L’istruzione e l’istituzione musicale in Italia.

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L’Italia è agli ultimi posti per quanto riguarda istruzione e cultura. La culla del Rinascimento e la mecca per musicisti, pittori e scultori oggi nel 2013 (ma anche da prima) non esiste più. Nessuno si ricorda il boom dello sviluppo culturale, annesso a quello economico, del dopo-guerra e l’analfabetismo che lentamente andò scomparendo grazie ad un sistema scolastico invidiato in tutto il mondo. Proprio poche settimane fa la notizia assurda dell’abolizione della materia forse più importante per il nostro paese: storia dell’arte. Cancellate le ore come una gomma che cancella dalla mente delle giovani generazioni le immense opere e possibilità del nostro tanto amato e perseguitato paese. E per quanto riguarda la musica? Certamente altre vergognose ingiustizie si stanno moltiplicando in questi ultimi tempi. Ma come si sviluppa l’istruzione musicale in Italia? Tutto o quasi inizia nelle fantomatiche “Scuole Medie”, che alcune volte vengono denominate il buco nero della cultura, in cui la musica prevede due ore settimanali, svolte in fretta e furia tra strimpelii e stonature di svariati strumenti (dal flauto, alla pianola ecc). Al contrario delle scuole medie ad indirizzo musicale che prevedono per i ragazzi anche due rientri settimanali per imparare, dopo un esamino di ammissione (anche se la musica dovrebbe essere per tutti, almeno nelle scuole pubbliche), il proprio strumento preferito: chitarra, pianoforte, clarinetto ecc.

Finite le scuole medie ecco un altro buco: il liceo. Lentamente, forse anche troppo, questa voragine sta diminuendo con l’istituzione di “Licei Musicali” che a detta del sito web www.liceimusicalicoreutici.org sarebbero sparsi su tutta l’aria della nostra penisola. Certamente ancora pochi e con un programma scolastico-qualitativo che a detta di molti “insegnanti privati” fatica a decollare. Ma leggendo in giro non c’è da spanciarsi perché proprio questi licei sono i primi ad essere martellati da tagli e soprattutto dalla precarietà di quasi tutti i suoi insegnanti. Per chi invece volesse continuare ad intraprendere la musica come mera passione e prezioso hobby ogni cittadina dalla più piccola alla più grande offre la possibilità di studiare e suonare in scuole private che oltre allo studio personalizzato, al divertimento durante i laboratori di musica d’insieme, alla creazione di band usa e getta fino al fantomatico saggio di fine anno, all’amicizia e ai ricordi che ognuno degli alunni si porterà dietro per la vita, il conto a fine mese talvolta risulta anche abbastanza salato per “un’istituzione” che oltre alla passione (talvolta associata ad un servizio scadente) non rilascia nessun tipo di credito.

Ma lentamente arriviamo al vero grande problema, per alcuni studenti: i Conservatori, che fino a qualche anno fa prevedevano corsi tradizionali, decennali per strumenti come pianoforte, chitarra o violino, quinquennali come canto ecc, con annessi corsi di solfeggio, storia della musica e armonia. Con la riforma della scuola e dell’università però anche i Conservatori italiani si sono omologati al famoso 3+2, innalzando il titolo da diploma a laurea specialistica. Ma le domande sono molteplici. Come fare dieci anni nella metà del tempo? Un ragazzino che vuole iscriversi a dieci-tredici anni dovrebbe affrontare subito un corso di laurea? Certo che no e siccome i Licei Musicali sopra citati non sono in stretta correlazione con i Conservatori si è pensato bene di istituire dei corsi dei Pre-Accademici della durata di ben otto anni, dopo i quali si può accedere al corso universitario. Quindi molti si staranno chiedendo: dov’è il problema? Nei grandi dimenticati di questa lunga storia: i ragazzi che proprio in questi anni stanno portando a termine il corso tradizionale. A rigor di logica il titolo finale dei corsi tradizionali dovrebbe valere quanto una laurea specialistica ma qualcuno del settore ricorderà la petizione di Sonny Cassata formulata dopo l’approvazione del comma 107 della legge di Stabilità (del 24 dicembre 2012, n. 228 -Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilita’ 2013 – . 12G0252 – GU n.302 del 29-12-2012 – Suppl. Ordinario n. 212 ) che prevede l’equipollenza dei soli diplomi accademici conseguiti col V. O. antecedenti all’entrata in vigore della presente legge, e quindi fino al 2012, che verranno equiparati a diplomi accademici di II livello (biennio per intenderci. Insomma non per tutti giustizia è fatta. Infatti chi concluderà il corso tradizionale dal 2013 in poi avrà una laurea inferiore, inferiore anche a chi ha fatto il loro stesso identico percorso. Giustamente siamo in Italia e questo caos poteva essere ben prevedibile ed è troppo difficile per le classi dirigenti del nostro paese pensare alla semplicità e alla correttezza di equiparare tutti i diplomi tradizionali, fino ad esaurimento candidati, a lauree specialistiche. Ma naturalmente ci sono molti punti su cui il Ministero dovrebbe fare chiarezza e poi si sa, moglie e buoi dei paesi tuoi, ogni governo cambia le carte in tavola e chissà se il futuro porterà cose buone anche per chi la musica la fa di mestiere. Intanto non si può che aspettare qualcosa di più chiaro e specifico perché nelle leggi non c’è posto per i “se” o per i “forse”.

Di seguito un piccolo pezzo di Storia d’Italia

Last modified: 7 Novembre 2013

One Response

  1. Marco ha detto:

    Vedere l’Italia ridotta in questo modo fa arrabbiare. Sono uno studente liceale, ma prima di tutto un chitarrista che vuole fare della musica la sua fonte di reddito e la situazione attuale italiana mi delude molto. Non è bello che per avere la certezza di riuscire a campare di musica bisogni mirare all’estero quando la propria patria è stata un fiore all’occhiello nell’evoluzione della cultura.

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