Lo speciale estivo, con il meglio dei mesi più caldi. Perché tra l’ombrellone e lavorare con 38° non si smette mai di ascoltare musica incazzata (e triste).
L’estate sta finendo, ma noi abbiamo già ricevuto un nuovo disco dei Raein e un nuovo disco dei Fine Before You Came, mancano un paio di mesi all’arrivo dei City of Caterpillar in Italia e ci stiamo ancora riprendendo da Third Impact Fest e Italian Party. Voi come state? Pronti per un tuffo nel best of di questi tre mesi estivi?
First Day Back – Forward
[01.06.2025 | autoprodotto | emo, indie rock, post-hardcore]
Abbassi le tapparelle, ti butti sul letto, lanci le Converse per terra e dalla finestra arriva un po’ di brezza oceanica, mentre in lontananza senti le onde infrangersi, con la fragranza intensa della salsedine che si diffonde nella tua stanza. Sei a Santa Cruz, stai crescendo, sei ancora giovanissimo e ti metti le cuffie per isolarti un attimo nel tuo mondo. Questo è l’universo dei First Day Back che il primo giugno sono usciti con questo Forward, un disco che lavora davvero pensando avanti. Auto-prodotto in casa, un album grezzo e diretto che sorprende per maturità compositiva, con un emo dolce e tenue che attinge sì dalle venature Midwest, ma soprattutto dalle distorsioni ‘90s post-hardcore meno canoniche, di scuola Eldritch Anisette. Una voce femminile che sa spezzarsi, con dei riff che sanno rinvigorirsi, una parte ritmica mai banale e dei tappeti atmosferici che ti fanno respirare profondamente, anche grazie all’uso ben dosato di violino e armonica. Ci sono pure le chitarrine delicate, ma soprattutto c’è un trittico Us – Gone On – Lines che ci fa puntare su di loro per il futuro a suon di “When there’s fighting I can’t” cantato alla sfinimento. [Daniel Molinari]
Heaven Through Violence & Rosemary Nods Upon The Grave – Split EP
[02.06.2025 | Gallowdance, Larry, Zegema Beach, Severed | screamo, post-hardcore, emoviolence]
Non paghi di aver pubblicato a inizio anno uno dei migliori EP del 2025, i Rosemary Nods Upon The Grave raddoppiano, e decidono di rendere quest’estate ancora più rovente con uno split insieme ai bostoniani Heaven Through Violence. Due tracce a testa, una dozzina di minuti in totale, per una scorpacciata di screamo ed emoviolence al fulmicotone, con say no elegies for the melting stone degli HTV a piroettare su sé stessa tra sgasate improvvise e un lento crescendo spoken word centrale, prima che six are the walking ways faccia terra bruciata in poco più di 70 secondi. A quel punto tocca ai Rosemary Nods Upon The Grave, la cui Every River Will Meet The Sea profuma di Massa Nera, mentre Every Sorrow Will Have Its Day troneggia sulle spalle di un riff tanto semplice quanto efficace, chiudendo uno split che certifica l’ottimo stato di salute di queste band.
Sport – In Waves
[21.06.2025 | Adagio 830, La Agonia de Vivir, Bigout, Dog Knights, Inhumano, Nasty Cut, Not Sorry, Panique! Paniek!, Pike, Shove, Shore & Woods, Sonatine Produzioni, La Tête d’Ampoule, Vitriol, Voice Of The Unheard | emo, math, indie rock]
Nove anni dopo il precedente Slow, tornano i francesi Sport e un pochino sembra che non se ne siano mai andati. Sarà che questo emo/math suonato così di cuore non stanca mai, sarà che l’avvicinamento a In Waves è stato particolarmente vivace per noi italiani (6 date nel Belpaese tra 2024 e 2025), ma questo quarto album degli Sport suona perfettamente coerente, organico e soprattutto giusto. Sarà l’incedere midtempo e ottimista dell’iniziale Life, saranno i riff letali come shuriken di brani come la title-track, Pacific Pearl o Another Day, sarà che già i singoli Caveat e Are You There? avevano messo in tavola quello che sarebbe stato In Waves: un disco crudo, sincero, incredibilmente divertente e vitale, pregno di quello spirito DIY che ha da sempre contraddistinto i ragazzi di Lione (e infatti quattordici label si sono unite per la release) e che ci riporta in un’insenatura della nostra memoria in cui il tempo non scorre più.
