La cantautrice e poetessa trevigiana torna con il suo nuovo album, che rispecchia completamente la sua anima di artista, la sua musica pulsante e sognante.
[23.01.2026 | Maple Death | doom folk, drone, noise]
Una nebulosa è una vasta nube interstellare composta principalmente da gas e polvere, culla per la nascita delle stelle o residuo della loro. Una sorta di limbo tra il prima e il dopo, tra presenza e l’assenza. Questa dualità è fulcro anche del nuovo album di Julinko, disco etereo e spettrale, impalpabile ma impregnato di vitalità e potenza.
Originaria di Treviso, stavolta Giulia Parin Zecchin ha fatto tutto da sé, componendo ogni parte di questo suo nuovo lavoro in solitaria, registrando in uno studio sul lago di Garda.
Delicatezza e rumore.
C’è il folk minimalista ed etereo di Peace Of The Unsaid, sette minuti di note d’organo immerse in un magma notturno e misterioso. Ma c’è anche l’elettronica polverosa e sintetica di Cloudmachine in cui la voce di Giulia sembra essere un altro strumento musicale, alieno e indefinibile.
Jeanne De Rienne ricorda un canto ancestrale di un antico popolo dei boschi, con quel ritmo profondo e quei droni destabilizzanti e magnetici che viaggiano sottopelle. E nei nove minuti di Kiss The Lion’s Tongue la musica si fa ancora più ipnotica, tra armonie ambient e vibrazioni industriali.
Naebula vive grazie alla perfetta combinazione di delicatezza e rumore, proprio per questa affascinante mistura di synth fragili e raffinati con la vocalità unica di Julinko, aliena e precisa. Un album che incanta, con brani come Skin Dress, che sa attirare talmente tanto l’attenzione che tutto il resto intorno a noi rimane fuori, si allontana.

Una vera e propria nebulosa.
Ascoltando quest’album si ha l’impressione che Julinko abbia voluto omaggiare e mai imitare i suoi idoli musicali, viaggiando tra la misticità di Kate Bush e la potenza vocale di Sinead O’Connor, tra la catarsi di Jarboe e il suono metallico di Anna Von Hausswolff.
Un album di un’eleganza magnifica, capace di tenere alta l’attenzione di chi ascolta fin da subito. Con i suoi droni doom, le sue tastiere folk, i canti eterei e i ritmi ancestrali, Julinko è riuscita a riprodurre in musica un sentimento di ossessione e incanto, di contemplazione e desiderio. Proprio come una nebulosa, che viaggia nello spazio senza avere un corpo, ma diventando territorio di nascita o di morte di una stella.
LINK
SEGUICI
Web • Facebook • Instagram • YouTube • Telegram • TikTok
album 2026 album review doom folk Drone Folk julinko Maple Death Maple Death Records musica italiana noise
Last modified: 23 Gennaio 2026




