Stanzini Can Be Allright (e anche noi, grazie ai Bee Bee Sea)

Written by Recensioni

Il nuovo album della band di Castel Goffredo è un inno al DIY e alla musica nella sua essenza più pura e primigenia.
[21.11.2025 | Wild Honey | garage rock, power pop, garage punk]
Contro il tedio e la normalità.

“Credo che questa sia una delle tante dimostrazioni che non sono i posti o le possibilità a render le cose possibili, ma le persone.” Senz’altro mi perdonerà l’inarrestabile e appassionato Franz Barcella, le mani sempre ben immerse in quell’impasto dolce e selvaggio che è la sua Wild Honey Records, per aver citato letteralmente un estratto da un suo recente post su Facebook.

Ma andiamo con ordine. Qualche domenica fa, complice la noia di un fine settimana immerso nel nulla cosmico delle prime settimane di novembre, indosso la mia ormai consumata t-shirt dei Descendents e parto. I Bee Bee Sea presentano in anteprima il loro nuovo album, dall’irresistibile titolo: Stanzini Can Be Allright. Dove lo fanno? In una desolata zona industriale appena fuori Milano, più precisamente nel grigio capannone di una fabbrica dove si stampano dischi in vinile.

Basta davvero poco per accendere un tocco di colore. Promozione solo tramite passaparola, niente eventi iperpubblicizzati, zero maledetta FOMO; solo una gran voglia di partecipare per il puro gusto di divertirsi, di sostenere una band capace di dare provocatori calci in culo al tedio delle strade piatte di una sbiadita provincia lombarda.

Nell’attesa che Wilson Wilson, Giacomo Parisio e Andrea Onofrio attacchino a suonare su un palco improvvisato, fra distese infinite di scatole di cartone, angoli di copertine e test pressing circolano lattine di Moretti, macchine fotografiche istantanee, volti che magari non conosco ma sono certa di aver già visto. 

Bee Bee Sea © Gloria Pasotti
Un disco fatto di persone, per le persone.

Solo qualche ora dopo, durante il concerto, l’ultima fatica dei Nostri verrà stampata in una speciale edizione limitata, il vinile di un colore ignoto fino a qualche minuto prima di iniziare (ne è uscito uno strepitoso rosa confetto, ndr); mentre da un lato si sfornano dischi freschissimi, dall’altro il nostro trio svela un’effervescente tracklist davanti ad uno scatenatissimo pubblico.

Sembra di essere a casa, è tutto perfetto; è DIY, come i Bee Bee Sea stessi ci insegnano; è ROK (sic!), quello sfrenato ibrido fra psych rock, punk e garage, in grado di risuonare così potente nel vuoto abissale dell’asfittica pianura fra Brescia e Mantova da aver dato vita ad una vera e propria vibrante scena musicale. Giusto per farvi un esempio, siete mai stati al Metapalooza Festival, in quel di Castel Goffredo (MN)? Se la risposta è no, vi consiglio di mettervelo in lista per il prossimo anno.

Ecco, è proprio al Metapalooza Festival e a quell’iconico, sgangherato supermercato abbandonato trasformato all’occorrenza in palco che ripenso, quando cito le parole di Franz che declama a gran voce che non sono le opportunità o i posti a rendere possibili le cose, bensì le persone. Stanzini Can Be Allright è un disco fatto anche di persone, di radici che non si deteriorano, legami indissolubili, luoghi poco interessanti che si trasformano in opportunità, voracità e veracità.

Francesca Prevettoni
Il Midwest è dentro di noi.

“Quando non c’è niente di buono intorno a te, meglio che formi una band”: non è un mantra motivazionale pescato chissà dove, bensì la frase che da anni campeggia sul profilo Bandcamp dei Bee Bee Sea. A livello di stimoli, vita sociale e opportunità, la zona a cavallo tra le province di Mantova e Brescia non credo differisca molto dall’Abruzzo interno in cui sono nato e cresciuto, e quelle parole le ho sempre fatte mie pur non avendo mai messo in piedi un gruppo musicale – del resto non ne avrei affatto le capacità, né tantomeno il coraggio o la forza.

Il trio di Castel Goffredo occupa un posto speciale nel mio cuore: se mai dovesse capitarvi di parlare di musica con il sottoscritto, sappiate che a un certo inevitabilmente tirerò fuori la mia massima secondo la quale i Bee Bee Sea sono la miglior band italiana degli ultimi venti anni. 
Sarà vero? Falso? Esagerato? A chi importa, a me viene naturale dirlo e pensarlo e va benissimo così.

Sono la miglior band italiana degli ultimi vent’anni perché sono bravissimi eppure sembra che non ci abbiano mai creduto fino in fondo, perché quando non li ascolti non diresti mai che sono nostrani, perché con alcuni pezzi avrebbero davvero potuto spaccare il mondo e invece non l’hanno mai fatto e sono quasi felice di questo, perché a me chi vince annoia da sempre (riflesso del fatto che io in primis sono un perdente nato? E chi lo sa).

Resistenza sotto forma di musica.

Detto questo, parlare del nuovo disco è quasi pleonastico. Attenzione, non perché non sia interessante o godibile, anzi. Il fatto è che la formula sonora della band lombarda è ormai così consolidata, convincente e riconoscibile che spendersi in chissà quali elogi potrebbe apparire un mero esercizio di stile.

C’è il power pop scanzonato di You, la semi ballad di Memories of Another Life, il garage pop appetitoso di Angels, il garage rock a tinte egg punk di Keep It Cool. E, quel che più conta, c’è quella irrefrenabile voglia di non prendersi mai troppo sul serio, cosa ormai abbastanza rara in certi ambienti.

Il trittico di It’s All About the (Slow, Fast) Music – che già dal titolo appare come un vero e proprio manifesto ideologico – intercetta poi alla perfezione le diverse anime sonore del gruppo, una sorta di compendio di quello che i tre sanno fare meglio: suonare al tempo stesso melodici e incisivi, rallentati e irrequieti, in barba a qualsivoglia tipo di etichetta o genere.

Ogni nuova uscita dei Bee Bee Sea non va presa e considerata solo dal mero punto di vista musicale: andrebbe innanzitutto vista come una riaffermazione del fatto che, sebbene ormai il capitalismo musicale spadroneggi a destra e a manca senza alcun tipo di freno, qualche sacca di resistenza – magari piccola, flebile, appena percettibile, ma dannatamente reale – esiste. A volte basta davvero poco, per sentirsi meno solə.

Stanzini Can Be Allright. Pure noi, ogni tanto. Anche se viviamo tra Mantova e Brescia. O in Abruzzo. O chissà dove. E ce lo meriteremmo pure, onestamente.

Vittoriano Capaldi
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Last modified: 21 Novembre 2025