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BOLOGNA VIOLENTA E DISCHI BERVISTI PRESENTANO: THE SOUND OF…

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Qual è  il vero suono di una band? Ma soprattutto, avete mai pensato  di poter ascoltare contemporaneamente tutta la discografia della  vostra band preferita?
Ora è possibile grazie a THE  SOUND OF…, una raccolta di quaranta discografie delle band più amate del pianeta, curata da BOLOGNA VIOLENTA (ecco la recensione dell’ultimo album e qui l’intervista a Nicola Manzan) per DISCHI BERVISTI in dieci  pratiche uscite settimanali.
Un tempo, per  sentire l’intera discografia di una band o di un artista dovevamo  fare un sacco di inutili e stancanti ricerche. Al giorno d’oggi con  internet si può sentire o scaricare tutto e subito. E il futuro?  Forse in un futuro più o meno prossimo riusciremo ad ascoltare  centinaia di brani contemporaneamente e soprattutto a gustare appieno  il sound inconfondibile di ogni band, con le sue mille sfaccettature  e le sue peculiarità.

THE SOUND OF… vuole  essere un simpatico esempio di ciò chepotrebbe essere il futuro  della musica e della sua fruizione.

Fortemente ispirata alle collane di  musica ambient da edicola, THE SOUND OF… non  vuole di certo essere una release esclusiva per audiofili o  maniaci delle frequenze più bizzarre: oltre alle vostre  orecchie, già impegnate ad esplorare nuove sonorità, anche i vostri  occhi curiosi potranno gustare le nuove  copertine (nate dalla fusione di tutti gli artwork dei dischi  presi in causa) che andranno a creare un immaginario ai limiti  dell’astrattismo, ma sempre perfettamente in linea con la cifra  stilistica delle band trattate.
Ognuna delle dieci  uscite (rigorosamente in free download) conterrà quattro band o  artisti a confronto.

GLI  ARTISTI COINVOLTI: Abba, Alice in Chains, Art of Noise, Barry White, Bathory, Bee Gees, Black Flag, Black Sabbath, Bob Marley, Boston, Carcass, Charles Bronson, Dead Kennedys, Death, Donna Summer,  Eagles, Faith No More, Genesis, Jefferson Airplane, Kansas, Kyuss, Led Zeppelin, Michael Jackson, Negazione, Nirvana, Os  Mutantes, Pantera, Pink Floyd, Queen, Ramones, Siouxsie and the  Banshees, T.Rex, The Beatles, The Clash, The Doors, The  Police, The Velvet Underground, The Who, Thin  Lizzy, Whitney Houston.

Quaranta  rivisitazioni dei classici della musica moderna.
Un’occasione unica  ed imperdibile per tutti gli amanti delle sonorità d’altri tempi.

PRIMA USCITA LUNEDì 4 MARZO 2013 IN FREE DOWNLOAD SU BOLOGNAVIOLENTA.BANDCAMP.COM [1] Per tutti gli aggiornamenti sulle uscite:

www.bolognaviolenta.com [2] facebook.com/dischibervisti [3] Nunzia TamburranoUfficio stampa Dischi Bervisti/Bologna Violenta
dischibervisti@gmail.com [4]

