzite porta alla luce l’ultima fatica dei Diaframma chiamata Preso nel Vortice e attesa non senza un filo di scetticismo vista la prolifica attività del Fiumani che sforna dischi come fossero pagnotte. E qui una situazione imbarazzante si viene a sovrapporre tra la mia curiosità (resa irresistibile dalla personale passione per la band) e la delusione con la quale non vorrei tornare nuovamente a fare i conti visti i deludenti dischi precedenti. La mia paura è giustificata dal fatto che non ascoltavo qualcosa di molto buono dal 1994, anno in cui usciva Il Ritorno dei Desideri fatta eccezione per il personalissimo Donne Mie del 2006 targato interamente Federico Fiumani e qualche altro rarissimo episodio rilegato a singoli pezzi di altri dischi. Bene ma siamo qui per cercare di analizzare Preso nel Vortice. Il primo ascolto è stato di una delusione impressionate, non riuscivo a trovare parole per quello che stavo ascoltando, pensavo e ripensavo a quale fosse stato un elemento positivo ma più mi sforzavo e più la mia mente produceva merda in quantità industriali. Ho veramente iniziato ad avere paura. Una altra delusione non era poi così impossibile, anzi. Poi mi sono ricordato che Federico Fiumani ha bisogno di fiducia e che quel mio terrorizzante ascolto non era altro che figlio dei miei insensati pregiudizi (alimentati dai precedenti lavori), dovevo recuperare quella maldestra situazione e rendermi conto velocemente del disco che potevo perdermi, la situazione era diversa dalle ultime volte e questo disco nascondeva sorprese, non sensazionali ma comunque piacevoli sorprese. Ascolto nuovamente e qualcosa  già sta cambiando, poi affino l’ascolto e le cose vanno sempre meglio. Preso nel Vortice inizia a prendere una forma degna dell’artista che lo ha scritto. Preso nel Vortice si apre con “Atm”, una genialata pazzesca con la capacità di passare in pochi ascolti da pezzo pietoso a pezzo importante, gli arrangiamenti sempre e comunque ridotti all’osso confermano lo stile compositivo che ormai appartiene al songwriter fiorentino. I testi sono sempre bellissimi e in “Claudia mi Dice”e “Luglio 2010” questa spietata caratteristica trova ancora consensi favorevoli come fosse la prima volta. Con la partecipazione di Max Collini degli Offlaga Disco Pax in “Ho Fondato un Gruppo” il disco vuole stringere compromessi con le nuove generazioni musicali mantenendo vivo il ricordo di vecchi compagni come Marcello Michelotti (Neon) e Alex Spalck (Pankow) che danno la loro partecipazione al disco. Poi tanto valore con le capacità artistiche di Gianluca de Rubertiis e Enrico Gabrielli. Esiste anche una canzone che per qualche assurdo motivo è dedicata all’ormai più show man che musicista Piero Pelù (“Ottovolante”), e con questa abbiamo cercato di accontentare veramente tutti.  Preso nel Vortice  non resterà alla memoria come il disco dell’anno e per quanto mi riguarda non trova spazio neanche nella top tre dell’ultimo mese, rimane comunque una piacevole riscoperta alla quale in qualche modo riesco a sentirmi legato, la continua voglia di Federico Fiumani di rimettersi in gioco non deve mai essere sottovalutata, lui è l’artista immortale che riesce a tirare fuori cose bellissime e cagate pazzesche con una disinvoltura allucinante, Preso nel Vortice rimane un disco senza paura ma purtroppo le cose inevitabilmente cambiano e gli eroi non sono sempre gli stessi.

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Giacobs – La Rivoluzione Della Domenica

Written by Recensioni

La malinconica e accattivante “Come Vento” apre l’album d’esordio La Rivoluzione Della Domenica di Giacobs curato da Rossano Villa (Meganoidi) presso gli Hilary Studio di Genova ed uscito a marzo 2013 distribuito in solo formato digitale da Zimbalam.
Della canzone è stato girato anche un bellissimo video, che vi consiglio vivamente di vedere su Youtube, realizzato da Sfiamma Production in cui l’animazione fa da padrona.

Il disco vede anche la partecipazione di Michele Savino alle tastiere, ai pianoforti e ai cori, del già citato Rossano Villa ai fiati e alle fisarmoniche, di Saverio Malaspina alle batterie e percussioni, di Laura Marsano alle chitarre acustiche ed elettriche, di Dario La Forgia al basso e di Fabrizio Cosmi alla chitarra elettrica nel brano “Tu Non Cambiare Mai”, che pur essendo a metà della scaletta risulta certamente il migliore episodio sia musicalmente sia liricamente.
La scuola genovese ha da sempre prodotto i migliori artisti in Italia in tutti i campi, da Gino Paoli a Fabrizio De Andrè per passare per Paolo Villaggio e forse Giacobs è l’ultima grande scoperta nell’universo cantautoriale italiano.
Il suo stile ricorda  a tratti quello di Luca Carboni a tratti quello di Federico Fiumani dei Diaframma ma tanti altri potrebbero essere citati ancora come riferimenti (persino la musica dei Les Negresses Vertes e dei Manonegra) anche se c’è molto di originale nel suo modo di scrivere e interpretare i pezzi.
“Non mi Rimane Che Aspettare (Perché tu Sei Perfetta)” è infatti allegra, spensierata e ballabile quanto basta per poter dire che è “bella da morire” (per citare alcuni versi della canzone).
Di tutt’altra pasta è invece la successiva “Vivere Vivendo”, lento caratterizzato dalle note del pianoforte che ben si mixano con la voce e che fanno da padrone rispetto a quelle degli altri strumenti.
“Il Leone e la Gazzella Sono Anche Qui in Città” ha un titolo tanto emblematico quanto bello e leggendone bene i versi si intuisce che è una semplice parafrasi della vita di città della società moderna.
“La Rivoluzione Della Domenica” ricalca un po’ i Tiromancino mentre “E’Impossibile” è aperta da tastiere che ricordano un po’ quelle del purtroppo da poco defunto Ray Manzarek dei Doors.
“Il Desiderio” invece è forse la più rock delle dieci canzoni contenute in questo disco mentre la successiva “E un Fiore Coglierò Per te” è intrisa d’amore e dolcezza.
Chiude il tutto “Questo Cielo è Una Dolce Poesia” pezzo acustico unplugged dalla durata breve (poco più di due minuti).

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Nuovo album per Federico Fiumani?

Written by Senza categoria

Sembra che anche Federico Fiumani dei Diaframma sta lavorando al nuovi disco, su Facebook ha scritto: “Volevo fare come David Bowie che tiene il nuovo disco segreto fino a che non esce, ma non mi riesce. Vi anticipo la trackist..
1. ATM
2. L’ottovolante
3. L’uomo di sfiducia
4. L’amore è un ospedale
5. Luglio 2010
6. Claudia dice
7. Le strade sono nostre
8. Il suono che non c’è
9. Infelicità
10. Fado
11. Voglia di
12. Venisse il sole
13. I sogni in disparte
14. Hell’s angel
15. Ho fondato un gruppo.
P.s
Non so quando uscirà…diciamo entro l’anno.”

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