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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #17.03.2017

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #20.01.2017

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Daniele Silvestri @ Estatica | Pescara, 08/08/2016

Written by Live Report

Sono le 21:30 quando le luci si accendono e Daniele Silvestri sale sul palco del Porto Turistico di Pescara cominciando il concerto sulle note di “Marzo 3039”, e via ad alternarsi canzoni che almeno due generazioni di noi conoscono benissimo.
Silvestri si dimostra in ottima forma e passa abilmente da brani eseguiti con la chitarra a canzoni più intime che lo vedono alla tastiera. “Strade di Francia”, “Ma che discorsi”, “Le cose in comune”, “Sempre di domenica” fino a “La guerra del sale”, con le immagini di Caparezza proiettate sul maxi-schermo sullo sfondo.
Poi c’è anche un momento molto serio. Tre brevi filmati vengono proiettati alle sue spalle: il tema del primo è il diritto di voto alle donne, poi compare Enrico Berlinguer che parla di giustizia sociale, infine un intervento tratto dal Gay Pride. A seguire “A bocca chiusa” e “L’uomo col megafono”.
Ma la serata è ancora lunga! Daniele prende una chitarra, ci dice che suonerà qualcosa a sorpresa, inizia a muovere le dita sulle corde e i migliori romantici in un momento riconoscono un pezzo degli Otto Ohm: regalando un grande sorriso agli spettatori pescaresi appare Vincenzo Leuzzi detto ‘Bove’ sale e intona insieme a Daniele le sue “Strade inquiete” e “Fumo denso”, e poi ancora “A me ricordi il mare” e “Il mondo stretto in una mano.” Poi si congeda, e Daniele continua sulle note dei suoi grandi classici come “Gino e l’alfetta”, “Salirò”, “Testardo” e l’immancabile “Occhi da orientale”.
Sono già più di due ore che si suona a Pescara, e ormai dopo il bis pensiamo tutti che sia arrivato il momento dei saluti. E invece no! Iniziano le canzoni a richiesta! “L’autostrada”, “Samantha”, poi Silvestri lancia un tappo tra il pubblico: alla persona che lo afferra tocca scegliere ancora un pezzo, la scelta cade su “La paranza”, e via tutti a ballare.
Si chiude con “Aria” e il grande classico, “Cohiba”. Il pubblico è entusiasta. I musicisti si abbracciano, grandi sorrisi ed un inchino finale verso il pubblico.
Grazie Daniele, con le tue quasi tre ore di concerto ci hai regalato una serata strepitosa.

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Siren Festival 2016, Vasto (CH) | 22-23.07.2016

Written by Live Report

Quello di periferia è un concetto tra i più relativi ma in Italia la periferia musicale è inscrivibile nello stesso perimetro che individua quella geografica, quello stivale appeso all’Europa e alla speranza di vedere gli artisti internazionali varcare latitudini al di sotto di quelle padane.

(foto di Francesca Santacroce)

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Afterhours + Sorge @ Flowers Festival, Parco della Certosa Reale, Collegno (TO) 15/07/2016

Written by Live Report

Riuscire a vedere nella stessa sera e sullo stesso palco Manuel Agnelli ed Emidio Clementi è sempre una bella botta… emotiva.
È la terza volta che mi capita questa fortuna, dopo la notte al Traffic Free Festival del 2008 (che segnò la reunion dei meravigliosi Massimo Volume) e quella dello spettacolo “Agnelli Clementi”, se la memoria mi assiste – dunque è probabile mi sbagli – dell’anno successivo. A tradurre in realtà uno dei più classici proverbi nostrani ci ha pensato, la sera del 15 luglio scorso, il Flowers Festival, che ha ospitato il concerto degli Afterhours, freschi di pubblicazione del loro undicesimo lavoro in studio, Folfiri o Folfox, e di Sorge, il nuovo progetto di Clementi in compagnia di Marco Caldera, coproduttore dell’ultimo disco dei Massimo Volume, posto in apertura di serata.

