Nothing Space Music, il mondo onirico dei maya ongaku

Written by Recensioni

Il trio giapponese è tornato con un album che ne mette mirabilmente in evidenza tutta la vena onirica, sognante e sperimentale.
[07.08.2026 | Guruguru Brain | neo-psychedelia, ambient, psychedelic folk]

“Bisogna fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e uomini. Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio l’anima.”
(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte)

Per anni ho tenuto il libro del controverso scrittore francese sullo scaffale a prendere polvere. A spaventarmi era probabilmente la prospettiva che potesse piacermi l’opera di un autore che invece avrei dovuto evitare a priori per le sue posizioni problematiche, in nome di un manicheismo più di facciata che reale. Ad ogni modo, una volta chiusi gli occhi e aperta la mente, mi sono trovato al cospetto di uno dei romanzi più incredibili che abbia mai letto, atroce e totalizzante come solo le cose più intense sanno essere.

Mi trovavo sulla panchina di un porto insolitamente solitario per essere immerso in una sera estiva mentre ascoltavo per la prima volta in maniera compiuta Nothing Space Music, il secondo album dei giapponesi maya ongaku, e la percezione che ho avuto è stata pressappoco quella descritta da Céline nel passaggio citato in apertura. Il molo aveva sorprendentemente preso il posto del cinema come luogo in cui chiudere gli occhi per darsi anima e corpo a un mondo onirico che sarebbe svanito di lì a breve, una volta tornato in mezzo alle cose e agli uomini. Un sogno inevitabilmente effimero, ma non per questo meno intenso o coinvolgente.

maya ongaku © Bandcamp
Un destino già scritto.

A una band formatasi nei pressi di un’isola  – la piccola Enoshima – il destino non poteva che riservare un legame indissolubile con il mare; un connubio non solo geografico ma anche e soprattutto metafisico, come testimonia il concetto che il gruppo stesso indica con 自然発生 (shizen hassei) – che in italiano potremmo rendere con avvenimento spontaneo (i potenziali studenti di giapponese che si imbatteranno in questo pezzo mi scuseranno per la traduzione grossolana) – e a cui il trio nipponico afferma di ispirarsi a livello artistico e spirituale.

Piazzate simbolicamente in apertura e chiusura dell’album, Vanishing Waves e Permanent Waves sono speculari sia a livello semantico che sonoro, l’abbraccio morbido e cullante che avvolge l’intero album. Onde che a livello percettivo sembrano riportare alla mente quelle che arrivavano a riva attraverso le indimenticabili Ocean Songs dei Dirty Three e che svaniscono col solo scopo di tornare a formarsi come se null’altro esistesse al mondo, un continuo riavvolgere il nastro della vita come in quella VHS che da bambino fermavi e facevi ripartire proprio nella tua scena preferita del cartone, fino ad arrivare a consumarla.

Il sogno a occhi aperti narrato da You Are Silence e l’insostenibile delicatezza di cui è imbevuta Astral Echoes sono tra i momenti più intensi di un album che va preso nella sua interezza, senza provare a scomporlo nella canonica struttura di un disco qualsiasi. Nothing Space Music è una visione onirica da vivere tutto d’un fiato, senza alcun tipo di concessione alla realtà: se apri gli occhi svanisce, è il prezzo da pagare per entrare in un microcosmo sensoriale inaccessibile ai più.

Una panacea necessaria.

Dopo due album e un EP a dir poco deliziosi, i maya ongaku dimostrano una volta di più di aver fatto propria la scena tradizionale folk e avanguardistica nipponica, il tutto con l’innata e mirabile capacità di tratteggiare paesaggi sonori con la delicatezza di una matita che solca appena il foglio da disegno, segni impercettibili che però restano impressi per sempre.

Un universo sonoro e sensitivo fatto di psichedelia eterea e impalpabile che si concede qualche deviazione su sentieri folk e ambient e che ha davvero il dolce sapore di una panacea che promette di alleviare ogni dolore. Un sollievo momentaneo, è vero, ma cosa dura per sempre a questo mondo, se non lo sciabordio eterno delle onde del mare?

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Last modified: 18 Agosto 2026