Domino Records Tag Archive

Clinic – Wheeltappers and Shunters

Written by Recensioni

Gli inglesi segnano il proprio ritorno discografico con 12 brevi canzoni dalle ispirazioni e intenzioni ben chiare.
Continue Reading

Read More

‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di dicembre 2017

Written by Eventi

Teho Teardo, Death in Vegas, Julia Holter, Boy Harsher… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

Continue Reading

Read More

Anna Calvi – Strange Weather

Written by Recensioni

Anna Calvi è un’artista che si muove a piccoli passi, silenziosa, arriva alla meta in punta di piedi. La sua voce è un sibilo soave che ci tocca l’anima, con delicatezza. È una Lana Del Rey meno egocentrica, che ha tra le sue indiscusse doti la proliferazione. Non è da tutti, infatti, sfornare due album e un EP in tre anni. Ripercorrendo la sua pur giovane carriera ci rendiamo conto che il primo omonimo disco serviva a renderla nota alle cronache,mentre il secondo, One Breath, le ha tolto di dosso l’ombra pesante dello scopritore/mentore degli inizi Brian Eno, consacrandola come una cantautrice emergente di invidiabile valore. Per un Brian Eno che va, un David Byrne arriva e il frontman dei  Talking Heads fa da ospite con la  O maiuscola in Strange Weather partecipando a ben due brani sui cinque che compongono l’intero lavoro, anche se c’è chi sostiene che lo stesso Byrne abbia influenzato la Calvi sulla scelta delle canzoni da coverizzare.

Le atmosfere sono soffuse, fumose come in un film in bianco e nero con James Cagney. Solo il terzo brano, “Ghost Rider”, cambia inaspettatamente le carte in tavola strizzando l’occhio al Rock sincopato degli YeahYeahYeahs e la stessa Anna si immedesima, conciandosi per le feste come una novella Karen O, giocando con la propria voce tra ansimi e spasmi. Chiude l’album “Lady Grinning Soul”, perla solenne di un altro celebre David, eseguita al pianoforte in maniera scarna, personale, elegante. Trovare un senso a un EP di cinque cover non è semplice. Un’ipotesi  potrebbe essere quella di avere l’intento di mantenere alta l’attenzione su questa signorina britannica dall’ugola angelica. Ma alla fine è superfluo porsi troppi quesiti. Prendiamo Strange Weather per quello che è: un disco piacevole, che ci aiuterà a salutare la bella stagione che volge al termine.

Read More

King Creosote – From Scotland with Love

Written by Recensioni

From Scotland with Love è il titolo dell’album nato nel 2013 dai racconti di King Creosote, storie di una Scozia vissuta fino in fondo, scrutando i meandri più profondi della cultura e della vita del suo popolo, ma anche della musica popolare di cui si degna e che dona le sue classiche tradizioni musicali a questo disco (colonna sonora di un film-documentario di Virginia Heat) che appare molto delicato e morbido per le sue sonorità e le sue melodie atte a restare memorabili, ma che riesce ad alternare brani in chiave Folk a valzer romantici (come in “One Floor Down”) e a break ritmici più movimentati come in “Largs – Long” o anche “For One Night Only”. Anderson cerca infatti di rallegrare lievemente l’animo dell’ascoltatore, ponendo in un contesto malinconico un andazzo ritmico folkeggiante che abolisce il malumore, trascinandoti a ballare; oppure addolcisce vicende amare, come in “Bluebell, Cockleshell, 123”, dove alla cruda presenza della morte accosta un delizioso coro di voci bianche. “Cargill” è l’unico duetto dell’album, ed a raccontare il brano sono gli occhi di una donna che prega nostalgica per il suo marinaio, un po’ come fu per “Suzanne” di Leonard Cohen ai suoi tempi.

In questo scenario tetro in cui la Scozia viene messa a nudo, uno dei temi fondamentali è la speranza racchiusa in un credo come “Something to Believe in” o una utopia energica che mira all’essere ripagati di un grosso sforzo, ovvero quella di “Leaf Piece”. La decima tappa di questo viaggio è la chiave principale dell’album, in quanto “Pauper’s Dough” è paragonabile a quella mano che ti viene tesa dopo averti spinto a terra, anche se il testo (di natura politico-sociale) tenta di separarmi da quest’idea. Infine “A Priaire Tale” riprende la strumentale introduttiva di “Something to Believe in”, riarrangiata con archi che sostituiscono le tastiere, essa potrebbe essere definita la “firma” alla fine della missiva, il brano di chiusura, infatti, è come un saluto che l’autore avanza con linguaggio musicale, dicendo: “From Scotland with Love”.

Read More