Almamegretta Tag Archive

Almamegretta @ Monk Club, Roma | 16.05.2017

Written by Live Report

Tappa romana per gli Almamegretta che presentano al Monk l’ultima fatica EnnEnne Dub.

(foto di Beatrice Ciuca)

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #07.04.2017

Written by Playlist

Il Video della Settimana || Rocky Horror – “Non c’è Tempo”

Written by Novità

Nasce Adriatic Sonica, una piattaforma di organizzazione eventi

Written by Senza categoria

Nasce Adriatic Sonica, una piattaforma di organizzazione eventi solo di grande musica Live in Abruzzo. La regione adriatica è infatti molto spesso tralasciata dai Tour di artisti di fama nazionale e non solo che fanno il giro dello stivale per presentare i loro lavori e molto spesso l’unica occasione per assistere a concerti di qualità in Abruzzo è aspettare che arrivi la bella stagione sperando che qualche comune si muova ad organizzare qualcosa che poi risulta essere quasi sempre improvvisato, frutto del caso ed anche magari, musicalmente obsoleto. L’intuizione è quella di creare una stagione sistematica di grandi concerti che crei un canale nella regione Adriatica a tutti i grandi artisti di fama nazionale e non. Ed ecco che a meno di un mese dallo start del progetto già sono stati organizzati 4 concerti: Verdena, Almamegretta, Modena City Ramblers e Sud Sound System!
Detto più semplicemente Adriatic Sonica è un sogno, uno splendido sogno divenuto realtà per un gruppo di amici e ragazzi abruzzesi…si apre il sipario, mettetevi comodi, lo show sta per cominciare!

adriati

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Mom Blaster

Written by Interviste

Nascono nel 2010 e iniziano sin da subito a scrivere propri brani e proporli live abbinati ad alcune cover, affascinati dal reggae ma con il dna di rocker, miscelano il sound jamaicano con il rock pop europeo, generando uno stile che loro amano definire rock in levare. Diamo un ben venuto nelle pagine di Rockambula ai Mom Blaster.

Ciao ragazzi, raccontate chi sono i Mom Blaster ai lettori di Rockambula.
Siamo quattro ragazzi di Lanciano (Chieti), abbiamo messo su la band nel 2010, ci piaceva l’idea di suonare un rock bello ritmato con tanto reggae e dub, per definirlo in due parole l’abbiamo chiamato “rock in levare”. Nel 2013 abbiamo firmato per l’etichetta Ridens Records e abbiamo pubblicato il nostro primo disco We Can Do It!, nove tracce cantate in inglese molto contaminate, forse troppo per alcuni, ma noi siamo fatti così, ogni membro della band proviene da esperienze musicali diverse, non poteva uscire un lavoro “monostilistico” musicalmente parlando. Abbiamo suonato il disco in giro per l’Italia e pare che sia piaciuto e questo ci ha dato la forza di andare avanti e di provare però ad evolverci (secondo il nostro punto di vista), passando al cantato in italiano e ad un sound con più elettronica.

”Ciò che è Giusto” è il primo singolo estratto dal vostro nuovo album la cui uscita è prevista in autunno. Come è nato questo pezzo e qual’è il messaggio che volete mandare a chi vi ascolta?
Per noi questo brano è un manifesto politico, contro ogni tipo di prepotenza e sopruso di cui siamo in quest’epoca spettatori ogni giorno. Pensiamo al sistema economico che continua a mietere vittime, al sistema malsano della nostra politica, agli estremismi religiosi, ai politicanti razzisti e così via. Ciò che giusto per noi sarebbe fermarsi e riflettere, chiedersi dove stiamo andando e se è questo il mondo che vogliamo. Il videoclip su Youtube aiuta ancora meglio a capire il messaggio che vogliamo dare con questo singolo.

Questo vostro lavoro rappresenta, come da voi detto, un cambio di direzione rispetto al precedente album We Can Do It. Perchè?
Dopo due anni di attività intensa, ci sentiamo più maturi e abbiamo anche le idee più chiare su ciò che vogliamo dire e cosa vogliamo suonare. Con l’ingresso di Marco Cotellessa nella band, abbiamo dato un taglio con molta più elettronica dato che a lui piace molto farla, anche se è un chitarrista, è appassionato di Deadmau5 e Skrillex, ed essendo rockettari da sempre, ci siamo spostati verso il rock, dando meno peso al reggae, anche se dei richiami nei brani ci sono, soprattutto dub. Importante è anche il passaggio ai testi in italiano, questo perché abbiamo visto suonando in giro che i messaggi in inglese fanno fatica ad arrivare, su We Can Do It! ci sono testi bellissimi ma purtroppo durante i live vedevamo la gente più presa a ballare che ad ascoltare, con questo disco vorremmo che le cose si invertissero.