Sono piuttosto curioso di ascoltare in sede live la nuova proposta di Clementi già saltata dalla programmazione di Hiroshima Mon Amour, per cause di forza maggiore, due volte negli ultimi mesi. Per far spazio alle due ore abbondanti di show degli Afterhours e finire negli orari stabiliti Mimì e Marco devono iniziare molto presto, così, quando con 2 amiche ci avviciniamo al Parco della Certosa, in lontananza si sentono le note della bellissima “Bar Destino” e probabilmente è già volato via un buon quarto d’ora di concerto. Una volta entrati ad accoglierci è l’opprimente atmosfera de “Il Cerchio” ed è subito ipnosi.
Pensavo (stupidamente) che la voce di Clementi potesse avere un qualche minimo segno di cedimento a causa del contemporaneo ed inedito uso della tastiera, invece niente, il magnetismo dello spoken di Mimì non cede una virgola di un incanto che l’elettronica di Caldera sposa perfettamente.

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Nonostante il ritardo ci si può ritenere piuttosto fortunati sarà infatti nella seconda parte dello spettacolo che arriveranno alcuni dei pezzi migliori dell’esordio del duo tra i quali spiccheranno “Accetto Tutto”, l’inconsueto fare Hip-Hop della mirabile “Noi Facciamo Ciò Che Siamo” e soprattutto l’ispiratissima “In Famiglia”, intima catarsi capace con i suoi beat ed i suoi versi magistrali di avvolgere e rapire completamente. Il duo chiuderà l’esibizione con un’inedita perla rimasta fuori da La Guerra di Domani. Mimì è sempre Mimì ed anche con questo nuovo progetto e con questa raccolta di canzoni, che come da lui dichiarato spaziano tra ciò che si è e ciò che la vita porta ad essere, non fa che confermarlo. La sua poetica ed il suo immaginario così legati e capaci di svilupparsi attraverso l’esistente e il concreto non danno scampo, ti entrano dentro, le sue parole ed il suo modo di declamarle sono tra le cose più belle che l’Italia, non solo musicale, abbia conosciuto negli ultimi 25 anni.

Qualche minuto di attesa per la preparazione del palco e sarà la volta degli Afterhours che per la prima volta in vent’anni mi coglieranno impreparato, ad oggi non ho dato che due ascolti al loro ultimo lavoro, la situazione però mi fan sperare riportandomi alla mente uno dei loro live ai quali resto in assoluto più legato, la differenza è che all’epoca impreparati lo eravamo tutti poiché con un breve tour che toccò anche Torino la band presentò Ballate per Piccole Iene qualche giorno prima dell’uscita ufficiale, come si usava fare negli anni 70.
In perfetto orario Manuel Agnelli fa il suo ingresso sul palco con la sua chitarra acustica sulle note fuori campo di “Ophryx” attaccando con l’opener del nuovo disco, la toccante e viscerale “Grande”, e viene raggiunto dal resto della band, che ne fa ulteriormente salire la tensione emotiva, a metà brano. La mia prima impressione è che ci siamo, ci siamo proprio “alla grande”. Arrivano poi in serie altri 3 brani del nuovo disco tra i quali i due singoli, la potentissima e distorta (ma a mio modo di vedere non così centrata) “Il Mio Popolo Si Fa” e l’instant classic “Non Voglio Ritrovare il Tuo Nome”.

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Da qui in avanti i brani di Folfiri o Folfox si alterneranno a buona parte dei classiconi pescati dalla lunga e importante discografia della band, insomma partirà quel terapeutico rito di liberazione collettivo e personalissimo che è parte integrante di ogni concerto degli Afterhours. Avremo così modo di ascoltare e cantare (in alcuni casi urlare), tra le tante, l’immortale “Male di Miele” (sempre una gran botta d’energia), o quei brani che sono un affondo di coltello, ora brutale ora lento e passionale, nella carne più sensibile (“La Vedova Bianca”, “Il Sangue di Giuda”, “La Sottile Linea Bianca”, “Varanasi Baby”). Verrò colpito da una “Padania” mai così bella, e dalla doppietta “Bungee Jumping” / ”Costruire per Distruggere”, pezzi che vedranno crescere la loro componente Noise, nel caso della seconda, con Iriondo e D’Erasmo ai fiati (quest’ultimo anche al classico violino), Jazz Noise, che darà ai brani una vitalità nuova pur senza stravolgerli, tutto molto bello, tutto eseguito meravigliosamente. Chapeau.

