Ora Sono Un Lago, le sperimentazioni citazionistiche del duo Bono / Burattini

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La seconda pubblicazione del duo consolida la formula del primo album limandone le asperità in una versione più matura e consapevole.
[ 06.03.2026 | Maple Death Records | kosmiche musik, kraut rock, post-rock ]

Nell’arte grafica giapponese di inizio ‘800 le acque rivestono un ruolo fortemente simbolico ed evocativo. Il mare rappresenta qualcosa di dirompente, misterioso e incontrollabile, una potenza che domina e irretisce gli uomini (come nella celeberrima Grande Onda del maestro Hokusai). Viceversa, i laghi sono raffigurati come dei placidi scrigni, luoghi di contemplazione e ristorazione sia visiva che concettuale, dove antropico e naturale coesistono in maniera armonica. Ecco che, in tal senso, questa seconda pubblicazione del duo Bono / Burattini Ora Sono Un Lago rappresenta un lavoro più meditato e compiuto rispetto al precedente Suono In Un Tempo Trasfigurato che, rimanendo nella metafora acquatica, godeva di una dimensione maggiormente “marina”, irruenta e dinamica.

Il Lago Suwa nella provincia di Shinano – Hokusai

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Per chi bazzica un poco l’underground italiano, la coppia di artiste non necessita certo di presentazioni. Francesca Bono, eclettica fondatrice degli Ofeliadorme e recentemente autrice di album e collaborazioni a suo nome, qui alle prese con il suo strumentario al completo, tra sintetizzatori, tastiere e chitarre. Vittoria Burattini, attiva fin dagli anni ‘90 come batterista dei leggendari Massimo Volume e figura di riferimento del (post) rock bolognese e non solo.

La realtà sommersa è però assai più profonda di quello che appare. Il titolo dell’album prende, infatti, le mosse dai versi della poetessa Sylvia Plath (“I am silver and exact / I am not cruel, only truthful / I have looked at it so long I think it is a part of my heart / Now I am a lake”) e tutto il disco è attraversato – o “infestato” per dirla con Mark Fisher e il paradigma hauntology – da rimandi ad ingombranti autrici del passato: dagli scritti di Patrizia Cavalli alle composizioni di elettronica d’avanguardia di Suzanne Ciani.

Musica cosmica sulle rive del lago.

Il disco si apre sulla title-track Ora sono un lago, una intro di minimalisti synth modulari che ricorda i territori ambient sci-fi tra Caterina Barbieri e Tim Hecker. Si prende il largo nelle successive Prove di esistenza/Il gesto e Nuda vela, dove ritmiche kraut vengono miscelate con elettronica kosmische, tra svolazzi lirici, sospiri eterei, e droni dall’incedere cadenzato. Ancora più incisiva la breve Come un riflesso, in cui un drumming funk fa da colonna vertebrale al brano annegato da un sobbalzante drone da rituale mistico. Acrobata e la cinematica Tra le labbra sono sostenute da un impianto di synth ipnotici Autechre-iani e uno sferragliante ritmo motorik, che riportano alla mente paesaggi cibernetici in decadimento.

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Il meglio dell’album arriva nel suo coeso finale, quasi una suite divisa in tre movimenti. Il volo dell’angelo è un mesmerico minuetto dall’incedere funk, che ricorda molto da vicino le primordiali sperimentazioni post-rock di Bark Psychosis e Disco Inferno. Si prosegue con la decadente Oltre le palpebre, in cui la spettrale e angosciosa elettronica viene incalzata dal tambureggiare sincopato della Burattini. Chiude Lonely little star, brano più lungo e articolato che funge da compendio dell’intero disco, accompagnandoci con le sue lente convoluzioni chitarristiche di marca post-rock.

Un lavoro quindi che fa della propria solidità e compiutezza antologica un grande punto di forza. Ma il distratto ascoltatore non si faccia ingannare: sulle sponde e sotto la superficie del lago Bono / Burattini hanno saputo intessere tante e variegate suggestioni, che renderanno la contemplazione di queste acque tanto coinvolgente quanto ineffabile.

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Last modified: 12 Aprile 2026