Quali sono gli artisti da cui vi fate maggiormente ispirare?
Sono tantissimi, diciamo che chi ascolta questo singolo sente molto tra Subsonica, 99 Posse, Almamegretta, Casino Royale e Africa Unite. Ce ne sarebbero altri, ma questi grandi nomi bastano per far capire la direzione.

Ci volete dare qualche anticipazione riguardo il prossimo album e cosa non mancherà sicuramente nella musica dei Mom Blaster?
Sicuramente sarà un disco che piacerà ad una fetta larga di ascoltatori, questo perché ci sarà un mix tra la bellissima voce di Monica che in italiano è ancora più calda e profonda, e la musica che spazierà dalla ballata indie pop al drum&bass, il tutto unito da un filo conduttore tipico mom blaster: il rock in levare. I testi racconteranno storie, anche abbastanza dure, fatti di vita di quest’epoca buia. Ci auguriamo che piaccia e che sia una proposta interessante “e diversa” nel panorama della musica indipendente italiana.

La vostra collaborazione con la Ridens Records continua già dall’uscita del precedente lavoro, cosa porta una band a voler avere un contratto discografico?
L’etichetta ci aiuta ad essere più stabili e a rimanere concentrati sul lavoro da farsi, che è veramente tanto. E’ un supporto che ogni gruppo dovrebbe avere anche come mezzo di confronto con persone che non sono dentro la band e che ti danno differenti punti di vista su ciò che può essere la produzione ma anche la promozione e la comunicazione del disco, non è roba da poco.

Vi lasciamo le ultime righe, libere, per qualsiasi messaggio vogliate mandare…
Più che un messaggio un consiglio: ogni tanto spegnete il cellulare, recatevi in un posto tranquillo, isolato e ricco di natura, mettevi le cuffie, chiudete gli occhi e fate partire la musica che più preferite, pensate a voi e chi amate, alle cose belle che vi sono capitate e che vi potranno capitare, dimenticate lo schifo che ogni giorno vi circonda, sarà un’ottima terapia. Provare per credere, parola di Mom Blaster!

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CambiaMò Musica: Dalla Terra dei Fuochi alla Terra dei Suoni