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In questo frangente i brani pescati dal nuovo disco che più mi appagheranno saranno la ballata per piano con accenni di violino “L’Odore Della Giacca Di Mio Padre”, il Rock macchiato di Blues e Americana di “Né Pani Né Pesci” e la bella coralità perfettamente incastrata tra Pop e Rock di “Se Io Fossi il Giudice” con la quale si chiuderà la parte di set che precede i bis.
Al primo rientro la band proporrà “Le Verità Che Ricordavo”, tipo quella di un Agnelli circense pazzo che rotea con foga il microfono, cosa che non gli vedevo fare da un po’ e che, sarò stupido, a me fa sempre un gran piacere vedergli fare, seguita da “Riprendere Berlino” (non c’è niente da fare, de I Milanesi Ammazzano il Sabato non ho nulla nel cuore), dalla graditissima sorpresa di “Strategie” che live mancava da qualche tempo, fino a giungere a “Pop (Una Canzone Pop)” eseguita in acustico dal solo Manuel ed alla sempreverde “Non è Per Sempre”. Secondo encore: “Quello che non c’è”, sempre gustosissima anche se tagliata del finale strumentale, ed a concludere un brano introdotto dal ricordo di Manuel di un viaggio in India risalente a 15 anni fa in compagnia di quell’Emidio Clementi che lo aveva da poco preceduto sul palco, un viaggio che ha marcato a fuoco un’amicizia e che ha partorito gioielli come questa conclusiva, e stasera veramente monumentale, “Bye Bye Bombay”.

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L’impressione che il nuovo Folfiri o Folfox mi lascia suonato dal vivo è che si tratti di un disco che rimarrà, magari non come i dischi migliori della band, che non vi sto ad elencare tanto lo sappiamo tutti quali sono, ma rimarrà, sicuramente più degli ultimi due lavori, e nei live che verranno negli anni a seguire alcuni brani di questo lavoro li aspetteremo e gli Afterhours, nel limite del possibile e se ancora esisteranno, ce li daranno. La nuova formazione che osservo dal vivo per la prima volta (la febbre mi lasciò a casa durante il loro primo tour nei teatri dello scorso anno) è veramente tosta, sicuramente per i fans di lunga data non vedere sul palco in particolar modo un certo Giorgio Prette può dare un certo effetto, ma mettendo da parte il cuore ed ascoltando, credo si possa affermare che oggi si abbiano di fronte quelli che probabilmente sono i migliori Afterhours di sempre, per lo meno in ottica live. Probabilmente i Nostri un disco capolavoro non lo incideranno più (mai dire mai, ok), ma se consideriamo che il gruppo è in piazza da trent’anni e solitamente ne bastano molti ma molti meno per esser bolliti (cosa che questi Afterhours non sono nemmeno lontanamente) possiamo sfregarci le mani per quello che ancora oggi questi ragazzacci si dimostrano capaci di sfornare. Ma appunto, l’ottica live, stasera ho visto gli After più maturi di sempre, a tratti perfetti, ma che la parola non vi faccia pensare ai King Crimson, perfetti come una rockband viscerale con la loro esperienza deve essere, l’attitudine non è cambiata ma tutto suona meglio, come se ci fossero una consapevolezza e probabilmente anche una concentrazione maggiori in tutti i suoi componenti. Forse questa sofferenza (l’ultimo disco, come ormai tutti sapranno, nasce dal dolore della perdita per cancro del padre da parte di Manuel, sfociando in vita) ha regalato alla band coscienza, anche quella di essere dei 40/50enni, per quanto ancora capacissimi di fare il culo a chi ha la metà dei loro anni, senza però più bisogno ad esempio di dover sfanculare il fonico durante i primi pezzi dell’esibizione o di robette simili molto Rock, ma in fin dei conti solo sulla carta (attenzione, quel roteare il microfono di cui parlavo sopra è sotto il mio punto di vista un segno distintivo, dunque cosa assai diversa) e, mi ripeterò fino alla nausea, senza perdere nulla in impatto, anzi.

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Poi magari il prossimo disco degli Afterhours virerà verso qualcosa di più leggero, giovanile e alla moda, poi magari su quel disco non suoneranno gli stessi musicisti che hanno suonato sull’ultimo e che stasera ci hanno regalato questo gran bel concerto, poi magari il prossimo disco degli Afterhours nemmeno esisterà.
La verità in fondo é che con un tipino come Manuel non si sa mai, ed è anche per questo che gli voglio un gran bene e non lo giudico, tanto mal che vada, domani, saremo liberi di non piacerci più.

