Il tumulto emotivo dei Wrong Man

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Con Here’s That Feeling la band fiamminga pone le basi per la definitiva consacrazione del loro punk istintivo ed emozionante.
[11.09.2026 | Deathwish Inc. | punk rock, post-grunge, post-hardcore]

Ecco quell’emozione, ecco quel flusso emotivo instabile e viscerale, quel turbamento interiore. I Wrong Man hanno racchiuso in un guscio post-hardcore tutta la loro potenza e la loro fragilità, dove la collera sorda si fonde continuamente con una malinconia plumbea e soffocante.

Il debutto sulla lunga distanza dei quattro musicisti belgi (già membri di altre band in passato: Oathbreaker, Rise and Fall, Partisan) esibisce una vulnerabilità nuda, esposta, priva di calcoli: non c’è spazio per la nostalgia sterile, bensì per la bruciante urgenza di plasmare quel groviglio di frustrazione e isolamento che dimora sottopelle. Le tracce del disco si sviluppano senza soluzione di continuità come un unico corpo pulsante, alternando momenti di quiete apparente, in cui lo stomaco si contrae per la tristezza a improvvisi sobbalzi incendiari che travolgono in pieno.

Wrong Man © Stefaan Temmerman
L’ansia febbrile e il rancore viscerale.

L’oscillazione tra rabbia, ansia e rancore emerge fin dalle prime battute con l’opener Loose Ends, che mette subito in chiaro le regole del gioco partendo da una linea di basso cupa e inquieta; si tratta di un’attesa crepuscolare che scivola lenta prima di sfociare nelle chitarre agitate e dissonanti della successiva It Won’t Wash Off: la tensione si trasforma in pura esasperazione claustrofobica, dove la rabbia prende definitivamente il sopravvento attraverso il ritmo serrato e ossessivo del batterista Ivo Debrabandere, che trasmette la sensazione fisica di voler grattar via un malessere endemico incollato alla pelle.

Liberazione agrodolce e smarrimento ipnotico.

Nel bellissimo singolo Exit Strategy, la disperazione incrocia la furia vocale di Jeremy Bolm dei Touché Amoré, dando vita a una traccia splendida ed estenuante: un vero e proprio grido d’aiuto collettivo con le melodie agrodolci che tentano di convertire la sofferenza privata in un coro liberatorio di rara potenza. Questo nichilismo cede poi il passo alle sfumature blues di Blue, un brano dall’andamento obliquo che flirta con una malinconia rugginosa grazie all’assolo del chitarrista Cedric Goetgebuer. Chitarre blues che proseguono nella grandiosa Petty Thief, che richiamano anche l’amarezza grunge degli Alice In Chains.

La band gioca magistralmente con i chiaroscuri vocali di Bjorn Dossche, sospesi tra rimpianto e rabbia strisciante. Il culmine di questa dicotomia esplode nella sfuriata hardcore Ripped Open, divisa in due parti: la spinta rabbiosa dei primi due minuti in cui sembra di sentire i fantasmi dei Fugazi si lega al basso martellante di Thijs Goethals, che negli ultimi cinque minuti si intreccia al ricco suono post-hardcore di stampo Quicksand.

La confortante certezza di non essere mai soli.

Alla fine dell’ascolto, quello che resta addosso dell’album è l’impatto di un blocco unico e indivisibile di emozioni scarnificate. I Wrong Man sono riusciti a catturare un’istantanea nitida delle nostre fragilità, offrendo un’esperienza che ferisce in modo profondamente terapeutico.

Here’s That Feeling lascia con il fiato corto e i nervi scoperti con il suo perfetto mix di irruente sonorità punk hardcore e momenti più passionali e fragili, ma regala anche la strana, confortante certezza che nella rabbia e nella solitudine non siamo mai davvero soli.

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Last modified: 11 Settembre 2026

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