Written by Live Report

Una serata all’ insegna del Reggae e all’amore per la città di Napoli, questo il succo del CambiaMò Musica che ha visto esibire Martedi 22 Luglio tantissimi artisti partenopei. In una serata grigia e piovosa quasi autunnale (a Luglio?) si cela al Sea Legend di Pozzuoli un evento veramente memorabile che vede protagonisti artisti di un certo rango come: Marcello Coleman che in passato ha fatto parte degli Almamegretta, Valerio Jovine uno dei favoriti di J-Ax alla trasmissione The Voice finita circa un mese fa e fratello di Massimo “JRM” Iovine un membro membro dei 99 Posse e i Capone Bungt Bangt che sono una chicca dell’ Underground napoletano. L’evento vede effettivamente l’esibizione di tanti artisti ma per svariati problemi riesco ad arrivare a metà serata, per mia fortuna nel momento più caldo, pensate solo che hanno cominciato a suonare dalle 19:30. Appena arrivato al locale mi ritrovo Pino Mosca presentare l’artista che dovrà esibirsi, è Marcello Coleman con il suo Reggae. Coleman è un musicista di un certo calibro noto anche per le sue capacità di mantenere il palco, in questa data ha dato prova di se con canzoni come “Terra Morta”, la stupenda “Acqua Santa” e “Babilon Will Fall”; lui un ragazzo alla mano e appassionato del genere, abbraccia, stringe la mano e dedica calorosamente del tempo ad amici e fan alla stessa maniera. Subito dopo arriva il momento di Valerio Jovine, molto acclamato dal pubblico; anche lui spende stupende parole  per la nostra bella Napoli incitando i cittadini a non trascurarla e lo fa con “Napulitan” e “O’ Reggae e Maradona”. E’ il turno di Mariotto Maylon F.B.M. In questo momento troviamo un palco sovraffollato, il Rap di questi ragazzi è eccezionale, si sente la rabbia e lo sfogo con canzoni come: “Terra Nostra”, “Trip’N’Roll”, “Nennella”, “Amianto” e “Wè Carmè”. Arriva il momento di un gruppo che da tempo ero curioso di ascoltare: Capone & Bungt Bangt. Questi ragazzi pionieri dell’ eco music mondiale suonano con tubi, fusti e percussioni di diversi tipi, a detta da loro con i materiali riciclati e la prova di Maurizio e soci è stata a dir poco stupefacente. Senza dubbio la canzone che più ha emozionato è stata, almeno per il sottoscritto, “Napule Simme Nuje” ma comunque hanno fatto la loro splendida figura anche “Lisca di Pesce” e “Bianca”. Il successivo gruppo Aldolà Chivalà unisce musica e teatralità, anche il loro show è stato ammirevole, ci hanno fatto divertire con il loro sarcasmo e la loro ironia. I pezzi presentati sono: “Nu’ Voglio Ascì”, “Veleno” e “Discontinuo”, insomma un ottima prova anche per loro. La chiusura della serata spetta a gran sorpresa ai Peppesmith del Prof. Ciro Mattei. Dico a gran sorpresa perchè essendo il gruppo nato da poco mai mi sarei aspettato facessero da headliner dell’evento. Ad ogni modo con i Peppesmith arriva un pò di sano Rock, la band è in forma e piena di grinta, peccato che a fine serata in molti si sono persi la loro esibizione perchè ritornati nelle proprie tane, Mattei e soci infatti si sono ritrovati a suonare dinanzi ad un pubblico dimezzato. A dirla tutta è stato un peccato per gli assenti, i Peppesmith prima con “Soul Sacrifice”, poi con “L’ Uomo Sulla Luna” ed infine con “Spread & Belfegor” hanno divertito e fatto ballare oltre che accendere qualche lampadina riflessiva nelle menti dei presenti. Durante la serata infine, c’è stato un piccolo show del comico Emiliano Petruzzi che tra una battuta e l’ altra ha strappato un gioioso sorriso al pubblico napoletano. Prima di concludere non dimentichiamo gli artisti che hanno suonato prima di questi citati, che purtroppo non sono riuscito ad ascoltare per cause di forza maggiore; ad ogni modo ricordiamo anche: O Xangò con Iermano e Sollo, Federica Cardone e Ornella Mancini ovvero le due donne della serata, Marco Zurzolo, Luigi Iannuzzi e La Maschera in collaborazione con Raffaele Bruno. E’ terminata cosi una magnifica serata all’ insegna dell’ Arte e della Cultura Partenopea, un omaggio alla bella Napoli che non smette mai di sperare.

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Almamegretta 18/01/2014

Written by Live Report

Sabato diciotto Gennaio, l’Arenile di Bagnoli (NA) era pieno di gente; in molti erano accorsi per ascoltare un gruppo napoletano di grande spicco, storico senza ombra di dubbio: gli Almamegretta. Arrivo al locale giusto in tempo, dieci minuti prima che Raiz e soci iniziassero lo show. Il pubblico era variegato e poteva capitare di imbattersi nell’adolescente, come nella milf, nel fighetto o nel tipo alternativo che ogni tanto rotolava uno spinello; insomma, questo show degli Almamegretta erano in molti a non volerselo perdere, compreso il sottoscritto che nutre una grandissima stima per il gruppo protagonista della serata. L’esibizione fila liscia, tutto sommato, tra grandi classici e qualche pezzo più da intenditori e fanatici. Lo stile è sempre quello, l’energia anche e l’unica pecca, se devo essere sincero, che ho notato e che anche altri colleghi hanno sottolineato, è stata la voce di Raiz. Non tanto per stonature o altro del genere ma più banalmente perché troppo spesso coperta dai suoni, probabilmente non proprio per un errore tecnico ma per una precisa scelta della band, scelta certamente da rivedere e sulla quale c’è molto da lavorare. Le canzoni proposte, come già accennato, sono chiaramente quelle perfette per accontentare un po’ tutti, andando a pescare le più rappresentative di ogni album, magari concentrandosi maggiormente su Controra, il loro ultimo disco. Ottima l’esecuzione e quindi da sottolineare per quanto riguarda “Amaromare”, “La Cina È Vicina”, “O Sciore Cchiù Felice” e “O Buon e o Malament”.