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Il 5 agosto Erica Mou live per il primo appuntamento di Musica e Natura “un legame in alta quota”

Written by Eventi

Musica e Natura “un legame in alta quota” è il nuovo format ideato dall’associazione culturale abruzzese Paesaggi Sonori, che unisce le grandi passioni per la musica e la montagna, l’arte e l’ambiente attraverso un ciclo di concerti in scenari ambientali di grande fascino, capaci di diventare anche preziosi spazi acustici dove la musica risuona verso l’alto e i colori della natura ne impreziosiscono le note.

La rassegna inizierà il 5 agosto prossimo con l’evento Erica Mou Trekking Live Sunset 1460 m. Ci si metterà in cammino insieme a delle guide ambientali escursionistiche, partendo da Santo Stefano di Sessanio per raggiungere Rocca Calascio, il teatro naturale che ospiterà la performance della cantautrice italiana Erica Mou. Arrivati a destinazione, ci si siederà sul prato per godere di un concerto intimo al tramonto, senza pedana nè palco, mentre il sole si nasconderà dietro le vette più alte dell’ Appennino. Al termine del concerto si riprenderà il sentiero che fa ritorno alla piazza di Santo Stefano di Sessanio per l’arrivederci al prossimo appuntamento in alta quota.

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PROGRAMMA E DETTAGLI

Ritrovo e Partenza: registrazione partecipanti alle 15:30 presso Piazza Medicea di Santo Stefano di Sessanio e partenza in trekking alle ore 16:30 alla volta di Rocca Calascio

ERICA MOU Live Sunset 1460m:
Tappa del tour estivo “DI NECESSITÀ VIRTÙ”.
Erica Mou con la speciale formazione in trio: tanta incantevole voce e meno chitarra del solito, insieme al violoncello e al piano rhodes.
L’inizio del concerto è previsto per le ore 18:30

Rientro in notturna: terminato il concerto, la luce del tramonto lascerà spazio alle stelle, e queste diventeranno nostre compagne di viaggio durante il rientro a Santo Stefano di Sessanio. Arrivo previsto per le ore 22:00 in Piazza Medicea

Dettagli per il trekking: sentiero tratturale che collega Santo Stefano di Sessanio con Rocca Calascio. Percorso brecciato di facile percorrenza, lungo 2.500m e percorribile in 1h10′ all’andata cosi come per il ritorno, con un dislivello di appena 200m

Abbigliamento e accessori: equipaggiamento da escursionismo di media montagna; si consigliano scarpe adatte ad un sentiero brecciato, abbigliamento a cipolla, e torcia frontale. Pasto e bevande a vostra cura

Quota di partecipazione 25 euro: la quota comprende servizio di assistenza tecnica e guida + concerto

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA per email: paesaggisonori.abruzzo@gmail.comInfo e Contatti: Massimo 328.2822781 Flavia 329.0344751

L’evento è organizzato dall’Ass. culturale Paesaggi Sonori in collaborazione con ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, con il supporto tecnico della Soc. coop. Il Bosso, di Fabrizio Giammarco fotografo, del filmaker Diego la Chioma e dei grafici Caterina Sebastiani e Marco Scuderi.
L’evento è patrocinato da MIBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e Comune di Santo Stefano di Sessanio.

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Anohni @ Flowers Festival, Parco della Certosa Reale, Collegno (TO) 12/05/2016

Written by Live Report

Il Flowers Festival, giunto alla sua seconda edizione, ospita quest’anno, nella cornice del Parco della Certosa Reale di Collegno, un paio di appuntamenti molto importanti, tra questi uno dei più attesi è sicuramente quello con Anohni. La transgender ha da poco pubblicato Hopelessness, disco dove a supportare la sua splendida voce troviamo i suoni creati da Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never) e Ross Birchard (Hudson Mohawke), coproduttori del disco.
Un nuovo nome dunque, che l’artista usa da tempo in privato per mettere in risalto il suo lato femminile, ed nuova partenza, a sei anni dall’ultimo lavoro firmato Antony And The Johnsons, con un disco urgente, dai forti messaggi politici e dalle parole apparentemente semplici, più collettive che individuali, eppure intime, profondamente coscienti, estremamente dolorose e universali.

