Il tempo dell’amore: Françoise forever

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La vita, l’amore e la musica.
Gli esordi: la vedette yéyé

È il 1962, alla tv francese trasmettono Le Petit Conservatoire de la chanson (Il Piccolo Conservatorio della canzone) un programma celebre condotto da Mireille Hartuch – conosciuta semplicemente come Mireille – una presentatrice e compositrice che porta in tv i giovani a cui insegna musica.

Quel giorno – il 6 febbraio – Mireille invita ad esibirsi una studentessa di 18 anni appena. È alta, magra e molto timida. Sembra quasi non essere a suo agio sulla scena. Ha un maglione nero abbottonato sulla schiena, uno sguardo malinconico ed una frangia spettinata. La sua canzone si chiama La fille avec toi (La ragazza con te) e inizia proprio con uno “yéyé” . Dopo l’esibizione Mireille le chiede “Cosa vuol dire yé-yé?” – “Credo voglia dire “si” in inglese” risponde lei imbarazzata, aggiungendo che si tratta di “un’onomatopea qualsiasi”. Quella ragazza è Françoise Hardy e quella è la sua primissima apparizione in tv che segnerà l’epoca yéyé, un movimento nato tra i baby-boomer che sa di rock’n’roll con sfumature pop e, che annovera nomi quali Johnny Hallyday, Sylvie Vartan, France Gall, e  Chantal Goya (che ricordiamo più per il suo ruolo iconico in Masculin, Féminin di Godard).

Françoise è una ragazza riservata, cresciuta in una famiglia borghese, che vive in quegli anni al 24 rue d’Aumale, nel IX arrondissement di Parigi. Si isola spesso in quella casa per suonare con la chitarra e scrivere sia i testi che le melodie – cosa insolita per la musica leggera dell’epoca. Con il suo sguardo quasi perso nel vuoto – soprannominata da Jean Gabinla discrète” (“la timida”) – potrebbe in effetti far pensare alla protagonista del film omonimo del 1990 di Christian Vincent, una timida che si rivelà intraprendente.

© Jean-Marie Périer
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Françoise infatti bussa alla porta dell’etichetta Vogue tenuta da uno dei più rinomati direttori artistici, Jacques Wolfsohn. Wolfsohn resta folgorato dalla sua voce eterea quasi tremante e dalla sua grazia, le fa firmare subito un contratto per registrare il suo primo singolo Oh oh chéri, convinto che sarebbe stato  il successo dell’anno. Invece Wolfsohn si sbaglia, Françoise punta tutto su un altro singolo di cui ha scritto testo e melodie, Tous les garçons et les filles. E’ proprio quel singolo che diventerà un successo, non solo di quell’anno e non solo in Francia, sarà tradotto in tantissime lingue – anche in italiano con “Quelli della mia età” – e se pensiamo oggi a Françoise probabilmente è proprio quel pezzo che ci ritorna alla memoria. L’album omonimo la consacra ad idolo di una generazione, la più celebre vedette – come si sarebbe detto all’epoca.

Il 1962 è un anno molto fortunato per Françoise. Sull’onda del successo, incontra Jean-Marie Périer, un giovane fotografo che si occupa di spettacolo e musica per due riviste di punta, Paris Match e Salut Les Copains. Per Jean-Marie il colpo di fulmine è immediato e da quel momento in poi sarà lui personalmente a curare l’immagine di Françoise. Innamorato di lei fino all’ossessione, inizia a catturare momenti di complicità con scatti che diventeranno iconici – e che saranno anche utilizzati anche per le cover degli album. Grazie a lui sui media si diffonde il mito Hardy: la ragazza della porta accanto diventa ufficialmente l’icona di un movimento musicale ed estetico, la risposta parigina allo swinging London.

Sono gli anni degli incontri storici per Françoise: Serge Gainsbourg, che per lei scrive il testo di Comment te dire adieu?, Bob Dylan, che le scrive lettere d’amore, sulla copertina del suo quarto album, Another Side, fa stampare una poesia, Per Françoise Hardy sul bordo della Senna e rifiuta di salire sul palco dell’Olympia finché non l’avesse incontrata, Mick Jagger che posa con lei in uno storico scatto di Jean-Marie Périer, Celentano – incontrato a San Remo che le ispirerà la cover francese de Il ragazzo della Via Gluck (La Maison où j’ai grandi), la musicista brasiliana Tuca con cui realizza La question, un pezzo che intreccia una bossanova in salsa folk ad una psichedelia sensuale.

La carriera internazionale è lanciata e Françoise diventa l’icona di una generazione.

La moda e il cinema: la musa ribelle

Françoise diventa subito un’icona di stile: androgina ed elegante diventa il nuovo modello per le ragazze dell’epoca. Spazza via i codici di un’estetica legata alla Hollywood degli anni 50’ e ai capelli cotonatissini di Brigitte Bardot. La Hardy, col suo corpo androgino e il suo sguardo malinconico, diventa pioniera delle referenze stilistiche del momento. Paco Rabanne la veste con un abito in metallo di 38kg che può essere indossato soltanto grazie all’aiuto di due operai che aprono e chiudono le maglie con delle tenaglie. Courrèges ed Yves Saint Laurent se la contendono. Diventa l’égérie perfetta per le minigonne di Mary Quant, tra le primissime ad appropriarsene in Francia.  

