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Faz Waltz – Back On Mondo

Written by Recensioni

Il ritorno dei comaschi Faz Waltz, dopo Life on The Moon, è ancora una volta più che convincente, almeno sotto l’aspetto estetico e caratteriale. Convince la copertina (opera dello stesso Faz La Rocca) in bianco e nero che mostra il power trio alle prese con un cannone da circo e tanto fumo; convince il nome dell’album, Back On Mondo, semplice, diretto, ironico e magniloquente al tempo stesso. Convince la scelta di legare le tredici tracce in tracklist con un concetto portante, la ricerca di una propria dimensione, umana o aliena, lavorativa o geografica, senza per questo appesantirne il risultato e sminuire la potenza dei brani presi nella loro singolarità.

Il terzo lavoro dei Faz Waltz, con una line up rinnovata e registrato in analogico su nastro a due pollici, è un frullato di Rock’n Roll, Psych Rock anni Sessanta, Glam, Pop-Punk e Blues Rock. Una miscela esplosiva di energia, come polvere da sparo, come un cannone pronto a mandarti in orbita. Uno degli elementi più forti nell’album è il Blues Rock, in stile Black Keys (“The Fool”, “I Wanna Find my Place”, “Cannonball Blues”, “Little Home”, “Get Poison”), che starebbe da dio in una pellicola di Tarantino e Rodriguez, reso perfettamente dal lavoro a voce e chitarra di Faz La Rocca; me le parti che più mi convincono sono le sfuriate Glam dei padri T-Rex o New York Dolls, ancor più che David Bowie (“Pay Your Dues”, “Leave Her Alone”) che, anche se povere di originalità come tutto questo Back On Mondo, quantomeno propongono una formula meno abusata negli ultimi anni. Saranno certamente gradite agli ascoltatori legati alla melodia messa al servizio della furia sonica le esplosioni Garage Rock Revival (“Looking For a Ghost”, “Baby Left me”, “Get Poison”) tanto care a Hives, The Libertines o The Strokes. Altro rimando importante è ai Sixties, alle sonorità sia Pop stile Beatles o Kinks (“Clown On The Scene”, “Wrong Side of The Gun”, “Get Poison”), sia psichedeliche e Blues, alla maniera degli Stones, magari i più romantici (“King of Nowhere”), e questa vena di passato sarà udibile, anche se non sempre con la stessa pulsione, dalla prima all’ultima traccia.

Ancor più interessanti i momenti in cui questi influssi si abbracciano con vigore, generando brani che sfruttano i punti di forza di tutte le svariate influenze della band. Esempio il secondo pezzo, “Fingers in my Brain”, in cui la spinta del Garage prende fuoco sotto le note folli del piano di Faz La Rocca, ma anche la splendida “Leave Her Alone”, danza Glam che diventa uno spettacolo per le orecchie grazie ad una melodia semplice quanto accattivante, piazzata sopra ritmiche incandescenti. Un ottimo lavoro sia in fase esecutiva sia in fase compositiva che ha il solo enorme difetto di suonare vecchio già dalle prime note. Avete presente un oggetto creato oggi in uno stile retrò? Oggi è una modernità vintage, tra dieci anni sarà solo vecchio. Allo stesso modo, se il revival Blues Rock di decenni fa aveva un sapore vintage, la sua riproposizione quasi identica puzza di vecchio. E non basta mettersi a correre sui binari delle note Garage o ubriacarsi di Glam per apparire diversi da quello che si è.

All’inizio vi ho detto che Back on Mondo è una miscela esplosiva di energia, come polvere da sparo, come un cannone pronto a mandarti in orbita. Ricordate la copertina? Back on Mondo non è un cannone da guerra e non ha polvere da sparo ma uno di quegli aggeggi da circo il cui fumo è solo finto e a spararti in aria in realtà è un’inoffensiva molla. Back on Mondo è un cannone che ti spara in aria solo un po’, ti fa sorridere, ti fa smuovere il culo ma di certo non fa paura e non fa male a nessuno.

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