Il numero dei presenti accorsi alla Certosa Reale è piuttosto significativo ma lontano dal sold out che credevo di trovare nonostante questa sia l’unica data italiana per godere di Anohni. Perchè si tratta di una musicista importante che, oltre che questo buon esordio con la sua nuova identità musicale, già in passato ha regalato signori dischi, perchè i due musicisti che la accompagnano fanno parte dei nomi indubbiamente di rilievo della musica elettronica contemporanea, perchè credo che in qualunque altro paese con una cultura musicale quantomeno discreta una data unica di questo trio in uno spazio come questo avrebbe fatto il tutto esaurito, probabilmente già da giorni prima dell’evento. Credo che in Italia in futuro dovremo accontentarci, ben più di quanto già non si faccia oggi (quanti artisti girano intorno al nostro paese senza mettervi piede?) se queste sono le risposte che i promoter hanno dall’organizzare un evento come quello di stasera, ma tant’è… Perdonatemi la divagazione e torniamo alla musica suonata.

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Il live inizia, puntualissimo, alle 22,15 quando un rumor bianco avvolge la Certosa. Bisogna però attendere ancora parecchio prima di sentire la voce di Anohni, infatti dopo 5 minuti abbondanti di questo suono, mentre nulla accade sul palco, ecco che per altri 15 (veramente troppi) lo sentiremo andare avanti con piccole modulazioni accompagnato dalle immagini del maxi schermo situato a centro palco di una Naomi Campbell, a tratti ammiccante, che si muove all’interno di un garage nell’abito succinto col quale appare nel video di “Drone Bomb Me”. Dopo questi 20 lunghissimi minuti, quando ormai buona parte del pubblico ha perso la speranza (e la pazienza) ecco partire giustappunto “Hopelessness”. Anohni non è ancora visibile ma finalmente la sua presenza si sente, mentre ai lati del palco Lopatin e Birchard sono già alle loro postazioni e lo schermo che proiettava la Campbell lascia spazio ad un volto di donna dallo sguardo intenso ma sfinito, il viso truccato di bianco, quasi come arrivasse dall’aldilà, mentre nella zona degli occhi sino a scendere su alcune zone delle gote il colore è un rosso piuttosto marcato, come a farci immagnare delle tumefazioni o delle lacrime di sangue sul suo viso; sembrerà quasi sia lei ad intonarci il pezzo, muovendo le labbra proprio come le muoverebbe Anohni se potessimo vederla. Sulla successiva e bellissima “4 Degrees” (pezzo presentato al Primavera Sound 2015 coi Johnsons) Anohni fa il suo ingresso sul palco, un mantello nero con cappuccio a coprire la testa e sul volto un velo dello stesso colore.

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Questa sera Anohni sarà solo una presenza fisica, la sua sublime voce sarà prestata alle donne che scorreranno sullo schermo, saranno loro a rappresentarla mimando le parole dei testi, frequentemente come a cantare insieme a lei, oltre che per loro stesse e per tutti i presenti, altre volte interpretandole coi loro occhi (spesso in lacrime) e le loro espressioni del viso. Saranno queste donne, artiste di varie etnie ed età, insieme alla voce di Anohni le protagoniste della serata. Il martellamento denso ed epico di “4 Degress” scalda l’atmosfera (ma in casi come questo non credo la Terra ne risenta, anzi) e si inizia a vedere anche qualcuno che in qualche modo balla.
Dal riscaldamento globale si passa alla sorveglianza globale con la bellissima “Watch Me” dove Anohni muove eloquentemente le braccia, allargandole e portandole al cielo, come ad attirare ancor più l’attenzione di questo Daddy, sorta di grande fratello, con la consapevolezza di chi sa di essere controllata. Tra due brani inediti (molto bello “Paradise”, il primo dei due, dove Anohni sfoggia tutta la sua capacità vocale su un tappeto elettrico ora soffuso ora scosso a intermittenza senza mai risultare invasivo) trova posto “Execution”, brano sulla pena di morte dove la voce e soprattutto il gioco di synth caldi e ballabili contrastano fortemente con l’argomento toccato.
Su “I Don’t Love You Anymore”, forse il brano più puramente Pop, nonché più personale del disco e dunque del concerto, sullo schermo sarà Anohni stessa ad essere proiettata, ma solo una parte del viso, esclusa la bocca, a quella donna non c’è bisogno di dar voce, ne ha già una, bellissima, ed è lì sul palco a farcela ascoltare.