Grazie ai suoi look la timida vedette yéyé diventa un’icona che si impone con una presenza scenica unica : immobile ma ipnotica, malinconica ed elegante.

Anche il cinema non le resta indifferente: Roger Vadim la sceglie per “Chateau en Suède” al fianco di Monica Vitti e Jean-Louis Trintignant, Godard per il ruolo della compagna dell’ufficiale americano in Masculin / Féminin, Claude Lelouch le affida il ruolo di una cantante in Si c’était à refaire. Françoise compare anche in alcuni musicarelli italiani come I ragazzi dell’Hully-Gully di Carlo Infascelli o Questo pazzo, pazzo mondo della canzone di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi.

Françoise Hardy en combinaison Paco Rabanne Mai 1968 Tarif spécial, nous consulter.
Jacques Dutronc: l’amore, il caos, l’ispirazione

Sempre nel IX arrondissement di Parigi, in quegli stessi anni, vive un ragazzo, anch’egli musicista, ha solo due anni più di Françoise ma non si conoscono. Il ragazzo si chiama Jacques Dutronc, un giovane chitarrista allampanato e divertente che cerca la sua strada verso il successo. Nel 1963 si ritrova negli studi di Vogue con una già famosa Françoise ma i due non si parlano neanche. Jacques è impacciato e intimidito. Poi il destino fa il suo corso. Nel 1966 Wolfsohn incarica il suo assitente, Jacques, di indire un’audizione per trovare un cantante che avrebbe registrato un brano folk. Nessuno è all’altezza e non c’è più tempo, allora Wolfsohn chiede a Jacques stesso di interpretare il brano. “Et moi, et moi et moi” diventa subito un successo e Françoise lo nota. Il ragazzo divertente incontra la ragazza triste.

Nel 1967 i due incidono un singolo il cui testo è un gioco di parole tra i loro due cognomi, “Dutronc/Hardy”, allusione ad una coppia che non esiste ancora ma che è appena nata. Inizia così un sodalizio eterno, un duo inseparabile e tormentato. Jacques diventa il musicista di punta della scena yéyé francese e l’ispirazione massima per Françoise. Come lui stesso dirà “Sono stata per lei quello che Amanda Lear è stata per Salvador Dalì”. Misterioso, seduttivo ed elusivo, Jacques diventa sempre più sfuggente e la loro relazione sempre più caotica. Françoise si isola con la sua musica e scrive tantissimo.
La Question, Et si je m’en vais avant toi, Message personnel sono solo alcuni dei lavori degli anni ’70 ispirati dalla sua relazione con Jacques. Si tratta dei suoi lavori più autobiografici, i testi più intensi e malinconici che Françoise abbia mai composto. E quella malinconia diventa il suo marchio di fabbrica, un pop leggero pervaso dalla sofferenza dei testi.

Gli anni 80’ e 90’: la leggerezza degli astri

Tra la fine degli anni 70’ e l’inizio degli 80’ il produttore Gabriel Yared prova a stravolgere totalmente il sound di Françoise per rilanciarla sulla scena funky imperante. Gli album di quel periodo, come Quelqu’un qui s’en va, restano tra i suoi lavori più impersonali. Pochissimi infatti sono i testi scritti da Françoise che prova a destreggiarsi su inediti ritmi soul, con brani che non restano memorabili ma che le regalano una spensieratezza che la accompagnerà nel decennio a venire.

Gli anni 80’ rivelano la nuova immagine di Françoise, una donna dal look maturo, con i capelli corti, con una carriera ormai confermata e una voglia di aprirsi a nuovi territori sonori. Sono anche gli anni in cui si avvicina all’astrologia psicologica e si dedica a condurre una trasmissione radiofonica sull’oroscopo (resta cult l’apparizione tv in cui legge il tema astrale a Serge Gainsbourg). Françoise lascia una grande eredità alla nuova scena musicale di quegli anni, che la spinge verso un ritorno in grande stile.

Nel 1994 i Blur le chiedono di registrare una nuova versione di To the End (La comédie) che sarà poi inserita come lato B nel singolo Country House. Françoise è, a detta di Damon Albarn, “la cantante ideale per quel pezzo”.

Gli anni 2000: l’amore è più forte del dolore

Gli anni 2000 segnano per Françoise un ritorno all’intimismo degli anni 60’ e alla scrittura dei testi, testimoniato dall’album Clair Obscur, in cui collabora con Jacques Dutronc (Puisque vous partez en voyage), l’amore di sempre, e con artisti come Iggy Pop (I’ll be seeing you) ed Etienne Daho (So Sad).

Tant de belles choses – disco che dà il titolo ad un singolo magnifico – risuona invece come un regalo per suo figlio Thomas Dutronc – anch’egli musicista- un messaggio che la aiuta a combattere contro la malattia, “Anche se devo lasciarti la mano / Senza poter dire “a domani”/ Niente potrà mai spezzare i nostri legami /Anche se devo andare oltre /Spezzare i legami, cambiare treno /L’amore è più forte del dolore”.

Il suo ultimo lavoro Personne d’autre – pubblicato nel 2018 – contiene il brano-testamento Train spécial, un treno speciale che l’avrebbe condotta verso “la luce e la libertà”, lontana da tutti i dolori, tra gli astri che tanto amava.
Il suo ricordo è oggi racchiuso in quelle parole, in quella serenità che l’eterna ragazza triste ha forse finalmente incontrato.

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Last modified: 17 Luglio 2024