RE: diesis #05.2020 “Farina di quale sacco?”: il plagio musicale

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Molto spesso si sente gridare al plagio, con artisti sempre più agguerriti che rivendicano la paternità di una melodia.

A volte la vicenda si chiude con sterili polemiche sui social network, altre volte con accordi milionari.

La legge sul diritto d’autore non contiene una definizione di plagio, ma vieta alcune condotte riconducibili al plagio o alla contraffazione.
Il plagio è l’azione di appropriarsi di un’opera creativa altrui tutelata dal diritto d’autore, di una sua parte, dichiarandosi autori della stessa.
Si parla di contraffazione, invece, in presenza dello sfruttamento economico abusivo di un’opera (ad esempio fenomeno della cd. pirateria musicale). In generale, è possibile che una condotta sia riconducibile all’una o all’altra fattispecie o ad entrambe.

In musica il plagio è un argomento piuttosto spinoso e difficile da provare, in quanto non si può fare riferimento ad una regola generale sempre applicabile, ma è necessario analizzare caso per caso le caratteristiche dei brani coinvolti.

Ciò che è certo è che l’esclusione del plagio in caso di appropriazione di un ristretto numero di battute è soltanto una leggenda metropolitana. Innanzitutto, affinché vi sia plagio è necessario che l’opera plagiata sia creativa, cioè che sia nuova ed originale, quindi che si distingua dalle altre opere precedentemente create e che sia diretta espressione della personalità dell’autore. Quest’ultima si forma attraverso la sedimentazione di tutti gli elementi derivanti dalla formazione, dall’ambiente culturale e sociale, dall’influenza di altri artisti e del patrimonio musicale comune.

Come già visto nel primo articolo del 2020 di questa rubrica, la tutela del diritto d’autore è riconosciuta anche qualora sia presente un livello minimo di creatività. Non si può parlare di plagio nei casi in cui l’opera plagiata, a sua volta, si basa su un’opera precedente (come è stato nel caso storico che ha visto Al Bano contro Michael Jackson, in cui il plagio è stato escluso per difetto di originalità di entrambe le canzoni, somiglianti al brano degli Ink Spots, Bless You, del 1939).

LA VALUTAZIONE DEL PLAGIO

Si tratta di una operazione particolarmente delicata, che non deve limitarsi ad una semplice comparazione della melodia, ma deve riguardare le caratteristiche dell’intero brano nonché quelle degli elementi plagiati e il ruolo che questi ultimi hanno nel conferire identità ed originalità al brano stesso. È innegabile, però, che l’inquadramento in specifici generi musicali possa indurre un autore o compositore all’utilizzo di stilemi, cliché e combinazioni armoniche oramai consolidate e tipizzate. Proprio in riferimento ad alcuni generi musicali, in particolare alla musica leggera/pop, in cui le possibilità compositive sono ridotte da necessità espressive e stilistiche, è stato riconosciuto in alcuni casi il cd. “plagio involontario”, in cui la somiglianza tra due opere distinte è del tutto casuale, frutto di una appartenenza ad un genere stilistico che per identità utilizza determinate modalità espressive.

Quelle di seguito elencate sono alcune delle numerose ed eclatanti controversie per plagio che si sono susseguite negli anni.

Anthony Newley, Why (1959) / Bing Crosby, In a little spanish town (1956)
Vanilla Ice, Ice ice baby (1989) / Queen e D. Bowie, Under pressure (1981)
Michael Jackson, Will you be there (1991) / Al Bano, I cigni di Balaka (1987)
Luis Bacalov, Il postino (1995) / Sergio Endrigo, Nelle mie notti (1974)
The Verve, Bitter sweet symphony (1997) / The Rolling Stones, The last time (1965)
Coldplay, Viva la Vida (2008) / Joe Satriani, If I could fly (2004)
Robin Thicke e Pharrell Williams, Blurred lines (2013) / Marvin Gaye, Got to give it up (1977)
Ed Sheeran, Thinking Out Loud (2014) / Marvin Gaye, Let’s Get It On (1973)
Lana Del Rey, Get free (2017) / Radiohead, Creep (1993)

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Last modified: 20 Ottobre 2020