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Esattamente a metà concerto, nella stessa posizione che occupa nel disco arriva il funereo mantra “Obama”, per l’esecuzione di questo brano anche OPN e Hudson Mohawke, entrambi in felpa nera, copriranno la loro testa col cappuccio. Il brano live ha una resa ancora più incredibile, come se il suo fascino ipnotico e conturbante abbia la capacità di fermare tutto, a muoversi (e veramente molto se paragonata al resto del concerto) è invece Anohni che lo interpreta dando per buona parte della canzone le spalle al pubblico regalando ancor più l’idea di tradimento espressa nel pezzo. Altro momento straordinario arriva con l’intensa e struggente ballata “Why Did You Separate Me From the Earth?” che risulta ancor più bilanciata che su disco e dona l’ennesima grande prova vocale della Nostra ed un finale più Ritual-Trance.

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Segue un inedito che risulta essere tra i momenti più puramente elettronici del live ad anticipare la meravigliosa ed empatica autocritica di “Crisis”, probabilmente il brano dalla costruzione elettronica più varia, e senza dubbio magistralmente costruita, dell’intero set. Il live va a terminare con “Marrow”, forse il pezzo rimasto più fedele all’esecuzione su disco, per quanto nulla sia stato stravolto, seguito dalla splendida “Drone Bomb Me”, inizalmente legata ad un breve inedito (“In My Dreams”) che porta nuovamente sulla schermo il viso di Anohni (questa volta completo) durante la dolcissima parte strumentale, viso che scompare lasciando lo schermo nero nel momento in cui l’artista anglo-americana inizia ad intonare le parole del brano (semplicemente quelle che formano il titolo) inginocchiata a terra, come in preghiera. Ed ecco che sulla prima nota di “Drone Bomb Me” sullo schermo ritorna la Campbell, questa volta solo il suo viso, in lacrime, mentre il brano scorre via confermando tutta la sua grandezza.
Il mio sangue, il mio sangue, scegli me stanotte, su queste parole  Anohni lascia il palco e la modella lascia lo schermo facendo posto ad un’altra artista, un’anziana signora di colore capace di riassume perfettamente tutti gli argomenti trattati da Anohni stasera, un volto perfetto anche per rappresentare la natura, l’artista si dice preoccupata per quanto accade nel mondo e timorosa per come possa svilupparsi il futuro, mentre intorno la musica sfuma facendosi silenzio.
Un saluto accennato da parte di Lopatin e Birchard, il buio totale e poi le luci ad illuminare il Parco della Certosa Reale.

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Un live coraggioso, perfettamente in linea con il disco pubblicato. Non ci sono state parole se non quelle delle canzoni, non si sono visti effetti speciali su quello schermo a centro palco, nessun gioco di luce particolare, tutto è stato emotività ed intimità, al centro di tutto un’artista, questa sera senza volto, dalla voce seducente e penetrante,  dal vivo ancor più capace di mettersi (e mettere) a nudo, dando ancora più senso a quanto cantato. Il pubblico lascia la Certosa consapevole di aver assistito ad un concerto importante, significativo, e se ne va a casa, ognuno con la sua anima, un po’ più pesante, ma anche un po’ più pulita.
La speranza é ancora viva anche se per l’Italia la vedo male, ma fortunatamente, stando a quanto dice Anohni, siamo tutti americani (perdonatemi anche questa divagazione, collegata a quella di sopra).

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Al via la decima edizione di Onde Sonore, con Blonde Redhead e Salmo

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Si è tenuta ieri mattina presso il Comune di Pescara la conferenza stampa di presentazione di Onde Sonore X, la rassegna abruzzese giunta alla decima edizione, alla presenza di Giovanni Di Iacovo e Giacomo Cuzzi, assessori rispettivamente alla cultura e ai grandi eventi. Il festival nasce a Lanciano, come il suo direttore artistico Paolo Paolucci, e nel tempo si è mossa in tutta la regione ed oltre, lavorando con artisti emergenti e grandi nomi del panorama internazionale indipendente. Da qualche anno Onde Sonore è stabile a Pescara, e insieme all’Indie Rocket Festival ne arricchisce l’estate musicale.
Il salto di qualità è arrivato già dallo scorso anno con Paolo Nutini, ma per celebrare il decennale della manifestazione ed accogliere al meglio i protagonisti di questa edizione la Città di Pescara mette a disposizione quella che è probabilmente la sua location più suggestiva, il Piazzale Michelucci all’interno dello Spazio ex Aurum, architettura industriale di inizio ‘900 recentemente recuperata nel cuore della Pineta Dannunziana.