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Mia Wallace – Va Meglio

Written by Recensioni

Inizialmente Mia Wallace  sono:  Alessandra Annibali (voce e chitarra), Valentina Carta (chitarra) e  Micol Del Pozzo (basso). Con l’arrivo del nuovo batterista Pasquale  Montesano nel Novembre 2012 la band pubblica il primo disco  completamente autoprodotto VA MEGLIO.
Non è il primo lavoro in studio della  band attiva dal 2005 con alle spalle tanti concorsi ed un ep. Si  sente subito che il gruppo è navigato. Anche se il batterista è  carne fresca il sound del disco risulta compatto e potente. Otto  tracce originali più una rivisitazione di JUST CAN’T GET YOU OUT  OF MY HEAD di Kylie Minogue_con citazioni ai Black  Sabbath.
Lo stampo generale è quello dell’indie  rock statunitense. Non hanno perso l’anima punk che si sentiva nel  loro primo ep: SIX SHOOTER ad  esempio ha forti influenze grunge.
PUSSYCAT  ha sapore orientale: alternano sonorità psichedeliche ad un  ritornello pop. Il brano che forse spicca di più nel disco non a  caso è quello che da nome all’album. VA  MEGLIO raccoglie in se tutte le caratteristiche del progetto.
Fortunatamente  le influenze statunitensi non han traviato la band che sceglie di  cantare da sempre in italiano. Una potente voce femminile che  racconta situazioni e sensazioni in prima persona e senza troppi giri  di parole.
Nel  complesso però il disco risulta monotono. Prese singolarmente le  canzoni sono interessanti ma mettendo tutto insieme rischia di annoiare. Tanti elementi tornano a riproporsi: gli intro sincopati, un martellante basso distorto e le linee melodiche della voce spesso risultano ridondanti.
Vagando  sul tubo ho visto che la band si difende molto bene anche sul palco.  In live viene fuori anche meglio l’anima rock di Mia  Wallace.
Non  resta che andarle a vedere.

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“Diamonds Vintage” Black Sabbath – Paranoid

Written by Articoli

Secondo lp dei Black Sabbath, a distanza di pochi mesi dal debutto ufficiale, Paranoid è la totemica pietra miliare che si erge assoluta e suprema in tutta  la storia, epopea e nera favola del rock duro e metallico e se anche l’heavy metal non sia tutta invenzione loro, quest’album n’è il capostipite e fonte d’ispirazione per orde d’artisti di settore.

Registrato con un allora stupendo mixaggio quadrifonico, Paranoid è un ricco menù di sangue lugubramente dark, urla di morte, nebbie ed insanità mentali condite abbondantemente da percezioni soprannaturali d’ispirazione pseudo-maligna e d’allucinazioni dovute a  droghe e rapporti sessuali incestuosi dove la voce insinuante e viscida d’un giovanissimo Ozzy Osbourne sguazza con piglio satanico e beffardo; un menù tremebondo ma essenziale che in seguito verrà spesso rielaborato con successi più o meno meritati fino a scomparire da dove era venuto.

Anticipatori se non addirittura fautori del rock cosiddetto doom, il Sabbath granguignolesco di Ozzy Osbourne, Bill Ward alla batteria, Geezer Butler al basso e Tony “Tommy” Iommi alla chitarra, impera e scorrazza in tutte le classifiche mondiali, portando il verbo della “cultura mortuaria” e l’ansimo necrofilo dell’oltretomba a filtrare tra le fitte maglie dell’hard rock atmosferico e pregnante d’insicurezze e deliri, creando tutta una trafila di storie e aneddoti – veri e frutto dell’immaginazione – sui comportamenti poco ortodossi e addirittura vampireschi della band di Birmingham.

Ma è anche un’epoca dove la zampata dell’occultismo graffia già altre band del main circuit come i Doors, Stones, Led Zeppelin, Deep Purple – lo stesso Hendrix ne verrà incluso a forza – ed allora questo immane rito filo-satanico si allarga a macchia d’olio tanto da far bandire in tutto il mondo ogni traccia “persecutoria” di questi suoni neri da parte di una schiera di puristi e ortodossi benpensanti che vedono in questo “malsano virus” un pericolo di dimensioni catastrofiche per le giovani e “innocenti” anime adolescenziali.

Il “..people think I’m insane because I am frowning all the time all day long I think of things but nothing seems to satisfy…” sgolato da Ozzy nell’intro di Paranoid diventa manifesto per milioni di “apprendisti stregoni” che fanno dei Sabbath un esempio orgasmico planetare, osannano il riff di chitarra di Iommi che contesta la politica di guerra e difende il ritiro dei soldati dal Vietnam War pigs, sballano copiosi nella psichedelia malata di Planet caravan e si svenano nelle distorsioni e muri di suono che paralizzano Iron man; ora con le dovute distanze degli anni e con il declino del metal, il sudicio subliminale dei Sabbath rimane unico vessillo a tempestare di “paranoica virtù” la memoria e la grandezza di un tempo che certo angosciava per via di multiformi disfunzioni sociali, ma portava a pensare che anche dal profondo buio una vera luce sarebbe potuta uscire. Pipistrelli a parte!

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