La chiusura dello show spetta alla bellissima e riuscitissima “Nun te Scurdà”, canzone che tutto il pubblico dimostrava di conoscere a memoria e non pare un caso che Raiz l’abbia lasciata cantare per buona parte ai suoi sostenitori; mentre il palcoscenico per l’ultimo respiro è tutto per l’immancabile “Sanacore”. Era la prima volta che sentivo gli Almamegretta dal vivo; il loro è uno show suggestivo, soprattutto se gustato, come è capitato a me, in compagnia di un paio di birre e un bel pacchetto di Marlboro. Personalmente appena avrò una nuova occasione di ascoltarli live non ci penserò due volte e correrò subito da loro.

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Deadburger Factory – La Fisica delle Nuvole

Written by Recensioni

Non c’è modo di parafrasare esaurientemente tutto il mondo che c’è dietro al progetto Deadburger. Loro stessi si qualificano work in progress permanente, con una line up che varia, secondo le esigenze, da due a otto elementi e allo stesso modo è impossibile raccontare in poche righe i tre cd che combinano La Fisica delle Nuvole, considerando che gli stessi possono essere visti sia come singole opere a se stanti sia come parte unica di un progetto più grande, prima scheggia del dittico Mirrorburger. Cercherò dunque di dirvi il più possibile senza stancare ma il suggerimento resta quello di visitare il sito web della band e trovare il modo di avere tra le mani il cofanetto. Dentro lo stesso scoprirete oltre ai dischi un booklet di settantadue pagine che illustra alla perfezione tutto quanto. Si tratta di tre dischi distinti, per titolo, esecutori, idee sostanziali e sonorità che però, in qualche modo, posso essere inglobati sotto la stessa luce. Le stesse cover hanno senso distintamente ma accostate formano un disegno nuovo e più voluminoso.

I tre album de La Fisica delle Nuvole muovono da alcune idee essenziali che riconducono a un nuovo modo di vedere la musica, antico se vogliamo, ma che oggi sembra quasi impensabile viste le dinamiche di godimento del pubblico. Nell’epoca attuale non c’è tempo per ascoltare long-playing, non c’è tempo per ascoltare due volte (da qui l’utilizzo di forme canzoni sempre più banali), non c’è tempo per ascoltare l’album nella sua interezza. Proprio questa necessità di ridare alla musica le sue tempistiche e il suo ruolo di opera d’arte è il primo scheletro del tutto. Altra idea di base è il ruolo dell’immagine che si lega alla musica, visione intesa non come necessità di apparire e quindi rubare l’attenzione attraverso strumenti televisivi e promozionali ma come occorrenza per completare il godimento dell’opera come arte. Il booklet quindi diviene non solo il mezzo attraverso il quale mettere per iscritto i testi, i ringraziamenti e i dettagli di band e album ma anzitutto l’espediente attraverso il quale ostentare la musica dei Deadburger in chiave fumettistica (la band ha lavorato alle opere visive, che poi sono state esposte nella galleria d’arte contemporanea Studio Rosai di Firenze col fumettista Paolo Bacilieri) cercando di recuperare ed esprimere il gusto per il fantastico, l’immaginazione e il suo potere tramite la manualità, la penna, il colore, il disegno.

Dentro il booklet troviamo le info sugli album divise in quattro almanacchi suggeriti dai titoli dei dischi mentre la composizione di testi e immagini è una versione alternativa della rubrica “forse non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica; cosi come i caratteri del titolo dell’almanacco sono gli stessi di quello di Benjamin Franklin, il Poor Richard, da cui il nome del robot che anima le scene dei Deadburger, Poor Robot. Come detto, i Deadburger possono essere duo come supergruppo ed è anche questo il motivo per cui il quinto lavoro (volendo considerare i tre cd come opera unica) è firmato dalla Dedburger Factory. Se Puro Nylon (100%) è griffato da tre (Nistri, Casini, Vivona) dei membri dei Deadburger, infatti, nel secondo cd, lo split Micro-Onde/Vibro-Plettri, manca Vivona mentre il terzo che da titolo al tutto è a nome della band stessa. Da qui l’idea di usare il concetto di Factory da aggiungere al più preciso Deadburger (la nascita del nome può essere svelata leggendo libretto o sito web).

Che cosa può però nascondere un progetto all’apparenza cosi complesso? Come si può evitare che il contorno non soffochi il sapore della musica che dovrebbe solo accompagnare? Quanto sostanza e contenuto riescono a reggere il peso di una forma tanto curata? Chiariamo innanzitutto che la proposta sonora dei Deadburger non è, come avrete capito, adatta ai palati più semplici. Si tratta di sperimentazione ma non certo del tipo eccessivamente ostico, cacofonico, difficile da ascoltare, molesto. Anzi, la band mantiene ferme le strutture tipiche della Rock band, utilizzando strumenti adatti anche a un pubblico Pop, scegliendo le strade della sperimentazione che vogliono aprire nuovi varchi al classicismo. L’ossimoro in musica non è mai un pasto facilmente digeribile ma qui la Factory riesce perfettamente a mettere uno di fianco all’altro composizione popolare e sperimentazione, finendo per rivolgersi a un pubblico che probabilmente non esiste come tale.