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Ad inaugurare la rassegna il prossimo martedì 19 luglio saranno infatti i Blonde Redhead, trio newyorkese di origini italo-giapponesi che non ha bisogno di presentazioni e di cui Di Iacovo in primis si è detto entusiasta, che eseguirà i brani di uno degli album più significativi della propria carriera, Misery is a Butterfly, per uno show inedito accompagnato da un quartetto d’archi.
La serata di giovedì 21, in collaborazione di Anastasio Karonis di Dada Live, sarà invece dedicata a tutt’altro genere e vedrà la presenza di Salmo, al secolo Maurizio Pisciottu, rapper nostrano pioniere di una nuova declinazione del genere, che abbraccia sonorità elettroniche e hardcore.



19 luglio, ore 21 | Blonde Redhead plays “Misery in a Butterfly” w/ String Quartet | ingresso 22 € + d.p.

21 luglio, ore 21 | Salmo “Hellvisback Tour” | posto unico 20 € + d.p.

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Prosegue “Stile Balneare”, la rassegna estiva del Magazzino sul Po

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Lo stile balneare di Torino è lungo il fiume. Quale miglior modo per godere dell’estate, non restare intrappolati in lunghe code, assaporare la brezza fluviale accompagnati da note incalzanti, pellicole mozzafiato, sapori nostrani… Tutto questo è STILE BALNEARE, la rassegna estiva del Magazzino sul Po: aperitivi, proiezioni per cinefili impegnati e radicali, jazz Manouche in stile Django Reinhardt, concerti di genere tra jam hip hop, pizzica salentina, rock’n’roll e molto altro ancora.

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Ecco il programma per le prossime settimane, a partire da oggi.

martedì 12 luglio > il martedì come una volta feat. dj Lazza & Hanglovers
mercoledì 13 luglio > cineforum JAGTEN (Il Sospetto)
giovedì 14 luglio > aperitivo jazz manouche con Jazz Accident Trio
venerdì 15 luglio > Karaoke by Tigre Mostricci e dj Lazza
sabato 16 luglio > Da SbrotHertZ
domenica 17 luglio > Sloks (garage) + Riccardo Iconout & Giampo Coppo dj

martedì 19 luglio > il martedì come una volta feat. dj Lazza & Hanglovers
mercoledì 20 luglio > cineforum OLD BOY
giovedì 21 luglio > aperitivo jazz manouche con Jazz Accident Trio
sabato 23 luglio > Da SbrotHertZ
domenica 24 luglio > La Paranza del Geco presenta Simone Campa & Orchestra Suonatori

martedì 26 luglio > il martedì come una volta feat. dj Lazza & Hanglovers
mercoledì 27 luglio > cineforum PIETA
giovedì 28 luglio > aperitivo jazz manouche con Jazz Accident Trio
sabato 30 luglio > Da SbrotHertZ

orario > aperitivo dalle ore 18, inizio spettacoli alle ore 21.00
ingresso gratuito senza tessera ARCI in quanto l’evento rientra nel progetto “E…State ai Murazzi” patrocinato dalla Circoscrizione 1 di Torino.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #01.07.2016

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Siren Festival | guarda il teaser e scopri il programma della preview del 21 luglio

Written by Eventi

La terza edizione del Siren Festival prenderà il via giovedì 21 luglio nella splendida cornice del Cortile D’Avalos con la proiezione esclusiva del nuovo film realizzato da Adam Green, “Aladdin”, proseguirà con una chiacchierata con l’autore e terminerà con un live acustico del grande Lee Ranaldo dei Sonic Youth.

