L’evoluzione storico/tecnica del Record Producer. Ultima parte.

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Nel frattempo, in seguito al divorzio con lo storico partner Russell Simmons, Rubin abbandonò la Def Jam per fondare una nuova etichetta indipendente, la Def American; il quartier generale della neonata label trovò sede in California, nella città di Los Angeles. Il canale distributivo, invece, fu affidato nelle mani di una vecchia conoscenza, la Geffen Records; secondo i termini contrattuali, il produttore avrebbe mantenuto la proprietà dei master, godendo anche della più totale indipendenza nel campo del reclutamento artistico. Nel 1991 ebbe inizio un nuovo e fiorente sodalizio, questa volta con i Red Hot Chili Peppers; Rick curò la produzione di Blood Sugar Sex Magik (album che avrebbe sancito l’ingresso ufficiale della band nel panorama internazionale del mainstream discografico), One Hot Minute (1995), Californication (1999), By the Way (2002) e del doppio LP Stadium Arcanum (2006, vincitore di sette Grammy).

Dopo una fugace e problematica esperienza lavorativa con Mick Jagger (in occasione di Wandering Spirit 1993), l’attenzione di Rubin fu distolta da un’ennesima grande sfida: resuscitare la carriera artistica della leggendaria icona country Johnny Cash. Questa nuova ed inaspettata collaborazione condusse il “grande vecchio” ad interpretare con la propria sensibilità artistica alcune cover di  Alternative Rock, così come brani tradizionali e composizioni originali. American Recordings (1994), venne inciso nel salotto di Rick, su nastri ADAT; Cash ricorda: “non abbiamo usato eco, delay, sovraincisioni, non c’é stato alcun mixaggio. Ci sono solo io che suono la chitarra e canto. Non ho nemmeno usato il plettro. Ogni nota che senti su quel disco é stata suonata con il mio pollice”. La “produzione per sottrazione” di Rubin aveva di nuovo fatto centro, svelando al grande pubblico il lato più decadente, sincero e reale di Cash. Una volta pubblicato, American Recordings ottenne un notevole riscontro di critica, vincendo un Grammy come Miglior Disco Folk Contemporaneo. La collaborazione tra Rubin e Cash proseguì ancora, in occasione di Unchained (1996), American III: Solitary Man (2000), American IV: The Man Comes (2004) ed infine American V: A Hundred Highways (2006). Nel 1995 Rick coronò il sogno di una vita: entrare in studio con gli AC/DC per la realizzazione di Ballbreaker, il dodicesimo studio album della band. In seguito al fallimentare The Razor’s Edge, la compagine australiana necessitava di un producer in grado di plasmare una sonorità spontanea e senza fronzoli, compatta e minimale come nei capolavori degli esordi. L’aspetto più problematico del nuovo lavoro consistette nel ricreare il peculiare drum sound di Phil Rudd, come ricorda il leggendario bassista Cliff Williams: “Abbiamo iniziato a registrare l’album ai Record Plant Studios di New York, ma non ci piaceva il sound che avevamo. Molti musicisti ci avevano detto che é uno studio eccellente dove registrare le parti di batteria, ma abbiamo provato a montare la batteria in ogni stanza dello studio, e non siamo mai riusciti ad ottenere un suono decente. Abbiamo persino appeso dei tappeti alle pareti e messo il kit sotto una tenda per cercare di ottenere un suono più ‘live’. Risultato: abbiamo perso due mesi… L’unica cosa positiva é che a quel punto avevamo imparato ogni pezzo alla perfezione. Poi abbiamo scelto gli studi Ocean Way a Los Angeles… Rick Rubin faceva incidere ogni traccia ad ognuno di noi almeno 50 volte per ottenere le giuste dinamiche, e poi teneva quelle che avevano il feeling migliore. Per registrare le tracce base gli AC/DC hanno sempre suonato live, tutti e quattro insieme. Col passare del tempo abbiamo anche provato ad utilizzare il click, ma con Phil é totalmente inutile. Registriamo le tracce base, l’ossatura dei pezzi, poi Angus aggiunge le sue parti di chitarra… Io, Malcolm e Angus suonavamo in una piccola stanza con delle finestre, in modo da poter guardare Phil che era nella stanza principale”.