Il primo disco, Nylon (100%), mette sul piatto la novità degli archi, affiancati da chitarre, fiati e voce che decanta le poesie dello stesso Tony Vivona. Gli otto brani mostrano tutti una struttura basata sul continuo dialogo tra soggetti antitetici. Il suono che ne esce rende esattamente l’idea di musica sperimentale per la gente. Echi industriali (“Readymade / 1940 / Madre”) si alternano a elettronica fatta a mano, pochi secondi di opere come il Socrates di Erik Satie filtrate fino a creare qualcosa di nuovo oppure ricomposte in strutture precise (“Variazioni su un Campione di Erik Satie #1:RE”, “Variazioni su un Campione di Erik Satie #2 L’INGANNO E 3 IL POETA”, “Variazioni su un Campione di Erik Satie #4 LA PELLE), canzoni più classiche, a modo loro (“Oltre / Slow Emotion”), richiami al mondo Jazz (“Obsoleto Blues”), psichedelia (“In Ogni Dove”) e sperimentazione oscura (“Ancora Più Oltre”). Ogni brano meriterebbe una recensione a se ma non potendo dilungarmi oltre resta da mettere sul piatto lo Split, cd numero 2. Qui entriamo in un campo totalmente strumentale. Un po’ alla maniera dei maestri Matmos, nei primi quattro brani tutto prende forma come rielaborazione di suoni prodotti semplicemente da un forno a microonde, mentre le quattro restanti tracce si basano sulla chitarra suonata per lo più con plettri bizzarri come un fallo cromato a pile, rotori per lecca lecca Chupa Pops e uno stimolatore clitorideo Play della Durex. Il risultato è il disco più bello del trittico o forse semplicemente il più vicino alle mie esigenze, pieno com’è si psichedelia cosmica, sperimentazioni, Dub industriale, tribalismi elettronici.

Il terzo Cd, il terzo album è la parte più importante di tutta l’opera, quantomeno perché gli otto brani sono totalmente a firma degli otto Deadburger (nel finale diventeranno tredici, grazie alla presenza di Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli (Calibro35, Mariposa, Afterhours), Une Passante e Marina Malupolus (Almamegretta). Per la prima volta l’orchestra psichedelica si mette al servizio della forma canzone, che qui, seppur spesso sottoforma di Spoken Word, è rappresentata nella maniera più consona. Attitudine Jazz e psichedelia fanno da contorno a parole precise che si stagliano su improvvisazione e progettazione che spaziano dal Krautrock alla World Music, fino al Progressive e il Cantautorato. Come detto, dei tre è questo l’album più corposo, più caldo, più pieno di sé, anche se non è questo il preferito dal sottoscritto. Tanta sperimentazione che punta sulla teatralizzazione della musica un po’ nell’accezione propria dei Nichelodeon ma senza scivolare nella ricerca di esasperazioni vocali.

C’è un po’ di tutto dentro i tre album che compongono La Fisica delle Nuvole e forse quello che manca è solo una vera capacità di innovare. Probabilmente però non è questo l’intento ultimo della musica sperimentale; osare, rischiare non tanto per creare un nuovo modo di comporre ma piuttosto per coinvolgere l’orecchio e abituarlo a percepire la musica sotto punti di vista diversi. La Fisica delle Nuvole è un’opera d’arte perché non si limita a mostrarsi ma ti penetra fino al midollo scavando e sputando le parti di te più nascoste, spingendoti a dubitare di te stesso, delle tue sensazioni, delle tue emozioni, del tuo essere. La Fisica delle Nuvole è musica talmente alta che basta per rendere più accettabile il resto.

P.s. merita due parole il Dvd contenuto nel cofanetto nel quale si trova il videoclip “Micronauta” (cd 2), per la sceneggiatura di Vittorio Nistri e disegni e animazione di Andrea Cecchi. Si tratta di un’opera cosmica abbastanza semplice, che parte da Stanley Kubrick e finisce in un forno a microonde per sviluppare temi come il dualismo tra la pragmaticità e l’assoluto. Una clip senza troppe pretese in fase estetica ma piena di spunti in quanto a contenuti. Per ora non visionabile se non in gallerie d’arte o rassegne di cortometraggi.

