Se il mainstream derubasse l’indie

Written by Playlist

L’autore Sony Vincenzo Colella presenta la playlist alternative più pop che ci sia.

Appassionato di musica fin da bambino, Vincenzo Colella, originario di Pratola Peligna in Abruzzo, inizia a scrivere le sue canzoni a quindici anni; a ventitré, nel 2018, arriva alla firma di un contratto editoriale con Sony/ATV che lo porterà a collaborare e scrivere con diversi artisti della scena pop italiana.

Un mondo, quello delle major e della musica commerciale, distante da quello di Rockambula ma che dobbiamo tenere in considerazione perché si tratta poi di quella musica che finisce a fare i grandi numeri, che si tratti di vendite, ascolti o biglietti di concerti. Oltretutto, negli ultimi anni, la differenza tra musica pop commerciale e musica indie – o itpop – si è ridotta moltissimo, e l’ultima conferma arriva dalle presenze a Sanremo di artisti come Pinguini Tattici Nucleari, Zen Circus, Bugo e tanti altri.

Nella speranza che un giorno si possa tornare a domandare a Colella qualcosa di più sul suo mondo e sul lavoro di autore, nel frattempo gli abbiamo chiesto di realizzare per noi una playlist con le canzoni di quegli artisti alternativi e indipendenti che avrebbe voluto scrivere lui, o meglio, che avrebbe voluto potessero finire in mano ad una major così da essere ascoltate dal grande pubblico. Del resto è questo che sognano tutti, no?

Prima però, vi lasciamo alle sue parole:

Nel 2016 abbiamo assistito a una rivoluzione arrivata al culmine del punto più basso raggiunto dalla scena mainstream italiana. Il problema era proprio, lo slash tra mainstream e pop e il fatto che i due termini fossero diventati sinonimi. Questo aveva creato un monopolio che a sua volta ha dato vita a un circolo vizioso di cliché formali e sostanziali cui quasi ogni artista si atteneva. Il rap era in ascesa, eppure tv e radio sembravano non accorgersene; per partecipare a Sanremo era necessario aver fatto un talent negli anni precedenti e per vincerlo, dovevi aver vinto Amici l’anno prima.

La prima metà degli anni ’10 è stato un vero incubo per la scena pop italiana. Poi, quattro anni fa, proprio il pop è inciampato su indie e trap. Non parlo solo di classifiche, ma anche di stile, vocabolario e librerie sonore e sempre più artisti indie e produttori trap hanno iniziato a prestare penna e macchine ad artisti pop. Esistono una marea di pubblicazioni che hanno raccontato questa rivoluzione, spiegandone cause e conseguenze nei dettagli, perciò non serve che lo faccia anch’io ora.

Farò altro: sperando che questa contaminazione non finisca per omogeneizzare ancora tutto il mainstream creando un nuovo pop in un cui un artista canti frasi di Gazzelle sulle basi di Sick Luke, voglio lasciarvi una playlist di canzoni non mainstream ma che meriterebbero di essere ascoltate da tantissime persone perché hanno qualcosa di speciale e genuino. Dalle bellissime produzioni notturne di Non esco e Maledetto lunedi, alla melodia eriosa, distesa e liberatoria ddel ritornello di Estate#1107; dal climax di Cemento Armato con un crescendo di due minuti di strofa che implode in un ritornello infinito, vuoto prima, pieno e straziato da un amore non ricambiato poi a Da qualche parte dei Diamine, pezzo che in mano a Luca Carboni sarebbe passato in radio per un autunno intero. E poi c’è la provincia emiliana di Buio e campana di Mai stati in serie A che ascolto quando sono a Milano e mi manca Pratola. Buon ascolto!

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Last modified: 6 Maggio 2020

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