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Recensioni #05.2017 – Phoenix / Piccoli Animali Senza Espressione / Penguin Cafe / Andrea Laszlo De Simone …

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Poptones – Bright Sunrise

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Sarà la natura meticcia dei nuovi ascolti, o magari una questione di chiaroscuri sonori o forse una meticolosa attenzione alle vibranti stanze che racchiudono gelosamente ipnotismi malinconici, che il rumoroso underground italiano sembra prendere una piega a volte rilassante, che prende l’ascoltatore e non lo conduce più da nessuna parte se non nel solito patchwork auto celebrativo e allora quando capitano a tiro dischi come questo Bright Sunrise dei laziali Poptones, disco in vinile per la gioia  – come me – di cultori e feticisti di bello, è bene tenerseli stretti come un amore da strapazzare, e ancor più non cederli per nessuna ragione al mondo, tanta è la forza e la straordinarietà che irradiano.

Dieci brani registrati come gracchianti tapes d’annata, scricchiolìì e quel senso prezioso che “frigge” che sin dall’inizio si prendono il 70% dell’interesse d’ascolto, un 33 giri acclamante uno Psich-Garage come materia soda e pungente che, fatto passare attraverso marchingegni e gingilli (che la band giostra con inventiva massima), restituisce un suono totale uguale a quello di vecchie registrazioni da scaffale, dunque merce sonica rarissima da sentire oggi, e i Poptones ne fanno vanto da consumare avidamente in ogni solco, ogni piccolo dettaglio.

Interessanti avvicinamenti stilistici a Meat Puppets “Rusty Car” come  Black Angels, Black Lips o Gun Club “Desert Punk Song” fanno la texiture di questo lavoro che stima anche un forte stampo fuori dalle regole, una vena psichedelica dalle forti tinte BigSuriane che si riflettono ovunque e che fanno “razza” e carato al tutto, un insieme di visioni elettriche che fortificano l’indole del trio che trascina lontano senza alcuna resistenza; dentro c’è tutta l’America che ripudia il convenzionale e trucioli “crestati”che colorano a chiazze la struttura, le dissolvenze sgranate di “When They Close My Mind”, la percussiva animalità di “Little Tiny Hole” e l’unghiata punk a doppietta che in “Give Me Your Hass” e “Sam The Redhead Rockstar”, ruspante e d’attacco, lascia il segno, un bel segno a questa ottima estetica musicale imbastita dai Poptones che vuole chiudere alla grande con “You Like The Center”, inno nevrastenico e Sludge che tra svisi di chitarre bisbetiche e fiati in libera uscita, innalzano l’ascolto a picchi vertiginosi.

Una mina pronta ad esplodere in qualsiasi momento, un disco che tra quelli “normali” non deve assolutamente trovare posto!

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