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Quello che Rimane: Minus. Log

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Winter Dust – Thresholds

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Quattro canzoni, quattro potentissime scosse telluriche che si insinuano sotto pelle e bruciano  fino a far ribollire il sangue nelle vene. Ecco una piccola sintesi di cos’è Thresholds, nuovo EP dei padovani Winter Dust. Non avranno la delicatezza ammaliante dei Mogwai, ma in loro resta intatto lo spirito evocativo del Post Hardcore di Cave In o Pelican. “There” è il battesimo che non ti aspetti con questa realtà musicale: paesaggi martoriati che rifioriscono per poi appassire nuovamente, il cui concime sono le liriche urlate da Marco, che non mostra neppure un briciolo di autocontrollo. “Acceptance” ci fa capire che non c’è fine alla disperazione, mentre la terra si sgretola sotto i nostri piedi e l’Apocalisse festeggia intorno a noi. Il pianoforte corre a darci soccorso ed è come uno spiraglio di luce che fende le tenebre. Ecco che “Let the Morning In” ricostruisce il mosaico di un mondo devastato, corrotto dalla piaga della deriva. E’ un salmo viscerale, emozionale, fondato su una melodia solenne, è una sorta di “Inno alla Gioia” di Beethoven in chiave Post Rock. L’epilogo avviene con “Elsewhere” ed è un’ennesima carica di emozioni contrastanti: la calma, la pace fugace, le insidie della discordia, la purezza di un disco che non conosce limiti e manda in frantumi diversi clichés legati alla nostra Patria. Quattro canzoni, una moltitudine di brividi.

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Marcus Fjellström – Epilogue M Ep

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Nato nel 1979 a Luleå, nella provincia di Norrbottens län in Svezia, il giovane artista e compositore ha presto intrapreso la difficile strada di una musica ineffabile e con notevoli difficoltà a far breccia nelle anime delle diverse tipologie di pubblico. Dall’esordio full lenght del 2005 di Exercises In Estrangement, album Electroacoustic il cui l’ultimo pezzo ha titolo italiano (“Campane Morti e Acqua Crescente”), passando per l’evoluzione Experimental e Dark Ambient di Gebrauchsmusik, fino alle conferme stilistiche e Modern Classical di Schattenspieler e gli eccessi di Library Music 1 (i cui diciotto brani non hanno un vero titolo e vanno da “LM-101” a “LM-118”) le sue realizzazioni sonore hanno affascinato sia per la commistione della parte orchestrale con quell’elettronica sia per la presenza di preziosismi visivi. Nonostante la sua musica si presenti come elaborata, complessa e strutturata, Marcus Fjellström, ora trasferitosi in Germania, non ha mai trovato il favore del pubblico italiano (più confacenti le scene nordeuropee e certamente l’ascolto vi aiuterà a capire perché) ma ora vuole provarci, sulla scia delle grandi sperimentazioni teutoniche che stanno interessando anche il pubblico nostrano (vedi Teho Teardo & Blixa Bargeld), pur non adattandosi al caldo clima mediterraneo ma sempre attraverso note fredde, taglienti, inquietanti e oscure.

La giovane età e lo scarso interesse della platea italiana non facciano però pensare a un artista inesperto e dal magro curriculum. Diverse sono le sue collaborazioni (Swedish Royal Ballet, Scottish Chamber Orchestra) intavolate dopo aver studiato composizione e orchestrazione presso la Scuola di Musica di Piteå e aver conseguito il diploma e svariate sono le opere audiovisive da lui realizzate. I sei pezzi di Epilogue M, comprovano tutta la saggezza di Marcus Fjellström e portano a compimento un processo di decostruzione e ricostruzione sonora tesa a unire gli opposti, elevando gli elementi più superficiali e popolari della musica elettronica e abbassando a un grado più accettabile dalle masse, quelli nobili e raffinati propri della musica classica. Una sorta di fusione, sempre in chiave Avantgarde e sperimentale, sulla scia dei maestri come György Ligeti e John Cage, tra classicismi moderni di Bernard Herrmann, Angelo Badalamenti e Zdeněk Liška e l’elettronica e l’IDM di Aphex Twin e Autechre.

Non è certo il capolavoro di una vita, né sarà il disco che farà da colonna sonora ai vostri giorni più felici; non è un traguardo originale visto che tanti hanno provato la stessa strada, da William Basinski a Jóhann Jóhannsson passando per tantissimi altri anche in ambito Soundtrack ma Epilogue M è comunque un’intelligente conferma per un artista ancora da scoprire. Chi di voi non ama ascoltare la musica classica nel vero senso del termine, quella di Bach, Mozart o Beethoven ma ha interesse a scoprirne il lato oscuro e sperimentale troverà in Marcus Fjellström un ottimo spunto.

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