otay:onii – 冥冥 (MíngMíng)

Written by Recensioni

Dove passato e futuro si incontrano e si scontrano, riuscirete ad acoltare un suono come questo.
[ 22.02.2021 | WV Sorcerer | art pop, post industrial ]

Ditemi la verità: non vi è mai passato per la testa l’associare musica di qualità, che vi colpisca, che possa avere un ruolo importante nel mondo del pop e del rock mondiale al territorio cinese se non per quei pianisti che sembrano usciti da una distopica realtà neo comunista in cui è illecita la non eccellenza.

Non mentite. Nonostante possa io stesso considerarmi ascoltatore, amante e curioso della musica di ogni parte del globo, ammetto di non aver avuto molto a che fare con la Cina ad esclusione della mia passione per il talento chitarristico di Li Jianhong. Scoprire il disco di Lane Shi Otayonii è quindi occasione buona per rivalutare la produzione musicale di una intera nazione, forse mai mal vista da queste parti come in questo periodo storico.

L’artista di Guangzhou è tuttavia statunitense d’adozione, considerata la sua collocazione a Brooklyn e l’aver prestato la voce alla formazione noise di Boston, Dent, e agli Elizabeth Colour Wheel, e sarà questa commistione tra tradizione asiatica e rock sperimentale americano a dare a questo disco la potenza necessaria per colpirci come un treno in corsa.

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MíngMíng è il terzo album per la musicista, e se l’esordio si presentava tanto acerbo da risultare sgradevole, già nel secondo lavoro del 2018, Nag, iniziamo a fare i conti con quelle che, ad oggi, sono da considerarsi le peculiarità espressive della cinese. In quel disco, l’ambient e la musica neoclassica si fondevano con la darkwave, alternando atmosfere lugubri a momenti più pop ma soprattutto si palesava il potenziale vocale di Otay, in grado di svariare con eclettismo unico tale  da  rendere cangiante non solo lo stile ma anche il timbro. Quel disco, che comunque non rasentava certo la perfezione art pop, pose le basi per ciò che andiamo ad ascoltare oggi.

Aumentano i punti di riferimento, le influenze, i suoni: partendo da quel disco, la strada si fa più complessa, la voce femminile azzarda e riesce al contempo nel farsi rassicurante e inquietante all’occorrenza. L’elettronica diventa elemento essenziale ma non preponderante e utile a creare atmosfere ansiose e surreali.

La scelta di inserire suoni propri della tradizione folk cinese, fornisce un ulteriore elemento avanguardistico al fianco della drone music, delle ripetizioni soniche ipnotiche e delle ritmiche fuori controllo. I brani alternano naturalmente frenesia post industrial e pop ed è questa naturalezza che dona al disco un fascino non sempre riscontrabile in altri dischi art pop contemporanei, a volte fin troppo desiderosi di stupire.

Ed è così che MíngMíng vi confonderà, suonando, senza che ve ne rendiate conto, ora abbordabile (vi ricordo che l’uso del cinese è alternato all’inglese) ora molto stravagante. Ora abbastanza orecchiabile da non stupirvi se passasse in radio, ora troppo complesso per non farvi mandare a cagare dai vostri amici quando glielo farete ascoltare.

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Non conosciamo abbastanza otay:onii per comprendere con precisione quale volesse essere l’obiettivo del suo disco; certo che se l’intento era di fondere stili diversi, molto diversi, senza suonare irritante e pretenziosa possiamo considerare questo un centro pieno. Un disco che non possiamo ignorare per la sua capacità di colpirci nel suo insieme e nelle stesso tempo contenere alcune singole tracce sicuramente annoverabili tra le più affascinanti ascoltate quest’anno.

Spiega la stessa autrice che Míng in cinese rappresenta un luogo, un’interzona tra questo e l’altro mondo, un punto della realtà irreale in cui le anime aspettano di reincarnarsi. Míng Míng è un luogo nel tempo, uno stato dove passato e futuro si incontrano e si scontrano generando trasformazione, mutazione e sublimazione.

Capire tutto questo, per noi occidentali, rischia di diventare non solo impossibile quanto piuttosto inutile. Provate allora solo a chiedervi: quale suono potrebbe avere un (non)luogo come questo se non quello che avete appena ascoltato?

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Last modified: 16 Marzo 2021

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