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À L’Aube Fluorescente a VOCI DAL SUD SUMMER FESTIVAL 2013

Written by Senza categoria

Freschi vincitori del Volume 4 del nostro concorso AltrocheSanRemo e finalista, il 31 agosto, di Streetambula (il nostro primo live contest) a Pratola Peligna  À L’Aube Fluorescente sarà presente tra pochi giorni al VOCI DAL SUD SUMMER FESTIVAL 2013. La band si esibirà nella data d’apertura, il prossimo 8 agosto, insieme, tra gli altri, a MEG, JOVINE ed ETTORE GIURADEI mentre nelle date successive, saranno presenti tanti altri artisti come FABRI FIBRA, LA BANDA DELLA POSTA (Vinicio Capossela presenta), ASIAN DUB FOUNDATION e ALMAMEGRETTA. Presente anche Martino Adriani, vincitore del Volume1 di AltrocheSanRemo. Ecco il programma completo.

8 Agosto
MEG
JOVINE – ETTORE GIURADEI
Musicamanovella – Grammophone – Diodato – Libera Velo
Delibra – Pagliarulo – Heartzquake DjzPhast – Hot Fetish Divas
À l’Aube Fluorescente – Collettivo Skakkomatto
BIGLIETTO €11.00+1.50

9 Agosto
FABRI FIBRA special guest CLEMENTINO
Moda Loda Broda – Sidd – Leandro Jafet – Trc – Ndò
Tonico 70 from funky pushertz / dint recordz – I Pezzi di Merda
BIGLIETTO €20.00+3.00

10 Agosto
VINICIO CAPOSSELA presenta LA BANDA DELLA POSTA
Esclusivo spettacolo al parco dei mulini (San Pietro al Tanagro)
Tommaso Primo   – L’Erba Sotto l’Asfalto – PopTones – Yes Daddy Yes
Esercizi di base per le cinque dita – No strings Left – Martino Adriani – Fadà – Beltrami – Victorzeta e i Fiori Blu
Dj Set: Giovanni Inglese plus Luigi Gargano (Live Keyboard).
BIGLIETTO €15.00+2.00

11 Agosto
ASIAN DUB FOUNDATION
ALMAMEGRETTA
INDUBSTRY – TORREGGAE – OMOSUMO
Andrea Labanca – Basilisky Roots – Tough Tone
Sonatin For a Jazz Funeral – War Children – Carbonifero – Capobanna sud
BIGLIETTO €20.00+2.00

ABBONAMENTO 4 GIORNI € 35.00 + 5.00
AREA DJ
TEATRO
ARTE
SPORT E AVVENTURA
FREE CAMPING – FREE   WI-FIlogGen

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Voci dal Sud Summer Festival: il calendario

Written by Senza categoria

Si terrà allo Stadio Comunale di Sant’Arsenio, in provincia di Salerno, dall’8 all’11 di agosto il Voci dal Sud Summer Festival, con un ricco calendario pieno di ospiti di prestigio. Per informazioni sui costi e gli orari, visitare il sito di Area Live. Segue calendario.

giovedi 08 agosto 2013
MEG + special guest

venerdi 09 agosto 2013
Fabri Fibra feat. Clementino
(unica data in Campania)

sabato 10 agosto 2013
Vinicio Capossela e la Banda della Posta
(al parco dei mulini di San Pietro al Tanagro)

domenica 11 agosto 2013
Almamegretta & Asian Dub Foundation

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Nuovo album per gli Almamegretta

Written by Senza categoria

La Controra è il nuovo disco degli Almamegretta in uscita il 28 Maggio. La band, dopo la partecipazione a Sanremo, torna con questo nuovo album di 11 tracce pieno di collaborazioni da Enzo Gragnaniello a James Senese a Gaudi, anticipato dai singoli Mamma non lo sa e Onda che vai, in gara a Sanremo, e dal singolo La cina è vicina.

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Raiz e Radicanto al Fasano Jazz 2013!

Written by Senza categoria

Martedì 4 giugno, seconda serata della XVI edizione della rassegna Fasano Jazz Festival: la formazione pugliese e la grande voce partenopea in un atteso concerto di omaggio agli Almamegretta. Jazz, musica dal mondo e dal mediterraneo in un’attesa performance all’aperto, che inizierà alle ore 21 sul sagrato della Chiesa Matrice.

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