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‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di settembre 2017

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Benjamin Clementine, Slowdive, Daughter, Massimo Volume… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

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Recensioni #05.2017 – Phoenix / Piccoli Animali Senza Espressione / Penguin Cafe / Andrea Laszlo De Simone …

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I Dischi del 2016 da non perdere secondo Simona Ventrella

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DIIV – Is The Is Are

Written by Recensioni

Chitarre e malessere sono gli ingredienti perfetti per il sophomore della band di Brooklyn.
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Youth Lagoon

Written by Live Report

Incuriosita dal personaggio, ma soprattutto dalla possibilità di presenziare a una delle date del suo ultimo tour (che è anche il suo primo concerto per me), decido di andare ad assistere al live romano di Youth Lagoon, al secolo Trevor Powers. Giovane talento americano classe 1989, nell’arco di sei anni dall’inizio della sua produzione ci ha regalato tre album, The Year of Hibernation, Wondrous Bughouse e l’ultimo, Savage Hills Ballroom, uscito nel settembre del 2015, spaziando dal Pop sperimentale di qualità (spesso definito Dream Pop, caratterizzato da improvvise e violente irruzione elettroniche che spezzano completamente il mood), alle ballate meravigliosamente intense mai troppo melense.

Quindi si parte, direzione Monk Club, circolo Arci che per chi non lo conoscesse propone senza mai smentirsi uno dei calendari più interessanti, raffinati e di qualità dell’intera capitale, con la presenza di numerosi artisti internazionali. Il pubblico com’era prevedibile non è stato quello delle grandi occasioni, a occhio e croce non si è arrivati ad un centinaio di presenti, ma onestamente quelle per pochi intimi sono le situazioni che preferisco.

Nel caso specifico, i pochi intimi prevedevano anche la presenza di qualche baldo giovane che, in preda ad una evidente crisi d’identità o credendo di essere da qualche altra parte, ballava in perfetto stile Elettro Deep House, senza un vero perché!
Di stranezze se ne sono viste non solo tra il pubblico, ma anche sul palco, e non mi riferisco ad abiti glitterati, make-up eccentrici e sgargianti (che mi aspettavo da un personaggio come Youth Lagon ma che invece non ci sono stati), ma ad improvvisi ed imbarazzanti passi di danza che sembravano impadronirsi di lui come in un raptus, qualcosa a metà strada tra una lezione di cardio-fitness e i risvolti di un voodoo (passatemi l’ironia del paragone per rendere al meglio l’idea).
Per fortuna che a farci dimenticare scene come questa c’era la sua incantevole e cristallina voce che ha rapito tutti, coatti e non… compreso un certo Edoardo Calcutta mimetizzato benissimo tra i fuori sede.

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