Adam Green è rinomato in tutto il mondo per essere uno dei talenti compositivi più prolifici e interessanti del panorama musicale internazionale.
Nativo di New York, Green registrò e produsse il suo primo album a soli 17 anni. Attivo nella scena anti-folk Newyorkese alla fine degli anni 90’ formò il duo The Moldy Peaches, che raggiunse il successo grazie alla colonna sonora del film ‘Juno’, vincitore di un Grammy e dell’Academy Award nel 2007. Durante la sua carriera solista Green ha registrato 9 album, molti dei quali diventati successi cult come Gemstones del 2005 che vinse il disco d’oro in Europa.
Ma Adam non è solo un musicista. Poliedrico ed eclettico, Green si avvicina al mondo del cinema e delle arti visive, curando mostre sia in America che in tutta Europa, la più recente presso la fiera dell’arte LISTE a Basel, mentre il lavoro artistico tratto da Aladino è da poco esposto al Museo della Fondazione Beyeler.
Adam Green si dedica al cinema sin dal 2010: l’anno dopo uscì “The Wrong Ferarri”, il primo lungometraggio ad essere stato filmato per intero con un IPhone. Da allora è stato inserito nel piano di studi della Scuola di Cinema Tisch, facoltà cinematografica dell’Università di New York. Rolling Stone lo ha descritto come un Fellini sotto effetto di Ketamina.
“Aladdin” il suo secondo fantasiosissimo e psichedelico lungometraggio, che vede Green stesso nel ruolo del protagonista, esplora i recessi della sua immaginazione simbolica, rimandando ad un Michel Gondry o ad uno Jodorowsky sotto LSD.
Una produzione artistica che risulta sia sovversiva che stupefacente, filmata interamente su set di cartapesta fatti a mano, con più di 500 oggetti di scena e 30 stanze costruite utilizzando elenchi telefonici, giornali, colla e pittura per la casa. L’odissea satirica, colma di dialoghi frenetici, ruota intorno alla famiglia disfunzionale di Aladino, la quale vive in una città del tutto ‘ordinaria’, regnata da un Sultano corrotto. La lampada è una stampante 3D, la principessa è una mondana sull’orlo della decadenza, il pianeta decide di cambiare sesso, e la sua popolazione stampa una versione analogica dell’internet. Il film esplora tematiche come quella della tecnologia, la repressione del governo, l’avidità, ed il vero amore.Il cast è composto da un’interessante varietà di esponenti della comunità artistica, musicale e cinematografica della città di New York, che include artisti del calibro di: Natasha Lyonne, Macaulay Culkin, Alia Shawkat, Francesco Clemente, Har Mar Superstar, Devendra Banhart, Bip Ling, Jack Dishel e Zoe Kravitz. La colonna sonora di “Aladdin” è l’ultimo lavoro scritto e registrato da Green e prodotto da Noah Georgeson, la quale sarà la protagonista di Aladdin Tour, una tournèe mondiale che avrà inizio dopo una serie di presentazioni in anteprima del film previste per fine aprile. Adam e la sua band proporranno dal vivo canzoni tratte da tutti i suoi album precedenti oltre ai brani di Adam Green’s Aladdin.

Lee Ranaldo cofondatore dei Sonic Youth, chitarrista, autore solista, nonché produttore, poeta ed editore arriva al Siren!
Parallelamente al lavoro, ingente, con i Sonic Youth, Ranaldo ha sviluppato negli anni una notevole e prolifica produzione solista a partire dal 1987, quando ha pubblicato il primo album From Here to Infinity, In seguito sono arrivati Scriptures of Golden Eternity, in edizione limitata su LP nel 1993, Envisioning nel 1995, Amarillo Ramp nel 1997, Dirty Windows e Clouds nel 1998, Music for Stage and Screen e Oasis of Whispers nel 2005 e Four Guitars Live con Nels ClineCarlos Giffoni e Thurston Moore, nel 2006. Dopo lo scioglimento dei Sonic Youth Lee ha pubblicato Between the Times and The Tides, nel 2012 e poi Last Night on Earth nel 2013, e nel 2014 il primo album interamente acustico Acoustic Dust, contenente le riletture in acustico di alcuni brani apparsi sui suoi due ultimi album solisti Between the Times and the Tides (2012) e Last Night on Earth nel 2013. Oltre a otto di queste reinterpretazioni, il disco può contare anche su tre cover: “Revolution Blues” di Neil Young, “Bushes and Briars” di Sandy Denny e “You Just May Be the One” dei Monkees.

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Primavera Sound 2016, I loved you but you brought me down

Written by Live Report

Parafrasando impunemente gli LCD Soundsystem, tra i protagonisti indiscussi di quest’anno, confesso senza troppi preamboli i miei pensieri a caldo, quando l’edizione 2016 del Primavera Sound Festival si era conclusa da appena poche ore.

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