A tal proposito racconta Phil Rudd: “Quando abbiamo iniziato ad incidere Ballbreaker, in studio vi era un po’ di divergenza di opinioni riguardo al suono di batteria, e stavamo lavorando con un nuovo produttore [Rick Rubin]. Non riuscivamo a suonare insieme perché il suono si rifletteva sulle pareti dello studio. Era una cosa stranissima! Ho provato a suonare con dei riser per arginare il suono della stanza. E questo ancora prima di iniziare. Poi hanno fatto venire dall’Europa un dottore delle batterie con delle valigione piene di grancasse e rullanti, ma alla fine lo abbiamo rispedito a casa perché ero certo che il problema non avesse nulla a che fare con il sound della mia strumentazione. È una cosa molto personale, e io le cose le faccio sempre nel miglior modo possibile. Alla fine siamo andati in un altro studio”. Dopo aver lavorato con System Of A Down (System of a Down [1998], Toxicity [2001], Steal This Album! [2002], Hypnotize [2005], Mezmerize [2005]), Rage Against The Machine ( Renegades [2000], Live at the Grand Olympic Auditorium [2003]), Audioslave (Audioslave [2002], Out of Exile [2005]), Limp Bizkit (Results May Vary [2003]) e Linkin Park (Minutes to Midnight [2007]), Rick Rubin fu contattato dai Metallica per la realizzazione di Death Magnetic, pubblicato il 12 settembre 2008. Sulla scia dei catastrofici riscontri commerciali ottenuti dal precedente St.Anger (2003), la compagine statunitense optò per il travagliato allontanamento di Bob Rock, fermamente convinti che il rapporto creativo con lo storico produttore fosse ormai giunto al capolinea. Death Magnetic costituì un immenso successo discografico (disco di platino), assicurando ai Metallica un inaspettato Grammy nella categoria Miglior Performance Metal. Tuttavia, dal punto di vista tecnico, l’album venne clamorosamente criticato a causa delle evidenti distorsioni di segnale causate dall’applicazione di un’eccessiva compressione; Sean Michael, giornalista del The Guardian, afferma che “i problemi del disco sono il risultato della cosiddetta Loudness War – una pratica dell’industria discografica che porta le registrazioni al volume più alto possibile”. Ribatte Lars Ulrich, storico drummer della band: “Adoro il sound che ha. Rick lo ha spinto sin dove voleva arrivare. Se l’ha spinto troppo oltre, piu di quanto volesse certa gente? Assolutamente si. A livello di compressione, per alcune persone, é fin troppo eccessivo. Ma c’é un gusto quasi perverso nel sapere che il volume di un disco nei Metallica é considerato troppo alto”. Anche il chitarrista James Hatfield risponde alle critiche, schierandosi nettamente dalla parte del produttore: “Secondo Rick Rubin, questo tipo di produzione fa sì che Death Magnetic suoni più vivace. Sono abbastanza d’accordo con lui. Penso che il sound sia una figata. È buono, grezzo ed immediato. È lontano dall’essere perfetto, ma questa é un’altra cosa che mi piace. In passato abbiamo dovuto faticare parecchio per eliminare ogni tipo di distorsione digitale o di picchi di segnale. È il tipo di sound che Rick Rubin voleva ottenere, un sound che si spingesse fino al limite. Abbiamo discusso parecchio sul suono che doveva avere il disco. Io sono stato uno dei primi a notare come la compressione stesse influendo sul sound nella sua globalità, ma quando l’abbiamo tolta, abbiamo realizzato che mancava qualcosa… Si era persa anche un bel po’ di vivacità. Così, dopo aver considerato entrambe le alternative, abbiamo deciso che questa suonava meglio”.

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Oggi Rubin riveste un ruolo dirigenziale nell’ambito della Columbia Records. Il presidente della Compagnia, Steve Barnett, ritenne che il suo innato talento nello scovare potenziali dischi di platino avrebbe aiutato la Columbia, “ferma al medioevo insieme al resto delle major”, ad affrontare la drammatica crisi dell’industria discografica, martoriata da uno spaventoso declino commerciale causato precipuamente dal prosperare della pirateria musicale. “Rubin ha descritto il suo compito come ‘proteggere l’etichetta da se stessa’: fare in modo che la Columbia tornasse a concentrarsi sulla musica, e che incarnasse un nuovo modello di business che facesse evolvere tutto il comparto discografico… Sin dall’alba dei tempi, le vendite dei dischi sono sempre dipese dagli appassionati di musica, e Rubin era convinto che l’industria discografica avesse ormai perso i favori dei fan – e dei compratori. Il prosperare del download illegale, secondo Rubin, poteva essere una conseguenza del fatto che la qualità della musica non valesse più il prezzo a cui veniva venduta. I dischi incentrati sui produttori, dove gli artisti sono interscambiabili e tutto finisce per suonare allo stesso modo brano dopo brano, danno una connotazione usa – e – getta alla musica, che invece dovrebbe teoricamente sopravvivere alle generazioni che l’hanno creata. Il disgusto di Rick Rubin – che da sempre si definisce un appassionato di musica – nei confronti dell’ambiente discografico gli donava le potenzialità per poterlo cambiare dall’interno… Dato che i cambiamenti rivoluzionari sono impossibili da attuare in un breve lasso di tempo, e visto che il contratto di Rubin con la Columbia scadrà tra soli tre anni, solamente il tempo potrà dirci se il ruolo da lui ricoperto all’interno della Compagnia avrà avuto qualche effetto sull’industria discografica nella sua totalità”

Last modified: 20 Febbraio 2019

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