Brutture Moderne Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #26.02.2018

Written by Playlist

Nuovo Nero: il nuovo singolo di Enrico Farnedi

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Nuovo Nero è il secondo singolo estratto dal nuovo album di Enrico Farnedi, Auguri Alberta (Brutture Moderne + Sidecar / Distr. Audioglobe). Il polistrumentista e cantautore Pop-Folk in questo brano suona batteria, basso, organo, chitarra cigar box, oltre a metterci la voce e fare i cori.
La canzone gioca con le nevrosi inculcate dalle mode: l’ambizione di essere al passo con le tendenze e la paura dell’omologazione, la ricerca di qualche cosa per farsi accettare dagli altri e il desiderio di essere invidiati, l’esigenza di esibire gli avvenimenti più irrilevanti sui social network e la smania di appartenere a un club esclusivo. Insomma, Nuovo Nero, riprendendo un’espressione comune, parla dell’aspirazione a un’unicità che spesso, ironia della sorte, equivale a un’affermazione di mediocrità.

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Fab (e i Fiori) – Nonmiscordardite

Written by Recensioni

Ecco il primo capitolo sincero e pulito dei Fab (E i Fiori). Si intitola Nonmiscordadite ed approda sul mercato discografico per mano di Spigolo e Brutture Moderne (quest’ultima storica label dei Sacri Cuori). Romagnoli in tutto e per tutto, in attività relativamente da poco ma già con un bello zaino di riscontri spesso incoronati proprio al MEI di Faenza dove hanno anche ricevuto il riconoscimento come miglior band emergente. Questo disco quindi è tanto, nel senso che porta dentro di se vita, strade, persone e un entusiasmo difficile da contenere in poche righe suonate. Un quartetto decisamente acustico dove intervengono cajon, percussioni, violoncelli chitarre acustiche e poco poco altro. Un lavoro interamente analogico o quasi, naturale e senza editing perchè – riportando proprio le loro parole – “non si è voluto restituire al disco qualcosa che sia contro natura o fuorviante dal loro reale impatto sonoro”. Quindi “Nonmiscordardite” è un disco grezzo (nel bel senso del termine), verace, un lavoro di campagna più che di città, di terra più che di metallo industriale. Certo che mantenere lo stesso mood per tredici brani è pericoloso per l’attenzione e la curiosità ma è anche vero che ci vuol arte e mestiere a rendere vivere e innovativa la creatività così a lungo. Un disco che nel brio di un cantautorato molto artigianale canta l’amore da un punto di vista certamente adolescenziale ma anche e soprattutto un amore mai scontato e mai banale, mai pop, attuale nelle sue tecnologie di comunicazione – vedi anche il nuovo video del singolo “Pose (la Regina del Telefono)” – e quindi nelle tematiche di cui si rende complice. Un disco anche diviso per mood: se da una parte troviamo quella leggerezza capace di prendersi un po’ in giro dall’altra troviamo una marcata vena di malinconia, si incupiscono i toni e per una strana ragione si diventa anche più maturi. La frontiera della nuova canzone d’autore quindi non è fatta solo di dissonanze e di dischi mal registrati purché distorti di elettricità. Non è fatta di musica pop e di citazioni colte di maestri d’altri tempi. La nostra musica d’autore, quella nuova, è anche fatta di leggerezza, che non deve per forza rivoluzionare o insegnare una nuova via. Magari, per uno strano motivo che non serve neanche spiegare, Fab (e i Fiori) ci regalano solo la semplicità di far musica per gioco prima e per mestiere poi. Il resto in fondo, come è giusto che sia, non dovrebbe tanto interessare.

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Granturismo – Caulonia Limbo Ya Ya

Written by Recensioni

Ci sono voluti tre anni dall’esordio discografico, Il Tempo di Una Danza, perché i Granturismo tornassero sul mercato con un disco nuovo. Caulonia Limbo Ya Ya è un crogiolo di generi, ispirazioni, commistioni. C’è l’occidente precario, afflitto, abbattuto e introspettivo, ma c’è sopratutto la leggerezza, il calore, la giovialità del sud, dei Tropici, delle danze istintive e pulsionali. Un mix di generi musicali che va dal Punk al Mambo, dal Cantautorato all’Indie Rock, dal Rock’n’Roll alla Bossa Nova. “Me ne Vado al Mare” apre l’album con una serie di rime e distorsioni controllate che si lasciano andare in un bel riff incisivo che riprende il tema del ritornello, mentre “Vieni a Dormire Con me” è una deliziosa canzone dal sapore tropicale, fresca per sonorità e termini impiegati, dal ritmo cadenzato e ironicamente scanzonato. Un bel gioco di voci e cori caratterizza invece “Meraviglioso Errore”, con un arpeggio delicato e atmosfere a tratti fumose, pulp, seducenti. Quattro mele hai lasciato nel frigo è la frase chiave di “Domenica”, in cui il tema dell’amato abbandonato è pretesto per comporre liriche pungenti e sarcastiche, con numerose citazioni Pop e rime baciate. Ma è da “Canzone di Parole” che mi sono resa conto che avevo a che fare con un trio davvero geniale, sia per la capacità di giostrare la forma-canzone, sia per la cura naturalissima degli arrangiamenti: il brano è fondamentalmente un Rock’n’Roll, a tratti debitore del Surf dei Beach Boys, con un bridge lento e sospeso alla Procol Harum e una lallazione nonsense profondamente percussiva. La costruzione del testo è particolarmente cantautorale, ma il vomito-elenco di parole prese dall’universo culturale Pop la rende sperimentale, come confermato dalla chiusura Noise, assolutamente inaspettata. “Inno della Repubblica di Caulonia” è uno strumentale di andamento mosso e sonorità latine, ripreso alla metà della velocità, o quasi, in chiusura del disco. Ed è sempre il Sud a farla da padrone in “Può Darsi Sia l’Autunno”: non c’è il Sud delle migrazioni, delle fronti sudate per il lavoro, dell’arsura che attanaglia la mente, ma solo quello dell’acqua fresca, dei frutti esotici dai succhi dissetanti. La bravura tecnico-strumentale dei Granturismo emerge in “Distanze”, con il suo intro alla Kings of Convenience, il cui stile viene ripreso anche in “Dubbi Dubbi”, una Bossa Nova che ricorda molto la “Misread” dei norvegesi. E se vi foste convinti di aver di fronte un terzetto di burloni, “Non Essere Triste” completerà il quadro della maturità di questi ragazzi, capaci anche di scrivere una ballata riflessiva, dondolante, esistenzialista.
Che dire? Io 5 su 5, prima d’ora, non l’ho dato mai…

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