Cabezon Records Tag Archive

Blumosso – Quella Maledetta Estate [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

In esclusiva su Rockambula, ecco a voi il videoclip di “Quella Maledetta Estate”, il nuovo singolo di Blumosso che anticipa In un baule di personalità multiple, l’album in uscita il 19 ottobre per XO la FactoryCabezon Records.

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Dead Man Watching – Love, come on!

Written by Novità

Genere arduo, almeno per il sottoscritto, quello con cui si misurano i Dead Man Watching, trio veronese che dopo due Ep pubblica il suo primo “Full lenght”. Genere in cui è facilissimo sbagliare e risultare, come dire, un po’ banali.  Fosse realmente alt country sarebbe facile bollarlo come un tedioso tentativo di sentirsi piccoli Neil Young alla riscossa. E invece l’album è una piacevolissima scoperta ascolto dopo ascolto. Ricchissimo di spunti, contaminazioni che vanno dallo slowcore al brit-pop i Dead Man mostrano di saperci fare e di catturare l’attenzione a piccoli colpi di classe e intelligenti accorgimenti che denotano stile ed eleganza. Avete presente quell’arguzia di Jeff Tweedy  in grado di riabilitare cantautori solitari mid-seventies e farli apparire moderni e sensati rileggendoli in chiave anni novanta? E’ più o meno così che suona quest’album. Mascherata la tecnica e messe da parte volontà individuali di eccellere, il trio trova costantemente il giusto equilibrio tra i moltissimi ingredienti desiderati senza sbilanciarsi mai troppo. Minimale quanto basta per dare sensazioni più che lasciare soddisfatti, il disco passa con disinvoltura da momenti più acustici e intimisti (August Burns, Love, come on!) a spunti più devoti al classic rock (Give it a sound) sempre affrontati in maniera consapevole e originale: il crescendo finale di chitarra in Red Baloon non solo è da manuale ma è ancor più intrigante e spettacolare l’idea di smorzarlo quasi sul nascere evitando un evolversi banale e scontato. Piccoli grandi Wilco di casa nostra crescono.

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Dottorconti – A Voi Ragazze

Written by Recensioni

La Cabezon Records (ri)tira fuori dai cassetti degli anni “rubini sonori” che sono stati (ndr) pensati, registrati e abbandonati dai loro autori e mai resi pubblici prima d’ora, e dopo lo stupendo disco di Alessandro Longo, eccone spuntare un altro del cantautore Dottorconti, un prestigiatore di parole e concetti che nel suo “A voi ragazze”, tira fuori delicate e stranianti trame, storie del passato, momenti vissuti in pieno ed altri immaginati nel tralice della fantasia verosimile, ed è un continuo flusso raccounteur che si snoda in una tracklist fresca e improntata, una cinquina di suoni, colori e soluzioni vitali che lasciano – a fine corsa – l’ascolto appagato di buono.
La necessità – quasi intoccabile sembra – di dedicarsi a storie in solitaria, solitudine rappresa come in giornate afose d’agosto, e fare canzoni senza intrusioni di sorta, porta Dottorconti ad un buon uso della melodia autonoma e ad un bisogno di una certa “verve” gigiona che danno forma e sostanza ad un disco che è come un libro, più lo sfogli con gli orecchi e più si concede nelle sue “stanze di vita”, si confida e prende coscienza del suo spessore sempre e comunque con un’inconsolabile ma compiaciuta malinconia di fondo; dieci tracce apparentemente casuali, amori che vanno e vengono, respiri, sospiri, poetica urbana che va in giuggiole nell’incedere sausalito De GregorianoValfiorita”, si copre di solarità e pensieri alla Silvestri “Primavera”, “L’attimo, l’arte”,  GazzèQuasi giorno”, fa il broncio amorevolmente “Blues di Mitilene” e punteggia al pianoforte lo stato d’anima delicato di un addio o di arrivederci che tra le pareti vuote di “Un’ora di sereno” lascia amarezza e cerotti appiccicati al cuore.
Ci sono dischi che arrivano per passare in fretta nel passato, ci sono invece dischi che dal passato arrivano in punta di piedi per andare nel futuro, se lo si vorrebbe, e questo lavoro di ieri è nell’oggi come uno schiocco di dita a ricordarci che le cose timide sono proprio quelle che si mangiano il tempo e le età, e Dottorconti pare saperlo da sempre, ma non lo vuole dare da intendere, forse anche questo è un suo segreto inconfessabile.
Disco straordinario nella sua disarmante semplicità.