Chevalier – Un dolore a cui non so dare nome
[25.06.2025 | autoprodotto | emoviolence, screamo]
Ci sono rari casi in cui ascoltare una band trascende il semplice “ascolto delle canzoni”, perché la registrazione riesce nell’impresa di comunicare qualcosa in più. Nel caso di Chevalier è stato il trasporto, che nei 10 minuti di questo Un dolore a cui non so dare nome mi ha accompagnato quasi strattonandomi per la maglietta, risucchiandomi dentro questi brani e colpendomi ad ogni riff, ad ogni rullata, ogni volta che un urlo diventava fango nel marasma o acqua limpida nelle aperture più melodiche. Band giovanissima, qui all’esordio, ma è evidente che a Forlì i germogli piantati da Raein, La Quiete, Riviera, Distanti, Neil On Impression e tutto il resto delle band che hanno plasmato la scena emo/screamo italiana hanno attecchito e bene. Un dolore a cui non so dare nome nasce e respira emoviolence, ma brilla di momenti screamo più classici che paiono usciti da La Fine Non è La Fine (Ora so ciò che nessun angelo sa, In forme lucenti e silenziose), in mezzo a tutto lo splendido caos che tributa sia gli Orchid che i Coma Regalia. Lo ammetto: dal vivo mi avevano colpito, ma ripulite dal caos del live queste 5 canzoni brillano di una luce unica.
Febuary – Run Like a Girl
[05.07.2025 | autoprodotto | screamo, emo]
Rinati come l’araba fenice dalle proprie ceneri, i Febuary speravano probabilmente di dare un netto taglio col passato con questo Run Like A Girl, EP che sancisce la reunion del gruppo e la nuova line-up a qualche mese di distanza dallo scioglimento.
E invece dove ci sono i Febuary c’è anche il drama, con l’ex bassista a sostenere di essere stata cacciata dalla band perché “non abbastanza emo”, e che il brano I Hope Everyone Remembers What You Were fosse in realtà un suo pezzo, qui trasformato in diss track nei suoi confronti.
Questo per la cronaca. A noi interessa qualcosa di tutto ciò? Assolutamente no, ci godiamo il ritorno della band senza troppe sovrastrutture e proclamiamo quanto segue: Run Like A Girl si mangia qualitativamente il debutto omonimo, barattando un po’ di quell’urgenza al vetriolo con saliscendi atmosferici e una produzione finalmente a fuoco, firmata da Jack Shirley. Piano, forte, trattieni, rilascia. Non solo furia ed emotività: questo EP è rivendicazione, è identità reclamata, è uno spazio di pura sopravvivenza.
Shizune – Breviario d’oblio
[05.07.2025 | autoprodotto | screamo, post-hardcore]
Cosa dobbiamo aggiungere sugli Shizune se non “bentornati”? La band veneta era discograficamente latitante dallo split con i Lytic del 2019, e questo Breviario d’oblio riallaccia i fili con il passato in maniera perfetta, nonostante ci sia voluto un bel po’ (parole loro). Dicono anche “avremmo voluto fare di più”, in perfetto stile Shizune, ma cosa si può aggiungere a queste 5 tracce che suonano come un perfetto compendio dello screamo italiano? Forse il significato, un disco sull’amore e sull’abuso, sulle ferite e l’importanza di chiedere aiuto. “Dei lividi restano sempre i segni / Nei ricordi” è il mantra che porta al rilascio della tensione in Introduzione alla complessità dell’essere, mentre Occulto, grimori e previsioni meteo prova a mettere l’orrore in poesia senza diluirne la durezza (“Scorrono tra i nodi d’acido i monologhi / Corrodono le certezze e proliferano tra le rime”). Ad un ascolto casuale è semplicemente un disco screamo eccezionale, con alcune tra le chitarre migliori ascoltate negli ultimi anni. All’ascolto più attento si apre un significato che non lascia spazio ad interpretazioni, e che taglia come una lama la tenda di omertà, paura e complicità dietro la quale noi uomini ci nascondiamo dalle nostre azioni.
