La band californiana snellisce ma non snatura la propria formula fatta di sonorità sperimentali e atmosfere oscure e surreali.
[31.07.2026 | Mishap Records | post-rock, avant-folk, slowcore]
“Il pensiero di un tempo fuori della nostra esperienza è insostenibile. Palomar si affretta a uscire dal padiglione dei rettili, che si può frequentare solo di tanto in tanto e di sfuggita”.
Tirare in ballo nientemeno che Italo Calvino per introdurre una band di Los Angeles che fa musica a dir poco sperimentale è un qualcosa che in tutta onestà mai mi sarei aspettato di fare. Il fatto è che ascoltare la musica degli Shearling tende proprio a farmi sentire come l’interdetto signor Palomar al cospetto della desolazione attonita dei suddetti rettili, provocandomi puntualmente sentimenti contrastanti: fascinazione e inquietudine, rapimento e sgomento, sollievo e tortura. Una serie di contraddizioni in termini in cui adoro rimanere invischiato.

Il senso di colpa che si fa suono.
Don’t Look at Me the Way a Dog Might Look at Your Leg arriva a poco più di un anno dalla torrenziale, prima uscita del progetto nato dalle ceneri degli Sprain – che col monolitico The Lamb as Effigy avevano sconquassato il 2023 musicale – e ripropone in salsa più condensata il magma sonoro che sgorga dalla penna del demiurgo Alexander Kent.
Se il debutto di Motherfucker, I Am Both: “Amen” and “Hallelujah” era piombato senza preavviso come una valanga fatta di suoni contorti e atmosfere disturbanti, questo nuovo EP prova a mettere un minimo di ordine in un contesto musicale, estetico e filosofico che in ogni caso non smette di fare della densità sperimentale il proprio credo inalienabile. Prova ne sono la durata media dei pezzi e la struttura più canonica dell’opera, che concorrono a rendere il tutto vagamente più fruibile.
Scelto opportunamente come singolo anticipatorio, il dolente bozzetto avant-folk di Believe Me (Dust) è il brano più immediato del lotto, nonché la miglior fotografia possibile della componente fragile e intimista della band, con un testo che, attraverso un immaginario e accorato dialogo con l’oscuro personaggio di The Dust, non manca di riproporre il conflitto interiore col senso di colpa che da anni sembra soggiogare l’animo di Kent (“Well my wrongs are cast in metal, is it in rust they’ll be atoned?”).
Come era lecito attendersi, il quintetto californiano attinge a piene mani dal proprio sterminato ventaglio sonoro e lo fa attraverso il rumorismo soffuso che avvolge la drammatica Surely You Know By Now – “Nothing will get better for you, nothing’s gonna change” è una chiusura a dir poco bruciante – e l’annichilente sospensione temporale che arriva con Young Man in Idaho, resa ancor più afflitta dalle confessioni pruriginose che si celano tra le sue pieghe.
Un dialogo con la propria coscienza.
Dubito che i Nostri abbiano mai letto lo scrittore lombardo, ma decidere di suggellare l’EP con un pezzo come Your Reward è un esempio a dir poco perfetto di ricompensa manzoniana. Uno straziante e lacerante dialogo con la propria coscienza – e con “anyone we can deceive” (evidentemente noi stessi in primis), come suggerisce una strofa del brano stesso – fa da sfondo filosofico a un brano che mette in mostra tutta la poetica e magniloquente potenza sonora della band, con un crescendo che lascia senza fiato e in cui Kent per un attimo sembra posseduto dallo spirito di un Nick Cave ancora alla ricerca di un qualche tipo di pace interiore.
Se è vero che, citando Albert Camus, la lotta verso la cima è sufficiente a riempire il cuore di un uomo, quella di Sisifo che assolve al proprio ineluttabile castigo ascoltando gli ultimi minuti incastonati in quello che è già da adesso uno dei brani simbolo di questo anno musicale è un’immagine che sa quasi di sollievo mistico. Magari un sorriso impercettibile lo coglierebbe di sorpresa alleviando il peso insostenibile che porta dentro e al di fuori di sé, un attimo fugace che al tempo stesso parrebbe eterno e che farebbe momentaneamente calare la maschera di sofferenza che ogni Sisifo di questo pianeta si ritrova ad indossare per proteggersi da chissà cosa. Principalmente da sé stesso, con ogni probabilità.
“Well, who is the writer then, in this little scene in which we’re cast?”
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avant-folk EP 2026 Mishap Records post-rock Shearling Slowcore Sprain USA
Last modified: 9 Agosto 2026