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El Matador Alegre – El Matador Alegre

Written by Recensioni

Alla fine di maggio uscirà il primo, omonimo album di “El Matador Alegre”, ad opera della Cabezon Records, etichetta indipendente veronese.
Ascoltando questo lavoro, esso si presenta sognante, quasi ipnotico; tale effetto, mi si conceda il termine, è sicuramente prodotto dalla coraggiosa scelta dell’artista nel voler intraprendere la difficile strada data dalla fusione del Grunge, genere caro ai nostalgici anni ’90, con loop e campionamenti presenti nell’elettronica più minimalista.

Il risultato di questa mescolanza è, appunto El Matador Alegre, dodici tracce che porteranno la nostra mente quasi verso una dimensione parallela, fatta di atmosfere trasognate e quasi eteree.
Dodici tracce, appunto, che si susseguono in un crescendo di loop melodici tutti accompagnati da testi in lingua inglese a volte quasi sussurrati, che richiamano alla mente i deejay delle ore notturne, chiamati con la loro voce ad accompagnare gli insonni nel momento, per alcuni, più tranquillo della giornata.
Lemongrass mi rimanda la mente ai primissimi Bodi Bill: un senso di rilassatezza ed, al contempo, da abbandono pervade la mente e scivola per tutto il corpo, portandoci al “sogno” di cui parlavo prima.
Anche Moths, traccia numero due, ha il sapore di amaca e venticello in un pomeriggio d’estate: quasi ci culla, accompagnandoci in quel mondo onirico che ogni tanto ci fa bene visitare.
Elettronica e Grunge, due stili musicali così distanti tra loro, ma anche così vicini; tant’è che la loro mescolanza produce un effetto tanto minimale da quasi rapire chi lo ascolta.

Credo mi abbiano rapito…

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Veronica Marchi – La Guarigione

Written by Recensioni

L’amore fa sicuramente schiudere il cerchio di questo bel pezzo di cielo formato disco della cantautrice veronese Veronica Marchi, disco che arriva sulla distanza di sette anni dall’esordio, quasi una rinascita, un rinascimento da quei percorsi lasciati a metà o mai presi per il guinzaglio della realtà; “La guarigione” è un disco per tutti quelli che hanno masticato e consumato nell’ombra della tenerezza certificata o nella cinica solarità  un qualcosa svuotato dall’attesa, mangiato da ore trascorse in solitudine, tra quelle nuvole che non fanno mai pioggia o su quella pioggia che non ha nuvole in frenata.

Registrato in presa diretta ed inciso su bobina e con la collaborazione artistica di Dario Caglioni (PFM, Carmen Consoli), il disco, sulle coordinate di nove tracce, da il senso di volo a radente tra storie ed intimità che danno il giusto peso alle parole, agli entusiasmi pacati, alle acustiche dell’anima ed ai piccoli simulacri dei ricordi che si fanno prendere sul serio, come una reazione specifica dello spirito umano; nove canzoni che quasi non si richiede di capire, ma di intuire dai suoni e dalle varie timbriche al pari di una poetica interiore che si fa canzone ogni volta si aziona la parte rimbombante del cuore, da quelle parti dove il battito si traveste da compressione, pensiero vero.

L’artista Marchi, insieme ai fidi musicisti Maddalena Fasoli e Andrea Faccioli, affida a queste tracce il suo io istintivo, la sua metrica di donna in una nuova avanscoperta del dintorno, tracce tenui ma disincantate, sofisticate e birichine, di rivincita come di ricostruzione, la movenza distratta di una Claudia Fofi che s’intravede in “Solo un incubo”, la soffice aria incantata e consapevole di Petramante che sfarfalla in “Passanti distratti”, “La guarigione”, il riflesso della coscienza femminile “Acqua”, il cono d’ombra da schiarire “La simbiosi ha il passo di un gatto” e il lento caracollare di una passeggiata in un qualcosa che si scioglie e si concretizza al centro di un raggio di sole divinamente “ozioso”, tutto per se stessi “La passeggiata”.

Veronica Marchi ed il suo “folk pop” profondo esprimono il pensiero di una Nina Berberova circa l’amore – e spesso i derivati – che comunque attraversa una porta girevole e che se la vita si risolva come una partita a tennis, affidando a un net le sorti di un incontro, un senso ci sarà.

Glicine fiorito.

 

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