Boneflower – Reveries
[25.07.2025 | Deathwish | screamo, melodic hardcore, post-hardcore]
Abituati a macigni screamo che rotolano a valle come valanghe, il nuovo album dei madrileni Boneflower stupisce per la dolcezza del suo approccio. Se il debutto Empty Rooms, Full Bodies giocava (come da titolo) tra i pieni e i vuoti del genere, il successivo Armour restituiva già una forma quasi definitiva del trio, con build up quasi epici che prendevano alla gola, una sezione ritmica che non lasciava prigionieri e una dinamicità tra urlato e cori clean che non aveva nulla da invidiare alle più blasonate band anglofone. Fast forward al 2025: la partecipazione alla compilation Balladeers Redefined per la Secret Voice di Jeremy Bolm apre ai Boneflower le porte del mondo, con la conseguente firma per la Deathwish e la pubblicazione di Reveries. Il disco ha sia una componente di novità (l’approccio morbido descritto prima, basti ascoltare la doppia voce melliflua di The Sun And The Moon, qualche riff più dolce del solito) sia una serie di brani solidissimi che cementano l’approccio catartico e diretto della band (Anniversary, Pomegranate, Estrella). La conferma che i Boneflower sono una delle cose migliori di una scena – quella spagnola – che lato screamo si conferma top 3 in Europa (e non è alla numero 3, e forse neppure alla 2).
Kerosene Heights – Blame It On The Weather
[15.08.2025 | SideOneDummy | emo, pop punk, indie rock]
Arrivati al difficile secondo album, i Kerosene Heights mettono un tassello importante nel mosaico della (quinta? sesta?) ondata dell’emo revival, guardando tanto a Glocca Morra e You Blew It! quanto ai Joyce Manor più corrosivi. L’atmosferica Sunsetting introduce un disco che alterna singalong pop punk (Waste My Time) e confessioni strappate dal petto (Ghosts, Love Spelled Backwards Is Love), sempre in bilico tra fragilità e furia. New Tattoo sembra già pronta a diventare un classico, con la stessa immediatezza dei Modern Baseball dei tempi d’oro. Non c’è nostalgia, però: la produzione di Billy Mannino mantiene bordi ruvidi ma nitidi, e la band di Asheville racconta tempeste personali e collettive senza manierismi, bensì con tanta voglia di diventare l’occhio del ciclone.
ennui – Eternal Wax Wings Eternal Sun
[20.08.2025 | Day Zero Collective | post-hardcore, screamo]
Degni eredi dei concittadini Saetia, gli ennui da New York si presentano all’esordio sulla lunga distanza con 25 minuti di screamo bello compatto, che non disdegna elementi più hardcore (jejune wander) o altri più emozionali ed eterei (la voce femminile di quarrelsome heaven). Il nocciolo del disco sta però nel recupero di quello screamo americano di cui i Saetia sono i capostipiti, fatto di sfuriate metalliche al fulmicotone alternate a basse maree di arpeggi e spoken work. La formula funziona, eccome se funziona, e la voce di J.A. Czerwinski è perfetta sia nell’urlato – secco e preciso – che nella narrazione, mentre attorno le due chitarre di Mike Varley e Dan Alivio creano vortici emotivi. Non reinventeranno la ruota, ma i ragazzi dimostrano di conoscere i classici e avere più di qualcosa da dire: li seguiremo con interesse.
Hot Mulligan – The Sound a Body Makes When It’s Still
[22.08.2025 | Wax Bodega | emo, pop punk]
Gli Hot Mulligan sono sempre in bilico tra il serio e il faceto, divisi tra una facciata beffarda e ironica e testi pregni di sofferenza e complessità. Questo nuovo The Sound a Body Makes When It’s Still non fa differenza, con titoli che sembrano partoriti da un tredicenne (Monica Lewinskibidi, Slumdog Scungillionaire) e passaggi in grado di spezzare l’ascoltatore ad ogni brano (“Is it a calling card to not like who you are? / Is it a passing phase to always hide away?” cantano in It Smells Like Fudge Axe In Here, altro titolo lol). Certo, 16 brani per 42 minuti di musica implicano una densità accentuata della solita formula: contrasto urlato/pulito, riff math e twinkly e le consuete pause acustiche per rifiatare. Anche per questo The Sound A Body Makes When It’s Still convince di più dopo ascolti ripetuti, quando la “fatica” ha lasciato spazio alla scoperta, e ogni singolo brano si apre nella sua complessità, ben nascosta da una facciata che tenta il più possibile di dissimularne la potenza.
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Last modified: 7 Ottobre 2025




