Nel chiaroscuro di Una lunghissima ombra: la filosofia del suono secondo Andrea Laszlo De Simone

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Il nuovo lavoro dell’artista torinese è un film interiore sulla fragilità del reale.
[17.10.2025 | 42 Records | baroque pop, progressive pop, cantautorato]

Deleuze scriveva che il cinema è “immagine-tempo”: non rappresenta il mondo, ma lo fa sentire.
Se il cinema può suonare, può allora la musica farsi visione?
Una lunghissima ombra, il nuovo album di Andrea Laszlo De Simone nasce da questa domanda e dalla volontà di ribaltare il modo in cui percepiamo il suono.

Un disco che si guarda e si ascolta, dove la luce diventa suono e il buio, pensiero. «Ho sempre vissuto la musica come qualcosa che si fa e non qualcosa che si ascolta», racconta Andrea. Una frase-manifesto: la musica non è intrattenimento, ma un atto vitale. Un gesto artigianale e necessario, un modo per stare al mondo.
Da sempre refrattario alle logiche di mercato, De Simone costruisce mondi più che canzoni: spazi da abitare con gli occhi chiusi, dove tempo, parola e suono coincidono.

Andrea Laszlo De Simone © Martino De Simone
Un film da ascoltare.

A sei anni da Immensità, suite pop orchestrale che gli ha regalato un seguito internazionale e l’ammirazione della critica francese, Andrea torna con un progetto ambizioso e totalizzante. Una lunghissima ombra è un album e insieme un film, gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale in cui musica, cinema e letteratura convivono come parti di un’unica visione.

Già vincitore del Premio César 2024 per la miglior colonna sonora originale di Le Règne Animal di Thomas Cailley, De Simone prosegue il suo dialogo con l’immagine attraverso una forma inedita: “un poema visivo fatto di quadri filmici in cui si manifestano frammenti di (iper)realtà, elementi naturali e paesaggi urbani. Un susseguirsi di epifanie, fra fuoco e nebbia”.

Presentato per la prima volta nel maggio 2024 come film muto, accompagnato solo da suoni ambientali e testi sottotitolati, Una lunghissima ombra trova ora la sua piena dimensione sonora.
“Ho scelto di rappresentare un “punto di luce” attraverso inquadrature fisse della realtà, un ‘oggetto’ attraverso i testi e ‘le ombre’ attraverso la musica”, spiega Andrea.
E aggiunge: “Perché l’ho fatto? Per via delle mie ombre, temo”.

L’ombra qui è quella dei pensieri intrusivi, dei moti interiori che ci attraversano anche quando non vogliamo, proiettando lunghe scie sulla nostra vita. È un lavoro tanto personale quanto universale, dove la fragilità diventa linguaggio.

Luce, ombra e responsabilità.

Il disco si apre con Il buio, un varco sonoro dove le ombre avanzano come presenze interiori. Da lì si entra nel cuore del disco, un percorso che attraversa colpa, desiderio e redenzione.

In Ricordo tattile, la memoria si fa pelle: “anche le nostre mani e i nostri occhi sono in grado di ricordare” – mentre Neon invece illumina l’inquietudine, quella luce fredda e artificiale che svela ciò che vorremmo nascondere. Poi arriva La notte, malinconica e dolce, una richiesta d’aiuto pronunciata sotto un cielo di stelle: “Il desiderio di innamorarsi nuovamente della vita”, come dice De Simone.

Con Colpevole e Quando, il senso di responsabilità si fa nodo morale: tra il presente severo e il momento in cui cerchiamo scuse per le nostre fragilità. “È una goffa quanto umana ricerca di comprensione“, scrive De Simone. Aspetterò accelera il tempo e restituisce la vertigine adulta di chi si accorge di non aver capito niente dell’esistenza.

Poi arriva Per te, scritta per sua figlia: “i miei figli sono il mio pensiero felice”, un frammento di luce pura in mezzo alle ombre. Un momento migliore è confessione spogliata, quasi catartica: il punto più basso, quello in cui si perde tutto a causa propria, e proprio lì, paradossalmente, si trova la pace. Diffrazione apre uno spazio sospeso, lasciando che i pensieri si propaghino come cerchi nell’acqua.

Pienamente è un ossimoro struggente, una canzone apparentemente luminosa ma che suona come una lettera d’addio. Planando sui raggi del sole è invece un invito all’abbandono, un gesto di fede nella leggerezza : “Se la ragione ti porta in dote tutti i suoi lumi, tu chiudi gli occhi e soffia”.
Dopo gli Spiragli, che lasciano filtrare la luce, Quello che ero una volta diventa la presa di coscienza più dolorosa: sapere di essere stati migliori, e non riuscire più a esserlo.

Con Non è reale, il cuore pulsante dell’album, De Simone mette in scena il dubbio come unica verità possibile: “Cosa sappiamo di noi? Cosa ci illumina? Cosa ci spinge? Cosa ci domina?”. È la canzone-manifesto del disco, il luogo in cui ombra e luce si toccano e il dubbio si rivela come forma di verità.
Infine, la title track chiude e riapre tutto: una fine che è già un nuovo inizio, come l’ultimo raggio di sole che scivola sulla terra prima della notte.

Una musica che pensa.

Una lunghissima ombra é un disco complesso e limpido, costruito sulla risonanza più che sull’effetto.
Dentro convivono la tradizione cantautorale italiana e francese, la psichedelia, la musica concreta, gli archi sinfonici e i silenzi elettronici.
Ogni brano è un frammento di filosofia sonora, un modo per interrogare il reale.

De Simone non compone canzoni: pensa in musica. Ogni suono è un pensiero, ogni silenzio una domanda. Il suo gesto creativo è quasi artigianale, ma custodisce una tensione metafisica.
“Scrivo canzoni perché non posso farne a meno”, dice. E in questa urgenza si nasconde la sua verità: la musica come necessità, come modo di stare al mondo.

Definito dallo stesso autore “un film da ascoltare”, Una lunghissima ombra si muove come una pellicola interiore in cui tempo e immagine si fondono.
È cinema dell’anima, dove la lentezza diventa ritmo e il dubbio, bellezza. Alla fine, Una lunghissima ombra non è solo un disco: è un’esperienza percettiva, una forma di conoscenza. Un’opera che ci insegna, con dolcezza e rigore, che anche l’ombra a volte è una verità che brilla.

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Last modified: 3 Novembre 2025